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giovedì 11 luglio 2013

ABOLIZIONE PROVINCIA DI SONDRIO: "SERVE INTESA SU MACRO REGIONE ALPINA"

10 luglio 2013 - Alleanza Alpina Valtellina e Valchiavenna: "Ci risiamo, la politica non riuscendo a cavare un ragno dal buco della crisi economica e dovendo rimpinzare il carniere con qualche, ipotetico, successo non trova di meglio che puntare il proprio pseudo furore risparmiatore sull’ultima ruota del carro dello spreco amministrativo italiano le Province".
La scelta non è casuale, dobbiamo tenerne conto, in effetti la politica sa bene che per la maggioranza dei cittadini, pensiamo a tutti coloro che vivono nelle grandi città ma non solo, questo ente non ha una grande impatto, non viene recepito, sbagliando, ne come essenziale ne come un necessario punto di aggregazione per gli interessi comuni del territorio mancando il più delle volte il senso e il vissuto del singolo territorio o confondendosi questo con territori limitrofi appartenenti, solo per decisione burocratica, ad altra provincia.
L’ente Provincia ha, sicuramente, importanza e senso nei territori montani come il nostro in cui la morfologia, la sostanziale omogeneità del territorio, la distribuzione della popolazione e la dimensione dei centri abitati renderà difficile ipotizzare una ridistribuzione delle competenze sottratte a organismi più vicini al territorio considerando che i comuni difficilmente avranno quanto necessario per gestirle sia in termini di competenze che di disponibilità.
Se la premessa, come riteniamo, é valida difficilmente questo Governo, salvo gruzzolini su altre partite, si fermerà ed è altrettanto improbabile che il Parlamento non approvi la riforma essendo ben vista da quasi tutti i partiti che, sempre più, in questi anni sono diventati fortemente centralisti e mai interessati a decentrare verso il basso poteri e responsabilità.
Questa “riforma” come tutti gli interventi che agiscono su aspetti complessi, come l’organizzazione dello Stato che definisce e regola il rapporto tra Istituzioni e cittadini, avrebbe dovuto portare a una seria riflessione generale sul sistema delle autonomie locali e il buon senso avrebbe dovuto suggerire che le suddivisioni territoriali non possono prescindere da profonde analisi sulla situazione dei territori, sulla loro omogeneità storica, sociale, economica e culturale e non incentrarsi unicamente su ipotetici risparmi economici.
Non meno importante, anche se non nelle corde dell’attuale classe politica, la riforma va pensata rispetto a quello che sarà il modello di società che si svilupperà dopo questa crisi.
La valorizzazione dei territori, riteniamo come molti, sarà determinante se si vorrà lavorare per un cambiamento condiviso e partecipato e non imposto dall’alto.
A questo punto riteniamo si possano prefigurare due strategie.
Da una parte, a breve termine, cercare di salvaguardare, anche al di là del nome, la necessità di un ente elettivo, quindi politicamente legittimato, per quei territori, sostanzialmente quelli montani, in cui l’estensione territoriale si accompagna a una densità abitativa ridotta con conseguenti problematiche sia di rappresentanza democratica nelle Istituzioni superiori chi di oggettiva difficoltà nel poter far sintesi politica comune rispetto ai problemi locali che diventerebbero inevitabilmente competenza regionale in una situazione, come nel nostro caso, in cui l’ente Regione Lombardia è, per dimensioni e popolazione, paragonabile ad alcuni stati europei rafforzando cosi il centralismo regionale già esistente.
Per la Montagna tutto questo vorrebbe dire semplicemente una ancor maggior sudditanza nei confronti della pianura e delle città rispetto a un’esigenza, sempre più palpabile anche in virtù della crisi, di ragionamenti che guardino al globale ma siano pensati, adeguati e ideali per le dimensioni locali e che come tali devono essere frutto delle decisioni prese sui territori dai rappresentanti dello stesso. Questo è perseguibile con un’azione politica trasversale facendo leva, come in passato, sull’esistenza di poche realtà identificate come Province che vivono queste problematiche.
Ovviamente quest’azione avrà un suo senso e compimento se a fronte di questo riconoscimento e dell’individuazione di un nuovo organismo elettivo, comunque lo si chiamerà, corrisponderà l’attribuzione di potere e deleghe reali e importanti per la gestione del territorio nell’ottica di pervenire al superamento delle legislazioni speciali per approdare alle legislazioni particolari.
Nel medio e lungo termine la vera sfida riguarderà la riorganizzazione dello Stato per il passaggio da un lato a un’Europa più forte e coesa e dall’altro a una Repubblica Italiana delle Autonomie in cui sempre più poteri e responsabilità dovranno essere affidati ai territori.
In questa prospettiva la montagna italiana (il 70% del territorio nazionale) può avere un ruolo determinante proprio per il suo essere terra poco rappresentata (basti pensare ai territori montani che convivono già ora in ambiti amministrativi con grandi città). Il riuscire a creare delle reti di alleanze, anche politiche, fra questi territori il più delle volte aventi ancora vivi, seppur mitigati, senso di appartenenza e identità culturale può essere strategica e trascinante rispetto all’intero paese.
Ci può favorire in questo anche il progetto europeo della macro Regione Alpina, diversa dalla Macro Regione padana, sulla cui importanza strategica anche il Parlamentare Fiorello Provera con un’apprezzabile intervento ha fatto sentire la sua voce in Europa.
Questo progetto che mette al centro la salvaguardia del sistema alpino accomuna tutti i territori e popoli delle Terre Alte europee. Pensare e dar voce a un interesse comune per una rappresentanza politico istituzionale delle Terre Alte italiane é, forse, l’unico vero e strategico progetto a cui puntare.
Per superare i limiti delle esperienze passate mai come in questo momento è indispensabile che il nostro territorio sia unitariamente protagonista. Si realizzi un luogo, istituzionale o meno, dove tutti gli attori territoriali politici, economici, sociali, culturali che hanno a cuore questa problematica possano trovarsi, socializzare le proprie idee, discutere e decidere insieme per tentare la positiva difesa dei nostri interessi e del nostro territorio.
ALLEANZA ALPINA VALTELLINA E VALCHIAVENNA

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