L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

venerdì 19 novembre 2010

"LE NOSTRE VIE": LA VIA BONA LOMBARDA

La via dedicata a Bona Lombarda, donna di grande coraggio e di indubbie capacità militari, parte dal lato destro di via Lungo Adda V°Alpini, prosegue poi per circa trecento metri fino all’incrocio con il viale del Commercio e continua fino ad immettersi nel il viale Ezio Vanoni terminando pochi metri prima della rotonda di via dell’Artigianato... (Di Ivan Bormolini)

"LE NOSTRE VIE": LA VIA BONA LOMBARDA

Nell’anno 1432, il Duca di Milano Filippo Maria Visconti, essendo in guerra con la Repubblica di Venezia, inviò, con l’intento di recuperare i territori della Valtellina, i valorosi Capitani Nicolò Piccinino e Pier Brunoro di Sanvitale che conseguirono una gloriosa vittoria sui veneti.

Il Brunoro, in questa sua permanenza in valle, essendo un amante della caccia, si incamminava spesso per i boschi per esercitare questa sua passione ed un giorno si trovò in mezzo ad una prato cinto da boscaglia dove alcuni contadini e pastorelle vegliavano le bestie al pascolo.
Tra le pastorelle primeggiava una tal Bona, fanciulla poco più che quindicenne, orfana di genitori e mantenuta tra mille difficoltà da una zia poverissima; Bona era figlia di un uomo di nome Gabrio, che nella sua vita terrena fu un alfiere di cavalleria e, grazie a questo grado, aveva partecipato alle guerre in Sassonia, Boemia e Westfalia trasmettendo alla figliola la passione per le armi e per i combattimenti.

In breve tempo il guerriero Brunoro rimase colpito dalla giovane pastorella; il Sanvitale vide in quella piccola, bruna, snella e aggraziata, delle nobili e insospettate qualità, rimanendone prima ammirato e di lì a poco innamorato.

Ma chi era in realtà Pier Brunoro di Sanvitale? Quest’uomo d’armi apparteneva alla famiglia dei Conti di Sanvitale che in quel tempo era considerata tra le più antiche e illustri d’Italia; infatti, la sua potenza fu nota in gran parte della penisola grazie ai suoi membri che occuparono numerose e prestigiose cariche politiche, militari, amministrative e religiose.
Attraverso i settecento anni di storia di questa famiglia, contribuirono a dar maggiore fasto e gloria alla potenza dei Sanvitale numerosi matrimoni che permisero di legare importanti rapporti di parentela con membri di altri illustri e nobili casati italiani quali per esempio i Gonzaga, i Farnesi ed i Pallavicini; sicuramente, però, tra questi matrimoni quello che portò maggior pregio ai Sanvitale fu quello, celebrato in segreto, tra Pier Brunoro e la nostra convalligiana Bona Lombarda.

Lasciati quei pascoli valtellinesi Bona Lombarda seguì il suo amato che la portò con se nelle battute di caccia ,nelle scuole di equitazione ma soprattutto nei luoghi dove avveniva l’addestramento militare; proprio in quest’arte Bona apprese con facilità e perizia le tecniche e gli esercizi militari tanto da meravigliare superiori ed esperti.
Via Bona Lombarda (sud)

Ben presto dunque la pastorella divenne un’abile donna d’armi quasi volesse ripercorrere le orme di quel padre combattente e seguendo il marito nella buona e nella cattiva sorte si guadagnò presto l’appellativo di “la fante di Pier Brunoro”.
Fu dunque fianco a fianco con il marito in battaglia ed insieme a lui si ricoprì di gloria nell’assedio del castello di Leonico Vicentino nel quale ebbe a curare il consorte gravemente ferito.

Successivamente, fu sempre con Brunoro sul Benaco combattendo eroicamente al suo fianco, tutta coperta di ferro, sotto le insegne dello sposo, tanto che, alla fine della battaglia, fu lei che portò ai Senatori Veneti lo stendardo strappato dalla nave di Taliano Furlani, ammiraglio nemico.
Firmata la pace tra lo Sforza e Venezia, nel 1443, il Sanvitale passò ai servigi di Re Alfonso di Napoli assieme a Trailo da Rossano; i due vennero ben presto sospettati di tradimento e vennero accusati di congiurare contro il sovrano: per questo vennero imprigionati in un castello di Valencia in Spagna per scontare ben dieci anni di carcere che in quei tempi significavano morte sicura.

Angosciata e seriamente preoccupata per le sorti de marito Bona Lombarda non si perse d’animo e smosse cielo e terra per poter liberare l’uomo che amava; andò di persona presso tutti i principi italiani, si presentò al Senato veneziano, mosse il Re di Francia, il Duca di Borgogna e altri potenti del tempo al fine di ottenere la liberazione del Sanvtale.
L’abile tela diplomatica che la donna seppe tessere tra i personaggi più potenti, non solo d’Italia, ma anche d’Europa, diede i frutti desiderati: in poco tempo Re Alfonso, evidentemente convinto da tanta diplomazia, lasciò libero il Brunoro che fu molto grato e per sempre riconoscente alla sua Bona Lombarda tanto da rivelare pubblicamente la loro unione matrimoniale fino a quel momento taciuta.

Dopo l’elezione a condottiero dell’esercito della Serenissima il Brunoro e Bona Lombarda partirono per altre difficili spedizioni militari nelle quali l’uomo d’armi si fece consigliare dalla sua eroina capace di mettere in atto strategie vincenti in quanto dotata di altissimo senso del dovere e resistenza fisica.
In un combattimento a Castel Pavaone Bresciano, Brunoro rimase prigioniero e le sue truppe furono vinte; tuttavia l’eroina valtellinese rincuorò gli uomini, li riorganizzò e fece una nuova battaglia contro i nemici che già si ritenevano vincitori riuscendo di nuovo a mettere in salvo il marito tenuto prigioniero.

Dopo questa parentesi i due furono a Parma e successivamente vennero chiamati alla difesa dell’isola di Negroponte contro i Saraceni; in quest’occasione i due fortificarono l’isola a loro affidata di modo che i Turchi non osarono mai affiancarsi.

La sorte volle che Brunoro Sanvitale morisse nel 1468 proprio tra le braccia della moglie la quale angosciata e disperata per quell’unione spezzata si ritirò con i suoi due figli a Venezia dove, nello stesso anno, all’età di cinquant’anni circa, morì stremata da una vita vissuta tra mille lotte e mille problemi.

Ivan Bormolini

Nessun commento:

Posta un commento