Poi però, quando avverte che il frate è venuto a manifestare le sue preoccupazioni riguardo a Lucia, cambia di tono e si offre in modo provocatorio e beffardo a prendere egli stesso la giovane sotto la sua protezione, nel suo castello. Al che il focoso cappuccino sdegnato sbotta: "La vostra protezione!…avete colmato la misura…". Don Rodrigo lo interrompe: "Come parli, frate …? Escimi di tra' piedi, villano temerario , poltrone incappucciato …".
Nel concitato dialogo che ho sommariamente riassunto si osserva come l'arte del Manzoni , con grande "esprit de finesse", con grande sottigliezza espressiva, usi i pronomi "lei", "voi", "tu" come potrebbe fare un musicista coi tasti d'un pianoforte, per rendere i diversi momenti psicologici che vivono i suoi personaggi, dalla manierata gentilezza, allo schifato distacco, giù fino all 'insulto e al disprezzo. Così che il lettore entra nell'atmosfera dell'evento, senza quasi accorgersene, indotto quasi più in virtù dello stile che della stessa trama .
In condizioni meno letterarie ed artistiche, ma con risultati altrettanto efficaci, al tempo del Liceo, la mia professoressa di matematica usava abitualmente chiamare noi studenti con il familiare "tu" quando l'interrogazione andava bene; ma se le cose volgevano verso la tempesta mutava il pronome con un brusco viraggio: "Vada alla lavagna e scriva…!".
Un "lei" scostante che pronosticava un incombente "quattro" sul registro.
Ora il tempo di tutte queste finezze è pressoché scomparso . A tutti ci rivolgiamo con il "tu": se siamo superiori in forza di tale stato, se siamo pari grado perché di ugual sorte, se siamo inferiori perché "democratici". Parimenti è in via di estinzione anche il congiuntivo, modo verbale da usarsi per introdurre nelle frasi secondarie il dubbio o l'incertezza, quasi che questi siano scomparsi dalla nostra vita. Pare che il primo responsabile ufficiale della sua morte sia stato Mike Bongiorno, subito imitato da tutti i giornalisti giovani (e possibilmente ignoranti). Si fanno per contro più frequenti le frasi già fatte, i cosiddetti "luoghi comuni" (del tipo "L'asfalto reso viscido dalla pioggia ", " Uno spettacolo agghiacciante ", "Alle prime luci dell'alba"…) per i quali non occorre alcun esercizio di fantasia. Ma si tratta di semplificazioni che non interessano solo l'uso dei pronomi e dei verbi: nei messaggi con il cellulare si usano segni, abbreviazioni, sigle, tali che ad un ignaro utente di SMS lo scritto appare più indecifrabile di una lapide etrusca. Sembra, però, che faccia risparmiare tempo.
Insomma la lingua del Manzoni con le sue vette stilistiche andava bene per gente che aveva il tempo di apprezzarla, di mettersi lì a leggere con calma, in modo di centellinare quel che apprendeva. Oggi tutto è più veloce, per via della vita frenetica e anche la letteratura va assorbita come un "fast food".
Il fenomeno, peraltro è ben più complesso e va oltre la sola pratica del conversare e dello scrivere, generalizzandosi in tutti i settori.
In campo pittorico è normale che gli artisti dipingano usando i colori puri , come vengono fuori dal tubetto, senza industriarsi a creare tinte intermedie, mentre sono scomparsi del tutto i "chiaroscuri".
In musica il tessuto melodico è sopraffatto dal ritmo ripetitivo e martellante (possibilmente col massimo di decibel consentito dalle norme sull'inquinamento acustico). Il canto viene sostituito dall'urlo ignorate le notazioni di "pianissimo", come pure i semitoni, le mezzevoci, le cesellature, i gorgheggi, i recitativi espressivi che richiedono lunghi e defatiganti studi.
Persino la matematica, mediante l'introduzione del digitale è passata dal sistema decimale a quello binario e si serve di due sole cifre, lo zero e l'uno. Di tutte le altre può fare a meno.
Forse anche la tendenza che c'è nei paesi democratici a convogliare le linee politiche attorno a due soli schieramenti può essere stata influenzata da questa corsa alla semplificazione o meglio, al semplicismo.
Molti si lamentano di tutto questo, e per rimanere nel campo letterario i linguisti manifestano angosce simili a quelle degli ambientalisti nei riguardi del panda gigante e della foca monaca. "Ma come? - dicono -avevamo un patrimonio di ricchezze espressive nel nostro idioma e lo andiamo disperdendo in una rozza e piatta uniformità, attraverso un parlare che va sempre più assomigliando a quello di Tarzan quando parla con Jane? ( o con Cita)…".
Più che esprimere lamenti conviene forse fare alcune serene considerazioni sul cosiddetto "imbarbarimento" del linguaggio.
- La nostra società negli ultimi decenni ha visto prevalere l'immagine sulla parola. Di qui la decadenza della descrizione, del racconto scritto. Se prendete un giornale sportivo, la cronaca della partita o del Giro d'Italia è più un commento che una narrazione, perché si suppone che tutti ne abbiano visto le immagini sul televisore. I famosi articoli di Orio Vergani o di Gianni Brera oggi perderebbero di senso.
- Alcuni fenomeni di semplificazione sono legati alle mode. Come c'è il secolo in cui si porta la barba, quello col pizzetto e quello col viso raso, è possibile che dopo un epoca di "repulisti" e di appiattimento ritorni il gusto per il raffinato e l'elegante. Ad esempio la nostra attuale predilezione per il "tu" è verosimilmente influenzata dagli estremi residui del clima di democrazia egualitaria , "extraparlamentare", populista, nonché del rifiuto di riconoscere una classe elitaria (fosse anche uno stato di maggior rispetto dovuto semplicemente all'età) vissuti all'epoca dei movimenti del 1968. Ma come succede spesso alle ideologie politiche, specie se rivoluzionarie, è possibile che nel tempo anch' essi tendano ad esaurirsi.
Il "Voi" e il "Lei" non esistevano al tempo dei Romani e dei Greci che pure hanno saputo sviluppare grandi civiltà e meravigliose opere letterarie. Del pari l'inglese ha soppresso da tempo il "tu" e molti modi verbali, ma ciò non ha impedito a chi lo parla di farsi compiutamente capire e di produrre capolavori poetici. Ciò per dire che si possono trovare mezzi diversi per fare le stesse cose.
Penso, come conclusione, che dobbiamo sforzarci sempre di cercare e apprezzare il bello, quale che sia l'epoca che lo ha creato. Se a qualcuno rimangono delle perplessità sul presente tenga conto che la società ha subito nello scorso secolo un impatto tecnologico e sociale che richiede qualche tempo d'assimilazione. Ma l'aspirazione dell'uomo a volare alto non può essersi davvero spenta.
Franco Clementi
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