La via Giovanni Gavazzeni in Tirano inizia dal lato sinistro di via Costantino Reghenzani e, salendo attraverso un’accentuata salita, termina immettendosi nell’ultimo tratto di via Angelo Andres... (Di Ivan Bormolini)
E’una via che è stata dedicata a questo pittore valtellinese il quale, durante la sua carriera, arrivò a portare la sua arte anche a Tirano dipingendo il quadro della Sacra Famiglia nella chiesa Parrocchiale.
Il pittore Giovanni Gavazzeni nacque a Talamona il 13 settembre 1841; suo padre Saverio era nativo di Bergamo e si trasferì nella località della bassa valle nel 1830 dove svolgeva un’attività di libero professionista.
Della madre Simonetta Rosa non si sa praticamente nulla, ma in compenso possiamo dire che la famiglia del Gavazzeni era distinta e discretamente agiata.
Fu proprio grazie a questa condizione di agiatezza che i genitori di Giovanni poterono assecondare fin dai primi anni di età del figlio questa passione verso il mondo dell’arte della pittura.
Nel 1851,dopo la morte del padre, Giovanni ottenne l’ammissione all’Accademia Carrara di Bergamo grazie anche all’interessamento di un suo zio paterno che era segretario presso l’accademia stessa.
Fu allievo distinto del Professor Scuri e dei pittori Ponzano, Loverini e Dotti, tanto che la sua bravura e la sua particolare predilezione verso la pittura lo portarono presto ad essere uno dei migliori discepoli dei pittori prima citati.
Durante il ciclo di studi, a soli diciotto anni ,il Gavazzeni prese parte con Garibaldi alla difesa dello Stelvio ed anche in questo frangente seppe distinguersi in imprese definite ardimentose.
Conclusa questa parentesi tornò a Bergamo dove nel 1863 completò il suo ciclo di studi ottenendo uno dei suoi primi riconoscimenti importanti ovvero la medaglia d’oro conferitagli dall’Accademia Carrara per l’opera in carboncino dal titolo “San Gerolamo penitente”
Fu poi per qualche tempo a Roma e a Firenze dove ebbe modo di compiere studi sui capolavori dell’arte antica e moderna completando così la sua educazione artistica.
Ritornato al suo paese natale il Gavazzeni si dedicò alla pittura accostandosi al ritratto sia con tecnica ad olio che a carboncino, all’affresco, a tecniche di pittura su rame e zinco e alla pittura a encausto (1).
Durante la sua quarantennale esperienza seguì il filone dei ritrattisti valtellinesi realizzando un centinaio di opere: a questo proposito va detto che le più importanti personalità dell’epoca furono immortalate dal suo abile modo di operare ed anche il Prevosto di Tirano don Luigi Albonico si affidò al Gavazzeni per farsi fare il ritratto.
La produzione pittorica in ambito religioso dell’artista ebbe i suoi esordi con lavori eseguiti nella Parrocchiale di Chiuro; immediatamente con le sue opere seppe suscitare un notevole interesse e apprezzamento tanto che dal 1870 al 1876 gli furono commissionate le sistemazioni pittoriche ed i restauri delle Collegiate di Sondrio e Morbegno.
Una delle prime parentesi private nella vita del Gavazzeni risale al 1873 quando il 6 febbraio si unì in matrimonio con Rosa Pirola che da subito si dimostrò fedele compagna e costante ispiratrice nell’arte del pittore.
Da questo matrimonio non nacquero figli ma il Gavazzeni prese con se tre nipoti della moglie dedicando loro tutte le cure di un padre; si dice infatti che il pittore era un galantuomo dal cuor d’oro e a quei tre pargoli non lasciò mancare l’affetto ne gli insegnamenti per condurre una vita dignitosa.
Dal 1880 al 1895 la produzione artistica di carattere religioso continuò a ritmo serrato in diverse chiese della valle; prodigandosi nel suo lavoro, che riscuoteva ampi consensi, nel 1900, assieme al poeta morbegnese Guglielmo Felice Damiani, intraprese il giro della provincia allo scopo di compilare un elenco delle migliori opere d’arte esistenti in Valtellina.
Il censimento venne attuato con l’intento di catalogare e preservare le opere dai danni, dai vandalismi e dall’ignoranza diffusa in quel tempo sul tema del mantenimento di dipinti così importanti; purtroppo, però, questa sorta di pellegrinaggio all’insegna della tutela del patrimonio artistico locale non venne nemmeno conclusa perché i due artefici dell’ambizioso progetto non trovarono riscontri presso le istituzioni provinciali, le quali si mostrarono riluttanti nello stanziare fondi atti alla tutela delle importanti opere.
Fu questo uno degli ultimi positivi propositi del Gavazzeni che dopo aver concluso l’opera “Il Redentore” presso il cimitero del comune di Sondrio venne assalito da una forma grave di pleuro-polmonite che lo portò il 29 novembre 1907 alla morte presso la sua casa di Talamona.
In ambito tiranese, il Gavazzeni, oltre a realizzare il famoso e già citato ritratto del Prevosto Albonico, fu impegnato in alcune pregevoli opere nella Parrocchiale di S. Martino dove in primo luogo portò a compimento alcune formelle presso la cappella dedicata a S. Antonio da Padova che è una delle cappelle storiche della chiesa.
Infatti, già nella primordiale chiesa quattrocentesca esisteva già una cappella dedicata al Santo che venne poi distrutta nel 1609 durante i lavori di ampliamento della chiesa; l’altare venne reintegrato quindici anni dopo e, a sua volta, sostituito dall’attuale che risale alla ristrutturazione compiuta nel 1641.
L’intervento del Gavazzeni presso S .Martino che risulta maggiormente importante è il dipinto del grande quadro intitolato “La Sacra Famiglia” posto nella cappella laterale dedicata appunto alla Sacra Famiglia.
In questo caso, però, a differenza della cappella di S. Antonio da Padova, non possiamo parlare di una cappella vera e propria in quanto questa risulta essere priva di altare; venne realizzata nella prima metà dell’800 ed il suo nome, senza che corrisponda ad ufficiale dedicazione, è dovuto proprio all’opera del Gavazzeni realizzata nel 1896.
Il dipinto fu commissionato al talamonese dall’Albonico, il quale, analizzato il preventivo di £ 1000 e verificato il bozzetto, decise di affidargli l’opera. Durante l’esecuzione il pittore aggiunse anche due angioletti non previsti nel disegno visionato dal Parroco.
Concluso il lavoro, Gavazzeni inviò a don Albonico il conto finale dell’opera che rispetto al preventivo risultava maggiorato di £ 150; seguirono vibrate proteste del Parroco che riteneva ingiustificato l’aumento.
Il pittore dal canto suo rispose che nel quadro aveva dipinto due angioletti in più e quindi l’aggiunta di queste due figure giustificava ampiamente il moderato aumento del prezzo.
Non è dato sapere come si risolse la diatriba tra i due che si misero a discutere su un valore di £ 75 per un singolo angioletto, ma oggi anche Tirano e la sua Parrocchia si possono vantare di avere opere realizzate dal grande pittore talamonese.
Ivan Bormolini
(1) Pittura a encausto: antica tecnica pittorica consistente nel dipingere a caldo con colori diluiti nella cera fusa.
FONTI: “IL TIRANESE” articolo: Giovanni Gavazzeni pittore (1841-1907)
“LA CHIESA DI SAN MARTINO IN TIRANO” di G. Garbellini e W.Marconi
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