“La proroga prevede che i Comuni che al 30 settembre 2011 non avranno adottato il Pgt non potranno dar corso all’approvazione dei piani attuativi dei vecchi Piani regolatori. Il termine ultimo per approvare il Pgt è fissato al 31 dicembre 2012. Ritardi e criticità sono aumentate, dal momento che per il 2011 la Giunta regionale ha azzerato i fondi a sostegno per i Comuni per la stesura del Pgt”, continua Costanzo.
A distanza di sei anni, dalla legge regionale per il governo del territorio “fortissimi sono i ritardi per l’adozione e l’approvazione dei Pgt – denuncia l’esponente del Pd –. Una legge che doveva ridurre il consumo del territorio e pianificare lo sviluppourbanistico ed economico della Lombardia ha di fatto fallito in parte il suo risultato. Basta guardare i numeri sui dati di Regione Lombardia: su 1546 Comuni solo 812 (il 53%) ha avviato la procedura del Pgt; 277 (18%) ha adottato il Pgt; 457 (30%) sono i più virtuosi che lo hanno approvato”.
E in questo quadro la Provincia di Sondrio “si caratterizza negativamente perché è ultima nella classifica lombarda. Su 78 comuni sono stati 62 (79%) ad aver avviato l’iter del Pgt; 10 (13%) hanno adottato il Piano; 6 (8%) hanno approvato il Piano di governo del territorio”.
In questi anni le “urbanizzazioni selvagge hanno sottratto aree importanti al territorio provinciale e il fondo valle è diventato un capannonificio – prosegue Costanzo –. Non sono contrario alla realizzazione di capannoni che creano economia e portano occupazione: sono contrario ad aree industriali, artigianali e commerciali sparse lungo tutto l’asse della Ss 38. Una pianificazione che ha portato ad avere 82 aree industriali e artigianali su 78 comuni. Un errore di pianificazione che risponde più al consenso immediato che a logiche di sviluppo sostenibile. Credo che sia importante aprire una riflessione che vada al di là dei problemi burocratici e normativi che hanno caratterizzato l’applicazione della legge. Senza una giusto e necessario riassetto istituzionale, una norma di governo del territorio, non poteva che fallire nel suo nobile risultato”.
Costanzo chiude: “La situazione della finanza pubblica, l’applicazione del federalismo municipale e i maggiori servizi che i comuni devono fornire ai cittadini non possono non aprire una riflessione sul riassetto dei comuni e sul ruolo di alcuni enti. A cosa servono le Comunità montane se non fanno unione dei servizi a partire dalla pianificazione urbanistica e la messa in rete dei servizi? È giunto il tempo di scelte coraggiose e di iniziare a parlare concretamente di unione dei comuni senza trincerarsi dietro le paure di perdere storie o tradizioni locali
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