11 luglio 2013 – [GUARDA LE FOTO] Grazie all’iniziativa di
alcuni volontari è stata recuperata, nel Comune di Mazzo, una parte di
bosco abbandonata che servirà anche agli animali come zona di
foraggiamento.
E’ una questione non molto complessa, ma poco conosciuta,
quella legata alla caccia. Spesso si è spinti a dare un giudizio
negativo rispetto a questa pratica sportiva, senza però conoscerne
l’utilità. Senza la caccia e il Piano Faunistico Provinciale che la
regola, infatti, non ci sarebbe equilibrio tra le diversi specie animali
presenti nel bosco con conseguenti danni alla natura e all’uomo.A chiarirci le idee è stato Federico Zampatti di Lovero, cacciatore in erba e soprattutto amante della natura. Grazie al suo contributo e a quello di alcuni volontari (con le linee guida dell’amministrazione provinciale), infatti, è stata recuperata una zona boschiva situata a 1.700 metri di altezza denominata Campasc de Lot, tra Mortirolo e Tovo, nel Comune di Mazzo. “Questo tipo di recupero ambientale – ci ha spiegato – , che prevede il recupero di terreni, la fienagione e la cura dei boschi, sono anni che viene praticato in Trentino e qualcosa comincia a muoversi anche qui”.
Lo scopo di questi lavori è creare delle zone di foraggiamento per gli animali del bosco che, in questo modo, trovando un habitat ideale, non sono spinti a cercare cibo a fondovalle dove spesso creano danni nei meleti e nelle coltivazioni più vicine al bosco. “Lo stato di abbandono dei nostri boschi, infatti, - ci ha raccontato Federico – non permette la crescita di piccoli arbusti, fonte di cibo per gli ungulati; questi ultimi si spostano così fino al fondovalle, andando ad interferire con l’attività dell’uomo”.
Nel 2012, 20 persone (la maggior parte cacciatori) hanno così deciso di iniziare il recupero del Campasc de Lot; i lavori, terminati quest’anno, hanno previsto la pulizia delle frasche, l’abbattimento di piccole piante (fino a 15 cm) e il ripristino di un’antica zona di abbeveraggio. Il recupero di questa prateria montana ha permesso quindi di portare al pascolo le mucche che, in questo modo, garantiranno la manutenzione del luogo.
“Per i prossimi anni – ci ha rivelato Federico Zampatti – ci sono in progetto altri interventi, ma altri, nel frattempo, sono stati già fatti da altre persone. Recuperare in questo modo le zone boschive – ha concluso - ha un duplice effetto: riconsegnare una montagna più bella e più vivibile e tutelare la fauna, un patrimonio da gestire e curare.
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