La rubrica, a cura di Ezio Maifrè, per capire i modi di dire
dialettali, grazie alla spiegazione e ad un racconto specifico.
Questa rubrica settimanale dei
"modi di dire", nel contesto del racconto, ha lo scopo di rammentare in
gergo dialettale una espressione e non si riferisce a fatti e a persone.
“Amici, stasera facciamo baldoria! Festeggiamo la nascita di mio figlio, si mangia pesce. Vi porto in un posticino dove si mangia da Dio.
Non è lontano, solo quattro o cinque tornanti in salita e, se si è fortunati, si parcheggia davanti all’osteria. Alla meno peggio facciamo duecento metri a piedi. Il posto è delizioso. La veduta è magnifica e i camerieri quasi ti baciano in fronte per la gentilezza, ma mi raccomando con il vino. Beviamo poco perché occorre scendere per tornare a casa .” Beviamo solo vino bianco e del nostro” dice Marco ai suoi amici.
Paolo, curioso, gli sussurra all’orecchio:” Marco, dai, dimmi dov’è quel posticino”.
“ Nemmeno per sogno. Veloci: correte a casa, tiratevi “ abarth” , profumatevi “.Due ore dopo l’auto 4x4 di Marco è a pieno carico con cinque cuori giovanili che vogliono festeggiare il neo papà. Naturalmente è tacito che paga Marco.
Una volata e sono su. “ Questa volta è andata bene: c’è posto per parcheggiare” dice Marco fregandosi le mani. Uno sbatter di portiere fuori dell’osteria, poi l’allegro grappolo di gioventù entra. “Paolo, la porta, chiudi la porta “ sbotta Filippo . “ Ciàu, ciàu a tücc , volete accomodarvi nella sala di sopra o qua sotto ? “ dice la signora con un sorriso nostrano e accogliente.
Marco , sghignazzando dice : “meglio di sotto, perché di sopra i miei amici dopo aver pranzato e ben bevuto, non riuscirebbero a scendere le scale. Questa sera gradiremmo mangiare pesce”.
Cinque minuti di convenevoli con i presenti in sala ed ecco arrivare il cameriere con il menù a base di pesce.
Dieci minuti di “ meditatio “ sulla carta ed ecco scelto il menù . Marco parla per tutti: “per antipasto gradiremmo , cozze gratinate, insalata di polpo, alici marinate e seppioline grigliate, qualche bruschetta e gamberi in salsa rosa.
Per primo e per due di noi , pasta al sugo di pesce persico. Per uno: spaghetti alle cozze e zafferano. Per per gli altri due: tagliatelle alle seppie e crema di broccoli.
Per secondo e per due: branzino al cartoccio. Per altri due: carpaccio di salmone affumicato e per l’altro del carpaccio di spada al pepe rosa. Per dessert gradiremmo della meringa alla francese e crostata al cacao e ai frutti di bosco. Da bere, per cortesia, vino bianco in bottiglia, d’ottima annata e del nostro. Per il resto ci aggiustiamo strada facendo”.
Dopo tre ore di buon mangiare, anzi mangiar da papa, dopo aver stappato tre bottiglie di bianco, e dopo aver gustato sorbetti, digestivi e caffè viene il momento della resa del “ conto “. Gli amici di Marco, a malapena si alzano da tavola e riescono ad assumere con lo scheletro la posizione verticale. Con un saluto veloce ai pochi rimasti all’osteria, si rifilano in auto. Marco va dritto al bar e aspetta che la signora alla cassa termini il lungo conteggio. Un clic, ed ecco lo scontrino. Marco ringrazia per la squisitezza di tutte le portate, dell’ottimo vino e per la bella accoglienza. Paga. Esce, si guarda intorno e vede i suoi amici che l’aspettano in macchina. Sale tra un‘ovazione generale.
Il pranzo offerto è stato meraviglioso. Nulla si poteva fare di più per festeggiare il figlioletto nato. Poi Filippo ormai prossimo a diventar papà anche lui di una femminuccia, chiede a Marco quanto ha pagato, con l’intento di ricambiare la cena alla nascita della sua figlioletta. Marco, non scuce una parola. Mette in moto l’ auto e lentamente parte. Nel togliere di tasca le chiavi dell’auto gli cade la ricevuta dalla tasca. Filippo la raccoglie. Guarda il conto e fa una smorfia che tutti gli amici vedono. Marco sorride e poi dice : Filippo ricorda il detto dei nostri vecchi: “ maià de papa, ma quando ‘l rüa ‘l cünt fa mìga sü la bùca de vàca”. Vuoi mangiare come un papa e poi quando devi pagare il conto fai la smorfia come una bocca di mucca. La prossima cena tocca a te offrirla, però quando paghi non fare quel viso amaro.
Ezio Maifrè
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