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domenica 26 febbraio 2012

FOTO E RESOCONTO DI "ORMA 11" ALLE ISOLE SOLOMONS

25 febbraio 2012 - Le attività e le riflessioni conclusive di Orma 11 in visita a Gizo, nelle Isole Solomons, insieme al vescovo tiranese Luciano Capelli.

I volontari Orma 11 e cio’ che e’ stato realizzato (da Agosto 2011 a fine Febbraio 2012):

1. Attivita’ Pastorale per giovani: don Alessandro, Cristina, Micky, Elio, Alfio, Mariangela, Chiara, Donato, Simone (9)

2. Costruzioni: Franco, Adriana, Giovanni, Stefano, Chiara, Sandro (6)

3. Preparazione aereo e vescovo-pilota: Sergio, Augusto, Paolo, Enrico (4)

4. Ospedalea Tetere: Amanda, Maddalena, Lorena (3)

5. Supporto amichevole e logistico: Frank, Ellen, Giuseppe, Luciana (4)

6. Visitatori speciali: Amato, Domenica, Tomas, Joanna (4)

Mediante I seguenti Lavori eseguiti:

· Inaugurazione Chiesa: tinteggiatura, posa del quadro centrale, Tabernacolo, campane e campanile)

· 3 capannoni in 3 isole diverse (Nusatupe=Hangar, Gizo=Sala multiuso, Moli-Tensostruttura)

· Supporto logistico a due chiese in costruzione (Gaomai, Moli)

· Due nuovi centri scolastici di istruzione al lavoro sono ora in funzione (Nila-Gizo)

Personale estero impiegato nella educazione e pastorale:

· 3 sacerdoti, due fratelli religiosi, un dottore (Myanmar),

· 4 Insegnanti e un sacerdote (Filippini)

Risultato ottenuto:

§ E’ stato dato un messaggio chiaro e transparente di amicizia universale e di buona volonta’

§ Abbiamo vinto l’amicizia e il rispetto della popolazione di Gizo, Nila e Moli, Tetere e dintorni

§ Abbiamo lavorato al loro fianco sacrificandoci generosamente per il loro bene, a loro servizio

§ Abbiamo portato una presenza dinamica ad un popolo isolato e scoraggiato (anche se a volte abbiamo perso momentaneamente la pazienza)

§ Siamo cresciuti con loro cercando di imparare da loro l’arte di vincere lo stress e di sorridere di piu’

§ Abbiamo pregato, cantato, giocato, pescato, mangiato insieme

§ Il seme gettato sappiamo che crescera’ a suo tempo con il suo ritmo. Questo ci basta e ci rende felici

Il sogno continua:

§ Sogniamo insieme l’ORMA 12: Continuiamo a proclamare il messaggio della buona volonta’ universale agli estremi confine della terra, rafforzando cio’ che abbiamo fatto fin’ora

§ 6 giovani generosi hanno gia’ il biglietto per l’ORMA 12 (Mariangela, Miky, Cristina, Barbara, Sara e Luca) dal 22 Luglio al 21 Agosto (continueranno L’opera di Animazione dei Giovani a Gizo)

§ Il nostro geometra Franco ha gia’ in ballo il progetto per sei appartamenti che, affittati, daranno alla diocesi le entrate e la capacita’ necessarie per sostenersi per il futuro

§ La presenza di Nila ha bisogno di una ‘diga’- vasca per raccogliere l’acqua per la scuola, la stazione missionaria e l’Ospedaletto. L’ acquedotto attuale fatto dai Giapponesi durante la guerra e’ del tutto inadeguato e va rifatto in toto… VOLONTARI ORMA 12 CERCASI…

§ Dobbiamo completare la chiesa di Moli e di Gaomai con rifiniture degne dell’arte sacra

§ A Tetere c’e’ da sostenere la qualita’ dei servizi in ospedale e da continuare con apopoggio internazionale la campagna per la tubercolosi, carie dentarie e la diffusissima Bakwa (malattia infettiva delle pelle)

Un doveroso ringraziamento:

Ø Ai 30 volontari che con la loro presenza hanno proclamato il messaggio della BUONA VOLONTA’

Ø Ai tanti nascosti lavoratori Valtellinesi e bergamaschi che hanno preparato scrupolosamente il materiale necessario per i progetti realizzati. (la lista sarebbe troppo lunga)

Ø A don Pierluigi Zuffetti delle “Missioni di Don Bosco” e alla loro ONLUS “ANOI PER LORO” per il trasporto dei materiali necessary tramite container

Ø A don Arturo Lorini: VIS Lombardia per il supporto finanziario per realizzare gran parte del progetto

Ø A tutti i benefattori che ogni anno con grande perseveranza ed amore mi dimostrano la loro generosita’ e sostengono moralmente, spiritualmente e finanziariamente (sto arrivando di nuovo)

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giovedì 12 gennaio 2012

IL MINISTRO DEGLI ESTERI DELLA NUOVA ZELANDA FA VISITA A DON LUCIANO

12 gennaio 2012 - Una visita a sorpresa del Ministro degli Esteri della Nuova Zelanda ha piacevolmente colpito il nostro missionario don Luciano Capelli.

La nuova costituzione 'St. Peters training center' è stata graziata dalla visita del ministro degli Esteri della Nuova Zelanda.
Come sono atterrato in Nusatupe con il mio piccolo aereo, di ritorno da una visita Shorlands, c'era una bella giornata di sole. Sono stato sorpreso nel vedere tre aerei atterrare dopo di me nel giro di 5 minuti. Poi ho avuto il piacere di ricevere una visita all'hangar da parte di un signore sorridente seguito da quello che sembrava un buon numero di sostenitori. Era veramente interessato all'aereo Ultralight, ha dato una bella occhiata e ha chiesto alcune questioni rilevanti che solo un appassionato di volo può chiedere: vedendo i miei capelli bianchi e sapendo la mia età gli è venuto un grande sorriso; lui sa di essere ancora in tempo per completare la scuola di volo... E 'stato davvero un incontro piacevole.

Successivamente, mi sono sistemato e preparato ad accogliere il Ministro degli Esteri della Nuova Zelanda ed ecco vedo che stringo la mano allo stesso signore che mi ha fatto visita l'hangar un'ora prima. La visita al Centro di Formazione di San Pietro non avrebbe potuto essere più familiare e informale.

La breve visita è stata davvero un grande onore per il nostro Centro di formazione (ancora bambino, ma un cucciolo di leone). La sua realizzazione mostra l'interesse della Nuova Zelanda nel settore del sostegno dei giovani per la prevenzione alla criminalità così come un'opportunità di crescita lavorativa per i giovani stessi.

Alcuni degli studenti che ora sono in vacanza sono stati contattati per essere presenti alla festa di benvenuto del buon Ministro. Essi hanno sentito il privilegio di avere ricevuto la visita di una persona importante che è venuta a Gizo solo per mezza giornata.
Essa mostra, in realtà, che l'educazione professionale, per la vita e per vivere, è la soluzione da prendere per una buona cura dei nostri giovani che hanno perso l'occasione per l'istruzione formale. Questo è ciò che la diocesi di Gizo sta cercando di fare, a Vanga Teachers 'College, a St Dominic Vanga, in ST Anne e St John Bosco Shortlands, in cui un seminario di una settimana per l'istruzione tecnica è attualmente in corso.

Don Luciano Capelli

minister mechanics

lunedì 5 dicembre 2011

VESCOVO CAPELLI: "RICOSTRUITA LA CATTEDRALE DI GIZO DISTRUTTA DALLO TSUNAMI"

4 dicembre 2011 - [GUARDA LE FOTO] Con grande gioia e senso di fierezza la comunita’ diocesana di Gizo ha partecipato alla consacrazione della loro chiesa Cattedrale, distrutta dallo tsunami del 2 Aprile 2007.

Il progetto della ricostruzione della cattedrale e del complesso diocesano (sala multiuso, centro giovanile, scuola materna, centro di avviamento al lavoro per 60 giovani) e’ stato realizzato in soli 4 anni grazie a tanti benefattori e all’interesse vivo del gruppo Volontari AMIS (Amici missione Isole Solomons) tramite 4 spedizioni (ORMA 8,9,10,11). 5 Volontari presenti alla cerimonia (4 Valtellinesi ed un Bergamasco) hanno rappresentato tutti coloro che si sono impegnati in questi 4 anni proclamando efficacemente il messaggio della buona volonta’ e globalizzazione dei cuori agli estremi confine della terra (40 ore di viaggio di cui 24 do volo effettivo con costi impegnativi).

Non sono mancate espressioni di sincera gratitudine da parte della popolazione: l’offerta di un dono di un maialino al Vescovo ne’ e’ un segno tangibile. 700 persone provenienti a loro spese da varie Isole hanno partecipato alla festa e contribuito con abbondanti frutti dei loro campi, con maiali, pesce, patate dolci e frutta per tutti.

Il vescovo Emerito ottantenne, commosso alle lacrime, ha consacrato la chiesa con la partecipazione di 4 vescovi delle tre diocese delle Isole Salomone, gli 11 sacerdoti della diocese di Gizo e numerosi ospiti.

La conclusione di questo progetto in un momento di crisi internazionale e’ stato reso possible grazie alla comunione di forze ed energie missionarie da ogni parte del mondo. Lo spirito di solidarieta’ ha raggiunto gli estremi confine della terra. La fede dell’Europa e’ ancora viva e feconda in questi progetti di solidarieta’ missionaria.

Non ci sentiamo piu’ soli, grazie, rimanete con noi.

Vescovo volante
Luciano Capelli

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venerdì 19 agosto 2011

MISSIONE SOLOMON: "LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU'"

19 agosto 2011 - Dopo il primo periodo trascorso a Gizo insieme ai ragazzi e giovani del posto siamo partiti alla volta di terre lontane nelle sperdute isole di Moli e di Nila...

All’alba del 9 agosto la nostra comitiva, arricchita della presenza di John e Fatima, nonché del nostro bishop, è partita con le due barche episcopali verso l’isola di Moli. Ore di viaggio previste: 3 con il mare buono; altrimenti 9 ore con il mare cattivo. Alla partenza tutto fila liscio, fino al primo autogrill, quando la seconda barca si accorge di avere dell’acqua nei serbatoi della benzina. Per fortuna il bravo Peter nel giro di pochi minuti riesce a sistemare il tutto, buttando però una tanica di benzina inquinata dall’acqua.

Dopo la prima ora di viaggio iniziamo la traversata dell’oceano verso Moli. Dopo altre tre ore e mezzo di onde abbastanza clementi entriamo nel canale di acque tranquille proprio di fronte all’isola. Veniamo accolti da tutta la popolazione che per l’occasione ha organizzato un benvenuto in grande stile, con riti e danze tribali. Ancora bagnati fradici per l’avvernturoso viaggio accogliamo i molti discorsi di benvenuto e finalmente possiamo rifocillarci con il gustoso rinfresco che ci è stato preparato.

A Moli ci siamo fermati solo tre giorni, ospiti nel nuovo centro pastolare costruito in cima alla collina, facile da raggiungere quando non piove! La comunità dell’isola si è mostrata ospitale nei nostri confronti, i giovani presenti in queste giornate appartenevano a tre parrocchie della zona. Il lavoro svolto su quest’isola non è stato molto di animazione, come a Gizo, ma di condivisione e testimonianza. Ci siamo subito accorti di come un grosso problema di questi ragazzi sia l’isolamento dal resto del mondo e una bassa stima e fiducia in se stessi. Abbiamo avuto l’occasione di condividere con loro diversi momenti e di confrontarci su quali sono i problemi che vivono i giovani di queste isole.

Vivere a Moli è tutt’altra cosa che stare a Gizo. Non c’è acqua potabile, la corrente funziona solo quando il generatore è acceso, i bagni non sono come i nostri... Ma tutto questo non è stato assolutamente un problema per nessuno del gruppo. Anzi abbiamo anche gustato la bellezza del vivere con l’essenziale e sapersi arrangiare in tutto. Particolarmente belli sono stati i momenti di condivisione serale con i giovani, nei quali abbiamo vissuto con loro momenti di scambio ballando insieme le nostre e le loro danze.

Al mattino presto del 12 agosto, dopo un forte acquazzone che ha reso avventurosa la discesa dalla collina, riusciamo a partire caricando i nostri viveri sulle barche pronte. Tre ore di viaggio di cui due sotto l’acqua piovana, arriviamo alle 9 a Nila. Questa volta non troviamo quasi nessuno ad accoglierci; tutti erano convinti che saremmo arrivati a mezzogiorno. Nessun problema! Nel giro di pochi minuti le barche sono svuotate delle nostre valigie e inizia il pellegrinaggio verso la cima della collina, in mezzo al fango e facili scivolate, super carichi come buoi, in particolare la prova è stata molto ardua per il nostro Simone che si è fatto tutto il percorso portando la tanica di acqua da 35 litri!

Al nostro arrivo in cima alla collina il tempo comincia ad aprirsi e ne approfittiamo per lavarci dal fango; rito che faremo per tutti i giorni di permanenza qui. Siamo ospiti in una piccola casetta di legno che dà sul comprensorio dei dormitori degli studenti. Ci accorgiamo presto che Nila è una comunità diversa rispetto a Moli. Per certi versi è più organizzata e anche più aperta. Qui l’organizzazione di gran parte delle attività, in particolare della giornata mondiale della gioventù è stata gestita dalle mani salde della preside Mary e da due volontarie filippine, amiche di vecchia data del bishop Luciano. Una vera macchina organizzativa!

La parrocchia di Nila si presenta come un grandissimo giardino pieno di verde, fiori, casette accoglienti e ben tenute. In questa zona delle Shortland si concentra il polo scolastico gestito dalla diocesi di Gizo. Nei quattro giorni passati a Nila abbiamo condiviso momenti di preghiera, gioco, animazione e riflessione nel contesto della giornata mondiale della gioventù che in contemporanea si svolgeva a Madrid. Anche in questo caso la nostra presenza non è stata caratterizzata tanto dal “fare” qualcosa, ma dall’ “essere” un segno di comunione e fratellanza con questi giovani; la nostra presenza ha voluto comunicare loro che non sono soli, che i confini della grande famiglia cristiana non sono poi così lontani. Ogni giorno abbiamo condiviso insieme pranzo e cena presso la casa del parroco e rifocillati da un gemellaggio culinario gestito dalle donne del posto insieme al nostro Alfio.

A questo punto del viaggio non possiamo tralasciare anche i problemi che a turno abbiamo dovuto attraversare: scottature, effetti collaterali del Lariam, il fango, le zanzare, la febbre, dolori vari, unghie rotte.... insomma a turno un po’ tutti abbiamo dovuto fare i conti con queste debolezze che da una parte ci hanno reso più forti e vicini tra di noi. Particolarmente significativa è stata anche la condivisione con una parte della chiesa metodista, che con una delegazione ha partecipato ad alcuni momenti delle nostre celebrazioni. Per noi è stato un esempio di reciproco rispetto e dialogo tra confessioni religiose diverse.

Al mattino del 16 agosto, giorno del compleanno di don Bosco, la chiesa di Nila è gremita di persone per la celebrazione della messa durata un'ora e trenta, al termine della quale il bishop rivolgendosi a don Ale ha detto: “Certo che potevi tenerla più corta la predica”... Così alle ore 10.30 siamo di nuovo sulle barche, pronti a tornare a Gizo. Inizia l’ultimo avventuroso viaggio in mezzo all’oceano. Già da subito ci accorgiamo che questo viaggio sarà molto movimentato. Onde enormi sembrano minacciare le nostre minuscole barchette... persino lo skipper Peter ha dei dubbi sul proseguire, ma la lungimiranza del nostro don Luciano vede che oltre le onde il mare è più calmo e così decidiamo di proseguire comunque.

Ci siamo sentiti confortati dalle parole del bishop che ci diceva: “non so se questa riusciremo a raccontarla!”. Dopo la prima mezz’ora in balia di forti correnti effettivamente il mare si rende più navigabile. Iniziamo così la traversata verso l’isola di Vella. Il cielo sopra di noi è bellissimo fino all’arrivo a Vella, anche se in verità il mare è stato abbastanza mosso. Dalla barca numero uno vedevamo che sulla seconda barca le cose non si mettevano proprio bene: dopo un primo tentativo di restare in rotta giusta, Elio e Donato si sono dovuti offrire come zavorra per tenere ancorata all’acqua la prua della barca, zona non molto confortevole per via dei grandi salti e scossoni sopra le onde.

Arrivati a Vella ci siamo concessi una pausa all’autogrill in mezzo all’oceano, mangiando banane e papaia ormai allo stato semiliquido, ma con scenari mozzafiato tutto intorno a noi; ci sembrava di essere sul set dei film più belli girati in zone tropicali, atolli, isolette, spiagge bianche, pesci colorati, acqua azzurrissima ovunque. Ultima ora di viaggio sotto l’acqua piovana, che se da una parte poteva dare fastidio, dall’altra ci ha purificati dal sale che bruciava pelle e occhi.

Alla vista di Gizo ci siamo sentiti molto confortati, anche se abbiamo vissuto con molto coraggio e fiducia durante tutto il viaggio. Questo è uno di quei viaggi che aiutano a rinforzare davvero la fede! Al nostro sbarco abbiamo promesso di fornire le parrocchie di tutti i presepi di cui hanno bisogno, come segno di gratitudine per la grazia ricevuta! Ritornare a Gizo ci è sembrato di entrare in una grande metropoli. Non ci sembrava vero avere una casa con acqua calda, bagno, ventilatori, frigorifero e acqua potabile sempre a disposizione.

Abbiamo imparato ad apprezzare tutto quanto di semplice ed essenziale abbiamo nella vita. Abbiamo gustato la gioia di condividere con fratelli e sorelle di culture diverse la stessa passione per la vita, la fede, l’amicizia. E ora che mancano pochi giorni alla nostra partenza per l’Italia nessuno ha voglia di partire. Qui abbiamo ricevuto molto più di quanto siamo venuti a portare. L’abbraccio, il sorriso dei bambini, le chiacchierate con i giovani del posto, il condividere tutto con loro, gli scambi di esperienza hanno arricchito molto le nostre vite; e per certi aspetti ci siamo scoperti noi i poveri che tornano a casa ricchi di forze, speranze, energia e voglia di spendere ancora parte della nostra vita in queste terre eccezionali agli estremi confini della terra. Grazie don Luciano, sei stato un fratello per noi; la tua amicizia, semplicità, pazienza e umiltà sono stati i doni che più ci hanno arricchito. Ti abbiamo fatto molte promesse... Non sappiamo se le manterremo tutte, ma di certo non ti lasceremo solo, mai.

I precursori dell’orma 11... Alfio, Simone, Chiara, Mary, Michela, Cristina, Elio, Donato, don Alessandro

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giovedì 4 agosto 2011

MISSIONE SOLOMON: "UN SALUTO DAI MAGNIFICI 9"

4 agosto 2011 - Il racconto della prima settimana di permanenza alle Solomon da parte dei ragazzi di Pastrengo.

Ciao a tutti,

Siamo qui ormai da una settimana... che dire? Siamo molto felici ed entusiasti di questa avventura. Abbiamo ricevuto una bellissima accoglienza che ci ha fatto sentire fin da subito parte della comunità di Gizo. È difficile esprimere a parole le tante emozioni che stiamo vivendo in questo momento. Ogni giorno ci arricchiamo sempre di più per i piccoli gesti che riusciamo a dare e soprattutto a ricevere. Stiamo organizzando una sorta di CRE qui allo Youth center di Gizo, non cose elaborate ma semplici, che arrivano al cuore di tutti. Il tutto attraverso la supervisione silenziosa ma attenta del nostro bishop Luciano. Tutti i giorni vi partecipano sempre più ragazzi, a parte in queste ultime serate di pioggia intensa. Viviamo insieme i momenti di gioco, danze e canti con tanta gioia. Siamo contenti di poter condividere questa esperienza insieme agli animatori della parrocchia. Nonostante ci siano difficoltà nel comunicare, superiamo le differenze culturali. Stiamo scoprendo anche le bellezze naturali e culinarie dell’isola. Non mancano i momenti di relax in spiaggia e le abbuffate di deliziosi pranzetti che Lucy ed Alfio ci preparano ogni giorno. Hanno iniziato tra loro a scambiarsi le ricette tradizionali, ma il porco alla piastra per ora ha la meglio su tutto. Ovviamente il bishop non manca mai alla nostra tavola, e con ironia ci dà buoni consigli ed esperienze di vita. (Meglio il vino caldo che l’acqua fredda).

Un abbraccio dai tropici dall’Orma 11

Se qualcuno vuole vedere le foto ecco il link:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2074186267834.119114.1640256942&l=5829355010&type=1

è un link pubblico, possono vedere l'album anche quelli che non sono iscritti a facebook.

ciao da Simone Panza a tuttie a nome di tutti i magnifici 9 di Pedrengo

mercoledì 3 agosto 2011

AMIS ORMA 11: DA PEDRENGO ALLE SOLOMONS

3 agosto 2011 - Un gruppo di ragazzi provenienti da Padrengo (BG) si è diretto alle Solomons da don Luigi Capelli.

Con la foto di tre belle Orme in centro sul davanti e il nome personalizzato sul retro: cosi' 'parla' la maglietta dei 9 dell' avanguardia dell'ORMA 11 partiti da Pedrengo (Bg) lunedi' 25 Luglio ed arrivati oggi a Gizo, Giovedi' 28 Luglio dopo gli scali di Dubai, Brisbane ed Honiara. "Siamo piu' felici che stanchi..." ha detto Alessandro a nome di tutti appena arrivato a 'Tetere'.

Il benvenuto e’ stato programmato dai giovani di Gizo che si sono preparati scrupolosamente per creare una atmosfera di ospitalita’ e di gioia giovanile. I guerrieri han fatto la loro parte nello ‘spaventare’ gli ospiti, le ghirlande di fiori tradizionali e le bandiere del Vaticano, delle Solomons e dell’Italia, tre barche di scorta della polizia locale a controllare il traffico caotico di Gizo (non si e’ vista nemmeno una macchina); gli ospiti sono stati benvenuti a suon di danze e canti e discorsi, il tutto finito con lo spuntino di benvenuto.

Ecco come si e’ espresso il rappresentante dei giovani di Gizo:
“E’ un privilegio avere qui con noi giovani amici Italiani che credono nel rinnovamento della chiesa e si impegnano in uno scambio di esperienze con noi qui nelle Isole Solomons. Colgo l’occasione per ringraziarvi di cio’ che sappiamo avete fatto per noi. Crediamo e siamo certi che la vostra visita rafforzera’ i legami di amicizia.
Siamo convinti che lo scambio delle vostre esperienze e la vostra condivisione con i nostri giovani ci insegnera’ tante cose e giovera’ per avvicinare i giovani alla comunita’ ecclesiale e alle sue attivita’ anziche lasciare che si perdano in attivita’ mondane.
Con queste parole vi accolgo a Gizo a nome di tutti i giovani e spero che godiate della vostra presenza qui con noi
”.

I nove dell’Undici si stanno ora preparando per il pranzo (dopo lo spuntino e’ quello che ci vuole) con menu’ salomonese: Pasta al Pesto con ‘ali di pollo perche’ i petti e le cosce si sono persi per strada, forse ad Honiara… solo le ali arrivano cosi’ lontano.

Il Primo impegno nel pomeriggio’ sara’ un assaggio all’acqua all’Isola di Kennedy. Il programma di benvenuto continuera’ questa sera con canti e danze e discorsi vari. Domani venerdi’, sabato e domenica iniziera’ il primo impegno del week-end (stile GREST) con i Giovani di Gizo”
Seguiranno tre settimane di intense attivita’ e scambio, culturale, religioso, educativo e ricreativo.
Mancate solo voi

Ciao
don

ragazzi di padrengo alle solomons

sabato 12 marzo 2011

MISSIONE SOLOMON: "HO PARLATO TROPPO PRESTO"

13 marzo 2011 - Aggiornamento dopo il terremoto e il conseguente Tsunami.

1:25 am
L’unica radio locale è ancora in onda per monitorare la situazione: comunica che a Choiseul, grande isola della diocesi a North-Est, “il mare si sta muovendo” ma senza movimenti bruschi. Si abbassa e si rialza leggermente al di sopra del livello normale. Rimango in ascolto, ma il sonno vince.

3:30 am
Mi sveglia una telefonata di Edwin, il ragazzo fedele e degno di fiducia che marca le ore degli operai, controlla il magazzino e non ha mollato il suo vescovo per un minuto. E’ rimasto in riva al mare come per controllare e respingere l’ondata.
Edwin spiega lo stesso fenomeno successo a Choiseul: al molo dell’Hotel di Gizo, l’acqua si abbassa di due metrie d in 4 minuti si rialza ad un livello leggermente superiore al molo. Se calcoliamo che con l’alta marea c’e’un metro di dislivello tra il molo e il mare, l’acqua scende due metri lasciando vedere il fondo del mare ed in 4 minuti risale tre metri coprendo il molo.
Se consideriamo che siamo a 5000 Km dall’epicentro, in 10 ore di tempo l’ondata e’ arrivata da noi: andava ad una discreta velocita’ se non erro di 500 KM all’ora; fosse stata un’onda alta che spostava l’aria ci si puo’ immaginare l’effetto solo dell’aria in arrivo per non dire dell’acqua.
La gente, avvisata in tempo, ha reagito prontamente e senza panico, con tanta paura. Si potevano contare le persone per strada; non sara’ stato così, purtroppo, per le vittime colte all’improvviso.
7:00 am
Per la messa poca gente, ma piu’ fervida del solito, iniziando dal vescovo.
Il Santissimo ci ha accolti a braccia aperte anche se lo avevamo dimenticato: e’ stato bello capire di nuovo in un modo profondo e personale che mi ama non perche’ sono bravo io, ma perche’ e’ Bravo Lui.
La gente riposa dopo lo spavento. Noi siamo al lavoro con gli straordinari del sabato mattina. Strano, ma ieri, giorno di paga, il bar dell’Hotel in riva al mare era silenzioso, niente chiasso, niente birra...
Grazie a chi ci ha seguito e ai tanti messaggi di solidarieta’
Qui niente vittime ne’ danni, tutto e tutti bene.


Ciao
D luciano

MISSIONE SOLOMON: "AGGIORNAMENTO TSUNAMI"

12 marzo 2011 - Siamo ritornati alla base alla mezzanotte e mezzo rassicurati dalle forze dell'ordine... (di don Luciano)

Ora è l'una e 10 minuti del mattino; speriamo che lo tsunami non abbia dovuto rallentare e poi riprendere velocita' arrivando in ritardo.

E' stato bello guardare le stelle dal pick up, le zanzare erano l'unica distrazione. E' stata una esperienza traumatica per chi è stato vittima dello tsunami nel 2007. Personalmente ho dovuto pensare a cosa portare in salvo, per sottrarle allo tsunami: documenti, medicine, saponetta, cambio biancheria... Mi sono dimenticato di prendere il breviario, e questa è cosa seria; anche il Santissimo è cosa ancora più seria.

Franco e' ritornato sfidando l'onda a prendere il pick up e non so bene se le sigarette o la carta di credito. Quanto siamo fragili!!! Basta una scossetta e tutte le nostre sicurezze e certezze svaniscono. Che bello, invece, mettere tutta la nostra fiducia in Lui e non aver paura di niente
Mi sentivo pronto, ma c'e' ancora tanto da fare... spero di non aver parlato troppo presto...


Ciao
d luciano

venerdì 11 marzo 2011

MISSIONE SOLOMON: "EMERGENZA TSUNAMI"

11 marzo 2011 - Dopo il violento terremoto in Giappone l’emergenza si sposta sulle coste del pacifico con la violenta onda marina che avrebbe investito i paesi dell’Asia meridionale e del Oceania settentrionale...


Evacuate i villaggi costieri fino alle isole delle Marianne: 3000 km più a sud le isole Solomon dove abbiamo contattato il vescovo Capelli per accertarci delle condizioni degli abitanti di Gizo. L’allarme era giunto anche a loro; infatti, alle ore 23.30 locali (13.30 italiane) Don Luciano insieme a gran parte degli abitanti del villaggio si trovavano in collina, al sicuro dall’onda. “Siamo qui in alto ad aspettare che arrivi lo tsunami, ma non arriva…” - dice il vescovo alle 23.30 - “l’emergenza ci è stata comunicata tempestivamente e con il nostro pick-up siamo saliti nei punti più alti dell’isola dove insieme alla popolazione di Gizo ci siamo rifugiati dall’onda che dovrebbe arrivare a momenti. Ma siamo al sicuro”. La notte si annuncia movimentata.
Domattina (GTM +10), nella nostra serata, proveremo a contattare di nuovo Gizo per sentire come hanno passato i momenti di emergenza. Speriamo solo che, scampato il pericolo per gli abitanti, lo tsunami non faccia troppi danni alle strutture di Gizo e delle altre isole solomonesi.

Alex – 13.40 Gtm +1 (italia
)

venerdì 11 febbraio 2011

MISSIONE SOLOMON: "LA MALEDIZIONE DELL'ALTERNATORE"

11 febbraio 2010, Gizo - [GUARDA LE FOTO] Continua lo sforzo immenso di tutti i volontari per portare a termine quanti più compiti possibile con non poche situazioni avverse. A Gizo gli elettricisti Franco, Sergio e Carlo lavorano all’impianto della nuova struttura sud dove sorgerà l’officina... (Di Alex Repetti)

Reperire il materiale giusto non è un’impresa facile date le poche attività commerciali che caratterizzano l’isola. Inoltre iniziano a spuntare i primi germogli della burocrazia che ordina la presentazione di un progetto tecnico. Certamente una banalità per lavoratori assuefatti alla sistema amministrativo italiano, ma pur sempre un impegno in più. Inoltre il caldo ha dato il meglio di sé negli ultimi giorni e per questi rari orsi bruni dei monti valtellinesi non è affatto semplice mantenere il proprio ritmo di lavoro senza cedere agli standard salomonesi alle mercè della colonnina di mercurio.

Oggi nuvoloso. La mattina presto abbiamo anche sentito qualche tuono far vibrare la casa, ma ormai sappiamo che qui le previsioni non esistono, tra un minuto il sole potrebbe spazzare via la bassa pressione e lasciare il posto ad una giornata umida e soffocante che metterebbe di nuovo in ginocchio coloro che sognano montagne innevate. Ma non per tutti è così. Tanti il caldo, non solo non li disturba, ma gli da quel pizzico di sensazione di vacanza in più. Come Giovanni, ad esempio, che con la sua bottiglia d’acqua fresca e qualche frutto nel sacco affronta da ormai dodici giorni quella che è ormai stata soprannominata “la maledizione dell’alternatore”. Tra fraintendimenti e mosse scorrette di alcuni riparatori locale, il deterioramento dei materiali, l’insistenza delle zanzare, Giovanni e il suo caro scudiero Patrick trottano da giorni nella speranza che il prossimo problema risolto non ne faccia scoprire uno nuovo.

In difficoltà anche la Camillo Loula che, oltre ai comuni problemi di alternatore che condivide con il trattore e l’ormai nota sentina che imbarca regolarmente acqua salata, si trova ora senza un impianto elettrico affidabile dopo che il capitano del battello ha scelto di ovviare al malfunzionamento di alcuni cavi togliendoli tutti e ricominciando l’impianto da zero. Una scelta di tutto rispetto ma che certamente terrà la Camillo in porto per diverso tempo. Si tratta di sedici cavi che dalla sala motori portano elettricità, comandi e informazioni alla cabina di comando dove al momento è stata disinstallata tutta la strumentazione elettronica di bordo. La Loula infatti dispone di apparecchiature di orientamento di tutto rispetto, cosa indispensabile visto il rischio di naufragio ogni volta che il caro Bishop decide, con un sorriso a trentadue denti, di salpare verso il mare aperto.

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Un viaggio del tutto più sereno è stato quello della coppia marittima Orsolina e Massimo che negli scorsi tre giorni si sono recati in poco più di un’ora con la lancia del vescovo all’isola di Noro dove era richiesto il loro intervento. Era il momento di collocare le finestre nella nuova chiesa del villaggio. Le vetrate erano state portate laggiù poche settimane fa con circa tre ore di “navigazione camillica” e avevano ora bisogno di qualcuno che le montasse. Il buon Massimo, aiutato da due operai e supportato dalla compagna di viaggio, ha issato quattro pannelli di vetro lavorato che componevano la magnifica croce in fondo alla chiesa di tre metri e ottanta di altezza per tre metri e venti. I pannelli andavano saldati tra di loro seguendo i profili di ferro che componevano l’immagine di Cristo.

Sull’altra facciata del santuario di Sant’Eusebio un’altra croce di dimensioni inferiori che mostra il sanguinante Sacro Cuore. Altre due magnifiche finestrate sono state applicate dai nostri avventurieri che da ieri sera sono rientrati al campo base di Gizo dove Maddalena da ormai due giorni cucina per la numerosa schiera di volontari affamati che ad ogni pasto si ritrovano sorridenti intorno al tavolo circolare in compagnia del vescovo Capelli a condividere il gustoso banchetto.

Franco continua la sua grande opera di direzione dei lavori per il completamento dei nuovi edificidove nel frattempo sono iniziati altri corsi scolastici riempiendo di ragazze e ragazzi il cortile della parrocchia. Anche Sandro lavora imperterrito insieme al folto gruppo di operai del vescovo per la realizzazione dei servizi igienici delle nuove scuole, con tanto di docce per gli studenti che frequenteranno i corsi tecnici.

Diciamo che non c’è modo migliore per svernare che venire alle Solomon e lavorare con quell’energia che neanche si pensa di avere in serbo dopo che la nostra sbrigativa società ci ha prosciugato di tutte le forze visibili. Qui quelle invisibili tornano a vivere.

Alex Repetti
Orma Dieci

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domenica 6 febbraio 2011

MISSIONE SOLOMON: "IL PARADISO INFERNALE DI NILA"

6 febbraio 2011 - [GUARDA LE FOTO] Che settimana! È successo di tutto. Dagli eroi di Nila ai dottori del volontariato. Dal tornado australiano alla traversata gloriosa della Camillo Loula. Dalla partenza di alcuni per l’arrivo di altri. Un grande circolo virtuoso... (Di Alex Repetti)

Ci eravamo lasciati quando noi, gruppo del campo base di Gizo, eravamo in allarmante attesa della motonave Camillo Loula salpata da Nila alle ore 19 quando a sud delle isole Salomone strava infuriando il tornado Yasi. Un livello cinque che ha superato i duecento chilometri orari mentre si muoveva lentamente verso il Queensland australiano. La rotta intrapresa dall’equipaggio prevedeva di tenersi alla larga dal maltempo, procedendo a nord dell’arcipelago. Ma la situazione non era delle migliori.

Qui al campo base erano le 3 di notte che si girovagava per casa contemplando le onde che sbattevano sul molo e i forti venti che pettinavano le palme come una ragazza dai lunghi capelli che sfreccia su un’auto cabrio. Non si poteva dormire pensando al nostro vescovo in balia della tempesta in mare aperto. Mare aperto perché durante il sessanta per cento del viaggio ci si trova nel bel mezzo dell’oceano pacifico a transitare tra il gruppo di isole dell’estremo ovest delle Salomon, ad un passo dalla Papua Nuovo Guinea, e il centro della Western Province dove Gizo ne è capoluogo. La notte quindi, per noi, è passata molto a rilento. Ma per loro deve essere stata ancora più snervante.

La mattina seguente intorno alle ore 6 la Camillo Loula attracca al porto di Gizo. Ne scendono cinque individui sconvolti. Il meccanico e il geniere sembrano felici di toccare terra, ma ancora di più lo sono i “nilesi” Sante e Sandro. Il caro vescovo Capelli invece portava con se, come sempre, un grosso sorriso sulla bocca, dovuto in questo caso alla fiducia ripagata dalla Camillo che li ha fieramente riportati a casa i piena sicurezza. Le parole di Sante e Sandro erano inizialmente confuse. Abbiamo colto solo frasi sconnesse: “c’erano onde che erano più alte della barca… di quei cavalloni!!!” oppure “al fasea più se rumur d’un aereo.. la gera sciuma e aqua dappartucc, john e michael jera dre a pumpà fo l’aqua dalo scafo. E po al salta fo el mecanic che ‘l ga un toc en man... oh madoi... ” (traslitterazione del dialetto puramente inventata). Insomma non è stato un viaggio facile. Monsignor Luciano ha testimoniato dicendo che l’unico tentativo di andare ai servizi è fallito con un grosso bernoccolo sulla fronte che lo ha rispedito a letto rinunciando ad alzarsi per il resto del viaggio. Con la colazione nello stomaco e dopo aver lasciato rasserenare la mente ci siamo uniti come un gruppo di scout intorno al fuoco e ci siamo fatti raccontare di Nila.

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NILA
Una piccola isola della Choiseul Province. Quando il vescovo aveva chiesto a Sante e Sandro di spendere tre settimane in loco per proseguire con i lavori di costruzione, aveva onestamente dichiarato che Nila è un paradiso. “Un paradiso infernale… ” ha poi aggiunto Sante. Non molti abitanti, pochi servizi, pochissimo cibo, nessuna comodità. “La prima volta che sono andato in bagno ci sono rimasto un po’ male. Non ho potuto farne uso subito, sono dovuto andare in officina a prendere martello, scalpello e carta vetrata. A saperlo mi portavo i sanitari da casa”. Insomma le condizioni erano difficili. Si dormiva in una brandina allestita alla buona (molto alla buona) con la classica zanzariera conica al di sopra. “Mangiavamo come si poteva. Avevamo a disposizione cinque forchette, due coltelli e una pentola completamente annerita. Avevamo tonno, del riso, cocco e papaya. Ma i piatti che ci hanno accompagnato (e perseguitato – ndr) per tre settimane sono state cipolle, fagioli e pasta che ci siamo portati dietro. Non ne avevamo in abbondanza quindi si è dovuta tirare la cinghia”.

I loro alloggi stavano vicino al mare, in prossimità della chiesa di Nila. Il resto del villaggio invece si trova in cima ad una collina che lo protegge dagli tsunami che già in passato hanno fatto non pochi disastri. “Ogni mattina – racconta Sandro – ci si doveva caricare del materiale che era stato depositato al porto. UN CHILOMETRO DI SALITA con in spalla sacchi di cemento o attrezzi vari”. Vescovo Capelli ha simpaticamente ribattezzato la strada sterrata che sale in collina Sandro & Sante Avenue. “Abbiamo passato tre settimane sotto la pichenta del sole a fare su e giù su quel tragitto”. Ma lo sforzo non è stato vano. I nostri eroi si sono sacrificati ad un soggiorno faticoso, difficile, affamato e particolarmente impegnativo per creare una società vivibile per i calorosi abitanti di Nila.

Il 31 gennaio, durante il Don Bosco day, il bishop Capelli, giunto sul posto per l’occasione, ha celebratola festività iniziando la giornata con la funzione presso la chiesa di Nila. Ha seguito la processione che ha portato Don Bosco su per la Sandro & Sante Avenue seguito da circa cinquecento fedeli nilesi. Un’emozione inaspettata. In cima li aspettavano i lavori completati: due capannoni nei quali verrà aperta una scuolatecnica di falegnameria e meccanica, due dormitori, uno maschile e uno femminile e tre case per i maestriche vi insegneranno. Un piccolo arco messo in scena per l’occasione faceva da traguardo metaforico alla processione. Il vescovo ha tagliato il nastro e benedetto questo nuovo grande centro sociale che ha preso vita sull’isola in seguito agli immensi sforzi di tutti i lavoratori guidati dai volontari italiani. E per questo motivo che il bishop ha elargito il titolo di “EROI del volontariato” con tanto di certificazione autenticata ai “dottori” Sante e Sandro per essere sopravvissuti a tutte le avversioni e aver prodigiosamente portato a termine i lavori sull’isola di Nila.

Domenica 6 febbraio 2011 - Sante è in viaggio per l’Italia, già a Tetere, ospiti dalle suorine, anche Aldo e Lina, Gino e Anna. Anche loro hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento di volontariato, quello che si riceve al primo anno di presenza e di aiuto attivo alla onorevole causa che accomuna tutti gli AMIS. A rimpolpare il gruppo giungeranno oggi da Bormio i nostri elettricisti Sergio, Franco e Carlo. Il comitato d’accoglienza locale formato dai “ Bishop Warriors”, i chierichetti che oltre a servire durante la messa, si abbigliano da guerrieri delle tribù della tradizione salomonese e danno il benvenuto ai nuovi arrivati con un’imboscata in piena regola con tanto di lance, scudi e urli intimidatori. Anche io ne sono stato (felicemente) vittima.


Alex Repetti
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mercoledì 2 febbraio 2011

MISSIONE SOLOMON: "QUESTA CALMA E' INDEFINIBILE"

1 febbraio 2011 - [GUARDA LE FOTO] Gizo. Sarà che io sono abituato alla nostra valle, ma qui il cambiare del tempo è davvero eccessivamente veloce. I temporali arrivano di colpo e ti prendono alla sprovvista... (Di Alex Repetti)

MISSIONE SOLOMON: "QUESTA CALMA E' INDEFINIBILE"

E proprio come non succede in una classica città italiana, qui nessuno si mette a correre all’impazzata cercando riparo dalla pioggia. Si cammina.Piove? Si prende l’acqua. Sereno? Si prende il sole. Questa calma è indefinibile. Non la si può imputare ad un banale menefreghismo né tanto meno all’ingenuità delle persone. Non si può spiegare. La quiete che portano in loro è talmente radicata nella cultura che non si può neanche dare la colpa al caldo. In banca oggi, per cambiare qualche euro nella moneta locale, la cassiera ha impiegato venti minuti, dieci dei quali a contare le banconote. Lenti. Che fretta c’è.

Andando al mare, domenica, abbiamo incontrato tanta gente che camminava per strada, alcuni dispersi in mezzo alla giungla davvero lontani da qualsiasi villaggio. Vedendoci passare con il nostro pick-up, ci guardavano, sorridevano e ci lanciavano un saluto. Non gli sorgeva neanche il dubbio di chiedere un passaggio. “Che fretta c’è. Una volta arrivati? Dopo avrei un’ora che mi avanza.” Quindi viene da dare la colpa al fatto che qui non c’è niente da fare se non svolgere il proprio lavoro. Ma è proprio così? Spero solo che questo posto venga contaminato il più tardi possibile dalla globalizzazione e finché le persone che vengono qui sono i nostri volontari o quelli che vogliono vivere la cultura di questa gente, e non di turisti che vogliono la piscina sotto casa quando il mare è a due passi e quegli imprenditori che osano costruirle, questo posto non si rovinerà mai.

Il buon vescovo infatti impiega lavoratori locali che, è vero, ci mettono quattro volte il tempo di un’impresa edile, ma così sono loro a costruirsi le scuole dei loro figli, l’officina dove i loro compaesani lavoreranno, gli edifici dove la loro gente vivrà. Questo è davvero bello.
Tra questi nuovi edifici in costruzione all’interno del terreno della Chiesa, a sud è in allestimento l’asilo, al piano inferiore e di sopra c’è The Mama Margareth Girls Training School dove le ragazze sopra i sedici anni imparano a cucire, fare i mestieri di casa e a gestire la famiglia da questa sorridente scurissima signora che dice aver scelto il proprio nome d’arte da un’importante figura Cattolica. Nello stabile ad est invece gli operai salomonesi stanno pitturando gli interni nei quali verranno aperte l’officina meccanica e la falegnameria.

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Nel frattempo i nostri eroi continuano le loro specialità: Aldo e Gino hanno passato le ultime settimane amontare le magnifiche vetrate sopra le navate della chiesa e nella Cappelletta del Buon Pastore. Giovanni si è dedicato a tempo pieno all’avantreno del povero Massey-Ferguson 374F che oltre all’avanzare degli anni deve anche resistere alle difficoltose manovre dei piloti locali. Lina e Anna si aggirano per le vie di Gizo come se fossero al mercato del giovedì di Sondrio comunicando in valtellinese stretto con le signore che sorridevano e rispondevano nel loro dialetto Pidgin come se la discussione avesse un senso. E in fondo ce l’aveva poiché ad ogni pasto ci hanno sempre fatto trovare una splendida tavola imbandita di frutta e verdura locali. Il resto della ciurma sta affrontando l’oceano a bordo della Camillo Loula. Infatti, da sabato scorso, il capitano Capelli, il nostromo Franco, i marinai Orsolina e Massimo accompagnati dall’ingeniere e il meccanico salomonese sono sull’isola di Nila. Questa sera salperanno per il viaggio di ritorno. Quindici ore di navigazione notturna nel mezzo dell’oceano pacifico senza l’aiuto di tante tecnologie, con in mano una bussola e l’occhio vigile. Ma questa è un’altra storia e la sentiremo al loro rientro.

Nel frattempo un giovane ragazzo tedesco in visita alle varie diocesi salesiane di tutta l’oceania si è unito a noi. Il suo nome è Fabien e, dopo essere stato una settimana con a Honiara e una con il terzo vescovo in carica qui alle salomon, si fermerà con noi fino a mercoledì prossimo. Ieri, ultimo di gennaio, mentre a Tirano si tiravano le tole, noi abbiamo festeggiato il 41° anniversario di nozze tra Gino e Anna. Congratulazioni a loro...
Sull’isola di Guadalcanal il team Maddalena e Konstilia ha fatto visita alle suore di Visale. La nostra dottoressa preferita ha commentato il posto con un “è semplicemente fantastico”.

Alex Repetti
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domenica 30 gennaio 2011

MISSIONE SOLOMON: "IL GUASTO AL GENERATORE"

30 gennaio 2011 - [GUARDA LE FOTO] Così mi hanno detto di iniziare. Dove Giulio aveva lasciato. Sono Alessandro, nipote del pioniere Giovanni Crupi. A me l’onere e l’onore di tenervi aggiornato su quello che accade in queste isole sperdute nel Pacifico... (Di Alessandro Repetti)

Per chi di voi non lo sapesse ci troviamo alle Isole Solomon dove il nostro vescovo valtellinese Luciano Capelli da ormai molti anni vive e lavora per la popolazione locale. Quest’anno, il decimo del gruppo italiano Amis, anche io mi sono unito alla spedizione.

27 gennaio ’11. Tetere. Ventotto gradi. Ventilatore acceso per ingannare l’umidità. Qualche goccia di acqua che da queste parti non ha niente a che vedere con la pioggia, mi dicono i locali. Però piove. I locali sorridono sempre. Se gli presti attenzione incontrandoli per strada ne approfittano immediatamente per agitare la mano speranzosi di essere contraccambiati. Sembrano felici o perlomeno sereni. Oggi, a Honiara, hanno riso quando al banco dell’emporio abbiamo chiesto di un ombrello. A malapena comprendevano il significato della parola. Solo uno dei tanti commessi ha riconosciuto il termine inglese e lo ha subito “tradotto” in pidgin, la loro divertente lingua, così uguale e così diversa. Uscendo dal negozio, ovviamente gestito da un cinese, la cara neo dottoressa Konstilia ed io abbiamo capito il motivo delle loro risate. Infatti sui marciapiedi macchiati di rosso delle via principale di Honiara, le uniche persone con l’ombrello aperto avevano la pelle chiara. I solomonesi non facevano neanche parere di aver fastidio. Camminavano a piedi nudi come se niente fosse, masticando imperterriti il loro strano frutto preferito, che abbinato ad una specie di calce, fa passare l’appetito. Detto così sembra uno stratagemma, una droga per non soffrire la fame. Ma il fatto è che qui la fame non si soffre. Di cibo ce n’è eccome. Questa cosa del frutto rosso è più un vizio che paragonerei al nostro fumare, malcostume che qui non ci si può permettere. Le sigarette infatti vengono vendute singolarmente da individui che, appoggiati agli stipiti dei negozi del centro, passano la giornata con un pacchetto di pall mall aperto nelle mani invogliando i passanti all’acquisto.

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Ma perché eravamo ad Honiara? Eravamo alla ricerca di una pompa del gasolio. Infatti il generatore di elettricità del campo base di Tetere era di nuovo fermo. Giovanni aveva già utilizzato la sua prima settimana salomoniana lavorandoci sopra. I problemi però vengono sempre in gruppo. Infatti il malfunzionamento della pompa ha lasciato l’ospedale e la casa delle suore, dove noi alloggiamo,senza elettricità e con acqua razionata. “Della luce ne possiamo fare a meno, ma dell’acqua…” suor Irene. Così dopo aver sostituito in garanzia presso un centro ricambi al quanto spoglio la pompa del gasolio, abbiamo affidato il prezioso carico a Steben (perdonatemi se lo spelling non è corretto) che lo ha riportato al nostro geniere capo Giovanni che in meno di un’ora ha ristabilito l’afflusso di corrente elettrica a tutto il villaggio salvando la giornata e riempiendo di gioia il cuore di suor Irene che ha sfoderato una lunghissima serie di “grazie Giovanni” durante il pranzo.

Che posto queste Salomon. Sarà lontano due giorni di viaggio e quando si è qui si ha la sensazione di essere a testa in giù, immersi in una vasca di acqua calda che rallenta il respiro e disturba il sonno, ma qui ogni piccolezza è grande, ogni passo è un salto, ogni aiuto è un sorriso e ogni sorriso è un ricordo. Penso che venire sia d’aiuto anche a se stessi.
Terete si trova a circa 20 kilometri dalla capitale. Qui non c’è molto. Anzi, proprio niente. Svegliandosi la mattina, prima di fare colazione e iniziare a lavorare, se ci si guarda intorno si vede solo la scuola agraria, l’ospedale, qualche casetta per chi lavora qui e tante, tante palme da olio. Però il piccolo insediamento delle suorine si sta piano tramutando in un vero e proprio villaggio. È stata istituita una specie di fermata dell’autobus, nel parcheggio che da sulla strada si forma regolarmente un specie di mercato alimentare per chi satellita intorno all’ospedale, gli studenti, i malati, le famiglie dei malati. Insomma, da una vuota radura gli Amis hanno saputo di nuovo creare vita. E la vita continua con l’inaugurazione dell’Hospice per malate terminali al quale hanno partecipato i politici locali, gentilmente intrattenuti dalle meravigliose pizzette e tartine sfornate fresche dalla nostra Maddalena. Piena e Amanda sono le istituzioni. Le suorine sono la costanza. Steben, Diana e gli altri locali sono il sangue nelle vene di queste isole. Konstilia è la speranza. E Giovanni è sempre lì per tutti. Un gruppo che in questi due brevi, ma caldi e intesi giorni di Tetere mi hanno fatto gioire grazie alla immensa bontà di spirito di tutte queste persone.

Domani Gizo..

Alex Repetti
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