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venerdì 26 agosto 2011

SANTELLE, AFFRESCHI DEVOZIONALI E CROCIFISSI A TIRANO

Una breve descrizione storica del ruolo di santelle, affreschi devozionali e crocifissi e un'analisi della Santella dell'Apparizione situata a Tirano in località "Giustizia"... (Di Michele Falciani)

Le santelle, come i crocifissi, erano una volta molto diffusi lungo le strade e in prossimità dei bivi. Semplici costruzioni frutto di un'arte ingenua e popolare, commissionate sin dal XVI secolo per segnalare confini, per invocare la protezione divina sulla casa, bestiame, sulla coltivazione della vite o semplicemente per devozione.

L'edicola, ricorda, nella struttura architettonica, quelle costruite nelle case di Pompei antica. Una costruzione a piccola casetta con il tetto a capanna e una nicchia centrale per ospitare un dipinto, una scultura, un'opera musiva, o uno zampillo d'acqua, e arricchiva il giardino della domus romana.

Le santelle, gli affreschi e i crocifissi sono oggi i testimoni di una antica religiosità popolare, spesso abbandonati e dimenticati nonostante abbiano oggi una grande importanza artistica e storica.
Diffusi un pò ovunque, sulle abitazioni rurali, all'interno del borgo nelle contrade o nelle zone più sperdute dei boschi e delle selve. Si tratta di un vero e proprio patrimonio, conservatosi nei secoli grazie alla credenza del popolo nella forza dei Santi e della Madonna nel preservare le abitazioni e le coltivazioni dalle calamità e dalle invasioni dei soldati nemici. Una ricchezza che va scomparendo un pò per l'abbandono, un po' per gli interventi di ristrutturazione degli edifici rurali, ma in modo particolare per la mancanza di sensibilità.

I dipinti sono generalmente realizzati su intonaco fresco adagiato su muro di sasso o in alcuni casi su roccia o su una grande "pioda" che fa da supporto; rari sono i dipinti su tavola di legno.
L'iconografia è sempre a sfondo religioso e votivo-devozionale, in genere con una grande scena centrale e altre raffigurazioni ai lati, e va dalla rappresentazione della Madonna con Gesù, a quella del Cristo, dei Santi, della Trinità, alla Croce e al culto dei morti, le anime dannate e purganti e alle apparizioni miracolose.
I dipinti venivano spesso realizzati come ex-voto al termine della costruzione della casa, o della ristrutturazione.

Le santelle indicavano la direzione ai pellegrini, ed erano collocate presso i bivi. Gli stessi pittori, spesso, erano viaggiatori che spesavano così il loro viaggio; forse per questo ritroviamo i simboli della fugacità della vita, anime dannate nelle fiamme dell'inferno o purganti in memoria di persone defunte.

Se nel XV secolo prevalgono, la Maestà, (Madonna in trono con il bambino in grembo) o le Madonne del latte, più tardi si affermano le Madonne della Misericordia che accolgono i devoti sotto il loro mantello e nel cinquecento le immagini che fanno riferimento alle apparizioni mariane di Caravaggio,
Tirano e Gallivaggio: a Tirano è molto diffusa l'apparizione della Vergine al beato Mario Omodei.
In età più tarda si diffondono la Pietà e la Madonna del Rosario legata alla presenza dei Domenicani.

Santella dell’Apparizione

Arrivando a Tirano dall'Aprica in località "giustizia", un bivio ormai perso alla memoria perché una delle due strade si perde nei campi verso l'Adda in direzione di Madonna di Tirano, si trova una Santella proprio di fronte all’ex carcere mandamentale.

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La costruzione, rivolta a chi lasciava Tirano, indicava la biforcazione della strada verso Stazzona e Madonna di Tirano. La struttura è semplice a base trapezoidale con tetto a capanna rivestito di piode e croce di ferro al culmine. La nicchia centrale e gli squarci interni sono ricoperti di dipinti a calce, che ricordano, nello stile, un dipinto su “pioda”, ardesia, nella santella di sasso Gambile, verso la Svizzera. Le due nicchie esterne non presentano decorazioni.

Attribuibili al Tagliaferri verso la fine dell’800 - inizio 1900, senza escludere la mano del Morgari, artista impegnato in quel periodo ad affrescare le chiese del Tiranese. I dipinti sono molto rovinati e senza dubbio non più recuperabili nelle loro interezza, la parte bassa è completamente sparita. La causa del degrado può essere attribuita ad uno scorretto intervento di restauro, rivestimento esterno fatto con intonaco a base di cemento, eseguito, in concomitanza della costruzione del carcere, dalla ditta appaltatrice dei lavori.

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Al centro si può ancora vedere, della Madonna, il delicato volto roseo con le labbra dischiuse nel porgere il messaggio: ”Bene avrai”, si tratta di un’apparizione al Beato Mario.

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Si nota in alto sulla rupe a sinistra, la chiesetta di Santa Perpetua, ai lati nei due squarci, San Giuseppe e il Bambin Gesù all’epoca invocati per la protezione della vite attaccata dalla peronospera e San Michele Arcangelo, bello austero con l’elmo piumato e i riccioli dorati.

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La pennellata è sapiente, decisa e vibrante. I particolari rivelano la mano sicura di un maestro. Non sono mai stati fatti interventi di restauro e in tempi recenti si è creata un nuovo distacco di intonaco sul capo di Maria. Nel cielino della volta è presente una ghirlanda di fiori e rose e il monogramma Mariano. Il viandante poteva tirare il fiato alla sua vista perché entrava in territorio protetto dove le persone erano timorate di Dio. Un cancelletto in ferro battuto con serratura preservava da atti vandalici.

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Michele Falciani

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