L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

martedì 15 febbraio 2011

"STASERA CINEFORUM": RECENSIONE DEL FILM "DES HOMMES ET DES DIEUX"

Mercoledì 16 febbraio 2011 alle ore 21.15, presso il Cinema Mignon di Tirano verrà proiettato il film "Uomini di Dio" di Xavier Beauvois. (Di Camilla Pitino)

Io ho detto: «Voi siete dei,
siete tutti figli dell'Altissimo».
Eppure morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti.
(Salmo 82)

«Des Hommes et des Dieux», letteralmente «Sugli uomini e sugli dei », è il titolo che Xavier Beauvois ha scelto per il suo film, ispirato dalle parole del salmo. Il regista francese racconta la vera storia del monastero di Tibhirine, attaccato dalla GIA (Gruppi Islamici Armati) il 26 marzo del 1996. I protagonisti del lungometraggio sono sette frati trappisti (l’ordine più radicale dei benedettini), che vivono sui monti dell’Atlante tra Marocco e Algeria. La vita della piccola comunità è scandita dalla regola dell’Ora et Labora: si alternano i tempi del lavoro con momenti di silenzio e preghiera. Questi uomini vivono fianco a fianco con la popolazione algerina, di religione musulmana, ma tra i due la convivenza è pacifica: i monaci vivono in maniera del tutto personale la loro fede, non tentano di catechizzare, ma si fanno poveri tra i poveri, fornendo cure mediche, assistenza e sostegno ai villaggi vicini.

Dal 1992 l’Algeria è sconvolta dalla guerra civile, i gruppi terroristici della jihad percorrono il Paese attaccando gli stranieri. I monaci maturano la consapevolezza che anche la loro piccola comunità è in pericolo.L’esercito si offre di proteggere il monastero, ma Frère Christian, l’abate di Tibhirine, d’accordo con i fratelli, rifiuta l’offerta. Questi monaci sanno di avere solamente due possibilità: andarsene o restare, rischiando la vita. Questa è la grande prova della loro vita, è l’interrogativo a cui cercano di dare risposta. Non ci sono atti di eroismo o ricerca del martirio. I setti monaci sono anzitutto uomini che affrontano con umiltà le loro insicurezze e le loro paure. È l’aspetto umano quello interessa di più il regista, che si focalizza sui mesi precedenti il sequestro dei frati. Nonostante la drammaticità del contesto e della storia, il film non si concede mai a scene di patos e violenza, ma rimane sempre su toni molto delicati e prudenti. In questo si vede la bravura del regista, nell’essere riuscito a raccontare una storia tragica rimanendo fedele allo stile di vita dei monaci.

Il film ha riscosso un grandissimo successo in Francia, che l’ha candidato agli oscar come miglior film straniero. Per il momento «Des Hommes et des Dieux» si è aggiudicato il Grand Prix speciale della Giuria al Festival di Cannes. La fortuna inaspettata del film è dovuta innanzitutto alla scelta della trama: una storia vera, poco conosciuta, intimamente legata ai difficili rapporti con l’Islam, raccontata in modo “laico”. È un film che piace a tutti perché non condanna e non prende posizione su un tema tanto difficile, ma apre a interrogativi e riflessioni, che siamo tutti in dovere di porci, in un periodo in cui l’incontro, la convivenza e l’integrazione tra le culture è un passaggio obbligato per il futuro italiano, europeo e mondiale.

Frère Christian ha lasciato un testamento, scritto nel 1993, quando la GIA cominciava a terrorizzare l’Algeria. Le sue parole sono rivolte ai posteri, a chi non ha conosciuto l’Islam per quello che è, ma solo dalla televisione e dai giornali. L’abate scrive:

"So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti. […]Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze".

Credo che non ci possa essere augurio migliore.

Camilla Pitino

SE NON VISUALIZZI IL TRAILER CLICCA QUI

Nessun commento:

Posta un commento