Il Conte Luigi Torelli nacque a Villa di Tirano il 3 febbraio 1810. Il padre, Bernardo era un uomo di legge: fu dapprima giudice di pace a Chiavenna e successivamente svolse il compito di cancelliere presso la Pretura di Tirano. Abbandonata la carriera giuridica, Bernardo, uomo di pensiero filo-austriaco, si dedicò al settore commerciale a lui più congeniale e nello stesso tempo occupò la carica di consigliere comunale nel nostro comune dove si prodigò per la realizzazione dei nuovi argini del fiume Adda nel tratto che attraversa la città. La madre del Torelli era Luigina Giucciardi, appartenete ad una delle famiglie storicamente più famose in Valtellina; era imparentata con Alessandro Manzoni.
Sin da giovinetto Luigi mostrò un carattere vivace e dotato di grande spirito di osservazione e apprendimento; la sua carriera scolastica ebbe inizio Menaggio dove, grazie all’Arciprete Casanova, imparò una severa educazione scientifica e morale.
Continuò gli studi dal 1820 fino al 1826 presso il convitto di Sondrio e successivamente venne inviato dal nonno paterno e dal padre presso il collegio Teresiano di Vienna dove venivano formati i giovani dell’Impero Austro-Ungarico.
Qui vi rimase per sei anni acquisendo nozioni di filosofia e di diritto; nello stesso tempo imparò la lingua tedesca e ebbe modo di comprendere nozioni di amministrazione pubblica, scoprendo i segreti di una retta gestione dell’apparato statale.
Concluso questo ciclo di studi accettò, a malincuore, un impiego nell’amministrazione austriaca, prima a Milano e poi a Mantova; dopo tre anni e mezzo lasciò, con immenso dispiacere del padre e del nonno, questa attività definendo questo periodo come uno dei più infelici della sua vita. Tornò alla carriera scolastica e frequentò con successo l’ateneo di Pavia dove si laureò a pieni voti; subito dopo si ritirò nella sua Tirano ma tornò in un periodo assai infelice per la storia di questa nostra città. Infatti, il 9 luglio 1836, scoppiò violentemente il colera che provocò la morte di molte persone; molti tiranesi in quei tragici momenti lasciarono il paese per evitare il contagio ed il Torelli, a soli ventisei anni, prese in mano le redini del comune ottenendo la nomina di primo deputato (consigliere) assunse pieni poteri.
La sua opera in quei momenti tragici e concitati fu memorabile: sotto la sua direzione vennero costituiti quattro ospedali nei quali egli fece di tutto; si improvvisò dottore ed infermiere ed attuò norme specifiche sul trasporto dei contagiati, sulla cura degli stessi e sulla sepoltura di coloro che perirono. In questo modo limitò al minimo le possibili forme di contagio ed il paese, alla conclusione di quel dramma, gli fu riconoscente e l’autorità austriaca lo premiò con la medaglia d’oro al valore civile.
Sempre a Tirano il Torelli istituì nel 1844, in una sala della chiesa parrocchiale, la prima biblioteca comunale mettendo a disposizione ben ottocento volumi della sua biblioteca privata e quattrocento raccolti da altre persone. Sempre nel 1844 sposò Maria Belloni Branduardi dalla quale ebbe tre figli: Bernardo,Gigina e Mimo,appena dopo il matrimonio ebbe modo di conoscere Carlo Alberto di cui diverrà grande ammiratore e sostenitore.

Stabilitosi a Milano divenne uno dei più accaniti sostenitori della guerra all’Austria da parte del Piemonte; con le sue attente relazioni contribuì a sollecitare e convincere Carlo Alberto ad intervenire contro “l’odiato oppressore”. Nel marzo del '48 Torelli fu tra i primi milanesi ad insorgere contro gli austriaci e quando venne nominato aiutante di Alfonso La Marmora diede tutto se stesso per la buona riuscita delle Cinque Giornate di Milano dove seppe sapientemente coniugare il pensiero e l’azione.
All’indomani di questo fatto storico nazionale, quando iniziò la prima guerra d’indipendenza, il Torelli lasciò tutti gli incarichi amministrativi per correre nell’esercito regolare di Carlo Alberto; dopo la sconfitta di Custozza l’esercito rientrò a Milano con lo scopo di difendere la città dalle rappresaglie austriache. Vanificato anche questo intento Carlo Alberto abdicò ed il Torelli si stabilì definitivamente in Piemonte.
L’Austria gli confiscò tutti i beni,gli inflisse una grossa multa e lo espulse per sempre dal suo territorio; nelle sue “Memorie” ebbe modo do scrivere che per vedere la sua amata Tirano, da uomo esliato, si recava a Brusio e saliva sul campanile per “mirare la sua casa da lontano”.
Torelli, legato politicamente alla destra, ebbe una carriera politica abbastanza spedita e brillante; affermava che alle parole preferiva i fatti concreti. Già nel 1849, per alcuni mesi, fu Ministro del Governo Piemontese; nel luglio di quello stesso anno fu Deputato di Arona e successivamente anche di Intra.
Divenuto grande ammiratore del Cavour, si schierò a favore della guerra di Crimea di cui intuì il valore politico nazionale e, sempre nello stesso anno, si infervorò per il taglio dell’istmo di Suez, opera in cui egli vedeva la risoluzione del problema marittimo italiano. Nello stesso tempo, armato di un attivismo amministrativo senza eguali, sostenne a gran voce la necessità della realizzazione dei trafori alpini in modo tale da dare, con la realizzazione di un’idonea linea ferroviaria, ampio sviluppo e respiro all’economia delle Alpi.
Nel 1859 venne nominato, su proposta del Ministro Rattizzi, Governatore della provincia di Sondrio e durante questo frangente divenne per precisa volontà di Cavour Senatore del Regno;successivamente, lasciato questo incarico a malincuore, venne nominato Prefetto in molte città italiane tra cui Palermo dove si trovò a fronteggiare problemi di vario tipo, tra cui la mafia. Sempre a Palermo visse in prima persona “le sette giornate di Palermo” che sono considerate un momento molto grave nella storia dell’unificazione dell’Italia.
Durante la sua carriera di Prefetto venne nominato anche Ministro dell’Agricoltura e del Commercio durante il primo Ministero La Marmora; la carriera di Prefetto e di uomo politico del Torelli si concluse nel 1872 a causa di contrasti con il governo centrale.
Ritiratosi a Tirano si dedicò a molte attività della vita della provincia, aderendo a molte iniziative importanti per il territorio. Nel 1874 Vittorio Emanuele II gli conferì il titolo e la dignità di Conte per i “servigi” resi al Paese in quasi trent’anni di vita pubblica.
Nel 1876 morì sua moglie fedele compagna di tante battaglie e, dieci mesi dopo, ad aumentare il dolore,anche la scomparsa dell’adorata figlia; morì facendo vivere gli anni futuri del Conte Torelli nella tristezza per la perdita di quelle due grandi donne che nella vita terrena seppero dargli amore e fiducia nei momenti dove le difficoltà non mancarono.
Nel 1880,mentre era in Senato,venne colpito da un colpo apoplettico (emorragia celebrale) e successivamente fu vittima di una caduta accidentale con conseguente rottura del femore sinistro; visse gli ultimi anni della sua vita in condizioni fisiche non ottimali. Finì su una sedia a rotelle e, l’8 novembre del 1887, un secondo attacco di apoplessia lo condusse alla morte avvenuta alle ore 13,30 del 14 novembre.
Ai suoi funerali partecipò tutto il popolo tiranese oltre a numerose autorità. L’uomo, il politico, lo statista venne sepolto nella tomba della famiglia Torelli al cimitero di Tirano.
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