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sabato 30 luglio 2011

OMICIDIO A ZALENDE: APPARE LA MANO DI UN KILLER

30 luglio 2011 - Le indagini sull'omicidio efferato a Brusio dei coniugi Ferrari dello scorso 21 novembre potrebbero aver avuto una svolta.

Sono passati ormai otto mesi dal terribile duplice omicidio di Giampiero Ferrari (58 anni) e della moglie Gabriella Plozza (57 anni) avvenuto a Zalende, in Valposchiavo.

Secondo le ultime indiscrezioni apparse sul quotidiano La Provincia di Sondrio, non confermate dagli inquirenti, sarebbero tre le persone coinvolte nell'omicidio dei coniugi Ferrari a Brusio, in località Zalende: due valtellinesi, i mandanti, e l'esecutore materiale del duplice omicidio, un killer dell'est europa. I progressi dell'indagine sarebbero scaturiti grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti.

sabato 27 novembre 2010

ZALENDE: A UCCIDERE POTREBBERO ESSERE STATI I "BULGARI"

27 novembre 2010 - Secondo nuove indiscrezioni, il duplice omicidio potrebbe essere stato commesso da persone dell'est Europa.

Come è stato anticipato nei giorni scorsi, la pista che conduce ad un omicidio per motivi d'affari è la più accreditata. I due coniugi di Zalende avrebbero subito quello che sembra a tutti gli effetti un regolamento di conti.

Secondo quanto riportato dal portale info.rsi.ch e raccolto attraverso le testimonianze, Gianpiero Ferrari era, domenica mattina, come sua consuetudine, al bar di paese. Ad un certo punto ha ricevuto una telefonata sul suo cellulare ed è uscito dal locale. Terminata la chiamata e, rientrato, si è congedato dicendo che aveva un appuntamento con i "bulgari". Sempre da quanto riportato da Rsi, il Ferrari era solito definire "bulgari", secondo i suoi conoscenti, i clienti provenienti dall'est Europa.

Di lì a breve potrebbe essere stato commesso l'omicidio visto che di domenica pomeriggio la coppia non aveva l'abitudine di fissare appuntamenti di lavoro e visto che il tavolo di cucina dell'appartamento è rimasto apparecchiato per la colazione (ricordiamo che i due corpi sono stati trovati il lunedì mattina). Al momento si tratta solamente di ipotesi e nessuno è in grado di stabilire con esattezza come si sono svolti i fatti.

Alcuni testimoni hanno dichiarato che durante la mattina di domenica, vicino alla casa dei due coniugi, hanno visto un'auto parcheggiata che non apparteneva a gente del luogo. Al suo interno erano presenti due o tre uomini. Questi elementi rafforzano la tesi dell'omicidio per motivi d'affari. Le indagini della Polizia cantonale si arricchiscono ogni giorno di nuovi elementi e l'appoggio chiesto all'Interpol potrebbe portare altre novità.

lunedì 22 novembre 2010

DOPPIO OMICIDIO A ZALENDE

22 novembre 2010 - I cadaveri di un uomo e di una donna sono stati trovati senza vita nella loro abitazione di Zalende, frazione di Brusio, in Val Poschiavo.

Il macabro ritrovamento è avvenuto questa mattina. La coppia, una donna di 57 anni e un uomo di 58, sarebbe morta durante la notte di ieri a causa di diversi colpi d'arma da fuoco. A intervenire sul posto è stata la polizia grigionese che ha subito avviato le indagini.

I due (lui era titolare di una nota impresa di costruzioni) sono stati trovati morti all'interno dell'ufficio della ditta, che si trova nello stesso immobile dove la coppia viveva. Ancora ignoti sono il movente dell'efferato omicidio né tantomento gli esecutori. Nel frattempo sono stati istituiti dei posti di blocco in Val Poschiavo e anche in Valtellina, luogo in cui l'assassino (o gli assassini) potrebbero aver tentato la fuga; la frontiera di Campocologno è stata transennata
.

martedì 27 settembre 2011

OMICIDIO A ZALENDE - SVOLTA NELLE INDAGINI: DUE ARRESTI

26 settembre 2011 - Due persone si trovano in carcere accusate dell'omicidio dei coniugi Ferrari.

Colpo di scena nelle indagini che stanno tentando di far luce sull'omicidio avvenuto nella località di Zalende, Brusio, il 21 novembre scorso e nel quale vennero barbaramente uccisi, nella loro abitazione, Gianpiero e Gabriella Ferrari.

Due persone sono state arrestate dagli inquirenti italiani:

  • un imprenditore di Sondrio di 41 anni, sospettato di essere il mandante, arrestato in Sardegna;
  • un moldavo di 30 anni, sospettato di essere l'esecutore materiale del duplice delitto.

Le accuse per i due, che ora si trovano in carcere a Como e Sondrio, è omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà e porto abusivo d'armi da fuoco. Alla base del duplice omicidio ci sarebbero ragioni economiche, e in particolare la gestione dei due svizzeri di ingenti somme di denaro.

lunedì 21 novembre 2011

OMICIDIO DI ZALENDE: I GRIGIONI CHIEDONO L’ESTRADIZIONE

20 novembre 2011 - L’ufficio federale di giustizia di Coira ha inoltrato alle autorità italiane la richiesta di estradizione per Ruslan Cojocaru.

L’ufficio federale di giustizia di Coira ha inoltrato alle autorità italiane la richiesta di estradizione per Ruslan Cojocaru, 30 anni moldavo, e Ezio Gatti, 41 anni sondriese, accusati del duplice omicidio di Gianpiero Ferrari e della moglie Gabriella Plozza avvenuto un anno fa nella frazione di Brusio all’imbocco della Valposchiavo.

[ARTICOLO COMPLETO CON IL NUOVO NUMERO DI GIOVEDI' 17 NOVEMBRE DE "IL GRIGIONE ITALIANO"]

sabato 15 gennaio 2011

OMICIDIO FERRARI: INDAGANO ANCHE I CARABINIERI DI SONDRIO

15 gennaio 2011 - Gli investigatori che indagano sul duplice omicidio di Brusio stanno seguendo una nuova pista.

Sono passati quasi due mesi dal terribile duplice omicidio di Giampiero Ferrari (58 anni) e della moglie Gabriella Plozza (57 anni) avvenuto a Zalende, in Valposchiavo. Dopo aver tracciato la pista del regolamento di conti, probabilmente eseguito da persone provenienti dall'Est Europa, emerge ora un nuovo sviluppo.

La Polizia Cantonale ha difatti chiesto collaborazione ai carabinieri del nucleo investigativo di Sondrio. La squadra, comandata dal luogotenente Raffaele Grega, proseguirà con l'ipotesi dei killer extracomunitari, ma la novità è che essi potrebbero essere arrivati da Milano o forse dalla provincia di Brescia.

giovedì 25 novembre 2010

OMICIDIO A ZALENDE: REGOLAMENTO DI CONTI?

25 novembre 2010 - Una delle ipotesi più accreditate per spiegare il doppio omicidio avvenuto in Svizzera è il regolamento di conti.

Dopo l'autopsia che ha rivelato le modalità di uccisione della coppia si sta ora procedendo, con l'aiuto delle unità cinofile, alla ricerca dell'arma del delitto; i posti di blocco istituiti in Svizzera e in Valtellina non hanno ancora dato nessun risultato.

Grazie al lavoro costante della polizia dei Grigioni si aggiunge un altro elemento certo alla vicenda: i due coniugi hanno fatto entrare consapevolmente l'assassino (o gli assassini); difatti, la ditta è munita di sistemi di videosorveglianza e porte blindate: impossibile entrare senza essere scoperti. Tenuto conto di questo, è probabile, ma non certo, che la coppia conosceva l'omicida.

La Polizia Scientifica è riuscita a ricostruire anche i tempi dell'aggressione: prima l'assassino ha colpito al volto marito e moglie, probabilmente con una spranga di ferro, e poi li ha finiti con un colpo al pettoesploso da una pistola.

Una delle piste più accreditate, vista anche la modalità dell'esecuzione, è quindi il regolamento di conti. Tanto più se si considerano i rapporti di lavoro che la ditta di famiglia intratteneva con Paesi Extraeuropei, come per esempio Iran e Marocco. E' plausibile quindi che le ragioni del delitto siano da ricercare negli affari, dove una trattativa potrebbe essere finita male. Non è nemmeno da sottovalutare la pista tracciata da una passione dell'uomo: la passione per gli oggetti militari e le armi.

La polizia cantonale dei Grigioni chiede, a chiunque sia a conoscenza dei fatti, di contattare la polizia giudiziaria di Saint Moritz al numero 0818375460.

mercoledì 24 novembre 2010

I DUE CONIUGI UCCISI "CON UNA FEROCIA INAUDITA"

24 novembre 2010 - Sono queste le parole pronunciate dopo l'esecuzione dell'autopsia sui corpi dei due coniugi trovati morti a Zalende.

L'autopsia sui due cadaveri è stata eseguita nella giornata di ieri da parte dell'Istituto di Medicina Legale di Coira. Sono evidenti sui corpi dei due coniugi le ferite da arma da fuoco e anche gravi lesioni alla testa provocate da un oggetto contundente. La perizia medica dichiara, senza ombra di dubbio, che si tratta di un omicidio commesso "con una ferocia inaudita".

L'autopsia ha anche stabilito il momento del decesso: durante la giornata di domenica. A dare il primo allarme sono stati, lunedì mattina, gli operai della ditta che non vedendo, come accadeva ogni mattina, la luce dell'ufficio accesa, hanno avvisato i figli delle vittime che hanno fatto la macabra scoperta. La polizia sta ancora indagando; non sono ancora noti l'identità dell'assassino e il movente che avrebbe portato ad un gesto così efferato.

domenica 18 dicembre 2011

DELITTO DI ZALENDE: COINVOLTO ANCHE UN VALPOSCHIAVINO?

17 dicembre 2011 - La Procura pubblica del Canton dei Grigioni ha confermato, nel corso di ieri pomeriggio, il fermo di un cittadino della Valposchiavo, che sembrerebbe essere coinvolto nel delitto costato la vita a Giampiero e Gabriella Ferrari-Plozza.

Per leggere l'articolo completo clicca qui (ilgrigioneitaliano.ch).

sabato 4 febbraio 2012

DELITTO DI ZALENDE: LIBERATO IL VALPOSCHIAVINO ARRESTATO

4 febbraio 2012 - Da oggi pomeriggio alle 17.00 il valposchiavino arrestato è nuovamente un uomo libero. La notizia è stata confermata dall’Ufficio stampa della Procura Pubblica dei Grigioni.

Per visualizzare la notizia completa clicca qui (Il Grigione Italiano).

martedì 14 ottobre 2014

CHIESTI DUE ERGASTOLI PER L'OMICIDIO DI BRUSIO

Il Pm di Sondrio Luisa Russo ha chiesto due ergastoli per l'omicidio di Gianpiero Ferrari e Gabriella Plozza commesso a Zalende (Comune di Brusio) il 21 novembre del 2010.
Secondo l'accusa il valtellinese Ezio Gatti assoldò il moldavo Ruslan Cojocaru per uccidere i due coniugi; l'omicidio sarebbe avvenuto con premeditazione, condizione grazie alla quale il processo si sta svolgendo in Italia e non in Svizzera.
Secondo la tesi del Pm Luisa Russo tutto sarebbe partito dalla cessione di sette rimorchi a Gianpiero Ferrari da parte dello svizzero Sergio Paganini che, in difficoltà economiche, si aspettava, inutilmente, di entrare in società con la vittima.
Non potendo agire in giudizio per il rischio di finire in bancarotta fraudolenta, Paganini avrebbe dunque esasperato il rancore con il Ferrari, tanto da coinvolgere nella vicenda Ezio Gatti che si inventò di aver pagato uno di quei rimorchi. Da lì l'ingiunzione contro Paganini che, secondo il pm, sarebbe stato un gioco delle parti.
Una ricostruzione piuttosto complicata ma che non lascerebbe dubbi all'accusa che ha chiesto per il valtellinese e il moldavo due ergastoli e l'isolamento diurno per tre anni. Quella notte Gatti avrebbe accompagnato e riportato a Piantedo l'assassino che, in seguito all'inceppamento dell'arma, affrontò una vera e propria colluttazione con le vittime tanto che sotto le unghie del Ferrari fu stato trovato il dna di Cojocaru.

venerdì 26 novembre 2010

OMICIDIO A ZALENDE: INTERROGATO IL FRATELLO DELLA VITTIMA

26 novembre 2010 - Continuano le indagini sul duplice omicidio avvenuto in Svizzera quattro giorni fa.

Dopo il ritorno in fabbrica avvenuto nella giornata di ieri da parte degli operai della ditta appartenente ai due coniugi uccisi, è stato il momento di un lungo interrogatorio a cui è stato sottoposto il fratello dell'uomo trucidato. Le ragioni dell'interrogatorio sarebbero da ricercare nel litigio, avvenuta fra i due fratelli, a causa della divisione dell'eredità. Il patrimonio riguardava, oltre ad un'azienda di legnami, diversi immobili, il marchio per l'abbigliamento intimo Jockey e denaro.

Dalle risposte raccolte dagli investigatori si sarebbe però consolidata la pista dell'omicidio dettato da un regolamento di conti, viste le relazioni d'affari che i coniugi intrattenevano con Paesi esteri, compresi quelli dell'est europeo, del medio-oriente e del nord Africa. La Polizia Cantonale si sta avvalendo, visti i recenti sviluppi, anche dell'aiuto dell'Interpol.

giovedì 26 dicembre 2013

LA BONTÀ E LA CARITÀ NON AVRANNO MAI FINE

Mi piace ricordare una vecchia storia tra un finanziere e un contrabbandiere accaduta la vigilia di Natale molto tempo fa, nella contrada di Baruffini nel tiranese. Non posso giurare sulla credibilità dei fatti, ma a me sono stati riferiti come autentici. (Di Ezio Maifrè)
LA BONTÀ E LA CARITÀ NON AVRANNO MAI FINE
Ve la racconto così come l’ho sentita. Mi piace  credere che sia vera, perché rispecchia il modo di vivere e di sentire della rude ma sentimentale gente di montagna ai tempi in cui il contrabbando era quasi una “necessità” per la sopravvivenza di alcune  famiglie .
 e.m.
 
La buntà del finanzée
 
‘L gh’éra ‘n témp, mìga po tant luntàn, che ‘l Natàl l’éra la fèsta pü desideràda e bèla de l’an. ‘N chèi dì la carìtà la gümàva fo dal cör. Iscì ‘l me piàs regurdà ‘na stòria che a sentì a cüntàla ‘l fa vegnì ‘l magùn. Pròpi ‘n dela nocc de Natàl, ‘ntant che tücc i éra ilò cunténcc ‘n deli so cà, sü ‘n de ‘n bagìsc de Barfìi, ‘n raisìn l’éra a lècc malàa; ‘l scutàva e ‘l tremàva par ‘l febrùn. ‘L dutùr i l’éra visitàa, l’éra facc giù la rizèta deli medisìni de fach tö giù par guarìl, pòo sicùma ‘l savéva che l’éra ‘na famìglia de puerècc, ‘l s’éra gnàa facc pagà. ‘L regiùr ‘l duvéva ‘ndà a cumprà li medisìni, ma de ghèi ‘n chèla cà ‘l gh’éra gnàa l’umbrìa. ‘L por um de mestée ‘l faséva ‘l burelée e ‘n bot ùgni tant, par mìga fa murì de fam la so famìglia, ‘l vàva a cuntrabandà ‘n sach de cafè.  Por vèciu! L’à vardàa la so fèmna ilò visìn al lècc del fiöl malàa, pòo sénsa fa bée, l’à töcc giù ‘l rutsàch dal ciòo, ‘l sa tracc adòs la palandràna e ‘l s’à ‘nviàa sü par ‘l sentée deli Ca òlti. L’éra pensàa: gòo de ‘ndà dubòt a tö li medisìni  sedenò ‘l mè ràis ‘l mör. L’unica sulüziùn l’éra chèla de fa ‘n viàcc cul sach iscì l’arés pudüü guadagnà vargùt e tö li medisìni. L ’éra ‘na sìra frègia che l’ampalàva i ginöcc. Pasàa li Ca òlti, l’à ciapàa ‘l sentée e l’è giràa ‘ntùran ala casèrma del Sas del Gal, po l’è rüàa a Viàn e giù a solt fina ali ca de Zalénda.  Avüü ‘l sach de cafè a credìt, i l’à picàa sü ‘n spàla e ‘l s’à ‘nviàa ‘n sü. Pasàa ‘l cunfìn, apéna derée del Sas del Gal che de ilò sa vedèva giù li ca de Barfìi ‘l pensàva de avèla fàcia frànca, ècu sultà fo dal busch la sàguma négra de ‘n finanzée. Ròba de segùnt ! ‘L por pa l’à pensàa, “adès se mòli ‘l sach ‘l mè fiöl ‘l murirà parché garòo mìga i ghèi de tö li medisìni, se ‘l mòli mìga chèl ‘l ma spararà rée e muriròo sénsa avè giütàa la  mè famiglia e ‘l mè ràis”.
 Iscì ‘l por um l’à tracc giù ‘l sach e l’è scapàa tüt trafelàa fìna la sua cà.La so pòra fèmna, apèna i l’à vedüü, l’à capìi tüt. I s’à brasciàa scià a caragnà, parò sénsa fas vedè del fiöl.
L’è gnàa pasàa mezzùra quàndu i à sentüü sfudegatà fo par la curt. Sùbit i à abrìi la porta e i à vedüü ‘na sàguma de ‘n finanzée che ‘l fügìva. Ilò tacàa ala pòrta ‘l gh’éra pugiàda ‘na bricòla de cafè, pròpri chèla che l’ éra mulàa.
L’éra stàcia iscì. ‘L finanzée l’éra conusüü   l’um che l’éra mulàa ‘l sach de cafè, ma po l’éra savüü àa del so fiöl malàa e dela miséria dela so famìglia e iscì ‘l gh’éra purtàa giù ‘l sach fìna ala so cà. ‘L por pa l’à ciapàa ‘l sach e i l’à purtàa ‘n cà, po l’à vardàa ‘l so raisìn che ‘l durmìva e ‘n chèl mumént sa sentüü sunà li campàni della gésa de Madòna de Tiràn che i anünciàva la nascita del Bambìn Gesü. ‘L por um l’è crudàa giù ‘n ginöcc tacàa al lècc del fiöl e l’à ringraziàa ‘l Signùr per la gràzia ricevüda.
 
Ezio Maifrè 
 
Clicca qui per scaricare la dizione in Mp3 di Ezio Maifrè In  dialetto tiranese
 
 
La bontà del finanziere
C’era un tempo non troppo lontano, in cui il Natale era la festa più desiderata e bella dell’anno. In quel giorno la carità si spandeva nel cuore.
Così mi piace ricordare una storia che sentendola raccontare fa venire il magone.
Proprio nella notte di Natale, mentre tutti erano insieme contenti nelle loro case, in una piccola baita di Baruffini, un ragazzino era a letto ammalato, scottava e tremava per la gran febbre.
Il dottore l’aveva visitato, aveva scritto la ricetta delle medicine da prendere per guarire, poi, siccome sapeva che era una famiglia di poveretti , non s’ era nemmeno fatto pagare.
Il padre  doveva andare a comperare le medicine, ma di soldi in quella casa  non c’era nemmeno l’ombra. Il povero uomo di mestiere faceva il boscaiolo  e una volta ogni tanto, per non far morire di fame  la sua famiglia, andava a contrabbandare un sacco di caffè.
Povero vecchio ! Ha guardato la sua donna  vicino al letto del figlio malato, poi senza far parola, ha staccato lo zaino dal chiodo, si è messo addosso il mantello e si è avviato su per il sentiero delle Case alte.
Aveva pensato: devo andare subito a prendere  le medicine sennò mio figlio muore.
L’unica soluzione era quella di  fare un viaggio con il sacco così avrebbe potuto guadagnare qualcosa e prendere le medicine.
Era una sera fredda che si irrigidivano le  ginocchia . Passato le Case alte, ha imboccato un sentiero ed è girato intorno  alla caserma del Sasso del Gallo, poi è arrivato fin  giù a Viano, e giù a salti fino alle case di Zalende.
Avuto il sacco di caffè a credìto se lo è messo in spalla  e si è avviato verso l’alto. Passato il confine , appena dietro il Sasso del Gallo, da dove  si vedevano  le case di Baruffini,   pensava di averla fatta franca, ma  ecco saltar fuori  dal bosco una sagoma nera di un finanziere.
Roba di secondi ! Il povero papà ha pensato “ adesso se mollo il sacco mio figlio morirà perché non avrò i soldi per prendere le medicine. Se non lo mollo quello mi sparerà e morirò senza aver aiutato la mia famiglia e mio figlio.
Così il povero uomo ha abbandonato il sacco per terra ed è scappato tutto trafelato fino a casa sua.
La suo povera donna, appena lo ha visto, ha capito tutto. Si sono abbracciati piangendo, però senza farsi vedere dal figlio.
Non è nemmeno passata mezz’ora  quando hanno sentito rumoreggiare in cortile. Subito hanno aperto la porta e hanno visto una sagoma di un finanziere che fuggiva. 
Lì presso la porta c’era appoggiata una bricolla di caffè, proprio quella che era stata abbandonata. 
Era successo così. Il finanziere aveva riconosciuto l’uomo che aveva lasciato il sacco di caffè, ma poi aveva saputo anche di suo figlio malato, della miseria della sua famiglia e così gli aveva portato Il sacco fino alla sua casa.  
Il povero papà ha preso il sacco e l’ha portato in casa, poi ha guardato il suo figliolo che dormiva e in quel momento si sono sentite a suonare le campane della chiesa di Madonna di Tirano che annunciavano la nascita del Bambin Gesù.
Il povero papà è caduto in ginocchio vicino al letto del figlio e ha ringraziato il Signore
per la grazia ricevuta.
 
La ”bricolla” è il carico del contrabbandiere. 
 
n.b.
La traduzione è letterale ed ha lo scopo di far intendere il significato della parole dialettali.