La storia dell’origine delle parole rivela più cose di quanto non appaia ad un esame superficiale.
Prendiamo ad esempio alcuni vocaboli che noi comunemente usiamo per definire un fatto drammatico:
- “Disgrazia” : si indica che , nel caso, è mancata la grazia, vale a dire una protezione celeste.
- “Disastro“: vuol dire che qualcosa è andato storto nell’influsso del nostro astro, della nostra stella: e similmente “sinistro” equivale a mancanza di assistenza dell’astro stesso.
- “Evento fatale”: qui si chiama in causa il destino, il fato appunto, inteso come forza misteriosa e ineluttabile a modificare la quale è nullo ogni umano sforzo.
Grazia, astro, fato: tutto questo ragionamento per dimostrare che un tempo, quando nacquero queste parole, la gente pensava che alla base di ogni vicenda dolorosa ci fosse qualcosa che veniva deciso in una sfera soprannaturale, lontana dalla nostra terrena materia, qualcosa che si rifaceva alla volontà inperscrutabile degli dei, di modo che l’unica reazione possibile per gli umani era la rassegnazione.
Ora tutto è radicalmente cambiato, o meglio, si è completamente rovesciato. Non succede nulla che non sia colpa di qualcuno ben radicato qui sulla terra, una persona, un’ autorità, una società, un governo.
Anzi, c’è di più: ogni disgrazia, non solo ha un preciso responsabile, ma è addirittura “annunziata”, cioè si poteva ampiamente prevedere e quindi prevenire. Lo spunto per questo aggettivo lo diede un fortunato romanzo di Garcia Marquez “Cronaca di una morte annunciata”, da cui dilagò rapidamente nel mondo del giornalismo. Si può dire che tutto è diventato prevedibile, possono essere “annunciate” perfino le sorprese…
Ad esempio un poveretto, dopo aver lasciato un biglietto d’addio, si getta dal balcone. Per depressione? Allora la colpa è di chi non l’ha aiutato a superare i suoi problemi, di chi non gli è stato vicino :”Dov’era l’Assistente sociale? Dove la ASL?”. Il suicidio è avvenuto perché la moglie è scappata con un altro? Allora responsabili sono i costumi di una società cinica e ipocrita che deride il coniuge tradito. Il derelitto si è ucciso per debiti di gioco ? La causa principale sono gli strozzini, gli usurai che gli hanno succhiato ogni risorsa…
Un treno deraglia per via d’un semaforo non rispettato: la colpa e della segnaletica mal disposta, della mancanza di dispositivi automatici, dei turni stressanti del personale di macchina.
Un giovane ,correndo di notte come un pazzo, esce di strada e si schianta contro un platano: la colpa naturalmente è dell’albero (se invece della pianta avesse investito una scolaresca, chi sa? la responsabilità sarebbe stata della scuola). I parenti chiedono che gli alberi siano abbattuti e nell’attesa attaccano su di essi la scritta “Assassini”. (E’ successo per davvero…). Ma le piante sono solo il primo passo, poi viene la responsabilità dell'ANAS, della Provincia , del Comune…
L’estate scorsa lungo una spiaggia libera, non sorvegliata, semideserta, due bagnanti affogano immergendosi nelle onde pur essendo il mare molto agitato. Subito partono i lamenti sulla mancanza di vigilanza nelle nostre coste (che sono lunghe 7.456 Km.: a metterci un bagnino ogni 200 metri in tre turni per giornata, quanto costerebbe ogni bagno imprudente o stravagante?)
Per qualsiasi persona che lascia per malattia questa terra c’è sempre poi la responsabilità di un medico: O non è stato sollecito, o non ha capito niente, o se lo ha capito, non ha dato la cura giusta. Cominciano allora i frequenti tormentoni sulla “malasanità” che assurgono a dignità televisiva, col giornalista che con aria schifata afferma che l’ambulanza è arrivata in ritardo: “Ma se è arrivata in 5 minuti?” – “Schumacher ne avrebbe impiegati 4…”.
Per ogni sinistro si aprono non meno di tre inchieste: una della Magistratura, una dell’Amministrazione, una terza del Ministero competente.
Le cose poi si complicano quando di mezzo si avverte odore di soldi: risarcimenti, rimborsi, indennizzi, acuiscono la ricerca d’un responsabile che sia in grado di pagare “ mica per vendetta, ma per giustizia”. Ci si mettono di mezzo persino degli avvocati specializzati che ti dicono: ”Lei non deve pensare a niente: facciamo tutto noi: Se vinciamo, a noi va la metà della somma assegnata... ".
Va aggiunto inoltre che il timore derivante da questo stato di cose induce chiunque abbia una qualche carica decisionale a garantirsi preventivamente, per difesa, con lo scaricare la sua responsabilità su qualcun altro, magari di grado maggiore al suo. E al verificarsi d’una denuncia per danni si assiste a strani balletti: “Io l’avevo detto! L’avevo scritto !” – “ Comunque era sua la competenza…” e così via , in modo che alla fine non ci si capisce più nulla.
Per concludere si possono fare due considerazioni:
- Per quanto incresciosi siano certi episodi di colpevolizzazione a tutti i costi, la ricerca e il timore di una responsabilità tendenzialmente determinano un miglioramento della sicurezza collettiva e individuale: se non si parla più di “fato” davanti a un evento, significa che l’uomo ha raggiunto una consapevolezza maggiore su che cosa ci sta a fare in questo mondo.
- Peraltro, credo che di fronte all’errore che ha determinato una sciagura, si debba avere un atteggiamento di misericordia anche per l’errante, nella valutazione dell’umana fallibilità. Delle volte ci sbagliamo anche a danno di noi stessi, ciò vuol dire che non sempre i danni provocati ad altri son dovuti a nostra negligenza o disprezzo del prossimo. Si dice, nel gioco sportivo, che l’arbitro migliore non è quello che non sbaglia, ma quello che sbaglia di meno.
Franco Clementi
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