giovedì 12 gennaio 2012

"MICHELE E MARTINA AI TEMPI DEL SACRO MACELLO" - Prefazione

12 gennaio 2012 - Inizia con la prefazione la nuova rubrica che presenterà a puntate il libro "Michele e Martina ai tempi del Sacro Macello in Valtellina".

Può sembrare forse esagerato definire questo scritto di Ezio Maifré un “romanzo storico”, ma in realtà esso ne presenta tutti gli elementi: l’ambientazione in un ben delineato momento della storia, il coinvolgimento nell’intreccio di personaggi realmente vissuti e la vicenda - questa sì tutta fantasiosa - dei due protagonisti, Michele e Martina che, nel turbine degli eventi e non senza sofferenza, concludono felicemente la loro storia d’amore.

Più che di romanzo, i connotati sono quelli di una originale novella ambientata nella storia, accostabile – tanto per restare nei confini della Valle – ai Bozzetti Valtellinesi del tellino Giuseppe Napoleone Besta. In effetti, di quelle celebri novelle, che tanto successo riportarono nella scuola e nelle case dei nostri nonni, il racconto ha diversi tratti in comune: fatti storici e luoghi familiari, sentimenti e azioni, lotta tra bene e male, mentre l’unica differenza sta nel lieto fine, esito questo precluso alla narrazione romantica ottocentesca del Besta.

La vicenda d’amore, principale contenuto del racconto, si svolge sulla trama di un periodo storico travagliato e non facile da riferire, nonostante il desiderio di obiettività, sfuggente meta non ancora completamente raggiunta dalla storiografia, pur alla distanza di quasi quattro secoli.

L’autore porta il lettore con grande abilità nel cuore degli eventi e lo immerge quasi fisicamente nel clima del borgo tiranese del primo Seicento, sempre più insofferente nei confronti del governo dei Grigioni e sbigottito dal diffondersi dell’eresia protestante, e lo conduce all’interno del paese, nelle vecchie contrade, nelle strade, nelle piazze, da una porta all’altra delle mura sforzesche, dal castello di Santa Maria alla chiesa di San Martino e al santuario della Beata Vergine della Folla, in un ritmo incalzante di azioni e una ridda di personaggi creati dalla fantasia, calati in fatti veri e interagenti con personaggi reali, documentati dalla storia.

Particolarmente riuscita risulta la descrizione del desolato spettacolo di Tirano e della campagna circostante, in seguito al nubifragio dei primi giorni di settembre del 1618, calamità naturale che fa da sfondo a tutta la narrazione e quasi è preannuncio di una peggiore sciagura: i torbidi eventi che, in un crescendo irrefrenabile, portano all’esplosione della rivolta contro i Grigioni e al tremendo massacro dei protestanti la domenica 19 luglio 1620.

Tra Michele, figlio del decano e di fede cattolica, e Martina, figlia del cancelliere grigione e protestante di confessione, nasce un forte sentimento d’amore, contrastato dallo svolgersi tragico degli avvenimenti, ma che alla fine trova la sua consacrazione ai piedi della Madonna nell’anniversario dell’Apparizione.
Attorno ai protagonisti si muove una schiera di personaggi locali frutto della fantasia dell’autore, perfettamente caratterizzati e con un ruolo non secondario nella vicenda, solidali tra loro e animati dal comune desiderio di libertà.

Brutta figura fanno i governanti, che, accecati dal potere, non sono in grado di fermare la crescente esasperazione e di evitare l’esplodere delle passioni. Non ne abbiano a male i Grigioni di oggi, amici e buoni vicini, se i loro antenati sono qui tratteggiati così pesantemente. Anche i loro storici riconoscono infatti unanimemente gli errori commessi dalle Tre Leghe nel governo dei “Paesi sudditi”.

Il messaggio finale dell’autore è chiaro: è possibile la convivenza nella diversità, quando a regnare sono il reciproco rispetto e l’amore. Michele e Martina con la loro storia di agile lettura ne sono emblematico esempio e auspicio.

Gianluigi Garbellini

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