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giovedì 7 maggio 2015

CODARDI SENZA GLORIA

Certo l'ignoranza e l'imbecilità umana non hanno limiti. Così come, del resto non hanno limiti ormai l'indignazione e l'incazzatura di molti di fronte a scenari come quello del 1° Maggio a Milano, di fronte alla totale impotenza nell'agire da parte di coloro che dovevano evitare o perlomeno limitare i danni e di fronte alla sconsiderata leggerezza o incompetenza o magari altro da parte di chi poteva e doveva fare in modo che questi fatti non si verificassero per niente, salvo poi dichiarare quasi con orgoglio di essere riusciti a contenere i danni, come se la distruzione di un solo quartiere fosse una vittoria e non una sconfitta.
Che una manifestazione No Expo autorizzata proprio il giorno dell'inaugurazione potesse degenerare nel caos ad avviso di molti era inevitabile. Dopo settimane di allerte e di allarmi di possibili infiltrazioni di violenti nei cortei, dopo ripetuti appelli da parte di innumerevoli Istituzioni, servizi di Intelligence, Prefetti ecc., malgrado tutto ciò, questo è successo nella più incredibile normalità, come se fosse un fatto scontato.
Ma si riuscirà mai a liberarsi dell'ipocrisia e dell'arroganza di questi quattro delinquenti figli di papà, antagonisti o infiltrati ben organizzati, ultras da stadio o Black bloc che siano, che si credono dei rivoluzionari ma che non hanno alcun ideale se non quello di sfasciare tutto, dalle città al Sistema, dalle banche alle ferrovie agli stadi alle multinazionali, che sono contro tutto, sono contro il privato, ma anche contro lo Stato come istituzione e distruggono ciò che è pubblico, di tutti? Che con il loro indottrinamento insulso cercano di sputtanare un Paese intero ed un evento che potrebbe costituire un'occasione irripetibile per la nostra economia e la nostra immagine purtroppo un pò bistrattata a volte anche a ragione?
Riusciremo mai a liberarci di questi codardi senza gloria che possono permettersi di girare il mondo con l'unico scopo di distruggere quasi indisturbati ad ogni minimo pretesto ciò che capita sotto mano, che pianificano a tavolino le loro azioni, questi codardi senza gloria che usano caschi e maschere perchè non hanno nemmeno il coraggio di farsi riconoscere, che non sanno che i veri rivoluzionari non hanno paura a mostrarsi perchè sanno ciò che vogliono e ci credono pure? Alla fine si liberano persino dei loro equipaggiamenti da battaglia per andarsene indisturbati tra la folla e tornarsene alle loro destinazioni, arrivederci alla prossima missione, sotto lo sguardo di forze dell'ordine impotenti soprattutto dopo la sentenza (inequivocabile) sui fatti di Genova e della Scuola Diaz.
Ma sarà così difficile per dei governi seri avere la meglio su quattro incappucciati che nei loro deliranti comunicati affermano che "la proprietà privata e le multinazionali sono infinitamente più violente di qualsiasi azione contro di esse", ma che hanno fatto essi stessi della violenza il loro mantra, che dal novembre 1999 a Seattle, il loro "battesimo", passando per Genova, Roma, Milano e altre città in giro per l'Europa ed il mondo hanno fatto e fanno il bello ed il cattivo tempo prendendosi gioco delle Istituzioni preposte al contrasto? Che sono forti in gruppo ma che poi fuggono sparpagliandosi dopo le loro devastazioni e che davanti ad una telecamera non sanno esprimere un minimo di concetto razionale?
Vedendo immagini come quelle del 1° Maggio tornano in mente situazioni simili di qualche decennio fà, violenze gratuite a supporto di finte o malate ideologie, arroganza, ignoranza e totale mancanza di dignità.
Rossi Mauro '59 Tirano

lunedì 4 maggio 2015

QUASI SERIE (19): LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

UNA FACCIA
Mattinata del 1° maggio. Seduto sul divano di casa, con il televisore acceso, sono in attesa del collegamento con Milano per l’inaugurazione dell’Expo 2015. Ho ancora davanti agli occhi quanto ho visto alcuni giorni or sono, su Raiuno. Una edizione straordinaria su ciò che è stato realizzato nella città della Madonnina. Edizione di lunga durata, egregiamente studiata, che ha reso l’idea a noi, potenziali utenti, di quanto lavoro è stato svolto e che mi ha confermato quanto di ridicolo hanno scritto certi giornali sui piccoli ritardi avvenuti. L’inaugurazione ha avuto fine all’ora del pranzo, ma confesso che, al desco, avrei preferito proseguire nell’ascolto. Inaugurazione con gli interventi, numerosi e doverosi, da parte delle massime autorità regionali e nazionali. Toccanti le parole di Papa Francesco collegato via etere dal Vaticano. Parole dal contenuto condiviso da altri intervenuti e che hanno toccato il cuore di tutti. L’argomento: la fame nel mondo, il modo per far si che, in un prossimo domani, tutta la popolazione del globo abbia quanto necessita per un vivere decoroso. Chi scrive, che da tempo non considera più Roma la sua Capitale ma Milano, annota l’intervento di Maroni, del nostro Governatore. Ottimo intervento. Aggiungo che Milano deve dimostrare di ritornare ad essere quello che era dal dopoguerra a ieri e che, per la perdita di tanti, secolari valori, non lo è più. Abbandoni la sua gente certi “buonismi criminali”. Rivogliamo i “bauscia”, i compositori di musiche padane, le melodie quali “O Mia bela Madunina”. Non si lasci attrarre, Milano, dalla globalizzazione che ha molti, moltissimi lati negativi. Per chiudere questa faccia della medaglia desidero ringraziare tutti coloro che hanno operato per la realizzazione di questa EXPO 2015, per questo gioiello frutto del lavoro mondiale.
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Dopo poche ore dal termine dell’ inaugurazione dell’Expo il clima primaverile di Milano si è improvvisamente raffreddato, è ritornato l’inverno. Nel centro della città è apparso un gruppo di delinquenti, tutti vestiti di nero, che hanno provocato danni notevoli agli immobili ed alle auto parcheggiate. Questi luridi bipedi mascherati hanno agito tranquillamente, hanno resistito alla forza pubblica. Le forze dell’ordine, “armate” solo con lacrimogeni e con bastoni, hanno assistito al disastro. Mi domando “come hanno fatto questi luridi a raggiungere il centro della città?” Ora, amici lettori, permettetemi di dubitare sull’efficienza del nostro Ministro dell’Interno, di un certo Alfano che di fesserie ne ha commesso a sufficienza. Alfano è un uomo da mandare a scuola per insegnargli:
  1. La lealtà. E’ stato un traditore politico
  2. L’incapacità di reggere il suo Ministero. Ha permesso l’invasione dell’Italia da parte degli immigrati. Ha migliaia di morti sulla coscienza. Queste morti le hanno sulla coscienza tutti i componenti del Governo italiano
Se fosse un uomo Alfano non aspetterebbe un’ora per rassegnare le dimissioni. Ma la poltrona romana rimarrà occupata dall’incapace che rimarrà con il sedere bene incollato alla poltrona stessa.

Molti visitatori avranno già apprezzato in questi giorni il gioiello chiamato EXPO. Chi scrive aspetterà ancora un po’ di tempo prima di presenziare. Vorrei giungere nella città della Madonnina solo quando il fetore lasciato dagli incappucciati avrà lasciato la città.
Giancarlo Bettini

venerdì 1 maggio 2015

QUASI SERIE (18): MILANO 2015, CAPITALE DEL MONDO

Da una decina di settimane l’Espresso esce, il venerdì, con un prezioso allegato, un DVD con la vita e le opere dei migliori architetti mondiali di ieri e di oggi. Ogni DVD ha una registrazione della durata di circa un’ora. Degli architetti sono riportate le opere maggiori, il loro modo di vedere l’architettura, ma non dobbiamo aspettarci un approfondimento, approfondimento che possiamo trovare solo sui libri dei singoli archistar.
Venerdì 27 aprile è stata la volta di Pier Luigi Nervi. Ingegnere e architetto tra i massimi esponenti mondiali del XX secolo. Nervi è nato a Sondrio e quindi lo sentiamo un po’ nostro anche se in Valtellina non è rimasto molto. Ricordo la mia andata a Torino in occasione di Italia ’61, del mio ammirare all’interno del padiglione dedicato al Lavoro la grandezza del complersso. Una serie di grossi pilastri affiancati con la parte superiore piana, a raggera. I calcoli, la statica, era stata affidata a Pier Luigi Nervi.
Per merito di un amico ho avuto la possibilità di visitare a Roma, in Vaticano, un’altra opera di Nervi, l’aula Paolo VI. Rivedendo Il DVD sopra citato dedicato al professionista nato a Sondrio, ho notato che il tempo ha segnato alcune opere del grande architetto. Opere che nulla hanno perso del loro valore, ancora oggi sono sedi di grandi manifestazioni di vario genere. Il tempo ha segnato solamente certe finiture esterne attribuibili alla vetustà del cemento armato, alle strutture ardite ideate da una mente eccelsa.

L’allegato all’Espresso mi ha dato la possibilità di rivedere, sotto altra forma, ciò che già conoscevo dai libri sull’architettura. L’Expo, che aprirà il prossimo 1° maggio, mi vedrà girovagare lungo il cardo ed il decumano dell’Expo stessa. Potrò visitare i lavori degli architetti contemporanei e provenienti da tutto il globo. All’interno dei manufatti saranno in mostra i frutti del lavoro di migliaia di esseri umani. La grande, laboriosa Milano meritava questo premio, questa assegnazione. Non diamo retta ai disfattisti che lamentano qualche piccolo ritardo. Sono, questi cronisti od opinionisti , lo specchio di coloro che, da parolai, non sanno produrre altro per riempire le pagine dei giornali. Ci inchiniamo invece davanti a tutti coloro che hanno operato, senza sosta, per permettere di far conoscere a miliardi di abitanti della Terra che ancora esistono uomini di buona volontà .
Giancarlo Bettini

sabato 25 aprile 2015

QUASI SERIE (17): DUE LIBERAZIONI DA CELEBRARE

Domenica prossima, 25 aprile 2015, sarà celebrata la festa della Liberazione. Sono passati settant’anni dal 1945, da quando la nostra nazione si è liberata dalla schiavitù nazifascista. Due persone, artefici di una folle avventura, hanno avuto una giusta fine. Hitler nel buncher di Berlino, Mussolini nei pressi di Dongo, sul lago di Como. Due folli responsabili della morte di milioni di persone. L’Italia, per merito degli anglo-americani e con un determinante aiuto dei nostri partigiani, ha posto fine a cinque anni e più di guerra. Doveroso quindi festeggiare annualmente l’anniversario anche per trasmettere ai nostri figli quanto accaduto. E’ sufficiente indicare un solo fatto per far capire loro quanto gli uomini possono trasformarsi in bestie: l’uccisione di sei milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti.
Anche noi, a Tirano, potremo assistere ad una rappresentazione domenica sera nella sala del Consiglio Comunale. Gli alpini di Tirano e di Villa hanno organizzato uno spettacolo con l’aiuto di volontari che si sono prestati e che hanno ottenuto, con la stessa rappresentazione, un successo all’auditorium di Villa di Tirano. L’argomento: la ritirata degli Alpini dalla Russia. Ero presente e posso dire che i dilettanti attori hanno letto, con sicurezza, le missive inviate dal fronte russo da un tiranese. Era presente il figlio dell’alpino autore delle lettere. La bellezza, la sobrietà della sala del nostro Consiglio Comunale, faranno da cornice all’animata esposizione.
La seconda “liberazione” indicata nel titolo è quella desiderata dai miei concittadini, la LIBERAZIONE di Tirano dal passaggio dei mezzi diretti in alta valle, la realizzazione della TANGENZIALE che aspettiamo da decenni. Anche la tangenzialina di Bormio è in via di ultimazione, anche i bormini ci hanno preceduto e che sono tra quelli che ci inquinano. Ho chiesto alcuni giorni or sono all’amico Vicesindaco di Livigno, Narciso Zini, se anche l’Anas avesse partecipato alle spese necessarie per l’opera e quale fosse stato l’eventuale importo. La risposta “penso di sì, ma al momento l’importo non te lo so dire”. Traduzione: “non te lo voglio dire”. Vedi Narciso, mi fa schifo che un Ente pubblico voti per la precedenza di Bormio su Tirano. La nostra è l’ultima tangenziale rimasta. Ora i bormini, sbagliando, stanno tirando in ballo il traforo dello Stelvio. Il traforo urgente è quello sostenuto dal tiranese Oberti ed anche chi scrive, poco tempo fa, ne ha spiegato i motivi. Se si dovesse chiudere ancora la 36 per gravi motivi qualcuno ne risponderà e questo qualcuno meriterebbe la galera.
Ancora. Onore al Sindaco di Tirano che sta portando avanti la pratica per la nostra tangenziale. Per ora nessun onore agli onorevoli. Per quale motivo? E’ sufficiente leggere l’articolo apparso su “La Provincia di Sondrio” mercoledì 22 aprile dal titolo “Tangenziale, giorno ad alta tensione” per capire. In sintesi. Il 21 aprile si è tenuta a Roma una Conferenza dei Servizi. Presenti le autorità interessate alla tangenziale abduana. Il Sindaco Spada, trionfante, riporta “tutto bene, entro metà maggio i funzionari Anas saranno in valle”. Alt! Il Senatore Crosio della Lega Nord dice che nulla di quanto deliberato sui finanziamenti delle tangenziali di Morbegno e di Tirano è sicuro. Continua il Senatore “per Morbegno i lavori sono già iniziati, il pericolo è per Tirano, per i milioni finanziati”. Al che c’è la smentita dei “nostri”. “La versione Crosio è tutta una balla, la pratica procede”.
Ora, signori onorevoli (con la lettera minuscola), mi avete rotto i cosiddetti, come diceva Montalbano. Copiando Verdi sul finale dell’Aida: “Radames discolpati!”. Nel nostro caso Radames è il Senatore Crosio. E’ già successo nell’iter della Colico –Cosio che un bipede distratto aveva dimenticato in delibera che i soldi del ribasso d’asta sarebbero andati sulla tangenziale di Tirano. Allora? Che non succeda ancora qualche inghippo. Se non giungerà un sicuro scritto sulla verità solleverò i miei concittadini. Quello che succederà, succederà. Sarà “cosa nostra”.
Giancarlo Bettini

venerdì 17 aprile 2015

QUASI SERIE (16): GLI ANIMALI STANNO APPESTANDO LE MONTAGNE DELLA VALTELLINA E DEL LECCHESE

Udite, udite gente delle Province di Sondrio e di Lecco! Quanto seguirà è il pensiero di un valtellinese doc che non ha peli sulla lingua che ama dire pane al pane e vino al vino. Ai lecchesi comunico che sono per l’autonomia della mia provincia, meglio ancora della Regione Lombardia, meglio ancora per quanto anelato dal “laghe” prof.Miglio, per la Macro Regione del nord Italia. Premessa necessaria questa per rendere più digeribile quanto sto scrivendo ai sostenitori della centralità romana. Confiniamo, noi valtellinesi, con la Provincia di Lecco. Continuo a chiamarle Province queste defunte realtà anche se Roma, per merito di un certo Delrio, le province fanno parte di “ color che son sospese” (e perchè spero ancora in un ravvedimento, nel ritorno dei bipedi alla ragione). Mi piace oggi associarmi con i luoghi manzoniani per il motivo che gli abitanti delle loro e delle nostre montagne stanno correndo un forte pericolo: quello di divenire minoranza rispetto ai prossimi abitanti che per la pazzia degli umani si identificano negli animali a quattro zampe. Quali animali? I cinghiali, i lupi, e gli orsi. Vediamo di dedicare alcune righe ad ogni singola bestia infestante.
I CINGHIALI
L’invasione dei cinghiali, sia in Valtellina che nel lecchese, è già in uno stato avanzato. Gli attuali amministratori della provincia di Sondrio hanno aderito alla richiesta dei cacciatori nostri e sono per la caccia libera, per l’estinzione dei maiali puzzolenti, non indigeni. Credo che Lecco sia invece per la selezione dei quadrupedi. Due parole vanno spese per quei figli di buona donna che hanno introdotto i cinghiali. Se, come qualcuno paventa, gli autori sono stati gli stessi cacciatori c’è da chiedersi dove sono stati sinora i guardiacaccia. E’ mai possibile che nessuno si sia accorto di certi strani movimenti? I colpevoli meriterebbero la galera. Chi scrive, anni or sono, aveva proposto, sul giornale, una soluzione. Nei mesi invernali noleggiare un elicottero e, dall’alto, eliminare i maiali per mezzo della mitragliatrice. Con il terreno coperto dalla neve, pensavo, i quadrupedi sarebbero stati più visibili, meno rintanati. Mi hanno bocciato detta proposta, non so se a torto o a ragione. Gli animalisti, dopo il recente assenso della provincia di Sondrio per la libera caccia, si sono ribellati. Io sono per l’estinzione dei maiali perché non indigeni, estremamente prolifici e dannosi. I pascoli in quota li hanno tramutati in campi.
I LUPI
Forse è meglio chiarire che per lupi non intendo quelli che siedono nei palazzi romani, ma quelli a quattro zampe. Ciò premesso, per chiarezza e per evitare qualche querela, entro nel merito. I lupi, da noi, per il momento non sono in numero consistente, ma se non vado errato l’Unione Europea li vuole per fare compagi agli orsi. Qualche pecora è passata a miglior vita. I contadini vengono rimborsati annullando in tal modo il danno economico. Il lato sentimentale a Roma è sconosciuto.
GLI ORSI
“Dulcis in fundo”. A quanto mi risulta i plantigradi non hanno ancora raggiunto i luoghi manzoniani. Forse hanno paura di un moderno Innominato. Quindi i “laghe” possono dormire sonni tranquilli. E’ quello che non possiamo fare noi che, alzando lo sguardo, vediamo le montagne appestate. L’Unione Europea ha commesso una delle sue fesserie reintroducendo gli orsi lungo tutto l’arco alpino. Noi gli orsi li abbiamo in casa. Sui misfatti, dei quali i plantigradi sono responsabili, ho già scritto più volte. In questi giorni i responsabili della provincia di Sondrio hanno addirittura perso le tracce di un orso pluriassassino. Non lo trovano più.
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Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, è favorevole alla concessione di una certa autonomia amministrativa alla Provincia di Sondrio. Il primo atto della futura Provincia dovrebbe contenere il seguente ordine del giorno: TOTALE ELIMINAZIONE DEI CINGHIALI, DEI LUPI E DEGLI ORSI DAL NOSTRO TERRITORIO. “Questo matrimonio non s’ha da fare” imponevano i bravi sulle pendici dei monti sopra Lecco a un don Abbondio tremolante. Noi lo ripetiamo oggi, con fermezza, ai “buonisti” ed ai “revisionisti”, a coloro che ci hanno fatto raggiungere il fondo del barile. Per l’ennesima volta scriviamo che, amando la montagna, vogliamo salvarla dall’abbandono e goderne le infinite bellezze. Questo vale anche per i nostri contadini che non meritano il trattamento imposto loro da incompetenti.
Giancarlo Bettini

venerdì 10 aprile 2015

QUASI SERIE (13-14-15)

QUASI SERIE (13) = I CENTENARI DELLA BARBAGIA

Gli Stati Uniti hanno inviato in Sardegna, e precisamente nella Barbagia, un gruppo di scienziati per studiare un fenomeno prettamente italiano. Quello del frequente traguardo degli indigeni al raggiungimento dei 100 anni. Fenomeno sinora inspiegabile agli abitanti del continente al di là dell’Atlantico. Noi italiani invece non riusciamo a spiegarci il perché della longevità, o meglio, della longevità politica dei nostri uomini. Suggeriremo al Primo Ministro Renzi di inviare qualche testa d’uovo italiana in America per studiare se il detto fenomeno sia frutto unico, esclusivamente italico, o presente anche alla Casa Bianca e dintorni.

QUASI SERIE ( 14 ) = IL BAR DEGLI ANTENATI A VILLA DI TIRANO

Chi scrive non è più di primo pelo. Transitando lungo la statale 38, a Villa di Tirano, nei pressi della diramazione per la frazione di Stazzona, ed avendo bisogno di una sosta fisiologica, ho notato un esercizio pubblico con la scritta “Bar degli antenati”. Il piede ha subito premuto sul freno dell’automobile. “La fortuna mi assiste” ho pensato “ questa sosta non avrebbe potuto essere più gradita”. La domanda al gestore “la toilette per favore?”. La risposta pronta e gentile “ è là ”. Entrata veloce nel vano riservato agli uomini. La cassetta per l’acqua di scarico posta sopra il water portava una chiara scritta, scritta che il gestore ha posto bene in vista e che così recita “VI RICORDIAMO CHE QUELLO CHE AVETE IN MANO NON E’ UN IDRANTE E CHE PER TERRA NON C’E’ UN INCENDIO”. Ecco un modo intelligente per trattare qualcosa di delicato con signorilità.

QUASI SERIE ( 15 ) = 22 ESTINTORI TOLTI DALLE GALLERIE DELLA NUOVA 38 E BUTTATI NEL REZZALASCO

E’ avvenuto nella notte di sabato scorso nelle gallerie della superstrada che porta a Bormio. I delinquenti non si sono accontentati di togliere gli estintori dalle loro sedi ma, dopo l’asportazione, hanno versato il contenuto nel Rezzalasco. Non so se mentre scrivo le forze dell’ordine avranno trovato i colpevoli della vile azione, ma il mio intervento vuole abbracciare la moltitudine di persone che purtroppo vivono nella nostra Italia e che sono protette da pazzesche leggi. Sarebbe inutile elencare anche solamente quanto è già successo qui, nella nostra provincia. Inutile, nonostante gli sforzi che quotidianamente fanno gli uomini in divisa, mandare a quel paese i nostri politici. Li abbiamo votati e ce li dobbiamo tenere. Permettetemi però di sviluppare il significato della parola BUONISMO. Dal dizionario “Buonismo= ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari, in riguardo di un avversario, specialmente di un uomo politico”. Orbene, oggi la tolleranza, la benevolenza hanno superato ogni limite. Non so se saremo ancora in tempo a far capire questo alle rape che siedono in Parlamento, a coloro che hanno legiferato e che devono variare certe leggi insulse. L’eccessivo BUONISMO ci ha portato all’attuale fallimento, al “sinistro” REVISIONISMO. L’eccessivo buonismo ha contagiato anche uomini di chiesa. Ora sembra che anche il Santo Padre stia variando certe parti dei suoi interventi, interventi relativi a quanto succede nel mondo e che portano al massacro dei cristiani. Falliti gli incontri per la pace esiste la sola forza delle armi. Questo la Chiesa non può ammetterlo, ma necessita come estrema “ratio”.
Ritornando al nostro problema provinciale, ai nostri delinquentelli, vediamo di aiutare le forze dell’ordine nel riferire quanto visto o sentito. Era quanto richiesto dall’ottimo Questore di Sondrio che ci ha da poco lasciato ed al quale dobbiamo riconoscenza.

venerdì 3 aprile 2015

QUASI SERIE (12): PASQUA A VILLA DI TIRANO, LA PIAZZA RELIGIOSA E LA PIAZZA LAICA

Quando lasci piazza Basilica a Madonna di Tirano per dirigerti verso la bassa valle, alzando lo sguardo, ti si para davanti la splendida catena delle Prealpi Orobie con le vette ancora fortemente imbiancate. E’ uno scenario non comune, da cartolina.
Superato il ponte sul torrente Poschiavino lasci il Comune di Tirano per entrare in quello di Villa. Per fare un piccolo raffronto paragonerei lo svolgersi di questo paese come quello di Livigno. Villa di Tirano si snoda per quattro chilometri. Ha la via principale che corre lungo tutto il paese, via affiancata dagli antichi e dai nuovi edifici. Sulla piazza principale del paese si affacciano il Comune, la chiesa principale di S. Lorenzo, il Centro Sociale, altre costruzioni di vecchia data.
Dopo la realizzazione del Centro Sociale che ospita gli uffici postali, la farmacia, l’auditorium titolato al noto scrittore locale Grytzko Mascioni, si è venuta a creare una seconda piazza. Mi piace chiamare i due slarghi, le due piazze: “religiosa” e “laica”. L’Amministrazione Comunale di Villa ha avuto ed ha al suo interno persone preparate, vicine al sentire della popolazione. Popolazione dedita in massima parte all’agricoltura, a part-time, e ad altre attività per arrotondare le entrate.
La piazza “religiosa”, di antica data, è la più frequentata. Villa di Tirano è stata Pieve nei tempi andati e la Parrocchiale, recentemente restaurata, è lì, maestosa, a testimoniare il passato. La piazza “laica” accoglie le feste del paese e, quotidianamente, il gioco dei ragazzi. Il Monumento a ricordo dei Caduti delle due guerre mondiali, di ottima fattura, prima della realizzazione del Centro Sociale era ubicato in luogo diverso dall’attuale. E’ stato rimosso in blocco e trasportato in un angolo della piazza “laica”. Attornia detto monumento un muretto circolare in pietra a vista. Persone sensibili provvedono al verde e non mancano pennellate di colore date dai fiori. La pavimentazione della piazza è in porfido ed una serie di cubetti bianchi posti in modo circolare si irradiano dal sacro luogo. Secondo il progettista il disegno circolare raffigura le onde sonore, onde che ricordano, a perenne memoria, coloro che, sacrificando la vita, ci hanno permesso di ritrovare la libertà.
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A volte avvenimenti importanti si sommano in un lasso di tempo relativamente breve. E’ quello che sta avvenendo in questi giorni a Villa di Tirano. Venerdì 27marzo 2015 all’auditorium Mascioni ho assistito ad uno spettacolo particolare. L’associazione degli alpini di Tirano e di Villa hanno messo in scena un passato non felice, la ritirata dei nostri alpini dalla Russia durante la seconda guerra mondiale. Pochi attori sul palco, una chitarra, un cantore, tutti quasi a contatto con un pubblico attento. Spettatori silenti, con gli occhi lucidi , increduli nell’ascoltare la lettura delle lettere frutto dello scrivere dalla Russia dii un tiranese che, per lunghi sette anni, è rimasto lontano dai suoi cari. Ho conosciuto personalmente quell’alpino, quel reduce. Abbiamo avuto, negli anni cinquanta del secolo scorso, la stessa sede di lavoro, il palazzo Marinoni a Tirano. Anche chi scrive ha lasciato Villa, dopo lo spettacolo, con gli occhi lucidi. Per una persona normale certe odissee reali hanno dell’incredibile, incredibile che dei folli governanti abbiano riservato a migliaia di esseri umani un così triste destino.
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Al termine dello spettacolo ho salutato e ringraziato il figlio del reduce dalla Russia che era presente sul palco in duplice veste: quella di un lettore e di suonatore di chitarra. In auto verso Tirano non ho fatto altro che pensare e ricordare. Ho ricordato le ultime ore di vita di un valtellinese illustre, del Ministro Ezio Vanoni che in Senato, poco prima di lasciare questo mondo, aveva pronunciato parole da immortalare nei riguardi della sua gente: "... lo Stato si ricorda di coloro che abitano nelle zone montane solamente in occasione dell’invio della cartolina precetto.” Ho pensato al paese appena lasciato, alla gente che ci abita, alla Parrocchiale, al Monumento ai Caduti delle due guerre mondiali. In quel paese, come in tutti i paesi della Valtellina la vita si svolge in modo tranquillo. Pochi grilli per la testa, l’amore per la famiglia, per Colui che, ogni anno, ricordiamo in questo periodo dell’anno quando la natura si è appena risvegliata ed i fiori annunciano l’inizio della nuova stagione. La nostra gente fatica ad adattarsi a ciò che chiamano progresso, globalizzazione. Non chiamano progresso, ad esempio la soppressione delle Province (già avvenuto), è per il rispetto del vecchio detto che recita “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa cosa lascia, non sa cosa trova”. Roma deve comprendere tutto ciò e lasciarci in pace. Siamo per l’autonomia della Provincia di Sondrio.
Buona Pasqua a tutti i lettori
Giancarlo Bettini

giovedì 26 marzo 2015

QUASI SERIE (11): UN RAMOSCELLO DI ULIVO, A CONDIZIONE...

“Laudato si, mi Signore per sor’acqua, la quale è multo utile et umile et pretiosa et casta”
Dal libro “L’ingenuo Polentone Controcorrente” dato alle stampe nel lontano 2005, a pagina 113, scrivevo:
“Di tanto in tanto rileggiamo la sentenza emessa, al Tribunale di Sondrio, dalla dottoressa Anna Maria Rossi. Con l’amico Frizziero eravamo finiti al Palazzo di Giustizia, trascinati da un esposto del Direttore dell’AEM di Milano Augusto Sacchi, nel novembre 1991. A Sacchi non era piaciuto il nostro pezzo che castigava il comportamento dell’azienda meneghina. Oggi desideriamo riportare alcuni passaggi della citata sentenza, frutto della sensibilità di una donna Giudice. Quella donna non è più in Valtellina, ma sempre la ricordiamo. Ci dicono che ha chiesto di ritornare alla natia Emilia. Le giungano il nostro augurio di ogni bene sul lavoro, la nostra riconoscenza.”
Dalla sentenza sopra citata riporto alcuni passaggi:
“In primo luogo va richiamato, a sfondo della presente vicenda il diritto di critica e di cronaca che connota l’attività del giornalista e costituisce una imprescindibile manifestazione del pensiero, garantito dall’art. 21 della Costituzione. Tale diritto corrisponde all’interesse pubblico all’informazione e consente di raggiungere, sulle pagine della stampa, toni critici e polemici che non sarebbero consentiti in altre sedi, proprio perché nel contradditorio che così viene a sorgere in ordine ai temi che presentano profili di interesse comune, meglio realizza la funzione di informazione, di orientamento e di moralizzazione della vita sociale, che sono proprie della cronaca, nella sua più vasta accezione. Premesse queste brevi considerazioni valide in via di principio, si osserva che gli insediamenti idroelettrici in Valtellina sono da anni al centro del dibattito che vede contrapporsi da una parte gli interessi privati e pubblici relativi alla produzione di energia, dall’altra la tutela dell’ambiente e dei suoi equilibri. Ora, nell’articolo in esame il Polentone svolge alcune valutazioni, sicuramente critiche, ma comunque contenute nei limiti del civile dibattito, in ordine alla condotta dell’AEM che, a parer suo, dà luogo ad uno scellerato sfruttamento delle risorse idriche della valle senza dare spazio alle richieste locali volte ad ottenere un minimo deflusso costante di acque nei letti dei torrenti. Si tratta , per quanto sopra detto, di argomento di sicuro interesse per la collettività.”
La vertenza è terminata con l’assoluzione di Alberto Frizziero e mia. Sono convinto che nessun valtellinese avrebbe saputo comprendere quanto ha compreso la dottoressa Anna Maria Rossi. A distanza di anni, siamo nel 2015, ringrazio ancora quel Giudice. Forse avrà raggiunto i gradi più alti della Magistratura. Sarebbe un riconoscimento meritato. Del Direttore dell’AEM ing. Augusto Sacchi, nostro accusatore, ho saputo che è stato colpito dal virus di Tangentopoli.
Per quale motivo ho ripreso oggi quel fatto di tanti anni fa? Perché domenica 22 marzo si è celebrata la giornata mondiale dell’acqua. Papa Francesco, all’Angelus, ha ripreso alcuni passi dal Cantico delle Creature del santo di Assisi. Il giorno precedente, sabato, su “Centro Valle” mi ha colpito una foto dell’amico Sandro Sozzani e il titolo dell’articolo: “Concessioni idroelettriche, troppe questioni devono essere ancora chiarite”. Alcune grosse concessioni idroelettriche stanno per scadere ed una certa società altoatesina, l’Eisackwerk sembra prossima alla presentazione della domanda di partecipazione. Sozzani mi conosce, conosce il mio carattere e sa che lo ritengo una delle poche persone che quando promette qualcosa lo mantiene. Mi auguro che le nostre acque non vengano ulteriormente sottratte da qualche morto di fame. Ricordo quando in Alto Adige, in val Passiria, un certo Klotz ha fatto saltare dei tralicci. Mi auguro che domani non avvenga l’inversione dei luoghi delle esplosioni. Che nessuno tocchi ancora le nostre acque!
Giancarlo Bettini

sabato 21 marzo 2015

QUASI SERIE (10): LA FESTA DEL PAPA’

Apprendo dalla radio che oggi (ieri, Ndr) è S. Giuseppe, la festa del papà. E’ quindi la nostra festa, di noi genitori definiti volgarmente “maschi”. Sì, maschi per esseri nati con certe caratteristiche fisiche che decisamente divergono da quelle delle nostre dolci “metà”. E’ con queste “metà” che oggi desidero colloquiare, esprimere alcuni pensieri semiseri in questo 2015 da pochi mesi avviato. La Storia ci insegna che nel passato noi maschiacci comandavamo in modo quasi totale sulle donne.
Quel “comandavamo” in fondo poteva essere anche relativo. Per iniziare con due argomenti semiseri facciamo finta che la colpa del peccato originale sia da attribuire ad Adamo, pur sapendo che il suggerimento peccaminoso uscì dalle labbra della bella Eva. Fu Eva che suggerì ad Adamo “Cogli quella mela”. Adamo eseguì e fu il primo pirla della Storia. Addio Paradiso terrestre!
Nei millenni, devo ammetterlo, noi maschi abbiamo quasi sempre comandato. Ma anche su quanto accaduto in quei millenni ci sarebbe qualcosa da annotare. Un semplice esempio. La consorte, la sera, chiede al consorte qualche favore. Il marito, contrario alla proposta, risponde in modo negativo. La mattina seguente, dopo una notte carica di amore, il maschio cede a ciò che la femmina gli aveva chiesto la sera precedente. Anche in questo caso è la donna vincente. E potremmo continuare mettendo il dubbio sul vero potere di comando dell’uomo.
Ritorno alla serietà che richiede l’argomento odierno. Ritorno perciò ad affermare che nei millenni l’uomo ha comandato sulle donne. In alcuni Paesi, per me incivili, alla donna non danno alcun peso, la ritengono solo una fabbrica per figli. Si è giunti persino all’abiura, al rinnegare un impegno preso. Peggio ancora alla eliminazione fisica della neonata.
Quale il comportamento del maschio sulla femmina in questo anno di grazia 2015? Direi giusto, anche se le femministe vorrebbero tutto e subito loro. Se esiste un fiore che odio questo è la mimosa perché è il simbolo del femminismo. Le femministe per di più sono anche, spesso, maleducate. Moltissime donne hanno oggi raggiunto posti di comando. Nel lavoro, in generale, vengono occupate nei più svariati campi, forse si potrebbe ancora migliorare. Importantissimo il lavoro che la donna svolge nella nascita e crescita dei figli, nei mestieri casalinghi.
Siamo giunti così a coloro che danno la vera gioia della famiglia: i figli. Sono loro che oggi (ieri, Ndr), festa del papà, dovrebbero essersi ricordati di quel padre che lavora da mane a sera per la loro crescita, per la loro educazione. Noi padri, a nostra volta, dovremmo forse dedicare più tempo a loro, ma in questo campo il proseguire sarebbe difficile per tutti. Cerchiamo di fare il possibile anche per il motivo che questa Società che si avvia alla pazzia si dia una mossa. A cominciare dai nostri indegni uomini di governo.
Per chiudere questa semiseria chiacchierata mi sento di rivolgere un semplice augurio a noi stessi. Non dimentichiamoci, non allontaniamoci da un gioiello che solo volendosi bene potrà avere ancora una lunga vita: LA FAMIGLIA UNITA.
Giancarlo Bettini

sabato 14 marzo 2015

QUASI SERIE 8 - DUE VERSANTI MONTANI BALLERINI, UNA GALLERIA NECESSARIA

Le persone anziane, dicono certi progressisti, devono rassegnarsi e lasciare spazio ai giovani. Sono solo parzialmente del loro parere. Occorrono, invece, secondo il mio punto di vista, una comunione di forze, la presenza nelle Istituzioni di giovani e di anziani. Gli anziani cercheranno di far conoscere ai giovani gli errori da loro commessi, i giovani contribuiranno, con la forza della gioventù, a migliorare l’attuale società.

 
Quali sono i due versanti ballerini riportati nel titolo? Sono quelli che, snaturati e feriti dall’intervento dell’uomo per necessità, oggi si stanno vendicando provocando danni enormi. Versanti noti a noi abitanti delle Province di Sondrio e Lecco, più precisamente quello orobico solcato dalla strada statale che da Tresenda porta all’Aprica e quello che costeggia, lungo il lato orientale, il lago di Como. Per una migliore comprensione tengo separate le due realtà.
IL VERSANTE OROBICO SOLCATO DALLA STRADA CHE PORTA ALL’APRICA
Frequentemente detta statale viene chiusa per lavori. Quali le opere necessarie per una urgente e sicura viabilità? L’immediata ricostruzione di alcuni tratti di strada. La cura? La ricostruzione dei tratti franati, ricostruzione che richiede la progettazione di ingegneri. I muri di sostegno e di controriva dovranno avere ancoraggi sicuri sia nelle fondazioni che a monte. Passiamo dai casi singoli al problema generale. A detta dei geologi quella montagna non sarà mai stabile. Quindi prepariamoci ad ulteriori cedimenti e ad ulteriori spese.
IL VERSANTE CHE COSTEGGIA IL LATO ORIENTALE DEL LAGO DI COMO
Non ricordo quanti scritti ho dedicato, negli anni, alla realizzazione del tratto di superstrada Colico-Lecco, ma sono stati tanti. Anche questa può essere affiancata, non per importanza, ma per lungaggine alla tangenziale tiranese. Per quale motivo quel tratto di infrastruttura deve ancora oggi essere posto al primo posto dei problemi? Ecco perché l’anziano che scrive, e gli anziani in generale, non sono da buttare. Possono ricordare ai giovani ciò che è accaduto in passato su “quel ramo del lago di Como che volge a mezzodì”. Un noto geologo, non ricordo il nome, aveva suggerito ai politici di non realizzare la nuova superstrada per il motivo che il versante interessato dalla infrastruttura era notoriamente instabile. Ma i politici di allora non hanno avuto altra scelta. L’alternativa era salire da Lecco in Valsassina per poi ridiscendere verso Colico. Soluzione logicamente scartata. Ma quel geologo aveva ragione. Infatti già alcuni tratti di galleria hanno ceduto e tratti di strada a cielo libero sono stati invasi da materiale scivolato a valle. Molto denaro è stato speso anche dopo l’apertura dell’opera (e molto se ne spenderà).
MORALE
Abbiamo due versanti ballerini. La statica del primo versante, quello dell’Aprica, ci costerà ancora, ma si tratterà di importi reperibili. Per quanto riguarda la sponda manzoniana invece potremmo arrivare a metterci le mani nei capelli. Tutta la Valtellina potrebbe rimanere per mesi isolata a causa di un capriccio della montagna. Penso che le persone di buon senso a questo punto non dovrebbero avere dubbi sulla scelta dei trafori da realizzare. Per quanto sopra scritto sposo totalmente la tesi del concittadino Paolo Oberti : IL MORTIROLO HA LA PRECEDENZA ASSOLUTA. E’ la saggezza degli anziani che lo suggerisce.
Giancarlo Bettini

sabato 7 marzo 2015

QUASI SERIE (7): GLI ORSI

GLI “ORSI” DELL’ UNIONE EUROPEA SONO ANCORA IN LETARGO. QUELLI VERI IN VALTELLINA SONO SVEGLI ED HANNO GIA’ FATTO DANNI.
Paolo Ghilotti, giornalista della “Provincia di Sondrio”, mercoledì 4 marzo 2015, si è svegliato, come l’orso, dal letargo invernale. Naturalmente dal letargo giornalistico “animalista”. Con Antonia Marsetti, sullo stesso quotidiano, si alternano nel tenere vivo un argomento che in un Paese normale non sarebbe nemmeno nato, quello della reintroduzione dell’orso sulle Alpi. Paese anormale il nostro che non sa rifiutare ciò che gli squilibrati dell’Unione Europea ci propinano. Quello dell’insegnarci le misure dei preservativi transeat, ma l’insegnamento di ciò che per loro è normale nel campo della tranquillità mentale non possono a noi suggerirlo. Questa premessa per dire ad Antonia e a Paolo che il pensiero di un tiranese, di colui che ora state leggendo, è diverso dal vostro. Vi giustifico se quanto andate scrivendo sulle avventure dell’orso da noi è solo frutto del dovere di cronaca e non il frutto del vostro cervello. O peggio, è forse la necessità di riempire le pagine del giornale che vi porta ad amoreggiare con il fuoco?
Riporto alcuni stralci dall’articolo di Ghilotti sopra citato: “A farne le spese della voracità del plantigrado è stata un’asinella adulta, indifesa che girovagava libera nel bosco. L’ha trovata sbranata il proprietario che ieri mattina era salito in quota per portarle da mangiare.” Non conosco quale sia stato il comportamento del proprietario al ritrovamento dei resti dell’asinella adulta. Se in quel momento avesse avuto tra le mani qualche bipede europeo probabilmente lo avrebbe eliminato fisicamente. "La Polizia provinciale è preoccupata. L’orso ora potrebbe decidere di darsi alla caccia di altri asini e questo sarebbe un grosso problema perché la Valtellina è piena di asini e l’orso ci mette davvero poco per spostarsi di vari chilometri". Caro Paolo, che la Valtellina sia piena di asini a quattro zampe ne sono convinto come sono convinto che di asini a due gambe sia piena l’Unione Europea.
“Dopo aver dormito per mesi e di aver lasciato dormire sonni tranquilli ai proprietari del bestiame, M25 è quindi tornato a fare razzie. Lo scorso anno allevatori e abitanti allarmati per la presenza dell’orso si riunirono a Mazzo per un incontro piuttosto caldo con gli esperti ed anche a Sondalo ci fu una presa di posizione degli allevatori dopo che orso e lupo agirono in coppia in Valradega. Ma M25 non sembra avere nessuna intenzione di cambiare aria”.
Suggerirei alla signora Maria Ferloni, responsabile dell’Ufficio tecnico faunistico della provincia di Sondrio, di colloquiare con l’orso e dire al plantigrado che qualche benpensante valtellinese potrebbe abbracciare il fucile e fare giustizia. Alla sig.ra Ferloni ho già telefonato mesi or sono e le ho esternato il mio pensiero. Pensiero che, logicamente, non collima con il suo.
La signora Ferloni sa che, variando leggermente il cognome del fedelissimo uomo di governo “renziano”, ho mutato Delrio in Delirio? Ero e sono ancora oggi favorevole al mantenimento, alla resurrezione della Provincia. Avvenimento che avverrà per merito di Maroni. Alla gentil signora più volte citata suggerirei di cercare un altro impiego, meno pericoloso e più sicuro per il suo prossimo domani.
Paolo Ghilotti, sul suo quotidiano, sull’argomento orso non demorde. Da spazio al Presidente Provinciale della Coldiretti Alberto Marsetti. Dell’uomo Marsetti ho la massima stima perché da sempre lo seguo nel suo ottimo operare. Perciò desidero riportare integralmente quanto detto da Marsetti e riportato da Ghilotti:
“Siamo sempre vigili e non abbiamo mai abbassato la guardia. I recinti elettrificati sono dei palliativi e le reti anti orso sicuramente sono impattanti a livello ambientale perché trovarsi reti alte due metri a 2000 metri di quota non è bello. Il vero problema di fondo della reintroduzione dell’orso è che doveva essere preceduto da una pulizia dei boschi che invece non è stata fatta. L’orso si trova quindi in un habitat che non è ideale e quindi provoca tutti i danni che fa ed il mio timore è che prima o poi possa succedere qualcosa di più grave della predazione di un animale”.
Caro Presidente, lei è troppo buono. Dice cose giuste, ma ha timore nel dire tutto ciò che pensa. E questo, mi perdoni, oggi è un difetto generalizzato. Se siamo giunti in Italia in fondo al barile la causa la dobbiamo ricercare nel nostro “sciocco buonismo”. Accettando continuamente le fesserie commesse ad alti livelli italiani ed europei abbiamo rovinato noi stessi. Per quanto riguarda la reintroduzione dell’orso sulle Alpi ho già scritto a sufficienza. Se mi avrà letto saprà che in caso di morte di una persona a causa dal plantigrado inizierò un’ azione legale contro l’Unione Europea per OMICIDIO PREMEDITATO. Le sarò grato se vorrà allearsi alla mia causa. Grazie!
Giancarlo Bettini

mercoledì 4 marzo 2015

QUASI SERIE (6): MILANO DA VENDERE

Ho avuto l’occasione di visitare la Milano dei grattacieli. Mia figlia, che lavora in quella nuova zona della città meneghina, mi ha fatto da cicerone. Sono ritornato in valle caricato dentro. “Finalmente anche la mia metropoli si è svegliata, si sta sviluppando in altezza” ho pensato. Due grattacieli sono stati costruiti e, durante il mio sopralluogo, delle gru stavano sollevando da terra alberi già grandi per poi posarli sulle terrazze dei due fabbricati, terrazze poste a varie altezze, ai vari piani. Grattacieli mascherati dal verde, ecologici. Un altro grattacielo, sempre nella stessa zona, ha in sommità un’ antenna enorme.
La mia felicità però è durata poco. E’ di alcuni giorni or sono la notizia che gli emiri del Qatar hanno acquistato in blocco tutto quanto da me visto. E no, cari milanesi!!! Mi rivolgo a quei pochi, veri milanesi che ancora parlano il dialetto meneghino per dire loro che mi fanno pena. Di più. Nella stessa zona una vasta superficie libera, cinque ettari, riceverà le sementi per trasformarsi in campi di frumento. Siamo alla stranezza ecologica, frutto della mente dell’americana Agnes Denes che desidera ripetere ciò che ha già attuato a NewYork nel 1982.
Vi immaginate un vero milanese, l’ultimo dei “bauscia”, addetto alla raccolta del grano e, successivamente, alla vendita dei prodotti ai beduini che abitano i grattacieli vicini? Per la cronaca quell’area di cinque ettari, dopo l’Expo, diverrà un parco pubblico. Caro Maroni, se il Sindaco di Milano non si accorge che abbiamo toccato il fondo del barile, cerca di svegliarlo. Ha ragione Vittorio Feltri quando asserisce che il fondo del barile da tempo è stato toccato ed ora non esiste più nemmeno il barile.
Salendo più su, cercando aiuto tra i potenti, a Renzi, sarebbe fatica sprecata. Il Presidente del Consiglio, nipote del Rinascimento, ha la mente occupata nella ricerca di una “dittatura democratica”. Morale. Gli islamici, avendo acquistato i grattaceli, ci guarderanno dall’alto. Noi guarderemo loro col naso all’insù. Gli islamici possono terminare la ricerca delle aree nel milanese per costruire le moschee. L’antenna del grattacielo più alto servirà da minareto, altri piani del grattacielo stesso saranno adibiti a sale per le preghiere.
Per quale motivo ho scritto che i pochi, veri milanesi rimasti mi fanno pena? Perché quella città che fu la fucina del lavoro, della creatività, oggi è in mano a quaquaraquà. Le ditte migliori sono state vendute a stranieri mantenendo solo il nome, il marchio di fabbrica. Ieri abbiamo venduto una parte di Porta Nuova agli Emirati. Non succederà che al termine dell’Expo anche tutti i complessi dell’Expo stessa passeranno allo straniero?
Giancarlo Bettini

martedì 3 marzo 2015

QUASI SERIE (4-5)

QUASI SERIE (4) POVERTA’ IN VALTELLINA
“Più, più, più, + comunità + condivisione + crescita per affrontare la povertà in Valtellina”.
Di tanto in tanto mi capita di vedere, sulla nostra stampa provinciale, una fotografia di un mio concittadino, del dott. Marco Dell’Acqua. Marco rappresenta la Fondazione Cariplo per la provincia di Sondrio. Giovedì 26 febbraio 2015 leggendo il quotidiano “La Provincia di Sondrio” l’ho rivisto fotografato tra una dozzina di personaggi che potremmo definire “er meglio” della nostra provincia. Marco è facilmente riconoscibile perché oltre all’assenza totale di capelli ha due occhi che ti incantano, ti ipnotizzano. Lo vedo ritratto con un sorriso appena accennato, ma che rispecchia quanto in quel momento aveva dentro. Anche se questo scritto è riportato nel mio corsivo “Quasi serie” l’argomento trattato serio lo è veramente. Porta alla luce la povertà valtellinese odierna e l’esauriente articolo a firma Monica Bortolotti sopra ricordato chiarisce quanto gente altruista stia dando in tempo e denaro per alleviare le sofferenze. Da ringraziare coloro che, con la “forza delle idee”, riuniti in associazioni hanno fatto e faranno. E’ doveroso riportarle queste associazioni: il Consorzio Sol.Col, la Fondazione Cariplo, 22 Comuni, la Cooperativa Sociale Intrecci, il Centro per il servizio al volontariato Lavops. Giustamente è stato ricordato che il progetto generale è fra i più significativi in ambito sociale ed economico. I poveri in Valtellina sono 14.000! Pensando alle persone impegnate per il bene altrui mi viene da dire, come ha detto la Madonna al Beato Mario, “Bene avrai”.
QUASI SERIE (5) I PRIMI PASSI VERSO LA TANGENZIALE TIRANESE
Già troppo hanno scritto sulla odissea della nostra infrastruttura. La tangenziale si farà. Potremmo dire che Penelope può con fiducia sperare nel ritorno ad Itaca del suo amato consorte Ulisse, che può proseguire nel tessere di giorno la tela senza disfarla la notte. I Proci hanno le ore contate, cominciano a tremare. Amici lettori, lasciatemi levare un sassolino dalla scarpa. A Tirano qualche Procio, qualche uomo che non vuole la tangenziale, avrà cercato di rallentare l’iter per giungere al dunque. Suggerisco al nostro Sindaco Spada di stare attento, di vigilare. Questi nemici del progresso potrebbero ostacolare le cessioni amichevoli dei terreni ed obbligare i tecnici a procedere agli espropri. Ancora: potrebbero suggerire qualche variante al progetto già sulla carta. Dico al mio collega Sindaco che sono disponibile ad aiutarlo, gratuitamente, nella ricerca delle persone “contro”. Per il novello Spada, Sindaco a tempo pieno, inizia ora la “direzione lavori”. Dovrà rimuovere ostacoli frequenti nella burocrazia di questo Paese. Burocrazia che generalmente porta a ritardi nella esecuzione dei lavori.
Giancarlo Bettini

giovedì 26 febbraio 2015

QUASI SERIE (di Giancarlo)

Avevo dato questo titolo, tanti anni or sono, ad una serie di corsivi pubblicati, periodicamente, su un giornale valtellinese: “Il Corriere della Valtellina” oppure “Centro Valle”. Non ho elementi per precisare quale dei due. Il corsivo aveva avuto un certo successo ed oggi propongo all’amico Marco Travaglia di farlo rivivere. Per dare a Marco un esempio di corsivo cito il notissimo “Controcorrente” dell’indimenticabile Indro Montanelli. Inizio con tre corsivi che potrete leggere se Marco accetterà la mia proposta.
QUASI SERIE (1) = LA RIFORMA DELLA RAI
Amavo il gioco del calcio. Oggi lo odio. Suggerisco ai nostri politici che affronteranno la riforma dell’Ente pubblico RAI di tenere in considerazione le persone che non vivono di solo calcio. Oggi la radio trasmette le partite a mezzogiorno e la sera quasi quotidianamente, molte volte annullando o limitando programmi radiofonici di successo. Per favore toglieteci questa indigestione di palloni. L’alternativa? Create un canale apposito per coloro che sono giunti all’eroina “pallonara.” I non drogati ringrazieranno.
QUASI SERIE (2) = LA SCOMPARSA DI UNA GIOVANE SUORA TIRANESE
Una giovane figlia di Maria Ausiliatrice, suor Mery Agnese Cabassi, improvvisamente ci ha lasciato. Oggi, 24 febbraio 2015, su questo giornale on line è pubblicato un articolo bellissimo dal titolo “Ciao Mery, ti vogliamo bene”. A chi, o a coloro che lo hanno scritto non manca certamente una forte sensibilità, qualità oggi non comune. Ci uniamo nel ricordo ai tiranesi che le hanno voluto bene.
QUASI SERIE (3) = PARCO DELLO STELVIO
Il Parco dello Stelvio, agli effetti gestionali, è stato diviso in tre parti. Il Trentino, l’Alto Adige, la Lombardia. Tre grandi aree, giustamente, con tre gestioni riguardanti i singoli territori interessati. La Regione Lombardia esulta, la Provincia di Sondrio pure. Non così gli ambientalisti che avrebbero preferito rimanere con una unica Gestione. Per quale motivo la Valtellina plaude? Perché con la Regione Lombardia possiamo trattare, parliamo la stessa lingua. Possiamo portare avanti le nostre proposte e, se condivise in casa, realizzarle. Tanto per citare un esempio possiamo decidere, con referendum, se la fesseria commessa dalla Unione Europea sulla reintroduzione degli orsi ci sta o meno bene. Ho fiducia nei nostri rappresentanti. Siamo certi che non ci deluderanno.
Giancarlo Bettini

domenica 15 febbraio 2015

LETTERA AD UN OTTIMO PRESIDENTE

Caro Roberto, Governatore di una Regione chiamata Lombardia,lei è rimasto una delle poche persone meritevoli della mia fiducia, del poter confidare le mie pene, le mie perplessità, i miei problemi. Chi le scrive è un autonomista convinto, aspira alla autonomia della Provincia di Sondrio. Non posso che esserle grato per quanto deliberato al Pirellone dal Consiglio Regionale da lei presieduto. Non mi illudo più di tanto, non metto la testa sotto il cuscino e quindi so di dover superare in futuro altri ostacoli, altri paletti che la città sede della Cloaca Massima, Roma, porrà sul nostro cammino. Stanno accadendo fatti strani, avvenimenti che chi scrive, uomo maturo, fatica a comprendere. Ciò che sino a ieri ritenevo bianco ora lo vedo nero. Caro Governatore, le sottopongo tre argomenti della massima importanza. Dopo aver letto, se lo riterrà opportuno, renda nota la mia malattia, quanto avrò ancora da soffrire in questa valle di lacrime.
PRIMO ARGOMENTO: LA SANITA’
In questi giorni si parla di un ritorno, nella Capitale, delle “case chiuse” di “merliniana” memoria. Non capisco la resistenza romana a questa riapertura che porterebbe solo positività. Le donnine sarebbero curate quindi si eviterebbero spiacevoli malattie. Le strade periferiche della citta tornerebbero ad avere ai lati i paracarri. Questi ultimi, pur essendo vecchi, non stonerebbero tra il totale vecchiume. Lo Stato, applicando una marchetta, pardon, una tassa sul piacere aumenterebbe le scarse entrate. Non capisco ancora lo scetticismo pensando alle già presenti “case di tolleranza” aperte da tempo a Montecitorio ed a Palazzo Madama. In quelle case la tolleranza è totale, volano contenitori di atti, gli inquilini si azzuffano, si prendono a pugni ed hanno un bel da fare i due Presidenti per far ritornare gli scalmanati negli scranni. Ancora. Quella massa di umani ci costa assai. Molti prendono l’abbondante stipendio non producendo, solo muovendo le mani, leggendo i giornali e usando il cellulare in aula.
SECONDO ARGOMENTO: LA POLITICA
Il mio primo articolo per il “Corriere della Valtellina” l’ho scritto nel secolo scorso e precisamente nel 1956, anno dell’invasione dell’Ungheria da parte dei sovietici. Avevo mandato a quel Paese Giorgio Napolitano, favorevole all’invasione. Da allora ho sempre odiato il Comunismo. Stranamente, in questo anno di grazia 2015, comincia a piacermi Putin. Forse perché i nostri “sinistri” stanno commettendo l’ennesima cazz*** combattendolo. Ritorno al nocciolo. Con Renzi abbiamo un governo di sinistra, abbiamo resuscitato i finti morti del comunismo italiano. Quanto fatto sinora dall’uomo del “Rinascimento fiorentino”, dicono che abbia dell’illegale. Avevo timore, tempo fa, del ritorno al fascismo di destra. Oggi ho paura del fascismo di sinistra. Sono per le elezioni con la partecipazione diretta, totale del popolo, ma sembra che noi, popolo, contiamo quanto il due di picche quando la briscola è quadri.
TERZO ARGOMENTO: DANIZA, L’ORSO DEL TRENTINO
Un amico mi ha portato una copia del quotidiano “Il Giorno” del 12 febbraio e mi ha letto, a pag. 21, un trafiletto che riporto integralmente:
“Trento. Respinta dal gip la richiesta della Procura di archiviazione sulla morte dell’orsa Daniza. L’inchiesta prosegue perché il gip intende verificare la responsabilità del veterinario che ha preparato la dose per narcotizzare l’orsa che a Ferragosto 2014 aveva ferito un uomo nei boschi del trentino, poi non era sopravvissuta al tentativo di cattura avvenuto a settembre. La LAV, in una nota esprime soddisfazione per la decisione del gip.”
Ho cercato su google il significato di LAV. Ne è risultata un’ associazione animalista. Proseguendo nella ricerca ho trovato che un certo Gianantonio Zanchetta, sempre sul sito LAV, ha dato del “babbeo” al Presidente della Provincia di Trento per l’abbattimento dell’orso. Nei sinonimi alla voce babbeo risulta: sciocco, sempliciotto, ingenuo, stolto, buono a nulla, balordo, cretino, imbecille, scemo, stupido, grullo, tonto, semplicione, scimunito, allocco, citrullo, credulone. Egregio Presidente della Provincia di Trento, a questo punto sta a lei scegliere la qualifica che lo Zanchetta le ha attribuito. Chi scrive, libero professionista con 46 anni di lavoro alle spalle, le consiglia di indagare su questo Zanchetta per poi assegnargli il titolo che gli spetta. Se risulterà vergine tanto meglio per lui. Allo Zanchetta comunico che l’orso a Tirano, nella mia città, è odiato. Da un referendum è risultato che l’80 % dei tiranesi non vuole l’orso in provincia di Sondrio. Io sono tra loro.
E’ notizia odierna che a Roma si è deciso di dividere la gestione del Parco Nazionale dello Stelvio in funzione delle Regioni interessate. Quindi la Provincia di Sondrio avrà la sua parte. Le garantisco sig. Zanchetta che nella nostra provincia l’orso non troverà ostello. Sarà allontanato con ogni mezzo. Noi la montagna la vogliamo godere senza pericoli. Auguro ad un suo caro alla ricerca di funghi o di mirtilli di trovarsi solo davanti ad un plantigrado in un luogo dove il segnale non arriva.
Caro Governatore, come vede non ho avuto peli sulla lingua. Mi auguro che anche lei, mio pupillo, sia sulla stessa lunghezza d’onda. Con stima
Giancarlo Bettini

domenica 8 febbraio 2015

LA FERROVIA SONDRIO-TIRANO, LE AIUOLE FIORITE IN ANNI DI GUERRA, L’AMORE PER L’ORDINE, PER IL BELLO

Transitando da Tresenda pochi giorni or sono ho desiderato fare sosta nei pressi della stazione. In questa frazione di Teglio ho vissuto i cinque anni della seconda guerra mondiale. Papà lavorava in ferrovia alle dipendenze del Capostazione. Naturale quindi per me la voglia di rivedere, da pensionato, la fermata.
FAV era denominata la linea ferroviaria Sondrio-Tirano, frutto del lavoro dell’ing. Saverio Quadrio Curzio. Ho avuto modo, in anni lontani, di ricordare quegli anni di guerra in un articolo che avevo titolato “L’albero degli zoccoli”. Scrivendo il pezzo avevo davanti agli occhi, quasi in sogno, l’area coperta dalla stazione ed il terreno di pertinenza. Gli addetti alla Stazione, oltre alle parti pavimentate tra il fabbricato ed i binari, avevano creato numerose aiuole con fiori di lunga durata. “Un giardino di guerra” mi piace oggi definirlo.
Dalla sosta di alcuni giorni fa, nel rivedere i cari luoghi, ne ho tratto solo pensieri negativi. Negli anni della mia gioventù lo stabile era ben curato, il piazzale esistente tra l’immobile e la strada statale non era asfaltato e alberi di medio fusto erano cresciuti. Piazzale con fondo naturale dove noi ragazzi giocavamo con le biglie dopo aver scavato le necessarie buche. Lungo un lato dell’area alberata sorgeva uno stabile con negozio di generi alimentari di proprietà dell’allora Sindaco di Teglio, una persona che ci metteva soggezione. Oggi detto piazzale è stato pavimentato, le piante eliminate, il negozio chiuso. Tutta l’area è adibita a parcheggio.
Avvicinandomi ai binari ho dato uno sguardo alla sala d’aspetto. Uno squallido locale vuoto, privo di sedie. Le porte della stazione imbrattate da insignificanti scritte. Ho avuto la fortuna di vedere arrivare e ripartire un convoglio. Vi garantisco che anche il convoglio stesso mi ha fatto schifo. Probabilmente le carrozze erano destinate alla rottamazione ma, avranno pensato i responsabili, per le poche persone che salgono sui treni oggi, possono ancora fare il loro servizio.
Non ho potuto fare a meno di raffrontare le due ferrovie che a Tirano hanno il capolinea. Quella nostra e quella del trenino rosso del Bernina. Un passeggero che sale sulla ferrovia elvetica dopo aver viaggiato sulla nostra non può che arrossire dalla rabbia, diventare rosso come il colore vivo del convoglio sul quale si è trasferito. Non aggiungo altro. Mi auguro che qualche politico voglia interessarsi e riferire a noi, popolo, del suo agire. E’ demenziale lasciare una linea ferroviaria da UNESCO accanto ad un’altra da terzo mondo.
Giancarlo Bettini

giovedì 5 febbraio 2015

IL CODINO DI NARCISO ZINI

Ho conosciuto Narciso Zini in occasione di una riunione della Lega Nord. Mi ha colpito subito quel raggruppamento di capelli, quel codino che dava al personaggio qualcosa di unico. Se a questa unicità aggiungiamo il nome Narciso non possiamo fare a meno di pensare a quel Narciso che, per il suo bell’aspetto, si ammirava guardandosi riflesso allo specchio. In realtà nulla è risultato veritiero di questa mia prima impressione quando ho conosciuto meglio l’uomo.
Zini era segretario provinciale della Lega Nord, oggi non più, ma di cariche ne ha altre importanti quali quelle di Vicesindaco di Livigno e la Presidenza della fondazione Camagni. Sono sufficienti questi impegni per occupare una persona da mane a sera. Il tempo necessario a Narciso per svolgere egregiamente la prima carica non lo conosco, ma qualcosa in più mi è noto della seconda carica. La Fondazione Camagni è proprietaria di immobili e tra questi l’ex Cinema Italia in Tirano, in Piazza Marinoni, ed il Palazzo Visconti Venosta, sempre in Tirano, a lato della via che ha preso il nome del nobile casato. Questo ultimo immobile, nel tempo, è passato a Giovanni Camagni, un tiranese che ha donato l’immobile alla attuale Fondazione. Fondazione denominata appunto “Pia Fanciullezza Abbandonata Giovanni Camagni”.
Sulla più volte citata Fondazione, amici lettori, lasciate rammentare a chi scrive i suoi anni verdi. I giovani ospiti dell’immobile erano orfani amorevolmente assistiti dalle suore Misericordine. Suore che avevano la Casa Madre a Monza e che hanno lasciato Tirano nel 2001 perché già allora si iniziava a parla del restauro di Palazzo Venosta. Ricordo gli orfanelli “allineati e coperti” al seguito dei funerali. Li osservavo con amore ritenendoli dei fratelli meno fortunati. Nel 1950 il sig. Renzo Tenni , tiranese, ha donato alla suddetta Fondazione l’ex Cinema Italia. Beneficiari dell’eredità Tenni sono Tirano ed i Comuni dell’alta valle. Il Consiglio della Fondazione che ha preceduto l’attuale non era riuscito a portare in porto operazioni importanti. Ora la nuova dirigenza, che ha quale Presidente Narciso Zini, partendo da zero, annullando tutto il passato, mira a vendere al miglior offerente il fabbricato in Tirano (ex Cinema Italia). Con i denari provenienti da detta vendita si potrà restaurare lo storico Palazzo Visconti Venosta. Lo stabile, restaurato, potrà ospitare i giovani tiranesi e quelli dell’alta valle. Sarà un ostello per la gioventù per gli studenti che risiederanno anche in paesi lontani da Tirano e che a Tirano frequenteranno le scuole superiori. Ottima destinazione, caro Narciso. Non posso che augurarti buon viaggio per la coraggiosa intrapresa.
Zini, rispondendo ad mio recente scritto sulla tangenziale di Tirano, mi ha rimproverato. Avevo annotato che le lamentele di Bormio e di Livigno a causa del mancato aiuto del Comune abduano nello snellimento del traffico vacanziero mi avevano lasciate nella massima indifferenza. Il fatto. Il nostro Sindaco Spada, non avendo ricevuto dal Comune di Bormio conferma ad una domanda di contributo sul pagamento delle spese necessarie per saldare i compensi degli addetti esterni, aveva annullato il servizio. Da qui le lamentele di Bormio e di Livigno. Una persona intelligente come Zini non può non aver capito che le provocazioni del mio Sindaco e le mie avevano un solo fine: quello di dimostrare ancora una volta contro i politici, contro quelli che credono di governarci dai Palazzi della città da me definita “cloaca massima”, Roma.
Caro Narciso, per chiudere ritorno al tuo codino. Qualche anno fa avevamo scommesso su alcune diverse visioni politiche. Tu allora eri Segretario Provinciale della Lega Nord. La scommessa consisteva nel taglio (per te doloroso) del codino nel caso di una mia vittoria. Tu non sei più Segretario e la nostra scommessa, di conseguenza, non è più valida. Rimane però il tuo codino che mi suggerisce la possibilità di giocarci una nuova scommessa sul futuro della Lega nord. Pensaci prima di agire perché il rischio è notevole come notevole è il tuo amore per quel raggruppamento di capelli.
Giancarlo Bettini

sabato 24 gennaio 2015

LA MONTAGNA INCANTATA: LO IERI (I MIEI ANNI VERDI)

Una baita in montagna completamente in legno, una casa di contadini a pochi metri, noi ragazzi dai villani dipendenti per l’acquisto del latte, alimento quest’ultimo alla base della nostra crescita. Ricordo la nonna che ci allevava perché la mamma, a fondo valle, lavorava e poteva trascorrere poco tempo con noi. Il latte era alla base della nostra alimentazione e ci veniva portato sulla tavola mattina, mezzogiorno e sera. Ero felice, libero di organizzare la giornata con altri giovani. La fionda era la nostra arma e, di tanto in tanto, qualche volatile veniva centrato tra i rami dei pini. Partecipavamo, la domenica, alla S.Messa nella chiesetta del piccolo borgo. Un anziano parroco, dai candidi capelli, aveva il compito di radunarci sulla soglia del sacro luogo dopo l’ultimo suono della campanella. Lassù, a quota 1700, trascorrevo alcuni mesi durante la vacanze estive. Non esistevano pericoli particolari, facili ostacoli alla nostra vivacità. Gli “utili idioti” dell’Unione Europea non erano ancora nati quindi la presenza degli orsi per i nostri genitori era solamente un ricordo.
L’OGGI (UNA SETTANTINA DI ANNI DOPO I MIEI ANNI VERDI)
Sulla stampa, in questi giorni, si sta scrivendo molto sulla salvaguardia della montagna. “Il bosco avanza e invade i pascoli”, “La montagna muore”, “I maggenghi tendono ad essere abbandonati”. Questi alcuni titoli dei giornali locali e nazionali. Orbene, se un’azione fessa poteva essere fatta per l’abbandono della montagna, questa non poteva che essere frutto delle teste bacate che siedono all’Unione Europea. Sono stati reintrodotti, anche da noi nel nord Italia, gli orsi ed i risultati li abbiamo visti: alveari distrutti, asini, mucche, pecore uccise, qualche essere umano in lotta fisica con i plantigradi. Nella prossima primavera 2015 ci aspettiamo altre novità e sarà nostro compito mettere la nostra gente al corrente. Cosa suggeriscono gli animalisti a coloro che hanno i maggenghi? “Recintate questi ultimi e le spese vi saranno pagate”. Pazzie!!! Ora ci chiediamo quali vantaggi porta la reintroduzione dell’orso nell’arco alpino.
Gli svantaggi li abbiamo toccati con mano. Qualche animalista sostiene che i turisti saranno attratti dalla novità. Ci par di vedere un turista sdraiato per non farsi notare, in osservazione con il cannocchiale . Un giovane orso davanti, ad una certa distanza, che pascola. La mamma del giovane orso alle spalle del turista. Il gitante, dal rumore, si accorge del tutto. Quale la sua reazione? Quella naturale di riempire gli indumenti intimi con gli escrementi dei pasti precedenti. Se fosse tutto qui quel turista può definirsi fortunato. Se fossi Forattini potrei continuare per fare sorridere i lettori. Ma la pensata dei politici potrebbe avere conseguenze gravi. Non vorrei riportare una futura morte di un essere umano a causa della pensata europea. Ho già scritto che in tal caso, tramite legale, denuncerò l’intera Unione Europea. Sino a pochi anni or sono nessuna iniziativa seria era stata presa per aiutare la sopravvivenza della montagna. Il Corpo Forestale, qui da noi, aveva il compito di segnare, con pittura rossa, gli alberi di alto fusto da tagliare. La montagna non interessava agli uomini di governo. Sappiamo che quando si taglia un bosco, per decenni, i nuovi alberi non potranno dare frutti economici. Quindi l’attivarsi non era pane per i denti dei politici. Per invogliare oggi i giovani al dedicarsi all’agricoltura montana bisogna garantire loro la sopravvivenza economica. Questo è un dovere sacrosanto per un governo degno di essere chiamato tale.
IL DOMANI (CHE CI AUGURIAMO)
Siamo, come italiani e come europei, in un periodo difficile. Non ci rendiamo conto del futuro che ci aspetta. A Roma ci potranno ritenere, noi bipedi della Provincia di Sondrio, degli egoisti. Per quale motivo? Perché desideriamo l’indipendenza dalla Capitale. Desideriamo avere quello che hanno le Regioni vicine, il Trentino e l’Alto Adige. Con l’avvento di Maroni quale Governatore della Regione Lombardia, con quanto ha in animo, qualche speranza per il futuro l’abbiamo. Vediamo, come si usa dire in questi tristi anni, una luce in fondo al tunnel. Maroni non ci promette una indipendenza totale, un totale distacco dal resto della Lombardia. Anche perché, da persona accorta, sa che Roma non ce lo permetterebbe. Ci promette però un trattamento speciale, una certa autonomia.
E’ arcinoto che le nostre valli sono state prosciugate con la costruzione delle centrali idroelettriche, che per detto scempio il BIM di Sondrio riceve annualmente un non adeguato compenso. I valtellinesi ed i Valchiavennaschi per il futuro chiedono il governo di dette acque. E’ fatto arcinoto che per la realizzazione di una parte della superstrada 38, la Colico-Lovero gli Enti locali valtellinesi hanno dovuto contribuire aiutando l’Anas a far quadrare i bilanci. Probabilmente questo aiuto è unico in Italia. Una Provincia che dà suoi denari per la costruzione di una strada dello Stato. Aggiungo che nelle nostre valli, come in quelle del Trentino, non trova asilo certa malavita romana. Thomas Mann, l’autore del famoso libro “La montagna incantata”, ha ambientato tutto sulle Alpi svizzere, a Davos. Montagne incantate quelle elvetiche, montagne incantate anche le nostre. Giorgio Torelli, scrittore nostro, diversi anni fa, in una Conferenza tenuta presso la Banca Popolare di Sondrio aveva sollecitato i giovani ad agire. Aveva detto loro di svegliarsi, di intraprendere. Quella lezione di vita è ancora attuale. La globalizzazione ha portato i nostri figli, i nostri nipoti ad invecchiare davanti a quell’aggeggio schifoso “computerizzato”. Preferirei che i nostri giovani, come nei miei anni verdi, ritornassero alle passeggiate con gli amici, alla diversa visione della natura. Con l’aiuto di collaudate guide!!!
Giancarlo Bettini

venerdì 23 gennaio 2015

RIASCOLTANDO IL CONCERTO DEL CAPODANNO VIENNESE

Da una ventina di giorni sono terminate le feste per il S.Natale e per l’anno nuovo, per quel 2015 che chi scrive, per vari motivi, vorrebbe dimenticare.
L’augurio che mi faccio è per un sereno trascorrere del tempo, per avere la possibilità di ascoltare, nel soggiorno di casa, quei suoni che appartengono alla musica classica, quella adatta alla mia età. Così oggi mi è venuta la voglia di rispolverare il contenitore dei dischi, su più piani, posto in un angolo e da tempo lasciato a riposo. Chi ama la musica sa che, nell’essere umano, l’ascolto non sempre è gradito. E’ sufficiente un nonnulla, qualcosa che non va per il verso giusto, per farti perdere il buon umore.
In questo gennaio avanzato la neve ha fatto la sua comparsa, si avvicinano i giorni della merla. Da noi i bianchi fiocchi non hanno imbiancato il fondo valle, ma si sono fermati poco più in alto. Una nevicata abbondante, un panorama splendido. Ricordo di avere registrato alla Tv il Concerto di Capodanno. Desidero riascoltarlo e mettere su carta quanto la vista e l’udito provocano in chi vede e ascolta.
La sede del Concerto è la stupenda Sala d’Oro. Sala abbellita da fiori unici, da sempre offerti da Paesi amici. L’orchestra è la prestigiosa Wiener Philharmoniker diretta dal non più giovane, ma sempre valido Zubin Metha. Tra i musicisti noto una maggiore presenza femminile rispetto agli anni scorsi e la serietà sul viso dei componenti. Uno solo di questi orchestrali sorride in continuità. “Sarà felice dentro” penso. Nei valzer, nelle polche, nelle mazurche di tanto in tanto senti il canto degli uccelli, i richiami di quanto Dio ha riservato alla natura. Altra annotazione: Il “Bel Danubio blu”, il più ascoltato, solitamente compreso nel programma, è stato suonato alla fine, tra i bis concessi al pubblico plaudente. Gradite le riprese delle significative opere di architettura e di ingegneria presenti a Vienna, del battello che dolcemente scivola lungo il Danubio. Ho lasciato alla fine di questi appunti la vera danza, il balletto, la grazia femminile che non può mancare nella terra degli Asburgo.
Grazia femminile che la società odierna ha sfregiato. E’ dimostrato che è sufficiente fare indossare ad una donna, senza trucchi, una gonna ed una camicetta per poterla definire perfetta. A volte penso che la crisi economica odierna potrà avere anche dei vantaggi, quelli di farci ritornare al dopoguerra dallo scrivente vissuto. Lo vediamo oggi, quel dopoguerra, dai film che la TV ci ripropone. Le nostre donne degli anni ’50 del secolo scorso in gonna e camicetta. Erano splendide!
Giancarlo Bettini

venerdì 16 gennaio 2015

LETTERA ALL’AMICO (POLITICO) LUCA DELLA BITTA

Caro Luca, Presidente pro tempore dell’Amministrazione Provinciale di Sondrio
Riporto alcuni brani stralciati dal quotidiano “La Provincia di Sondrio” di martedì 13 gennaio 2015. Un pezzo che la redazione ha titolato “Roma ci ascolti”:
“Non è stato il solito discorso istituzionale quello pronunciato ieri a Roma dal Presidente della Provincia di Sondrio Luca Della Bitta. "Oltre a ribadire il forte attaccamento alla nostra terra noi chiediamo per l’ultima volta che lo Stato ci dia dei segnali concreti per provare a sentirci, seppur in maniera minima almeno iniziale, ancora orgogliosamente italiani". Con queste parole Della Bitta ha chiuso il proprio intervento di fronte ai parlamentari e agli amministratori alla Camera nella nuova aula dei Gruppi Parlamentari.”
Parole sante, caro Luca! Ti dico subito che io, da tempo, non mi sento più “orgogliosamente italiano”, anzi mi fa schifo il fatto stesso di esserlo. Molti anni or sono, al Corso Allievi Ufficiali di Complemento a Lecce, ho giurato ciò che oggi non giurerei più. Non mi fermo qui sentendomi oggi caricato dopo il tuo “storico” intervento nella città che reputo, come già ho scritto poco tempo fa LA CLOACA MASSIMA ITALIANA. Le esalazioni puzzolenti hanno raggiunto la grassa Emilia e rischiamo di averle tra poco anche in Valtellina. Del resto un po’ di puzza già l’ha lasciata un attuale Ministro quando è venuto da noi, a Sondrio, per annunciare la fine delle Province in tutta la Penisola.
Caro Luca, tu da giovane amministratore ti sei comportato da signore. Certamente non così ci comporteremo noi cittadini autonomisti quando, per mancanza di liquidità, ci vedremo privati del necessario. Necessario non per acquistare l’inutile come avviene a Roma, ma per condurre la vita di ieri quando un certo Delrio non era ancora apparso sugli schermi televisivi. Al Presidente del Consiglio, scusatemi per il bisticcio di parole, consiglio di scegliere meglio i suoi collaboratori o farà una brutta fine. Fine politica, si intende!
Giancarlo Bettini