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sabato 13 novembre 2010

VANGELO VIA MAIL: "NEMMENO UN CAPELLO"

13 novembre 2010 - “Nemmeno un capello” - Luca 21,5-19 - XXXIII domenica del tempo ordinario. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse: “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”. Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”.
Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ''Sono io'' e: ''Il tempo è prossimo''; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
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Ormai alla fine di questo anno liturgico, pronti a celebrare la regalità crocifissa di Gesù, la liturgia ci propone un brano duro da digerire. Si tratta di un testo appartenente al genere letterario chiamato “apocalittico”. Esso indica - anche attraverso un linguaggio a tinte forti e per certi versi paradossale - non qualcosa di spaventoso o di catastrofico, ma una rivelazione nascosta.
Nascosta non perché brutta o terribile, ma perché custodita gelosamente nel cuore di Dio.
Ciò che sappiamo è che tutta la nostra storia, l’amore che abbiamo donato e condiviso, le relazioni in cui abbiamo investito tutta la nostra vita, sono lanciate verso un fine ben preciso che è la pienezza della vita, che è la realizzazione compiuta e della nostra persona.
Siamo incamminati verso il fine della nostra vita e non solo verso la sua fine.

Gesù non esaudisce le nostre curiosità, non consegna date o riferimenti precisi, non spiega come o quando verrà la fine, ma vuole spostare la nostra attenzione sul come ci si prepara. Tutto questo è molto importante:non deve essere il quando o il dove della fine del tempo a incuriosire o, peggio ancora, ad occupare le energie dei discepoli. La nostra attenzione dev’essere tutta sul come. Come sto vivendo?Vivacchio, sopravvivo, mi lascio vivere o cerco la pienezza per cui sono stato creato? Come gestisco il tempo? Lo sciupo, lo riempio a dismisura, lo rincorro o cerco di viverlo in tutta la sua ricchezza come un dono di Dio?
Come leggo gli avvenimenti della storia? Mi lascio illuminare dal caso o chiedo allo Spirito il dono di ricomporre in unità e rintracciare un senso negli avvenimenti della storia?

Domande toste, che ci riportano al centro della fede. Ancora. La cosa che mi colpisce e mi affascina di questo testo è la conclusione. Dunque: ci saranno guerre, prigionie, tradimenti e persecuzioni, ma – attenzione - non un solo capello ci verrà strappato! Che spettacolo…
Attraverseremo insidie, dolori, delusioni, menzogne, ma nessuno avrà potere su di noi, nessuno potrà torcerci un capello.
Ripenso al canto d’amore di Geremia 43: passeremo tra il fuoco e le fiamme e non ci scotteranno, attraverseremo fiumi impetuosi e non annegheremo, perché siamo prezioso agli occhi di Dio, Lui è con noi e noi siamo suoi!

Coraggio, fratelli! Nelle nostre piccole o grandi apocalissi personali o comunitarie, lasciamoci accompagnare da questa certezza: nessuno ha potere su di noi, perché siamo nelle mani del Dio della vita.

Buona settimana
don Roberto

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