L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

Visualizzazione post con etichetta Rubrica don Roberto Seregni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rubrica don Roberto Seregni. Mostra tutti i post

sabato 14 luglio 2012

VANGELO VIA MAIL: "SOLO CON TE"

13 luglio 2012 - “Soli, con Te” - Marco 6,30-34. Sedicesima domenica del tempo ordinario. (Di don Roberto Seregni)

«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
______________

Questa mattina ho deciso di seguire “alla lettera” le parole del Maestro.
Ieri abbiamo concluso un mese di intensa attività estiva con trecento ragazzi e una sessantina di fantastici adolescenti che hanno regalato con entusiasmo il loro tempo e il loro cuore.
Forse questo pomeriggio andrò ad arrampicare. E’ più di un mese che non infilo l’imbrago e sono un po’ arrugginito, ma ho voglia della lentezza della salita verticale per portare lassù tanti pensieri ed emozioni che sulla terra piana mi rimangono in fondo allo stomaco.
Ora spengo il telefono e stacco il citofono. Mi metto davanti alla Croce con la Bibbia in spagnolo che Eliana mi ha regalato. Mi piace iniziare a gustare la Parola nella lingua che accompagnerà i prossimi anni della mia vita. E’ un piccolo segno per sentirmi in comunione con le comunità che incontrerò in Perù.
Ripenso all’invito magnifico di Gesù, alla bellezza di poter mettersi nudi davanti a Lui, cuore a cuore. Soli con Lui.
Che meraviglia…

Ripesco da un quaderno una preghiera che ho scritto qualche anno fa proprio su questo brano del Vangelo. Mentre la trascrivo sul pc mi dico che questa è l’ultima mail sul Vangelo. Dopo diversi anni nei quali questo servizio alla Parola è diventato un appuntamento fisso per me e per molti lettori, ora è tempo di chiudere.
Dedicherò i prossimi mesi alla preparazione della partenza per la mia nuova destinazione a Carabayllo, nella periferia nord di Lima e mi sarà impossibile continuare a scrivere.
Ho nel cuore tanta gratitudine per molti lettori sconosciuti che con le loro riflessioni via mail mi hanno incoraggiato a scrivere e a spezzare la Parola usando il canale di internet.
Chiedo una preghiera speciale per me e per don Ivan, mio compagno di avventura in questa nuova destinazione.
Vi lascio con questa preghiera e mando a tutti un abbraccio.


Chiamaci ancora, Signore,
in disparte,
con Te.

Chiamaci ancora
per gustare la tua Parola,
ascoltata e accolta,
desiderata e contemplata,
custodita e vissuta.

Chiamaci ancora
per fare esperienza di quel silenzio
che umanizza la vita,
che ribalta le logiche della produzione,
che ci fa gustare la Tua presenza.

E’ vero, Signore,
per ascoltarti bisogna imparare a tacere,
a mettersi in disparte,
soli,
con Te.

Te lo diciamo sottovoce, Signore,
con il cuore in gola:
scegliamo Te,
perché Tu sei l’unico che non delude.

Scegliamo Te,
perché solo Tu
sazi ogni nostro desiderio.
Amen.

don Roberto

N.B. Mi permetto di ricordare che potrete trovare le meditazioni sul Vangeli domenicali nel mio libretto “Vangeli in jeans”, pubblicato con Ancora. A ottobre uscirà il terzo volume con tutte le meditazioni per il 2013. Sempre con Ancora uscirà un mio nuovo libro sulla preghiera “A mani vuote, l’alfabeto della preghiera”. Mentre per LDC ho pubblicato “Incontri, a tu per tu con Gesù”. Spero che il ricavato della vendita di questi libri possa sostenere alcuni dei progetti che inizieremo in Perù.

sabato 7 luglio 2012

VANGELO VIA MAIL: "UN MESSIA DIVERSO"

6 luglio 2012 - “Un messia diverso” - Marco 6,1-6, quattordicesima domenica del Tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)

«Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
_____________


Gli abitanti di Nazareth sono tutti d’accordo: questo Gesù fa delle cose fuori dal comune, le sue parole lasciano a bocca aperta, i suoi prodigi sono portentosi, nessuno mai aveva operato cose del genere, eppure…

Eppure no. Non può essere Lui l’Atteso delle genti.
Ma stiamo scherzando? Il figlio di Giuseppe il falegname?
Certo: una bravissima persona, un uomo giusto e competente nel suo lavoro. Anche Maria, nulla da dire! Anzi, una bravissima ragazza, gentile, sorridente e premurosa.
Ma il Messia – mai e poi mai! – avrebbe scelto una famiglia così…
Così normale. Così come noi. Così umana.
No, non se ne parla nemmeno. Il Messia deve essere diverso, più grandioso, più misterioso, più imponente.
Diverso da quel Gesù, insomma.

Sono passati duemila anni e le cose non sembrano essere cambiate. Quanta fatica a passare dallo stupore alla fede. La via allo scandalo (cfr. Mc 6,3) è più comoda, più breve, più disimpegnante. Le nostre certezze rimangono lì, granitiche, precise, nel loro ordine irremovibile.
Siamo esperti a tentare di azzerare la fantasia di Dio, a percorrere autostrade intasate pur di non imboccare i nuovi sentieri dello Spirito.

Siamo esperti a lamentarci che siamo sempre in pochi, che son sempre quelle facce e poi se arriva qualcuno di nuovo lo curiamo a vista, parliamo in codice per non svelare subito tutti i segreti, lo pediniamo meglio del KGB per vedere se fa come abbiamo sempre fatto noi. Perché questo è quello che conta.
Siamo esperti a infervorarci per le celebrazioni oceaniche della fede, per i pellegrinaggi ai santuari più di moda, per le devozioni più esotiche e poi quando torniamo a casa, nella nostra quotidianità, tutto si spegne come un misero fuoco d’artificio.

Abbiamo bisogno di coraggio, di passione e di un pizzico di follia.
Abbiamo bisogno di trasparenza, di semplicità e di un pizzico di astuzia.
Abbiamo bisogno di esporci allo sbaraglio sulla Parola del Rabbì, mettere tutto nelle sue mani e non voltarci indietro. Mai più.

Buona settimana
don Robi

sabato 30 giugno 2012

VANGELO VIA MAIL: "DALLA SCHIENA AL VOLTO"

29 giugno 2012 - “Dalla schiena al Volto” - Marco 5,21-43, tredicesima domenica del tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)

Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». E la donna, impaurita e tremante, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
_____________________

Forse i discepoli non l’avevano ancora mandata giù quella domanda così forte e bruciante del loro Rabbì: “Non avete ancora fede?” (Mc 4,40).
Il mare, addomesticato dalla Sua Parola, ha lasciato attraccare la barca all’altra sponda. Nelle orecchie non rimbombano i tuoni della tempesta, ma quella domanda.
Appena sceso a riva la folla Lo circonda e l’abile penna di Marco intreccia per noi due incontri: la donna con le perdite di sangue e il capo della sinagoga.

Il tema attorno al quale ruota questo duplice incontro è la fede.
Fede della donna, che sfidando le proibizioni al contatto dovute alla sua impurità rituale e sociale (Lv 15,25), non solo si scopre guarita, ma pure salvata: “Va’ la tua fede ti ha salvata” (Mc 5,34).
Fede di Giairo, capo della sinagoga, che si getta ai piedi di Gesù e chiede che sua figlia venga salvata (cfr Mc 5,23) e che sulla Parola del Maestro continua ad avere fede (cfr. Mc 5,36) nonostante gli venga comunicato che la ragazza è morta.
A entrambi Gesù fa percorrere il viaggio più lungo e faticoso che un uomo possa compiere. Entrambi sono messi davanti alla propria impotenza e debolezza, entrambi sono invitati a fare il passo decisivo dell’abbandono, dell’espropriazione, della consegna.
La donna che ha toccato il mantello, deve anche incrociare lo sguardo di Gesù. Ecco il cammino: dalla schiena al Volto. Dalla potenza della guarigione alla gioia della salvezza. Lei che voleva nascondersi, ora deve uscire allo scoperto. Nel Suo sguardo non troverà giudizio o condanna, ma solo benedizione: “Va’ in pace” (Mc 5,34).
Giairo deve invece fare i conti con l’evidenza di un annuncio terribile: “Tua figlia è morta” e con la Parola straripante di speranza del Maestro: “Non temere”.

Abbandonarsi all’evidenza o affidarsi alla Parola?
Calpestare in lutto solitario la strada del ritorno o ritmare di speranza il passo al fianco del Maestro?
Questa pagina del Vangelo ci deve scavare dentro, ci deve mettere a stretto contatto con le nostre paure e i nostri desideri. La Parola di Gesù – se la accogliamo per davvero – ha la forza di smascherare le rigidità della nostra fede, schiodare i nostri piedi dal letargo dell’immobilità e svestire le nostre tiepidezze travestite da buon senso e da falsa prudenza.

Coraggio, cari amici! Non accontentiamoci più del mimino, sbarazziamoci delle mediocrità che ingrigiscono la lucentezza del Vangelo. Anche a noi il Signore Gesù dirà: la tua fede ti ha salvato!

Buona settimana
donRobi

sabato 23 giugno 2012

VANGELO VIA MAIL: "CHIAMATI ALLA VERITA'"

22 giugno 2012 - “Chiamati alla verità”. Natività di San Giovanni Battista (Lc 1,57-66.80). Di don Roberto Seregni

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
___________

Nel pieno dell’estate la liturgia ci fa incrociare questa domenica con la festa della natività di Giovanni battista, il cugino asceta del Rabbì che amava i banchetti.
Giovanni mi ha sempre affascinato. E’ un uomo asciutto, diretto, cristallino; è un profeta che non si lascia sedurre dalla tentazione di farsi passare per il Messia.
Mentre molti fortunati pensano alle mete delle vacanze, e magari qualcuno se le sta già godendo, la liturgia ci fa scontrare con la forza profetica del Battista che ci chiama a smascherarci, a deporre le falsità o le mediocrità della nostra vita.

Una mamma l’altro giorno mi diceva: “Sai don, in questi ultimi tempi ho bisogno solo di cose vere, non sono più capace di accontentarmi di nient’altro…”.
La forza profetica di Giovanni è proprio questa: non possiamo più giocare alle mezze misure o accontentarci. Siamo chiamati alla verità. Verità sulla nostra vita, sul nostro cuore, sulle nostre relazioni, sulle cose di cui ci circondiamo, su come investiamo il tempo, sull’uso del denaro…

Puoi dirti discepolo del Rabbì di Nazareth se è sei mesi che non parli con tuo fratello?
Puoi dirti discepolo del Rabbì di Nazareth se ti circondi di cose assolutamente inutili e sai che vicino a te c’è una famiglia che fa fatica a riempirei piatti della cena?
Puoi dirti discepolo del Rabbì di Nazareth se passi più tempo su facebook che a giocare a calcio con il tuo bimbo?
Puoi dirti discepolo del Rabbì di Nazareth se fai fatica a ricordare l’ultima volta che ti sei preso un po’ di tempo per leggere una pagina del Vangelo?

La forza profetica di Giovanni ci chiama a fare un salto di qualità, a imboccare il sentiero impegnativo e bellissimo della conversione. Non importa quante volte hai sbagliato strada, non importa quante volte sei caduto. La voce del Battista ti indica la via. La mano del Rabbì è pronta a rialzarti.

Buona settimana
donRobi

sabato 16 giugno 2012

VANGELO VIA MAIL: "LE PRIMIZIE DEL REGNO"

15 giugno 2012 - “Primizie del Regno” – Mc 4,26-34. Undicesima domenica del Tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)

"Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa".
_____________

Giornate piene. La vita dell’oratorio è entrata a pieno regime con il Grest. Una folla urlante di bambini riempirà di gioia il cortile per cinque settimane e intanto ci sono tre campi estivi da preparare e un trasloco da organizzare. Resto sereno, o almeno ci provo.

Leggo con calma queste bellissime parabola di Marco e mi dico che vorrei avere uno sguardo capace di profezia come quello del contadino. Uno sguardo che sa vedere il chicco maturo nella spiga anche quando sotto gli occhi non c’è altro che la terra brulla.
Ma andiamo con ordine.

Un uomo getta il seme nel terreno e, dopo aver fatto la sua parte, non può più fare nulla se non fidarsi e attendere. Il contadino sa che tutto avviene senza di lui e che quanto accade sottoterra non dipende da lui ma dalla potenza che abita il seme. L’agricoltore lo sa senza vedere e senza costatare: nel buio e nel nascondimento sta germogliando la vita.

Il Regno di Dio è così: non è un prodotto dell’uomo, non è un risultato di uno sforzo titanico, ma un Suo dono. Un dono sottratto alle logiche di efficienza e di visibilità che spesso condizionano la nostra spolmonante frenesia. I discepoli di ogni tempo, che vivono immersi nel dubbio e nella paura che il seme della Parola faccia cilecca e che il Regno di Dio sia un miraggio che lascia intravedere un’oasi felice nel deserto della crisi, sono chiamati a rafforzare e irrobustire la loro fiducia.
Il seme porterà frutto.
Non ci sono dubbi.

La seconda parabola che la liturgia ci offre, si gioca invece sul contrasto tra piccolezza del seme di senapa e la grandezza dell’albero che da esso può nascere. Qui, Gesù, sta parlando di sé e della sua missione. Il Regno di Dio, con tutta la sua bellezza e la sua grandezza, è già presente nella piccolezza della persona di Gesù e nell’umiltà della sua predicazione.
Dietro all’apparente piccolezza di Gesù, si nasconde una potenza e una grandezza inaudita. A noi il compito di accoglierla, di saper leggere in quell’ apparente debolezza la forza di Colui che per amore è venuto per servire e non per essere servito (cfr Mc 10,45).

Coraggio, cari amici! Nella fiducia, nella pazienza e nell’accoglienza che ci vengono richieste dalla Parola, lasciamo che in noi e attorno a noi possano fiorire le primizie del Regno di Dio.

Rinnova la mia gratitudine per tantissimi amici che in queste settimane mi hanno scritto per informarsi sulla mia partenza e sulla missione di Carabayllo, purtroppo non riesco a rispondere a tutti e mi dispiace. Vi ricordo e vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera!

donRobi

sabato 9 giugno 2012

VANGELO VIA MAIL: "SOLO LUI"

8 giugno 2012 - “Solo Lui” - Marco 14,12-16.22-26. Corpo e Sangue del Signore. (Di don Roberto Seregni)

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti».
_________________________

In questi ultimi giorni mi sono arrivate centinaia di mail e messaggi su FaceBook da parte di amici e lettori che mi assicurano la loro preghiera e la loro amicizia per questa nuova esperienza missionaria in Perù che mi preparo a vivere.
Mi è davvero impossibile rispondere a ciascuno, quindi “sfrutto” questa pagina per ringraziarvi di cuore e chiedervi di continuare a ricordarmi nella vostra preghiera.
Almeno per un mese spero di proseguire queste pagine di commento al Vangelo domenicale... Vedremo. Vi terrò aggiornati!

Mentre stanno per spegnersi le campanelle scolastiche e molti oratori si preparano alle attività estive, la liturgia ci fa vivere la festa del Corpus Domini.
A volte, quando celebro la S. Messa, mi viene da sorridere pensando all’infinita fantasia di Gesù. Avrebbe potuto rimanere in mezzo a noi in mille e mille modi, avrebbe potuto lasciarci il segno definitivo della sua potenza e della sua gloria in una forma inequivocabile, tanto per convincerci al cento per cento e smuovere pure i più dubbiosi.
Invece no. Non sarebbe stato nel suo stile…

Gesù decide di rimanere in mezzo a noi, presente nella sua comunità nel segno fragile e quotidiano del pane e del vino.
Tutto il Suo corpo, la Sua storia, la Sua vita appassionata d’amore sono lì, in quel pezzo di pane. Da mangiare. Da contemplare. Da custodire.
Mangiare quel Pane è nutrirsi del cuore palpitante dell’amore, è assimilare il segreto di quella vita più forte della morte, è scoprire che Dio mi è più intimo di quanto io lo sia con me stesso.

Mangiare di Lui accettare e desiderare di essere spezzati come il Suo Corpo, è scoprire che solo Lui sfama e disseta le nostre inquietudini, che solo Lui può dare forza e direzione alla nostra vita, che solo Lui nutre i nostri desideri più profondi.
Mangiare il Suo Corpo è una dichiarazione di guerra alla mediocrità e alla superficialità, è abbattere gli steccati delle divisioni e del particolarismo, è allungare lo sguardo alla misura estrema del Suo dono.

Condivido un dono di un grande amico che raccoglie alcune immagini di questi anni tiranesi e uno dei brani più belli che abbiamo inciso con i ragazzi dell’Oratorio (clicca qui se non visualizzi il video)


Buona domenica e buona settimana
donRobi

sabato 2 giugno 2012

DON ROBERTO: "ACCOMPAGNATEMI IN PERU' CON LA PREGHIERA"

1 giugno 2012 - “Amati per amare” - Matteo 28,16-20. Santissima Trinità (Di don Roberto Seregni)
«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».
__________________________
Nei giorni scorsi ho ricevuto la visita di un’amica che non vedevo da diverso tempo. All’inizio non mi sono accorto di nulla, anche se qualcosa mi “insospettiva”… Sono bastati pochi minuti e tutto è stato chiaro! Abbigliamento più curato, lenti a contatto, un velo di abbronzatura fuori stagione e sempre quel “lui” che ritornava nel discorso…
Non ci sono dubbi, la diagnosi è chiara: innamorata. Cotta.
Evvia con un fiume di racconti, piccoli fatti e tanti sogni…
Dopo la sua partenza, mi sono detto: ma che bello! Com’è cambiata e com’è diversa!
Poi sono salito in casa e mi sono messo a meditare sulla festa di oggi: la Santissima Trinità. Mi sono tornate in mente le lezioni di teologia, i libri studiati al tempo del seminario e le grandi pagine di autori spirituali che ho gustato in questi ultimi anni. Ma l’immagine sorridente e trasognante di questa amica che continuava a ronzarmi per la testa mi ha aiutato a capire un po’ di più questa festa…
Anche noi potremmo essere diversi se ci lasciassimo stupire fino in fondo dal mistero della Trinità. Anche noi potremmo convertire la nostra fede al Dio dell’amore trinitario rivelato da Gesù e liberarci – finalmente – da alcune malsane immagini di Dio che affollano ancora la nostra fantasia religiosa.
La festa della Trinità che oggi celebriamo è l’esplosione della bellezza e della novità di Dio. Non possiamo più accontentarci di un “cattolicesimo minimo” e dobbiamo smetterla di andare alla ricerca degli scoop miracolistici. A volte ho l’impressione che il nostro sia un cristianesimo annacquato che ha diluito la potenza della Parola con inutili sentimentalismi religiosi, che ha svuotato la novità di Gesù con forme ammuffite di buon senso, che ha barattato il coraggio dell’amore con il quieto vivere.
Animo, fratelli! Oggi la festa della Trinità ci riporta alle fondamenta della fede, alla scoperta di quel Dio dal respiro incandescente d’amore che crea e ricrea a Sua immagine e somiglianza.
Saremo diversi come la mia amica innamorata cotta, saremo diversi perché scoveremo in noi l’impronta della Trinità.
Ci scopriremo amati per amare.
Ci scopriremo vivi.
Non è mai troppo tardi.
Con questa mail voglio condividere con voi, amici lettori, la mia nuova destinazione nella missione diocesana in Perù a Carabayllo. Chiedo a ciascuno di accompagnarmi nella preghiera. In questo momento è la cosa più preziosa!
Questa, probabilmente, sarà una delle ultime meditazioni evangeliche che riuscirò a mettere in rete. In ottobre dovrebbero uscire due miei nuovi libretti, quindi riusciremo ancora a stare in contatto! Chi volesse avere qualche informazione in più sulla missione a Carabayllo può visitare la mia pagina di FaceBook, nei prossimi proverò a mettere qualche articolo o qualche foto.
Hasta luego
don Roberto

sabato 26 maggio 2012

VANGELO VIA MAIL: "NUOVA PRIMAVERA"

25 maggio 2012 - “Nuova primavera…” - Giovanni 15,26-27; 16,12-15 Domenica di Pentecoste. (Di don Roberto Seregni)
«Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future».
___________________________
Settimana piena. Ripenso agli intrecci di questi ultimi giorni: una bellissima coppia di fidanzati che dalla Germania segue le mie mail e di passaggio dalla Valtellina passa a trovarmi, un’amica preziosa ritrovata dopo anni di distanza, una mamma che dopo anni si apre al mistero del perdono, alcune coppie che si preparano al matrimonio e mi chiedono di essere accompagnate negli ultimi mesi di preparazione…
Questa mattina ci ripenso, rimetto insieme un po’ di pezzi e mi stupisco contemplando la meravigliosa e imprevedibile fantasia dello Spirito Santo.
Allora vorrei provare a scrivere qualcosa di questa festa che celebriamo e che chiude il tempo pasquale.
Beh, innanzitutto bisogna chiarire che lo Spirito Santo non è una cosa, ma una persona, una presenza. Immagino che molti di voi stiano andando a cercare nella memoria qualche ricordo del catechismo della Cresima, per scovare qualche informazione in più su questo illustre sconosciuto che è lo Spirito Santo. Se avete in mente qualche bella definizione tenetevela stretta, ma lo Spirito ci tiene ad essere riconosciuto per quello che fa, più che per quello che si dice di Lui.
Se un brano della Parola ti punzecchia il cuore non avere dubbi: è opera dello Spirito Santo.
Se un incontro inaspettato ti dona una gioia fresca e spumeggiante non avere dubbi: lì c’è il Suo tocco.
Se dopo un periodo di letargo spirituale senti il desiderio di una nuova primavera non stai impazzendo: è l’azione dello Spirito.
Se trovi dentro di te un coraggio mai sperimentato prima non temere: è lo Spirito che lavora il tuo cuore.
Senza lo Spirito e i suoi mitici sette doni la nostra vita spirituale sarebbe noiosa come la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Senza lo Spirito leggeremmo la Parola con lo stesso entusiasmo con cui si legge la guida del telefono…
Lo Spirito infiamma, dona nuova vita, allarga lo sguardo, porta il cuore fuori dagli steccati della paura, dona la forza per dare mani e piedi ai nostri sogni, ci fa amare non i porti ma il mare aperto…
Allora coraggio, cari amici! Alziamo le vele e lasciamoci guidare dal soffio dello Spirito. Lui che è “datore di vita” (1 Cor 15,45) e che “ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Rm 8,2), ci faccia sperimentare ogni giorno la novità e la bellezza della vera fede nel Cristo Risorto e ci renda testimoni appassionati fino agli estremi confini del mondo...
Buona settimana
don Roberto

sabato 19 maggio 2012

VANGELO VIA MAIL: "IN TUTTO IL MONDO"

18 maggio 2012 - “In tutto il mondo” - Marco 16,15-20. Ascensione del Signore. (Di don Roberto Seregni)
«Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
____________________
Mi immagino il Signore Risorto: bellissimo e glorioso insieme ai discepoli. E poi un ultimo sguardo, occhi negl’occhi con i dodici, un sorriso, un saluto e il ritorno al Padre nella pienezza dello Spirito.
Il Signore non scappa, la sua non è una fuga, ma un ritorno alla comunione trinitaria. Il Figlio, dopo aver compiuto l’opera affidata dal Padre, fa ritorno nell’unità della trinità con tutta la sua umanità trasfigurata dalla potenza della resurrezione.
Ogni anno questa festa mi sconvolge.
Gesù ritorna al Padre e si porta dietro tutta la nostra umanità!
Luci e ombre, slanci e cadute, gioie e dolori, sono portate dal Risorto sotto lo sguardo del Padre, nella comunione con lo Spirito.
Niente di ciò che è umano è sconosciuto a Dio.
Che meraviglia…
Lui sa la tua fatica davanti a quel bivio così importante della tua vita, Lui sa la tua gioia per l’amore ritrovato, Lui sa il tuo dolore per quel tradimento, Lui conosce le tue lacrime ogni volta che passi davanti a quel letto vuoto, Lui sa il subbuglio del tuo cuore, Lui sa la fatica della distanza, Lui sa la gioia e lo slancio di questa nuova scelta di vita, Lui sa…
Accanto a questa stupenda rivelazione, la festa di oggi ci ricorda anche quale missione impegnativa il Risorto ha affidato ai discepoli, noi compresi. Il Suo Volto sottratto alla vista con l’Ascensione, dovrà essere reso presente dal volto della Chiesa missionaria: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).
Allora coraggio, cari amici! Siamo chiamati ad essere la trascrizione visibile del Risorto, siamo chiamati ad essere testimoni del Vangelo, narratori credibili di un incontro che ha cambiato la nostra vita, trasparenza di un amore che ha sfiorato il nostro cuore con la potenza e la dolcezza dello Spirito. La chiamata missionaria non è un di più dell’esperienza cristiana o qualcosa riservato per i superman della fede, ma è un elemento essenziale e costitutivo della vita del discepolo. Superiamo il rischio di dedicarci alla conservazione della fede, al mantenimento del nostro piccolo orticello o a serrare i ranghi del nostro striminzito gruppo, e lasciamo che lo Spirito ci guidi in mare aperto per essere testimoni di un amore che ha ribaltato la nostra vita.
Buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com
N.B. Per esperienze estive con gruppi di giovani o famiglie mi permetto di ricordare il mio recente libro “Incontri. A tu per tu con Gesù” ed. Elledici. E’ un testo nato “sul campo” e pensato per percorsi personali o di gruppo in ascolto della Parola per riscoprire un autentico e vitale incontro con il Risorto.

sabato 5 maggio 2012

VANGELO VIA MAIL: "LA VENDEMMIA DELLO SPIRITO"

4 maggio 2012 - “La vendemmia dello Spirito” - Giovanni 15,1-8. Quinta Domenica di Pasqua. (Di don Roberto Seregni)
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Rimanete in me e io in voi».
___________________
Mi colpiscono le parole forti e dure di Gesù: “senza di me non potete fare nulla” (v.5). Non dice che faremo le cose male o a metà, ma che non faremo proprio nulla.
E’ così, me ne convinco sempre di più: possiamo correre dalla mattina alla sera, fare mille cose, impegnarci lodevolmente in molte attività, ma se tutto questo è fatto senza di Lui, è sterile, vuoto, insignificante.
Lo dicevo l’altro giorno ad un’amica affaccendata in mille imprese: vale più un passo con Gesù, che una maratona senza di Lui.
In poche righe viene ripetuto per sei volte il verbo “rimanere” (vv.4.5.6.7.9.10).
Mi piace questa insistenza, perché fa vacillare tutte le presunte dichiarazioni di assoluta autonomia di cui spesso ci gonfiamo e che sono la causa di molti nostri fallimenti e delusioni.
Oggi Gesù ce lo dice chiaramente, senza giri di parole: non bastiamo a noi stessi, non siamo noi la fonte della nostra gioia, da soli non possiamo conquistarci la pienezza della vita. Come amava ripetere un amico gesuita: se stai affogando non puoi pretendere di salvarti tirandoti su per i capelli…
Il Signore Risorto ci invita a rimanere con Lui, a gustare questa stupenda e sana dipendenza, a fare dell’intimità con Lui il luogo più vero della nostra persona, a sperimentare che solo Lui può saziare i desideri insaziabili della nostra vita.
Tutto questo richiede coraggio, lo so.
Richiede di abbandonare un po’ di difese
, di fidarsi, di mettersi nudi nella mani di Dio e soprattutto questo cammino ci chiede di non sentirci mai arrivati e mai a posto, per questo Gesù dice di “diventare discepoli” (v.8).
L’esperienza cristiana non consente l’accumulo e l’approvvigionamento.
Si diventa discepoli giorno dopo giorno, con la fedeltà nascosta e luminosa nella preghiera; con il desiderio appassionato di portare in famiglia, al lavoro, nella scuola, tra le persone più care, la novità travolgente del Vangelo.
Mentre ripenso a tutte quelle persone che mi sono state di esempio in questo cammino sui passi del Risorto, mi affaccio alla finestra della cucina e lo sguardo si perde sui vigneti aggrappati agli antichi terrazzamenti retici dell’alta Valtellina.
Davvero senza di Lui siamo come tralci secchi, sterili, inutili.
Davvero abbiamo bisogno di essere potati dalle sue mani esperte per andare all’essenziale, per non disperderci, per scoprire in noi una fecondità che mai avremmo immaginato.
Coraggio, cari amici! Se ci abbandoneremo alla Parola del Risorto, la vendemmia dello Spirito sarà la migliore di tutti i tempi!
Buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com

venerdì 27 aprile 2012

VANGELO VIA MAIL: "IO SONO IL BUON PASTORE"

26 aprile 2012 - “Io sono il buon pastore” - Giovanni 10,11-18. Quarta Domenica di Pasqua. (Di don Roberto Seregni)
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dą la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché č un mercenario e non gli importa delle pecore».
______________
E’ lo Spirito del Risorto che ci deve guidare a rileggere questa bellissima pagina di Giovanni.
E’ lo Spirito donato nella Pentecoste che deve portare a rimpastare la nostra vita alla luce del Risorto che si presenta come il buon pastore che conosce e ama le sue pecorelle fino a dare la vita per loro. La sua conoscenza non è dozzinale o approssimativa, ma personale e intima. Il nostro nome non sta scritto in qualche registro polveroso dimenticato negli archivi celesti, ma sta nel Suo cuore.
Lui ci conosce uno a uno. Sa tutto di noi: le gioie e le fatiche, i sogni e le fragilità, gli slanci e le cadute. Lui conosce anche ciò che ci disgusta di noi, le pagine più brutte e amare della nostra vita. Lui sa adeguare il passo ai nostri ritmi, ma sa pure essere esigente quando il cammino o la nostra pigrizia lo richiedono. Ci accompagna. Ci custodisce. Ci protegge.
Rileggo con calma questo bellissimo brano e mi convinco che dovremmo prendere un po’ pił seriamente questa Parola di Gesù e chiederci onestamente chi o che cosa è il pastore della nostra vita e dove la conduce. Proviamo a dare un nome ai modelli, agli ideali o ai progetti ispiratori delle nostre scelte.
A chi andiamo dietro? Di chi siamo alla ricerca? Verso chi sono puntati i nostri passi? A chi affidiamo la nostra vita?
Al buon pastore che ci tratta da pecorelle o ai falsi pastori che ci trattano da pecoroni?
Questa è veramente una verifica urgente del nostro cammino di fede. Non dobbiamo però cadere nel malefico tranello che ci fa supporre che, se proprio non siamo dei terroristi o dei serial killer, possiamo stare con la coscienza tranquilla e andare avanti beati.
I falsi pastori sanno benissimo come ingannarci e come illuderci, è il loro mestiere!
E anche noi – diciamocelo! - siamo bravissimi a raccontarci un sacco di bugie quando dobbiamo giustificarci…
Vero?
Coraggio, cari amici! La Parola ci invita a passare al vaglio i progetti, i desideri, la qualità delle relazioni, le ambizioni e chiederci se seguono il sentiero faticoso e promettente del buon pastore o la strada larga e deludente dei falsi pastori.
Buona settimana
don Roberto

sabato 21 aprile 2012

VANGELO VIA MAIL: "BASTA UN SORRISO"

20 aprile 2012 - “Basta un sorriso” - Luca 24,35-48. Terza domenica di Pasqua. (Di don Roberto Seregni)

Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!».
____________

Giorni difficili per i discepoli.
Il cuore è in subbuglio.
Sconcerto, paura, turbamento, dubbio, stupore e incredulità sono solo alcuni dei sentimenti appuntati dall’evangelista Luca. Dopo il grande racconto dei discepoli ritornati dalla locanda di Emmaus, il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro.
E i discepoli come reagiscono? Sono sconvolti e pieni di paura.

Cosa vedono e capiscono? Un fantasma, uno spirito.

Quanto assomigliamo a questi discepoli confusi e smarriti! Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita… A volte trovo cristiani navigati (almeno così sembrerebbe…) che parlano del destino, della fortuna o del fato e che dietro ad un incontro che ha cambiato la vita o davanti a un evento che ha smascherato una possibile tragedia, non vedono nulla, se non il caso; cristiani talmente concentrati sulla loro prestazione religiosa, che non riescono nemmeno a vedere i segni del Regno che li circonda, che non sanno riconoscere il Vangelo che già c’è intorno a loro.

Ma Gesù non molla e ribadisce: “Sono proprio io!”. Gli undici – e non solo loro! - devono allenare lo sguardo e il cuore per riconoscerlo, per superare i dubbi e le paure, per smascherare attese false o proiezioni dei propri desideri.

Il Risorto, che vuole essere convincente e togliere ogni dubbio, invita a toccare e guardare. Sì, proprio così! Gesù non finisce mai di stupirci: avrebbe potuto operare un miracolo strabiliante, una guarigione da premio nobel e invece no! Per farsi riconoscere, per togliere ogni incertezza, Gesù invita a guardare i segni della passione.
Quello è distintivo della sua presenza e della sua verità.
Quelle ferite sono feritoie per contemplare la verità della Sua vita e della rivelazione del volto del Padre.

Ancora una volta il Risorto ricorda l’inseparabilità della Croce e della Resurrezione. E’ proprio questo legame che ci dice lo specifico dell’annuncio della Pasqua. La “buona notizia” non è solamente che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio fatto uomo tra gli uomini ha donato tutta la sua vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte ed ora è il Vivente!

Ma il vangelo di oggi, accanto alla passione e alla resurrezione, introduce un terzo elemento fondamentale: la missione.
Il Risorto, aprendo le menti dei discepoli all’intelligenza delle scritture dice: “Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (v. 48). Bellissimo: l’annuncio non è una cosa a lato o un dettaglio! La missione è parte integrante dell’unico evento della salvezza, fa parte della natura stessa della Chiesa nascente. Senza l’annuncio della conversione e del perdono dei peccati, la morte e resurrezione di Gesù rimarrebbero incompleti.

Coraggio, cari amici! Il Risorto invita anche noi ad annunciare che Lui è vivo e che siamo discepoli di un Dio innamorato e non sudditi intruppati e paurosi di un divino castigatore. In ufficio, a scuola, per strada, sul tram, al mercato siamo dei mandati, abbiamo questa novità esplosiva da condividere e da donare. Questo non è un optional della fede, ma una delle sue caratteristiche fondamentali. Come possiamo, come siamo capaci, nella vocazione che abbiamo ricevuto, non lasciamoci sfuggire nessuna occasione. A volte, davvero, basta solo un sorriso.

Buona settimana
don Roberto

sabato 14 aprile 2012

VANGELO VIA MAIL: "IL RISORTO E LA COMUNITA'"

13 aprile 2012 - “Il Risorto e la comunità” – Giovanni 20,19-31. Seconda domenica di Pasqua. (Di don Roberto Seregni)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesů, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrň loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesů disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiň e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dědimo, non era con loro quando venne Gesů. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesů, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesů gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesů, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesů č il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

________________________________

Il sepolcro di Cristo è vuoto, così lo hanno trovato le donne. Ma quello stesso giorno, un altro sepolcro, non conosce lo svuotamento della resurrezione.
I discepoli sono lì, a porte chiuse, sprangati nella delusione e immobilizzati dalla paura. E proprio qui, nella tomba che i discepoli si sono scavati, si fa presente il Risorto.

Provo ad immaginare i loro volti: la gioia, l’incredulità, lo stupore. Forse si aspettavano una bella ramanzina del Rabbì, forse temevano di leggere sul Suo volto la delusione per il poco coraggio dimostrato, per l’assenza nel momento più duro e per il tradimento dell’ amicizia. Ma Gesù – il grande Gesù! – non porta rancore: annuncia la pace e dona lo Spirito per la remissione dei peccati.

Mi piace tantissimo questo passaggio: le nostre chiusure e le nostre paure non fermano il Risorto! La Sua luce entra nelle nostre tenebre, il Suo amore è più forte delle nostre piccolezze, la Sua presenza riempie la nostra solitudine! Il Risorto va a incrociare i suoi proprio nel loro sepolcro e li invita al cambiamento, al grande passaggio della Pasqua: dalla paura alla gioia, dal sepolcro alla strada, dalla delusione al coraggio.

Ma quel giorno Tommaso non era con i discepoli e non si fida delle loro parole. Vuole vedere e toccare. L’annuncio dei suoi compagni è preciso: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25) e richiama alla memoria il primo incontro con Gesù: “Abbiamo trovato il Messia” (Gv 1,41). Ora i discepoli sanno che il Messia è il Signore, l’hanno visto e ascoltato. Anche Tommaso vuole fare questa esperienza del risorto, pensa di averne diritto come gli altri. Ma quando l’ottavo giorno il Signore si fa nuovamente in mezzo in mezzo a loro, Tommaso non ha bisogno di toccare le ferite e mettere le dita nei buchi dei chiodi.

Vorrei sottolineare che questo incontro tra l’apostolo dubbioso e il Risorto, avviene dentro la comunità, insieme con gli altri fratelli discepoli. Gesù non va a fargli visita in privato, a casa sua. Il luogo dell’incontro è la comunità riunita. Una comunità - mi preme sottolinearlo - che ha dovuto masticare la propria mediocrità e fare i conti con il tradimento di uno di loro.

L’incontro decisivo con il Risorto non avviene in una comunità ideale e perfetta, ma in quella in cui vivi, quella con la quale il Signore ti ha chiamato a camminare. Trovo molta gente, purtroppo, che continua ad amare la comunità dei propri sogni, quella che non esiste e che forse non esisterà mai. Chi si comporta così, anche se non se ne rende conto, fa un pessimo servizio alla crescita del Regno di Dio e alla qualità evangelica della propria comunità.

Coraggio, fratelli! E’ li dove viviamo che il Signore Risorto vuole farsi incontrare. Con quei catechisti che non sono mai contenti, con quel prete che si dimentica gli appuntamenti, con quel coro sempre un po’ stonato, con il sacrestano troppo preciso, con il gruppo giovani troppo rumoroso, con i chierichetti che bevono il vin santo in sacrestia (pensavate che non vi avessi beccati!), con la nostra comunità e tutte le sue ammaccature e le sue bellezze, potremo fare l’esperienza del Signore Risorto.

Don Roberto Seregni

sabato 7 aprile 2012

VANGELO VIA MAIL: "E' VIVO"

6 aprile 2012 - “E’ vivo!” - Marco 16,1-7. Domenica di Pasqua – Resurrezione del Signore. (Di don Roberto Seregni)

«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».
__________

Questo è l’annuncio della Pasqua: Gesù di Nazareth, il Crocifisso è vivo!
Abbiamo camminato in questi quaranta giorni, vivificati dal desiderio della conversione e sostenuti dalla Parola che ha illuminato i nostri passi, per essere pronti ad accogliere questo annuncio: Gesù è vivo, il Crocifisso è risorto!
Nelle parola del giovane in bianche vesti, viene sintetizzato in tre espressioni tutta la verità di Gesù: nazareno, crocifisso e risorto.

L’angelo avrebbe potuto dire “Gesù il messia”, “Gesù il Cristo”, “Gesù il Figlio di Dio”... e invece no: “Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto”. Questo è molto importante perchè ci ricorda lo strettissimo legame tra incarnazione, croce e resurrezione. Davanti al Risorto non dobbiamo perdere la memoria dell’Incarnazione e della Croce, perché sono proprio esse a dirci lo specifico dell’annuncio della Pasqua.

La “buona notizia” non è che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio - che si è fatto uomo tra gli uomini e che ha donato tutta la sua vita per amore - ha sconfitto la morte!
Croce e resurrezione vanno sempre tenute insieme, perché l’una dice la fecondità e la verità dell’ altra.

L’ha capito benissimo la mia amica Angelica di terza elementare. Ogni Natale e ogni Pasqua mi regala un bellissimo disegno e io lo lascio appeso a tempo indeterminato sulla porta di casa. Quest’anno è un vero capolavoro! Il foglio enorme è diviso in due: da una parte la Croce con Gesù, dall’altra il sepolcro con la pietra ribaltata e il Risorto.
E’ proprio così: croce e resurrezione devono stare sempre insieme. Non si può parlare dell’una senza l’altra.

La Pasqua di Gesù annuncia che solo la vita donata per amore è più forte della morte, che solo la vita riconsegnata nella mani di Dio è sottratta alla morte.
Solo l’amore che accogliamo e che doniamo sarà forza di resurrezione.
Solo l’amore che ci fa spogliare di tutto per farci rivestire dell’abito del Figlio sarà germoglio di vita nuova.

Vita nuova, amici!
Vita nuova, non solo rattoppi o aggiustatine!
Vita nuova, splendente e luminosa come quella del disegno di Angelica!

E se ancora sei circondato dalla nebbia, se un crampo blocca ogni tuo passo, se ti sembra impossibile, se la paura ti stringe lo stomaco, non avere paura e ascolta l’annuncio degli angeli: il Signore è vivo! Il Signore è risorto! Oggi, per te!
Non avere paura, lascia che quella luce e quella bellezza squarcino il tuo sepolcro e anche per te, oggi, sarà Pasqua!

Un abbraccio
dR
www.sullatuaparola.wordpress.com

sabato 31 marzo 2012

VANGELO VIA MAIL: "LA FOLLIA DI DIO"

30 marzo 2012 - “La follia di Dio” - Marco 14,1-15,47. Domenica delle Palme: Passione del Signore. (Di don Roberto Seregni)

Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».
_____________

Nonostante le tre predizioni della Croce (Mc 8,31-33; 9,30-32; 10,32-34) Gesù è accolto a Gerusalemme come un re. I discepoli assaporano già il momento della presa di potere, della rivelazione finale e definitiva di Gesù, della manifestazione della regalità trionfante del Rabbì di Nazareth.

I dodici hanno giustamente intuito che a Gerusalemme Gesù avrebbe rivelato in modo definitivo e inequivocabile la sua potenza e la sua regalità. Quello che ancora non hanno capito è che nulla di tutto questo si sarebbe avverato secondo le loro aspettative e i loro desideri.

La potenza di Gesù si svela nella sua impotenza. Non nel dominio o nella forza si rivela la sua regalità, ma nell’amore; non nella prevaricazione, ma nel dono di sé; non nella violenza, ma nella mitezza.
La Croce è il trono di Gesù, è il luogo più luminoso nel quale scorgere la regalità capovolta e sconcertante del Figlio di Dio.

Al centro di questa narrazione, l’evangelista Marco colloca il riconoscimento: il velo del tempio si squarcia e il soldato pagano riconosce che il Crocifisso è il Figlio di Dio (Mc 15,39). La scena è immersa nel buio (v. 33), ma risplende la luce della bellezza di Dio che svela la sua verità. Il velo è squarciato (v.38), Dio non è più irraggiungibile, nascosto, lontano, ma si è fatto vicino all’uomo condividendone la vita in tutto e per tutto, anche nella morte.

Ecco il Figlio di Dio che svela nella sua nudità crocifissa il vero volto di Dio. Lui nudo, straziato, scarnificato è la trascrizione più vera del volto di Dio. Quest’uomo appeso alla croce, abbandonato e tradito è il nostro Dio.
Ecco la Sua follia.
Si chiama Amore.

Ripenso ai tanti fratelli e sorelle che hanno fatto sulla pelle l’esperienza trasformante di questa follia.
A te, che hai saputo perdonare e ridonare la vita a chi si sentiva morto dentro.
A te, che hai ripreso in mano la tua vita e hai saputo dire “no” a chi te la stava rubando.
A voi, che avete riscelto il vostro matrimonio mettendo nelle mani di Dio tutto quello che avrebbe potuto distruggervi.
A te, che senza saperlo hai fatto scoppiare una scintilla decisiva.
A te, che con un salto e un abbraccio hai liberato il cuore da tante paure.


Buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com

Per chi volesse approfondire i temi del triduo santo, mi permetto di ricordare le mie "video-meditazioni"

venerdì 23 marzo 2012

VANGELO VIA MAIL: "SE IL CHICCO DI GRANO... "

22 marzo 2012 - “Se il chicco di grano…” – Giovanni 12,20-33 Quinta domenica di Quaresima. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. (…)
_____________

L’ho scoperto per caso e mi sono quasi commosso. Loro nemmeno sanno che lo scrivendo. Le immagino sul pullman verso Sondrio, ancora un po’ assonate e con l’agenda della quaresima in mano. Ogni anno lo regalo ai ragazzi delle superiori e spero che per ciascuno di loro sia un buon strumento per vivere al meglio questi quaranta giorni. Le immagino in mezzo ad altri studenti che ripassano o sonnecchiano con i loro Ipod. Loro leggono il Vangelo del giorno, meditano il commento e si scambiano qualche riflessione. Che spettacolo!

A volte sembra di seminare tanto e con fatica, ma di raccogliere poco. A volte nulla. Forse non siamo capaci di vedere o di attendere. Forse abbiamo la presunzione di vedere secondo le nostre attese e non siamo capaci di cambiare il nostro sguardo sulla realtà.
Il seme va piantato, ma bisogna aspettare che muoia per portare frutto. E a volte questi germogli spuntano davanti agl’occhi nei luogo e nei tempi più insospettabili…

Lo abbiamo meditato qualche sera fa con un gruppo di giovani leggendo il brano di questa domenica. Dopo aver letto con attenzione il testo ho cercato di spiegare che il verbo utilizzato da Giovanni per tradurre la richiesta dei greci a Filippo non indica un semplice “vedere”, ma un andare al di là delle apparenze, un vedere per conoscere e per capire. Una ragazza del gruppo ha commentato: “Che bulli ‘sti greci, avevano capito tutto!”.

Proprio tutto non sono così sicuro, ma certamente avevano nel cuore un desiderio grande. Ma questo non basta: non solo bisogna desiderare di “vedere” Gesù, ma essere pronti ad accogliere le modalità sorprendenti e inattese con le quali il Rabbì – ieri come oggi – si fa presente nella storia.
Forse i greci si aspettavano una rivelazione trionfale, invece Gesù si presenta come il seme che sprofonda nell’oscurità della terra per marcire e portare frutto. La potenza di vita nascosta nel seme è sottratta alla vista, così come la fecondità della Croce è scambiata per sterilità e follia da chi non si abbandona alle parole del Maestro.

Come il seme assorbe acqua e nutrimento nell’oscurità della terra e si prepara ad esplodere di vita, così ciascuno di noi è chiamato in questo cammino quaresimale a lasciarsi inzuppare dalla Parola per essere pronto a esplodere di vita nella celebrazione della Pasqua.

Buona settimana
dR
www.sullatuaparola.wordpress.com

sabato 17 marzo 2012

VANGELO VIA MAIL: "DIO HA TANTO AMATO IL MONDO"

16 marzo 2012 - “Dio ha tanto amato il mondo” - Giovanni 3,14-21 Quarta domenica di Quaresima. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». (…)
_______________

Chissà se quella cenere leggera e potente ha trovato uno spazio libero e disponibile per intrufolarsi nei nostri cuori e nelle nostre teste…
Chissà se il fuoco che ha consumato gli ulivi ha infiammato la nostra vita di passione e di disponibilità…
Chissà se siamo riusciti a metterci in testa che Dio non vuole i nostri sacrifici di mortificazione ma la nostra esistenza vivificata dallo Spirito…

Mentre leggevo e meditavo il bellissimo brano che la liturgia ci regala questa settimana, mi è tornato alla memoria un incontro.
Qualche tempo fa, mentre ero in fila col carrello della spesa davanti alla cassa di un supermercato, ho incrociato una signora che mi ha confidato che pochi giorni prima aveva subito un grosso furto. Alla fine del racconto, sottolineando di essere una donna molto credente, mi disse: “Caro don, se lassù qualcosa esiste, prima o poi li farà morire tutti quei mascalzoni!”.
Inutile trascrivere il mio stupore. Ma davvero Dio è così? Davvero Dio è questo giustiziere implacabile?

Gesù - per fortuna! - sembra proprio pensarla diversamente. Il Volto di Dio che il Rabbì è venuto a rivelarci è ben diverso da quello che a volte riempie le nostre fantasie religiose: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio... non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi” (vv. 16-17).
Sono sempre più convinto che il vero problema non è se crediamo o non crediamo in Dio, ma in quale Dio crediamo!
Il Rabbì di Nazareth ci parla di un Dio follemente innamorato dell’uomo, di un Padre che dona quanto ha di più prezioso per farci passare dal buio del nostro peccato alla luce del suo amore.

Coraggio, discepoli! L’incontro con la Parola deve purificare ed evangelizzare l’immagine di Dio che ci abita. La rivelazione del Figlio amato ci salva innanzitutto da una falsa immagine di Dio e ci fa scoprire il volto del Padre che non condanna e non punisce, ma lascia libero ciascuno dei suoi figli di accogliere o rifiutare la luce che è venuta nel mondo (v. 19).

Buona settimana
don Roberto

Condividi

Azioni sul documento

venerdì 9 marzo 2012

VANGELO VIA MAIL: "NEL TEMPIO"

9 marzo 2012 - “Nel Tempio” - Giovanni 2,13-25 - Terza domenica di Quaresima. (Di don Roberto Seregni)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
(…)
______

Dopo il silenzio del deserto e la luce del Tabor, la Parola ci invita ad addentrarci nel Tempio di Gerusalemme.
Leggendo con un po’ di attenzione il brano, viene spontaneo farsi una domanda: perché Gesù se la prende così tanto con i cambia valute e i venditori di animali per i sacrifici? Dopo tutto il loro era un servizio prezioso: cambiavano le monete agli stranieri permettendogli di acquistare gli animali per il sacrificio e impedendo di introdurre nel tempio monete con l’immagine dell’imperatore.
Allora: cosa fa arrabbiare così tanto Gesù da spingerlo addirittura a fabbricarsi una frusta per scacciare dal tempio i commercianti?

Il Rabbì di Nazareth, in questo gesto apparentemente folle o esagerato, è animato dal desiderio che la casa del Padre non diventi un luogo di mercato, un bazar del sacro, un religioso tavolo di scambi tra domanda e offerta.
Quello che manda su tutte le furie Gesù è l’imbruttimento del volto del Padre proposto da una certa logica di mercanteggio del sacro. Il Rabbì di Nazareth si arrabbia con chi propone un rimpicciolimento del volto di Dio. Egli non è un funzionario da corrompere o un venditore da tener buono con una abbondante donazione. Con Dio, insomma, non si può mercanteggiare.

Da un Dio da piegare alla mia volontà con sacrifici e preghiere, al volto del Padre che mi ama e anticipa ogni mio desiderio: questa è la conversione più urgente.

Buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com

venerdì 2 marzo 2012

VANGELO VIA MAIL: "SUL TABOR"

1 marzo 2012 - “Sul Tabor” - Marco 9,2-10 - Seconda Domenica di Quaresima. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
________

Per farci pregustare la meta verso la quale siamo incamminati, la liturgia ci fa balzare dal deserto della scorsa settimana al monte della Trasfigurazione. Questo “salto spirituale” ci mette davanti agli occhi un Vangelo che scardina quell’immagine grigia e cupa della Quaresima che si è sedimentata nel nostro immaginario spirituale. L’autentica mortificazione quaresimale è per la vivificazione e non per la tristezza! Se mi mortifico è per far crescere la vita dello Spirito, per immettere vita evangelica nelle arterie della mia esistenza.
Pietro, Giacomo e Giovanni sono condotti dal Rabbì in cima al Tabor. Mentre salgono in silenzio il loro smarrimento cresce nel cuore. La Parola di Gesù che anticipa passione, morte e resurrezione è rimasta davvero indigesta. Non capiscono, ma si fidano del Maestro e camminano sui suoi passi. Mentre salgono il respiro corto della salita batte il ritmo dei mille pensieri e all’improvviso un bagliore di bellezza squarcia la loro confusione. I discepoli ricevono il dono di poter assistere ad un anticipo della gloria della Resurrezione. Gesù svela l’altra faccia del suo mistero: non solo la Croce, ma anche la Gloria. O meglio: in quella Croce, che ancora non comprendono, è nascosto il seme della Gloria.
La trasfigurazione di Gesù anticipa e prepara la nostra. Anche noi siamo chiamati a trasfigurare la nostra vita a immagine del Risorto e questo brano ci svela il principio attivo di questa metamorfosi: “Questi è il mio figlio, l’amato: ascoltatelo!”.
La trasfigurazione parte dall’ascolto di Gesù, Parola del Padre che come seme fecondo fa esplodere il cuore e rigenerare vita.
Lasciamo che la Parola ci trasfiguri e non vivremo più da schiavi, ma da figli a immagine del Figlio.


buona settimana
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com

sabato 25 febbraio 2012

VANGELO VIA MAIL: "UN TEMPO PER... "

24 febbraio 2012 - “Un tempo per…” – Marco 1,12-15 - Prima Domenica di Quaresima. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
_______________

La pioggia colorata di coriandoli ha già lasciato spazio alle Ceneri, segno pasquale che ci ha introdotto nel grande tempo della Quaresima. Sistemati in ordine i travestimenti del carnevale, ora è tempo di abbandonare tutte le nostre maschere.
Con Gesù ci inoltriamo nel deserto per quaranta giorni.
E’ un tempo per verificare la nostra fede e rinvigorire il nostro cammino di discepoli.
E’ un tempo per ascoltare e ascoltarci, per (ri)scoprire il silenzio e la calma.
E’ un tempo per semplificare, per mettere ordine, per dare una gerarchia evangelica ai nostri impegni.
E’ un tempo per stabilire il centro e le periferie della nostra esistenza.
E’ un tempo di vivificazione, più che di mortificazione. Un tempo da preparare, da scegliere, da desiderare.
E’ un tempo di conversione per invertire le nostre rotte: da sé agli altri, dagli idoli muti al Dio della vita, dalla schizofrenia all’unità, dalla dispersione all’ordine, dalla confusione al silenzio, dalla superficialità all’essenziale, dall’ingordigia alla sobrietà, dalla presunzione all’umiltà…

La tradizione ci consegna tre parole chiave: digiuno, preghiera e carità.
Digiunare per sentire la fame, per scoprire che non basto a me stesso e che il mio egoismo non può nutrirmi. Digiunare per imparare a dire dei “no” che mi aprono a dei “sì” che allargano il cuore. Oltre al digiuno dal cibo - necessario e insostituibile - ci sono molti altri terreni in cui sperimentarsi, ognuno si scelga quello più urgente nel suo cammino spirituale. Mi permetto solo di consigliare un po’ a tutti il digiuno dal pettegolezzo, per imparare a guardare l’altro così come lo guarda Dio.

Pregare per trovare uno spazio quotidiano di deserto, di intimità con Gesù e la sua Parola. Pregare per riconoscere la mia totale appartenenza a Dio. Stabilire un tempo, trovare un luogo e mettersi in ascolto della Parola è un appuntamento irrinunciabile nella vita del discepolo. Senza fretta. Senza pretendere di “sentire” chissà cosa. Senza troppe parole. Stare davanti a Lui, questo conta.

Carità per ricordarmi che la fede deve cambiare anche le mie mani. Carità non significa dare quello che avanza o che non serve più, ma stare attenti ai bisogni dell’altro, condividere i doni che ho ricevuto, non chiudermi nel possesso che ammuffisce le ricchezze del cuore. Di certo non mancano le proposte per vivere esperienze concrete di carità, scegliamone una e rimaniamo fedeli. Ma non dimentichiamoci che la carità più urgente e capace di contagio, è quella della quotidianità, tra le mura domestiche, nella scuola, nel lavoro e pure nel tempo libero.

Buona quaresima
don Roberto
www.sullatuaparola.wordpress.com