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mercoledì 27 febbraio 2013

"LA MEMORIA DIMENTICATA" (LA STRAGE DEGLI ARMENI)

Venerdì 8 marzo la scrittrice italiana di origine armena Antonia Arslan all'Auditorium S. Antonio di Morbegno. L'incontro è organizzato dall'Associazione Orus con il concorso del Gruppo Credito Valtellinese.
Anatolia, Turchia, Maggio 1915. La notte è passata e dei padri e dei figli maschi non c'è più traccia. Nessuna famiglia li rivedrà più. E per le donne, le bambine e il "maschietto-vestito-da-donna" sopravvissuti all'eccidio è l'inizio di un'odissea segnata da marce forzate, umiliazioni, crudeltà, fino alla salvezza, in Italia. Venerdì 8 marzo, il coraggio straordinario di quelle donne in fuga dalla morte rivivrà nell'incontro con la scrittrice italiana di origine armena Antonia Arslan, che porta in Valtellina la memoria, dolce e straziante come una fiaba, della sua vicenda familiare e di quella del suo popolo "mite e fantasticante", vittima del primo genocidio del ventesimo secolo.
E' la storia che ha iniziato a narrare nel suo celebre romanzo "La masseria delle allodole", divenuto nel 2007 uno splendido film per opera dei leggendari fratelli registi Paolo e Vittorio Taviani. Una storia che, anche nella tragedia, seduce e incanta con le vicende dei suoi personaggi sospesi tra due mondi: quello onirico, che vive di sogni e di fiabe, e quello concreto, che narra anche di vita contadina in lontane terre di montagna, così simili alle nostre.
Antonia Arslan, che è stata anche professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova, è la memoria di tutto questo, ma è anche la testimone di un'altra esperienza straordinaria. Inghiottita all'improvviso dal coma, ricoverata per venti giorni in un reparto di rianimazione, ha vissuto l'esperienza di una nuova dimensione che si è accesa come per incanto, l'ospedale divenuto ora castello popolato di dolci presenze, ora giardino dal morbido tappeto d'erba. Di tutto questo, la scrittrice parlerà nel suo incontro presso l'Auditorium S. Antonio di Morbegno, venerdì 8 marzo, alle ore 21.
L'incontro è organizzato dall'Associazione Oros, che dal 2005 si propone di promuovere e valorizzare le tradizioni e le potenzialità valtellinesi nei campi dell'economia, della società civile e della cultura, con il concorso del Credito Valtellinese. 

venerdì 11 gennaio 2013

"MISTERO AL LAGO DI STAZ": INTERVISTA A ETTORE COMI

10 gennaio 2012 - La Pgi Valposchiavo, da sempre attenta alle pubblicazioni che rientrano nel territorio retico, ha deciso di promuovere un'intervista a Ettore Comi, scrittore di un romanzo ambientato in Engadina, che inizia da Tirano e tocca la Valposchiavo.
Incontro lo scrittore Ettore Comi in una gelida giornata di dicembre. Le strade di Poschiavo sono imbiancate dalla neve e il clima sembra proprio quello descritto nel suo recente romanzo. Lo trovo mentre fuma una sigaretta, mi saluta ed è visibilmente infreddolito, ma si mostra subito gentile e disponibile. Ci rifugiamo in un bar dove mi parla della sua vita, degli impegni professionali come fotografo, regista, a Roma e Milano, e del suo ritorno in Valmalenco (Sondrio) per stare vicino a suo padre e alla sua fidanzata. Nelle sue terre natìe inizia a scrivere romanzi, l’ultimo dei quali, Mistero al lago di Staz, vede come sfondo gli splendidi scenari alpini della Valposchiavo e dell’Engadina. Me ne parla con un sorriso di soddisfazione.
È contento di questa sua opera?
Sì, molto. I cinque editori a cui ho inviato il testo hanno apprezzato il lavoro e tutti volevano pubblicarlo. Ho scelto, infine, La Carmelina di Ferrara, casa editrice piccola e artigianale, ma raffinata e attenta, che si occuperà anche della promozione.
Ci spieghi di cosa tratta questo libro?
È un romanzo che definirei un noir a tinta rosa. Non è un vero e proprio giallo che comporta un’indagine approfondita da parte della polizia o del commissario, e in cui il colpo di scena iniziale solitamente è un omicidio. Qui c’è invece la figura di un docente universitario di criminologia, Luigi Delle Valli, che proverà a sciogliere il mistero della sparizione di Rossana, una sua studentessa, che lo ha invitato in Engadina. All’inizio, non incontrandola, l’uomo pensa a uno scherzo, a un dispetto, a una propria illusione. Ma che significa tutto ciò? Si chiede, infatti, e non pago si “impunta” in maniera esagerata per sbrogliare questa situazione critica. Credo che sia una storia originale che non usa gli espedienti più banali del libro giallo.
Penso che Luigi Delle Valli sia un personaggio costruito molto bene a livello psicologico e ciò rende ancora più intrigante lo svolgimento della storia e lo scioglimento del mistero. Il lettore continua a chiedersi se è una persona lucida oppure se vive in uno stato di follia. Ci sveli fin da ora chi è Luigi?
Luigi è un uomo concreto, tutto d’un pezzo, fermo nelle proprie convinzioni. È un grande testardo che deve arrivare alla meta a costo di rischiare la propria pelle. È una persona coerente che non si arrende di fronte a nulla, però è anche un gran sognatore. Quando va in slitta in Val Roseg, attorniato dalla corona di cime rosa, si sente in un sogno come il Dottor Zivago, ma la realtà cruda talvolta lo risveglia, prende una bastonata sul collo e subito dopo si rialza più forte. A un certo punto del romanzo, preso dallo sconforto, vuole andarsene da quel mondo di “cupole sfavillanti” e tornare nella mediocrità della sua vita abituale, ma basta un’occhiata e osservare una finestra illuminata nella Villa del mistero, che improvvisamente ritorna la forza per proseguire la sua ricerca indagando con maggior determinazione nei fatti di cronaca, nelle tradizioni, fra i segreti e i pregiudizi delle famiglie locali e nell’arte di Segantini.
Come è nata l’idea di ambientare un romanzo in Engadina?
È un posto che ho sempre amato, ci venivo fin dall’infanzia con i miei genitori. Allora del paesaggio tutto mi sembrava ingigantito e meraviglioso: il treno mi sembrava un’astronave e la tratta del Bernina fino a Sankt Moritz sembrava un percorso infinito. Due anni fa a febbraio, in occasione del Centenario della Ferrovia Retica, io e mio padre abbiamo fatto la stessa gita, purtroppo senza la presenza di mia madre, morta da poco. Naturalmente dopo 40 anni la mia visione del mondo è cambiata completamente, ma mi resi conto che la bellezza di alcuni luoghi mi avevano accompagnato per tutta la vita. Proprio alla stazione di Tirano, alle 7.30 di mattina, in un ambiente straordinario da set cinematografico, ho pensato: “un giorno o l’altro devo scrivere qualcosa di bello su questo luogo”. Poi in quel viaggio ho scattato delle foto e mi sono divertito. Pochi giorni dopo ho rivisto le fotografie scattate e in particolar modo ho notato un corteo di carrozze trainate da cavalli…
Appunto, ha incentrato la storia attorno alla “Schlitteda”, tradizionale manifestazione engadinese di costume che si tiene ogni anno nel mese di gennaio!
Sì, infatti, pochi giorni dopo mi capita di leggere in un giornale – pensa che combinazione – la descrizione della “Schlitteda” che significa slittata. Ho letto avidamente l’articolo e mi è venuta in mente l’idea di prendere questo corteo come riferimento per un invito nei territori engadinesi. Un invito che si rivela un’esca per attirare e coinvolgere una persona con una scusa banale e allo stesso tempo questa esca è il perno attorno al quale ruota tutta la storia.
Molti sono i film e i romanzi che abbinano il mistero all’ambiente boschivo. Anche il suo romanzo fonde questi due aspetti. C’è effettivamente una relazione?
Sì, il chiaro e scuro, la luce e l’ombra del bosco danno il senso del mistero. Infatti ignoro molte volte la neve per concentrarmi sul bosco. Gli alberi escono prepotenti perché racchiudono in sé questa equivocità sensitiva: vedi e non vedi, ti nascondono, ti proteggono ma possono ostacolarti o farti male mentre corri. Nel mio romanzo, in effetti, ci sono inseguimenti e aggressioni nel bosco, quindi posso ben dire che è lo spazio ideale per tenere alta la tensione.
Quali sono brevemente le immagini più rappresentative del Mistero al lago di Staz?
Ho già accennato a “La schlitteda” e sicuramente molto importante è la figura del pittore Segantini. Ho visitato il museo di Sankt Moritz dedicato all’artista e lì mi sono appassionato alle sue pitture. Per la riuscita dell’enigma romanzesco ho preso spunto da un suo quadro inesistente, ossia inventato dalla mia fantasia. Mi rendo conto che ho utilizzato, magari con un po’ di presunzione, il nome di questo grande artista e spero che non mi mandi una maledizione dall’Aldilà, ma non ho fatto altro che rendergli onore.
Poi rilevante è l’Ultima Regina d’Engadina, epiteto che doveva comparire come sottotitolo al romanzo, ma l’editore ha deciso di tralasciare. Ironicamente mi sono immaginato una regina di cuori in Engadina, una sorta di principessa che non è mai esistita a livello storico e legislativo, ma che la tradizione locale ha tramandato nei secoli come una bellissima figura nobile che merita di dominare su tutti e insegnare al popolo.
Forte è anche l’immagine della ferrovia retica…
Esattamente, nel primo capitolo Lei descrive il paesaggio che percorre il trenino rosso del Bernina. Quali impressioni vuole suscitare nel lettore?
Nell’intero lavoro credo di esser riuscito a dare risonanza a certi aspetti paesaggistici. Il trenino rosso è un marchio di bellezza del paesaggio svizzero a differenza di molte ferrovie italiane e questo scarto l’ho voluto suggerire nella scena dello scambio dei treni alla stazione di Tirano. Inoltre mi interessava dare l’impressione d’elevazione usando la scrittura, come nel caso del passaggio al Viadotto di Brusio: «Improvvisamente vidi, davanti a me, la testa del treno che ci affiancava (...) Sembrava che il locomotore si fosse voltato verso di noi per avvolgerci in un impetuoso abbraccio (…) » e così guadagnare quota attraverso questo monumento a spirale. E poi volevo far risaltare l’aspetto vertiginoso del panorama mozzafiato, passando – metaforicamente parlando – dal girone dantesco all’esplosione di luce del paradiso, lassù dove finiscono i boschi. Luigi Delle Valli è talmente catturato e affascinato dalla bellezza del paesaggio che lungo il viaggio non pensa più a Rossana. Tutta la sua attenzione si focalizza sulla novità di questo splendore e ogni scorcio è uno spettacolo meraviglioso ai suoi occhi. Diciamo che questo percorso, che ho cercato di descrivere senza dilungarmi troppo, è la via che innalza il protagonista dalla stantia mediocrità urbana alla bellezza dell’Engadina e nel contempo all’azione di una vita vissuta al massimo.
Giovanni Ruatti 
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mercoledì 25 gennaio 2012

GIOVANI SCRITTORI: IN LIBRERIA "INCOSCIENTI STATI COSCIENTI"

Vittorio Beltracchi, di Villa di Tirano, è l'autore del nuovo libro di poesia "Incoscienti stati coscienti".

Il 27enne Vittorio Beltracchi, residente a Villa di Tirano, è uscito recentemente con il suo primo libro di poesie "Incoscienti stati coscienti", edito dalla casa editrice Albatros e presentato a Roma il 10 gennaio scorso. L'autore del libro ci fa sapere che entro il 10 febbraio si terranno anche delle presentazioni nella nostra provincia; oltre quella data, infatti, Beltracchi emigrerà per lavoro in Australia.

Vittorio è nato a Tirano il 18 luglio 1984; diplomato perito informatico, attualmente lavora come consulente e amministratore di sistemi informatici. Si occupa anche di pittura e illustrazione e all'occasione partecipa a concorsi ed esposizioni di arti visive.

Dalla Prefazione

E nelle poesie di Vittorio Beltracchi troviamo questo. Una tensione, un dualismo, fra un io che si racconta agli altri e un sé messo sempre in evidenza e in primo piano: ci si rivolge all'esterno, ma allo stesso tempo il primo chiaro ascoltatore è proprio l'autore stesso. È un attimo quello che viene raccontato in ogni poesia, un piccolo quadro, diverso in ogni lirica, un frammento di significato messo in campo per raccontare un pezzo di una storia.

incoscienti stati coscienti

martedì 24 gennaio 2012

"INCONTRI", IL NUOVO LIBRO DI DON ROBERTO

Da febbraio sarà in edicola in nuovo libro di don Roberto Seregni, "Incontri".

A febbraio sarà in libreria il nuovo testo di don Roberto “Incontri, a tu per tu con Gesù” edito con Elledici (10 euro). "Ho cercato di commentare alcuni degli incontri del Rabbì che vengono narrati nei Vangeli sinottici - racconta don Roberto, prete originario di Capiago (CO) e da tre anni in servizio presso l'Oratorio Sacro Cuore di Tirano - abbinando ad ogni personaggio una riflessione sui temi fondamentali della vita cristiana: la preghiera, la missione, la fraternità… Spero possa essere un libro utile per la meditazione personale, per gruppi di catechesi e per esperienze di condivisione sulla Parola".

L’intero ricavato della vendita sarà messo a disposizione dei poveri che tutti i giorni varcano la porta del Sermig di Torino, l’Arsenale della Pace.

mercoledì 12 gennaio 2011

IL TRALCIO PRESENTA LA VITA DI MONIA DELLA ZOPPA

L'associazione "Il Tralcio" vi invita ad una serata di presentazione del libro di Monia Della Zoppa, 36enne di Traona rimasta cieca a pochi mesi di vita, "Tutto quello che vorreste sapere su Monia Della Zoppa... e non avete mai osato chiedere". Appuntamento venerdì 14 gennaio alle ore 20.30 presso il polifunzionale di Traona, in località Valletta.

"Abbiamo deciso di aiutare Monia nella pubblicazione di questo libro che racconta i suoi primi 36 anni di vita – spiegano i volontari de "Il Tralcio" – perchè Monia non ci vede e per scriverlo ha impiegato la bellezza di cinque anni, utilizzando il computer con un particolare ausilio; è una ragazza determinata, frequenta il C.S.E.-Centro Socio Educativo "Il Tralcio" e ci sembra bello e utile far conoscere le risorse, che i dis-abili considerati spesso "pesi", invece hanno e fanno fruttare".

Parteciperanno alla serata il complesso musicale "I Tirami Su" composto da ragazzi disabili del C.D.D.-Centro Diurno Disabili di Prata Camportaccio gestito dalla cooperativa Nisida e i ragazzi dell’associazione “Il Tralcio” che stanno seguendo un progetto di musicoterapia ed eseguiranno delle canzoni animate.

Monia Della Zoppa è rimasta disabile in seguito ad una vaccinazione obbligatoria effettuata a pochi mesi di vita. Da lì ha cominciato ad avere prima problemi alla vista e poi di deambulazione. Oggi è pressoché cieca ed è sulla sedia a rotelle.
Ha scritto il suo libro per raccontare e far conoscere la sua storia a chi la conosce e a chi non ha ancora avuto questa fortuna…
Una serata a cui partecipare.

sabato 13 novembre 2010

INCONTRO CON LA GIORNALISTA GIORGIA COZZA

Venerdì 26 Novembre Ore 20.30, a Palazzo Foppoli, incontro con la giornalista Giorgia Cozza autrice di "Bebè a costo zero" - “Caro bimbo, ma quanto mi costi?” Diventare genitori-consumatori critici per scegliere consapevolmente per i propri figli.

Giorgia Cozza, giornalista comasca, collabora a varie riviste specializzate occupandosi di gravidanza, allattamento al seno, psicologia e salute della mamma e del bambino. Autrice di E adesso…cresco, un manuale sulla crescita e lo sviluppo psico-fisico del bambino (Sfera nel 2007), Alex. Piccola storia di un bimbo mai nato (HBI, 2008), Quando l’attesa si interrompe. Riflessioni e testimonianze sulla perdita prenatale (Il leone verde, 2010) e dei libri per bambini Alice e il fratellino nel pancione e Alice e il primo giorno di asilo (Il giardino dei cedri, 2010).

giovedì 11 novembre 2010

"I PRETI E I MAFIOSI. STORIA DEI RAPPORTI TRA MAFIE E CHIESA CATTOLICA"

Il Centro di Documentazione Rigoberta Menchù promuove, venerdì 19 novembre alle ore 20.45, presso la sala Vitali del Credito Valtellinese in via delle Pergole, 10, a Sondrio, un incontro con Isaia Sales, storico e docente universitario, chiamato a presentare il suo libro "I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafie e chiesa cattolica", Baldini Castoldi Dalai editore.

Isaia Sales all’inizio del suo libro “I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafie e Chiesa cattolica in Italia”, edito da Baldini e Castoldi, si pone delle domande: “Sono compatibili con la fede cristiana mafia, camorra, n’drangheta e sacra corona unita? Sono compatibili con la religione cattolica alcune delle organizzazioni criminali più feroci del mondo?”

E ancora: “Le organizzazioni di tipo mafioso avrebbero potuto ricoprire un ruolo plurisecolare nella storia meridionale e dell’intera nazione se, oltre alla connivenza di settori dello Stato e di parte consistente delle classi dirigenti locali, non avessero beneficiato del silenzio, dell’indifferenza, della sottovalutazione e anche del sostegno dottrinale di una teologia che trasforma degli assassini in pecorelle smarrite da recuperare piuttosto che da emarginare dalla Chiesa e dalla società?”

Isaia Sales conduce un’indagine di natura sociologica e storica. “Il libro vuole indagare le ragioni culturali, sociali e storiche della particolare religiosità degli esponenti della criminalità organizzata e anche la mafiosità di alcuni uomini del clero, andando indietro nel tempo, rifacendo la storia della Chiesa meridionale e delle principali organizzazioni mafiose”.
Le mafie oramai sono dappertutto, il problema è nazionale. “Gli storici e gli studiosi di varie discipline sono da tempo arrivati a questa conclusione: le mafie sono un problema complessivo delle grandi istituzioni formative (Stato, Chiesa, Famiglia, Scuola, Giornali, televisione) e dei grandi attori sociali (politici, imprenditori, professionisti, gente comune) prima che dei giudici e dei poliziotti”.

lunedì 1 novembre 2010

PRESENTAZIONE LIBRO "JOHN", DI CYNTHIA LENNON

Venerdì 5 novembre 2010 alle ore 21.00, presso la Sala teatrale della Società Democratica Operaia di Chiavenna, si terrà la presentazione del libro “John”, di Cynthia Lennon.

Nell'ambito di “Progetto Beatles”, a 40 anni dallo scioglimento del gruppo ed a 30 anni dalla morte di John Lennon, verrà presentato John, di Cynthia Lennon; lettura scenica di Lucilla Giagnoni, drammaturgia di Paolo Bignamini, a cura di Emilio Sioli, musiche di John Lennon e Paul McCartney.

John Lennon raccontato da Cynthia Powell, prima moglie dell'ex Beatle, che condivise con il marito forse il periodo più folgorante della sua carriera musicale. La giovinezza a Liverpool, la fama che arriva quasi inaspettata, la gravidanza improvvisa, la vita cha cambia in un colpo, gli agi ma anche il dolore della separazione e la vita difficile dopo il divorzio da Lennon, sono i principali contenuti affrontati. Video e contributi musicali accompagneranno la lettura del testo, corredandola di emozioni e di un inedito effetto straniante.

Lucilla Giagnoni, nata a Firenze nel 1964, ha frequentato la Bottega di Gassman lavorando, oltre che con Gassman stesso, con Paolo Giuranna e Jeanne Moreau. Dal 1985 ad oggi quasi tutto il suo lavoro si è concentrato sull’attività del Teatro Settimo, con cui ha collaborato partecipando alla creazione di quasi tutti gli spettacoli. Nel suo percorso artistico ha lavorato con: Luigi Squarzina, Franco Piavoli, il compositore Nicola Campogrande, Alessandro Baricco, Paola Borboni, Giuseppe Bertolucci, con cui ha girato il film Il dolce rumore della vita; nel 1999 con la regista della Royal Shakespeare Company Katie Mitchell. Ha partecipato a Teatri alla radio, diretta da Luca Ronconi, realizzando Le intellettuali di Molière con Ottavia Piccolo e Massimo Venturiello e La cimice di Majakovskij per la regia di Gabriele Vacis. Insegna narrazione alla scuola di scrittura “Holden” di Torino.

Evento realizzato grazie all'organizzazione ed ai contributi di: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Associazione Arti e Corti, Scenaperta, Società Democratica Operaia di Chiavenna, Ambria Jazz. Prevendita presso il negozio “Musica” in via Dolzino a Chiavenna.

domenica 31 ottobre 2010

IL LIBRO SU MARADONA PRESENTATO PER LA PRIMA VOLTA A CHIAVENNA

Martedì 9 novembre, alle ore 21, presso il teatro della Società Democratica Operaia di Chiavenna ci sarà la presentazione del libro “50 volte Diego” di Emiliano Guanella.


Il 30 ottobre 1960, a Lanus in Argentina, nasceva Diego Armando Maradona, l’uomo destinato a contrassegnare come nessuno gli anni ottanta e novanta del calcio mondiale.

Emiliano Guanella, giornalista di origini chiavennasche e corrispondente per la Radio Televisione Svizzera, La Stampa, Radio 24, Sky Sport e Sky Tg24, dopo aver vissuto per dieci anni in Argentina ha voluto raccontare il fenomeno Diego.

Un viaggio a Buenos Aires e dintorni negli ultimi dieci anni di Diego Armando Maradona. Cronache e reportages raccontati in presa diretta dal corrispondente italiano che vive dal 2000 in Sudamerica. Tonfi e risalite dell'idolo nazionale. I momenti difficili, come i ricoveri d'urgenza in ospedale; le grandi rinascite. Diego Armando sorprende e riappare sempre al centro dell'attenzione, scende in piazza a fianco di Hugo Chavez contro George Bush, duetta in tv con Pelè, piange commosso nell'addio al calcio alla Bombonera. Tutto l'amore di un paese per il più grande calciatore di tutti i tempi, la relazione difficile con la stampa e con il Potere, i tifosi che lo adorano nella sua Villa Fiorito o nelle cerimonie pagane della Chiesa maradoniana. La relazione con Messi e gli altri campioni di oggi, i mondiali in Sudafrica e l'addio polemico alla seleccion. "Gli dei - spiega Eduardo Galeano - non vanno mai in pensione, Maradona non uscirà mai dalla scena".

La Società Democratica Operaia, patrocinando la prima presentazione in Italia del libro “50 volte Diego” vuole contribuire alla festa degli appassionati di calcio ma più in generale vuole realizzare un evento per tutti gli appassionati di Sudamerica.
Il racconto di Guanella si intreccia infatti con avvenimenti quali il recente salvataggio dei minatori cileni, la Cuba di Fidel Castro, la crisi economica dell’argentina e molto altro ancora di tutto ciò che caratterizza l’argentinità di Maradona. La serata sarà l’occasione per vedere immagini inedite di Maradona ma anche per parlarne con chi l’ha conosciuto e soprattutto ha conosciuto cosa sia Maradona per i sudamericani.