Quando Aprica era soltanto una realtà contadina ed il turismo ancora non rendeva, la neve una benedizione del cielo, si usava risvegliare la primavera con il suono dei campanacci e dei corni. La tradizione non si è mai perduta: tutti gli anni, l'ultimo giorno di febbraio, dalle diverse contrade (San Pietro, Dosso, Mavigna, Santa Maria, Liscidini e Liscedo) gli abitanti in costume aprichese percorrono le vie del paese con li bronzi (pregiati campanacci di bronzo), i sampógn (campanacci di altri metalli) e i corni, affinché il loro frastuono risvegli l'erba e la natura riprenda il suo corso.
I cortei, che inizieranno alle 20.30 nelle diverse contrade, guidati dagli scampanatori più provetti, convergono in Piazza Mario Negri scultore, di fronte al Municipio e poi si dirigono in Piazza del Palabione, dove la manifestazione si conclude con saggi di scampanio, consegne di riconoscimenti, ecc. Qui si può anche gustare il mach - piatto tipico dell'evento (polenta e salsiccia alla piastra) - oltre a un bicchiere di vin brulé.
Domenica 27 febbraio ci sarà il prologo, con la cerimonia di passaggio del campanaccio-simbolo dalla contrada Dosso a quella contrada Liscedo, la consegna dei gonfaloni ai rappresentanti delle sei contrade e la benedizione da parte del parroco di San Pietro degli ingredienti per il mach.
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