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venerdì 11 febbraio 2011

"LE NOSTRE VIE": LA VIA GIACOMO ROBUSTELLI

Sarà forse un caso, ma la via dedicata al grande protagonista del Sacro Macello, Cavalier Giacomo Robustelli, inizia proprio sul lato sinistro di via Simone Cabasso, primo parroco di Tirano e sacerdote ardente contro il diffondersi della fede protestante con l’amico Nicolò Rusca a cui anche Tirano ha dedicato una via. La via Robustelli è molto breve e termina nei pressi della rotonda che immette in via Calcagno e nel viale Agricoltura... (Di Ivan Bormolini)

"LE NOSTRE VIE": LA VIA GIACOMO ROBUSTELLI

Ritratto di Giacomo Robustelli

Giacomo Robustelli è nato a Grosotto verso il 1560 da nobile e ricco casato oriundo proprio di quella terra. Dopo aver ricevuto un’educazione finissima sin da giovane frequentò le Corti più nobili del nostro Paese; nel 1608 giunse alla Corte del Duca di Savoia, allora Carlo Emanuele, e venne nominato Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Uomo d’armi preparato e attento al fianco della sua attività seguiva con grande interesse l’evolversi della situazione della sua Valtellina dominata dai Grigioni; covava dentro di se molta rabbia per quel dominio delle Tre Leghe, mal sopportava quel governo e non concedeva giustificazione alcuna al diffondersi della dottrina protestante, la religione sposata con fervore dai dominatori d’oltre confine.

Studiata attentamente la situazione decise che era giunta l’ora di liberare la Valtellina dal giogo Grigione: un’idea, una cospirazione ed un’azione da organizzare attentamente e con l’appoggio di forze finanziarie e di uomini valorosi come lui animati da questa ambizione.

Da Domaso, luogo discreto e sufficientemente lontano dalle severe truppe delle Tre Leghe che vigilavano su qualsiasi tentativo di insurrezione, il Robustelli, con il Capitano Guicciardi, il Dottor Venosta e Azzo Besta organizzò tutto nei minimi particolari; i quattro presentarono l’idea dell’insurrezione all’Arcivescovo di Milano, al Duca di Feria e a altre personalità di spicco e se ne accaparrarono il loro potente appoggio militare e finanziario.

In segreto tornarono in Valtellina con gruppi di uomini provenienti dalla Val Camonica e dal bergamasco pronti a combattere; li nascosero sapientemente nell’attesa del grande momento; attuarono precisi accordi con i prelati locali e nottetempo reclutarono tra la nostra gente altri uomini da far combattere in quello che sarebbe passato alla storia come il Sacro Macello del 1620.

Le parole e le accorate arringhe del Robustelli permisero di arruolare molte persone armate dal desiderio di liberare la terra sottomessa. Il 19 luglio 1620 partì la rivolta proprio da Tirano: ben presto l’insurrezione dilagò per tutto il borgo e gran parte della popolazione fu colta di sorpresa. Tra scene di panico e sangue, ci fu anche chi, in nome della libertà, regolò dissapori che nulla avevano a che vedere con l’intento di questo pericoloso progetto.

Presso Palazzo Pretorio vi fu una carneficina di uomini del Governo Grigione, radunatisi in quella sede per festeggiare la nascita della figlia del podestà. Da Tirano la battaglia cruenta e crudele si espanse a Teglio e a Sondrio; in pochi giorni si contarono circa seicento morti anche tra donne e bambini, nonostante vi fosse l’impegno di risparmiare i bambini sotto i dodici anni.

Dunque, il grande stratega e uomo di guerra Giacomo Robustelli riuscì nel suo intento e va detto che sotto il profilo politico e militare l’insurrezione fu un pieno successo: in pochissimi giorni gli ispanofili, che contribuirono con molti uomini alla vittoria sui Grigioni, ebbero il controllo completo dei Terzieri e nominarono nuovi responsabili e funzionari scegliendo questi personaggi tra le famiglie più nobili e in vista della zona.

Governatore fu eletto il Cavalier Giacomo Robustelli,ossia il personaggio più importante della rivoluzione; si confermò il consiglio di Valle, che rappresentava i Terzieri e i Contadi; si affiancò un Consiglio reggente formato da diciotto membri e presieduto dal Governatore.
Nell’immediato il Robustelli ed il Consiglio promulgarono i decreti del Concilio di Trento e si proclamò il Cattolicesimo romano come unica religione della valle: Valtellina e Valchiavenna dunque si riconobbero pienamente nella dimensione culturale lombardo-italiana proponendosi come nuovo soggetto politico territorialmente indipendente anche se alleato al Ducato di Milano.

Per Robustelli poteva dunque delinearsi un periodo duraturo dove governare in assoluta libertà godendosi i fasti e la gloria di aver liberato la Valtellina; ma va considerato che la rivoluzione, per quanto drammatica e pienamente favorevole agli insorti, fu tutt’altro che risolutiva: al massacro dei riformati, seguì un ventennio difficile e sventurato per le nostre terre poiché in buona sostanza i valtellinesi non goderono di quella tanto voluta libertà, ma furono nuovamente sottoposti alla presenza di altri eserciti che imposero il loro potere. Fagli Spagnoli, alle truppe pontificie, dai francesi che occuparono la zona ben due volte fino al ritorno dei Grigioni. Le nostre genti subirono guerre,saccheggi, pestilenze e distruzioni.

Dal canto suo il Robustelli, benché fosse in salute, fu scontento di obbedire ad altri in luoghi dove lui aveva comandato e così si ritirò, fino alla morte, dalle scene e visse sulle rive del Lario, a Domaso, in una sorta di volontario esilio.

Ivan Bormolini

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