Nasce una nuova generazione di cuochi. Grande attenzione delle cotture, presentazione coreografica dei piatti e poi se li osservate bene sono tutti magri :“fisic du rhole” assolutamente fuori dalla tradizione; hanno istruzione universitaria, usano parole difficili come “collagene” e “cotture a tre temperature”, amano internet, facebook, le erbe rupestri aromatiche spontanee e il lemon grass.
Si fanno chiamare chef, executif chef, creative chef, mister chef ecc, consegnano interviste ai giornali citando Proust o Debussy. Sono sempre in giro per il mondo a party, congressi, riunioni o rinfreschi, spessissimo alla tv in talk show. Portano divise bellissime, bianche, senza la più piccola macchia di unto; il loro nome a caratteri corsivi ed eleganti è ben visibile sulla giacca firmata da Valentino o Dolce e Gabbana e portano scarpe targate Nero Giardini.
Mi viene una gran voglia di infilarmi in una “piola” o in una vecchia osteria dove mi siedo al desco con la tovaglia a quadri e la cuoca che mi porta una magnifico piatto di “tajarin” o un buon risotto alla milanese indossa il tradizionale grembiule di cucina con qualche piccola macchia di sugo.
Attilio Scott
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