giovedì 10 febbraio 2011

LE MEMORIE DI FAUSTO SIDOLI: "ATMOSFERA ASFITTICA, PRONTI ALL’EMERSIONE"

[PARTE TREDICESIMA] I motori elettrici sono avanti adagio e ronzano in modo assai silenzioso, tutta l'atmosfera del sommergibile è silenziosa ed in tensione per le prossime ore di navigazione...

I vari reparti seguono ciò che avviene in camera di manovra. Tutti siamo in silenzio, sappiamo che la sorveglianza dello stretto si è parecchio intensificata. Il sottocapo idrofonista è all'ascolto con il suo sottoposto, e ogni momento tiene informata la camera di manovra dando notizie all'interfono di ciò che sente: leggero rumore di turbine per 350; macchine alternative per 10, rumori di pescherecci nel settore da 20 a 30 e così via. Così tutti sappiamo ciò che avviene sulla superficie intorno e davanti a noi.

Intanto in camera di manovra si susseguono i quadri, i fiori, i cuori ed i picche, e senza variazioni continua in modo costante e regolare il ronzio dei motori elettrici. Il timoniere mantiene regolarmente la rotta, il timoniere di profondità non ha difficoltà a mantenere la quota assegnatagli e il Comandante con una semplice occhiata ha il controllo di tutto e sa che tutto procede regolarmente.

Le ore scorrono anche esse con regolarità, semplicemente le prime sembrano più lunghe, poi via via si accorciano. Durante il primo periodo di navigazione in immersione anche l'equipaggio, non in servizio in camera di manovra, prestava attenzione a ciò che succedeva, poi sentendo che dalla camera di manovra arrivavano le varie voci tranquille che dichiaravano un fiori, oppure tre cuori, oppure contro, e che nessun avviso concitato arrivava dalla stazione idrofonica, si mise tranquillo.

Tra i marinai ci fu chi si mise a leggere, chi in riposo in cuccetta e chi a giocare a carte. Così tra una semplice presa ed uno slam, siamo arrivati all'ora dell'emersione in mar Mediterraneo. La zona pericolosa è stata superata senza alcuna difficoltà, ora rimane il tragitto verso il porto di nostra destinazione. Non vediamo l'ora di poter emergere, perché l'atmosfera è ormai asfittica, il tenore di ossigeno è assai basso, sono ormai 20 ore che siamo in immersione ed il cerchio alla fronte è assai doloroso.

Dopo un giro a 360 gradi degli idrofonisti, viene dato l'ordine: . L'apertura del portello ci porta un soffio di dolce aria mediterranea, i nostri polmoni si allargano per riceverne il più possibile, si vedono le coste della Spagna e del Marocco verso Ceuta. Allegramente i motori termici si mettono in funzione e navighiamo verso Cagliari dove giungiamo dopo quattro giorni. La sistemazione in Cagliari è nella casermetta dei sommergibili, vicino al porto dove sono attraccati i battelli. Anche questa missione è stata lunga e parte dell'equipaggio più anziano viene inviato in licenza, sopratutto quelli che hanno famiglia, per gli altri è prevista una settimana di ossigenazione. La nostra intendenza ha previsto di inviarci per una settimana nel paese di Gùspini, un bel paese nell'entroterra di Cagliari, dove è stata prenotata per il nostro gruppo una bella pensione.

Il comandante ed il secondo sono in licenza, l'ufficiale di rotta viene destinato ad altro battello.
Arriverà il sostituto, il D.M. rimane a Cagliari, così che i partenti sono una ventina tra sottocapi e marinai.L'Ufficiale responsabile del gruppo che va in riposo sono io. Un automezzo della marina militare è messo a nostra disposizione e resterà con noi a Gùspini.
Dopo tre giorni dal nostro rientro carichiamo i nostri bagagli sul pulman e partiamo.
Siamo bene accolti e sistemati nelle nostre camere, ci muoviamo nel paese. La gente è ospitale, riceviamo i saluti e le autorità prendono accordi con il sottoscritto per le varie attività che ritengono svolgere.Faranno un banchetto in nostro onore, ci illustrano le caratteristiche del posto, ciò che è consigliabile visitare, dato che abbiamo 6 giorni a completa disposizione.

Abbiamo un pulman a nostro servizio, e così viene stabilito un programma per la nostra settimana di riposo. Tra le varie attività viene prevista per la fine della settimana una caccia al cinghiale, dato che la zona è assai boscosa, collinare con varie valli che si diramano da Gùspini. Nei vari giorni il nostro pulman viaggia, visitiamo valli, rovine della grande civiltà isolana e giunge il giorno previsto per la caccia. La partenza è prevista per la mezzanotte. Con noi per farci da guida sono tre altri cacciatori del posto che vengono giudicati idonei allo scopo.

Giunti all'inizio di una valle, uno dei tre cacciatori stabilisce che io debba scendere perché vicino verrà sistemata la postazione dove secondo la loro esperienza, passa la pista dei cinghiali.
Mi viene assegnata una doppietta e con il cacciatore che mi accompagna ci avviamo verso il limitare della boscaglia. Intanto il pulman con i marinai e gli altri due cacciatori prosegue il viaggio per portarli alla testata della valle, dato che dovranno discenderla fungendo da battitori.
E' ancora buio quando raggiungiamo il posto dell'agguato. Di fronte a me vi è un fitto sottobosco, e tra gli sterpi ed i cespugli si vede una traccia di sentiero. Il mio accompagnatore mi fissa la posizione a una quindicina di metri, sul lato a valle della traccia, in modo che possa vedere il sentiero che esce dalla boscaglia. Così aspettiamo.

Viene l'alba e da assai lontano, sulla testata della valle sentiamo propagarsi nell'aria grida, battimenti di oggetti, rumori vari, canzoni, che lentamente si avvicinano convergendo verso il posto dove sono appostato. Sono in attesa di vedere ciò che succederà e non essendo un cacciatore sto con la doppietta imbracciata e con la mente sono da un'altra parte: al ricordo della prima ed unica caccia a cui ho partecipato prima d'ora.

A cura di Ezio Maifrè

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