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venerdì 15 febbraio 2013

MODI DI DIRE: "Maia de papa, però quàndu ‘l rüa ‘l cünt fà mìga sü la bùca de vàca"

La rubrica, a cura di Ezio Maifrè, per capire i modi di dire dialettali, grazie alla spiegazione e ad un racconto specifico.
MODI DI DIRE: "Maia de papa, però quàndu ‘l rüa ‘l cünt fà mìga sü la bùca de vàca"
"mindfrieze" flickr.com (cc)
Questa rubrica settimanale dei "modi di dire", nel contesto del racconto, ha lo scopo di rammentare in gergo dialettale una espressione e non si riferisce a fatti e a persone.
“Amici, stasera facciamo baldoria! Festeggiamo la nascita di mio figlio, si mangia pesce. Vi porto in un posticino dove si mangia da Dio.
Non è lontano, solo quattro o cinque tornanti in salita e, se si è fortunati, si parcheggia davanti all’osteria. Alla meno peggio facciamo duecento metri a piedi. Il posto è delizioso. La veduta è magnifica e i camerieri quasi ti baciano in fronte per la gentilezza, ma mi raccomando con il vino. Beviamo poco perché occorre scendere per tornare a casa .” Beviamo solo vino bianco e del nostro” dice Marco ai suoi amici.
Paolo, curioso, gli sussurra all’orecchio:” Marco, dai, dimmi dov’è quel posticino”.
“ Nemmeno per sogno. Veloci: correte a casa, tiratevi “ abarth” , profumatevi “.Due ore dopo l’auto 4x4 di Marco è a pieno carico con cinque cuori giovanili che vogliono festeggiare il neo papà. Naturalmente è tacito che paga Marco.
Una volata e sono su. “ Questa volta è andata bene: c’è posto per parcheggiare” dice Marco fregandosi le mani. Uno sbatter di portiere fuori dell’osteria, poi l’allegro grappolo di gioventù entra. “Paolo, la porta, chiudi la porta “ sbotta Filippo . “ Ciàu, ciàu a tücc , volete accomodarvi nella sala di sopra o qua sotto ? “ dice la signora con un sorriso nostrano e accogliente.
Marco , sghignazzando dice : “meglio di sotto, perché di sopra i miei amici dopo aver pranzato e ben bevuto, non riuscirebbero a scendere le scale. Questa sera gradiremmo mangiare pesce”.
Cinque minuti di convenevoli con i presenti in sala ed ecco arrivare il cameriere con il menù a base di pesce.
Dieci minuti di “ meditatio “ sulla carta ed ecco scelto il menù . Marco parla per tutti: “per antipasto gradiremmo , cozze gratinate, insalata di polpo, alici marinate e seppioline grigliate, qualche bruschetta e gamberi in salsa rosa.
Per primo e per due di noi , pasta al sugo di pesce persico. Per uno: spaghetti alle cozze e zafferano. Per per gli altri due: tagliatelle alle seppie e crema di broccoli.
Per secondo e per due: branzino al cartoccio. Per altri due: carpaccio di salmone affumicato e per l’altro del carpaccio di spada al pepe rosa. Per dessert gradiremmo della meringa alla francese e crostata al cacao e ai frutti di bosco. Da bere, per cortesia, vino bianco in bottiglia, d’ottima annata e del nostro. Per il resto ci aggiustiamo strada facendo”.
Dopo tre ore di buon mangiare, anzi mangiar da papa, dopo aver stappato tre bottiglie di bianco, e dopo aver gustato sorbetti, digestivi e caffè viene il momento della resa del “ conto “. Gli amici di Marco, a malapena si alzano da tavola e riescono ad assumere con lo scheletro la posizione verticale. Con un saluto veloce ai pochi rimasti all’osteria, si rifilano in auto. Marco va dritto al bar e aspetta che la signora alla cassa termini il lungo conteggio. Un clic, ed ecco lo scontrino. Marco ringrazia per la squisitezza di tutte le portate, dell’ottimo vino e per la bella accoglienza. Paga. Esce, si guarda intorno e vede i suoi amici che l’aspettano in macchina. Sale tra un‘ovazione generale.
Il pranzo offerto è stato meraviglioso. Nulla si poteva fare di più per festeggiare il figlioletto nato. Poi Filippo ormai prossimo a diventar papà anche lui di una femminuccia, chiede a Marco quanto ha pagato, con l’intento di ricambiare la cena alla nascita della sua figlioletta. Marco, non scuce una parola. Mette in moto l’ auto e lentamente parte. Nel togliere di tasca le chiavi dell’auto gli cade la ricevuta dalla tasca. Filippo la raccoglie. Guarda il conto e fa una smorfia che tutti gli amici vedono. Marco sorride e poi dice : Filippo ricorda il detto dei nostri vecchi: “ maià de papa, ma quando ‘l rüa ‘l cünt fa mìga sü la bùca de vàca”. Vuoi mangiare come un papa e poi quando devi pagare il conto fai la smorfia come una bocca di mucca. La prossima cena tocca a te offrirla, però quando paghi non fare quel viso amaro.
Ezio Maifrè

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