Da grandi nessuno in natura ci è pari come intelligenza, iniziativa, lavoro, delicatezza e ferocia intellettuale.
Siamo come il sol leone, il sole d’agosto che scotta.
Poi quando siamo vecchi torniamo deboli, malfermi in salute, dipendiamo, come i bambini, da altri.
Siamo come il sole che tramonta dietro le cime del Caronella e, in un batter d’occhio, tutto diventa ombra.
La regola vale per tutti ! Anche per i re e per i Papi.
Quando la parabola del sole è calante, quando diventiamo vecchi cosa succede? Ce lo spiega molto bene Giorgio Gianoncelli in una sua poesia che, come uno specchio, riflette l’ultimo tratto di vita.
Occorre però dire che, malgrado l’inevitabile deterioramento delle nostre funzioni, l’ultimo tratto di vita può essere vissuto nella pienezza del mietitore di grano che dopo una buona semina raccoglie il frutto del suo lavoro e lo dona agli altri con gioia e serenità.
Gianoncelli questo lo rammenta con la parola … ardita. Dopo una vita ardita, combattuta e ben spesa, gli acciacchi personali diventano dono.
uno per volta
m’han lasciato anche i denti
l’udito s’è abbassato
l’olfatto se n’è andato
il palato ha corso il tempo
cammino zampettando
e insieme a tutto questo
m’è calata anche la vista.
E adesso non canto più….
maledetta gioventù!
Che pena mi fa il pene
stanco, muto e rattrappito
come lombrico spento
appeso al perineo
che non trattiene più
nemmeno la pipì.
Questo è il mio ritratto
alle soglie della vita
ma se morivo….bello
non sarebbe stata ardita.
Giorgio Gianoncelli