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lunedì 12 settembre 2011

"IO LI HO VISTI": ADOLF HITLER

10 settembre 2011 - Comincia oggi una rubrica a cura di Franco Clementi che ci racconterà le sue esperienza diretta con persone storiche.

1938 : la Germania cerca di convincere l’Italia ad entrare in un patto di alleanza. Mussolini nicchia, prende tempo: cederà, ahimé, l’anno successivo. Dalla diplomazia tedesca viene organizzata una visita di Hitler a Roma per esercitare una maggiore pressione sul nostro governo e per venire a una conclusione.
La tattica usata come risposta dal Duce in questa occasione è quella di evitare accuratamente colloqui “a tu per tu”, troppo impegnativi, e di abbondare, per contro, in manifestazioni d’entusiasmo per l’ospite, fra pranzi, brindisi, ricevimenti, concerti e parate. Pertanto l’accoglienza nei confronti del Fuehrer nella capitale viene predisposta in modo da apparire trionfale.

Il treno che porta il Cancelliere del Terzo Reich giunge alla stazione Ostiense, appositamente costruita. Lungo tutto il percorso che porta l’ospite fino a Palazzo Venezia ogni cosa viene ripulita e abbellita. Le facciate dei palazzi che sembrano troppo modesti sono coperte da schermi di cartapesta per farle apparire più alte ed austere. Ogni 50 metri ai lati della strada, grandi bracieri in stile classico ardono in guisa di fiamme olimpiche a ravvivare le ombre del crepuscolo.

Molta la folla raccolta lungo la via: di colui che diventerà l’uomo forse più esecrato della Storia non sono note ancora le malefatte compiute, né si sospettano quelle più terribili cui darà seguito. Prevale la curiosità.
Con la mia famiglia andiamo a vedere il passaggio di Hitler in Via dell’Impero (più tardi opportunamente ribattezzata “Via dei Fori Imperiali”)
Nell’attesa del corteo, io, bambino, m’affanno a raccogliere il più gran numero di bandierine di carta, tedesche e italiane, che vengono distribuite: mi riprometto chissà quale gioco l’indomani.

Alfine, preceduta da sfilate di truppe a piedi, a cavallo e motorizzate, ecco avanzare lentamente la lunga Mercedes scoperta con Hitler e Mussolini: il Fuehrer alterna brevi parlottamenti con il Duce a cenni di saluto verso la folla, fatti all’uso nazista.
Dietro procedono i due Ministri degli Esteri, Ciano e Von Ribbentrop (subito ribattezzato dai romani “Ruban tropp”). Devo dire che nelle ultime luci del tramonto romano, la scena non manca di suggestione.

Finito il corteo, si torna tutti a casa; nella ressa della folla la nostra domestica, Rina, trova per terra un orologio da polso, di cui non è possibile reperire il proprietario. Noi tutti le facciamo festa ( oggi possiamo trovare un orologio come omaggio in una scatola di detersivo: non riusciamo a immaginare che cosa esso rappresentasse per una povera ragazza nel 1938). Fatto sta che quell’oggetto, per le circostanze in cui viene trovato, nei discorsi della nostra famiglia rimane sempre indicato come l’orologio di Hitler, cui sopravviverà, credo, per molti anni.

Franco Clementi