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sabato 13 ottobre 2012

VALTELLINA: SITUAZIONE ECONOMICA DELL'INDUSTRIA

12 ottobre 2012 - Per introdurci nel settore dobbiamo parlare in apertura delle categorie industriali presenti sul nostro territorio provinciale e delle loro caratteristiche.
In linea generale possiamo parlare di:
  • prima lavorazione del legno
  • uso del legno per mobili (arredamento) e immobili
  • alimentare
  • conserviera
  • acque minerali
  • vino
  • metalmeccanica di precisione ( costruzioni metalliche)
  • edilizia (grosse aziende che non sono catalogate come artigiane)
  • stoccaggio del latte
  • cartotecnica
  • chimico-farmaceutica
  • materie plastiche
  • lapidei(Valmalenco)
  • attività minerarie (Valmalenco)
  • idroelettrica
  • trasporto merci (grosse aziende non catalogate come artigiane)
  • turismo (vedi impianti di risalita)
In generale la nostra industria è di eccellenza e qualità; è un’industria che non sempre trasforma la materia prima in prodotto finito, ma in genere in semilavorato che trasferisce ad altre Aziende, magari fuori dal territorio, per la trasformazione in prodotto finito.
Il fatto che la scelta sia stata la via dell’eccellenza e della qualità è dovuta alla dislocazione della nostra Provincia (periferica e non inserita nei grossi poli industriali) e solo in questo modo vincente e possibile.
Dobbiamo ora rientrare nella zona di “competenza” di “intornotirano” ed esaminare l’industria della nostra zona. Sono presenti:
  • trasporto merci
  • prima lavorazione del legno
  • alimentare
  • conserviera
  • vino
  • chimico-farmaceutica
Li esaminiamo tutti insieme, accennando poi a situazioni che non sono comuni per tutti.
  1. La crisi sta mordendo; sino al 2008/2009 c’è stata una tenuta generale; dal 2011/2012 i fatturati sono in ripiegamento. L’andamento produttivo è incostante e questa situazione causa difficoltà nel programmare le produzioni. I problemi principali si individuano nell’alta pressione fiscale, nell’alto costo dell’energia, nella burocrazia e nella carenza di infrastrutture.
  2. Gli utili si riducono; in ogni caso le strutture finanziarie create sono state utili a parare i contraccolpi.
  3. L’accesso al credito è un problema sentito, comunque in misura inferiore ad altre parti, anche per la presenza delle 2 Banche Valtellinesi che sono ben radicate e conoscono bene ogni situazione dei loro Clienti
  4. Il costo del denaro è salito forse un po’ troppo, sia a causa della situazione internazionale del sistema bancario, sia a causa degli accordi sui rischi di Basilea II (i tassi sono comunque sotto la media regionale e in alcuni casi si sono attenuati grazie agli interventi in denaro della Provincia di Sondrio e della Camera di Commercio di Sondrio che hanno voluto l’operazione “Fiducia Valtellina”già descritta nelle precedenti rubriche).
  5. Il rapporto indebitamento/mezzi propri: è discretamente adeguato grazie anche,in certi casi ,alla rinuncia di tutti o parte dei dividendi (che quindi vengono capitalizzati)e al sempre pronto intervento dei Soci che in caso di necessità iniettano nell’Azienda propri risparmi
  6. La manodopera e le maestranze hanno già pagato lo scotto in precedenza (vedi chiusura Cartiera a Tirano) e la loro situazione è abbastanza costante, anche grazie alla “valvola” della confinante Svizzera.
  7. Le prospettive del prossimo futuro non sono né esaltanti né disastrose e le sfide si possono reggere seguendo le linee dell’eccellenza, dell’alto contenuto tecnologico, dell’innnovazione e dei contratti con i paesi esteri ancora in crescita (esportazione).
Per concludere si può affermare che nella nostra zona il settore industriale regge:
  • i risultati della “farmaceutica” reggono (il fattore acqua di qualità necessaria ai processi di lavorazione industriale esistente in zona è vitale - vedi fabbricazione sacche per contenere medicinali ospedalieri);
  • quelli del settore della lavorazione del legno sono buone grazie a ristrutturazioni effettuate (impianti rinnovati), aggregazioni, patrimonializzazione e vendite all’estero per l’85/90%;
  • il settore “alimentari” e “conserviera” (vedi anche “bresaola” e “marmellate”) tiene bene ed i fatturati non cedono.
  • qualche difficoltà nei” trasporti”; se le produzioni industriali nazionali diminuiscono ci sono meno merci da trasportare.
  • Il settore vino, che ha raggiunto alti livelli di qualità, sta “soffrendo”. La crisi economica morde e la concorrenza mondiale del settore (magari con prodotti di qualità molto inferiore) è agguerritissima.
Anche in questo settore economico deve “regnare” il realismo, ma essenziale è l’ottimismo.
rt

martedì 4 settembre 2012

VALTELLINA: LA SITUAZIONE ECONOMICA DELL'ARTIGIANATO

3 settembre 2012 - Il periodo delle vacanze si avvia verso la conclusione ed ecco che torna la nostra nuova rubrica economica.
Come avrete notato nel numero di apertura dell’11 luglio ultimo scorso, in modo molto leggero (ma è il “taglio” che vogliamo dare), abbiamo descritto anche la voce delle Aziende di Credito (Banche) che hanno descritto la situazione generale della economia della zona di “competenza” del giornale. Entriamo ora ad esaminare, volta per volta, i diversi settori economici. Affrontiamo in questo numero la situazione dell’Artigianato.
Questo settore dell’economia comprende ben 11 categorie.
Queste le principali: metalmeccanico (p.e. carrozzerie e lavorazione accessori per condizionamento), tessile/abbigliamento (p.e. sartorie e lavanderie), estetisti e parrucchieri, varie (p.e. fotografi), autotrasporto, edilizia, alimentari (p.e. panettieri e pasticceri), marmisti (p.e.cave e lavorazione delle sue estrazioni o
lavorazione del marmo o di altri materiali simili), legno (p.e. falegnami).
Nella zona del “tiranese” (da Aprica/Teglio) sono presenti 1.200/1.400 imprese di cui circa 600 sono iscritte alla “Associazione Artigiani”; quest’ultima ha il grande merito di svolgere anche il ruolo di “consulente” (quindi oltre la tenuta degli eventuali libri obbligatori, denunce dei redditi, tenuta libri paga, ecc.).
La consulenza,in questo settore (solitamente composto da piccolissime aziende), è vitale poiché rappresenta la “guida”per navigare anche in momenti di crisi come
l’attuale.
Gli standard del fatturato sono in generale calo, in alcuni casi anche in modo accentuato; esistono delle eccezioni.
In effetti se prendiamo il settore “edilizia”, legata ad altri settori quali legno, autotrasporti, marmisti, metalmeccanici, è in profonda recessione e trascina
i settori ad essa connessi.
La lungimiranza di questi piccoli operatori ha determinato la loro possibilità di sopravvivenza ed in certi casi anche aumento del fatturato “20-25%”).
Queste aziende artigiane si sono preparate all’innovazione di quanto il mercato poteva offrire: alcune hanno percorso il canale della esportazione, che li ha favoriti anche dal punto di vista dei pagamenti delle forniture, (sappiamo che le Aziende Pubbliche hanno termini di pagamento lunghissimi ed anche le Aziende Private soffrono di mancanza d liquidità e ritardano i pagamenti) e non lasciandoli completamente senza denaro necessario per continuare a produrre.
Altre hanno sfuttato al massimo i canali degli incentivi fiscali legali alle ristrutturazioni legate ai risparmi energetici e alla produzione di energia alternativa.
La maggior parte dei settori soffrono comunque dell’andamento negativo della
Economia italiana e mondiale
; vogliamo citare ad esempio il settore dei trasporti
(se la produzione diminuisce c’è meno prodotto da trasportare, senza contare la concorrenza non limpida in questo campo da parte dei paesi dell’est europa);
il settore marmisti ed estrattivi strettamente legati all’ edilizia, come sopra menzionato e l’edilizia in genere.
Molti altri settori sopravvivono, stringendo i denti, ed attendendo tempi migliori. Spesso riversano nell’attività risorse personali (risparmi), pur di non arrendersi. Altri soffrono, come soprammenzionato, per il non incasso di crediti vantati verso le Pubbliche Amministrazioni.
I contenziosi con le Banche sono abbastanza contenuti e riguardano soprattutto quegli operatori che nel corso dell’attività si sono sempre trovati in situazione di “sofferenza”. Per il momento molto rare si presentano le situazioni di chiusura delle attività a seguito di fallimento.
I rapporti con le Banche sono molto tesi sia per quanto riguarda la richiesta di nuovo Credito, sia per il costo complessivo applicato. A questo proposito è molto importante l’intervento effettuato da CCIAA di Sondrio e L’Ente Provincia di Sondrio che metteranno a disposizione l’importante somma iniziale di € 1.500.000 destinata a rafforzare i fondi rischi dei confidi (di tutte le categorie economiche) per agevolare l’erogazione di finanziamenti a medio e lungo termine, e a ridurne il costo grazie a tassi agevolati; con tale importo potranno essere sboccati finanziamenti per € 90/milioni , che potranno crescere sino ad € 120/milioni nel momento in cui Bim e Comunità Montane metteranno a disposizione altri € 500.000. Sicuramente un grosso “polmone” per l’imprenditoria della nostra provincia e costo del denaro molto più basso!!!
Per chiudere e parlando di prospettive future, si prevedono ulteriori contrazioni nei vari settori: dal tunnel non si vede ancora la luce. Il progetto “Fiducia Valtellina” summenzionato renderà sicuramente meno amaro l’accesso al credito bancario.
r.t.

venerdì 13 luglio 2012

LA SITUAZIONE ECONOMICA IN VALTELLINA: NUOVA RUBRICA

11 luglio 2012 - IntornoTirano ha pensato di fare cosa gradita e utile ai suoi lettori iniziando a pubblicare una “rubrica economica” che metta in risalto le varie situazioni economico-finanziarie delle attività del territorio già interessato dalla sua “competenza” giornalistica. Una zona che si estende grosso modo da Aprica/Teglio a Sondalo. (r.t.)

La “rubrica” verrà strutturata con parole molto semplici, comprensibili da tutti, cioè leggibile non solo per chi è “addetto ai lavori”.
Si inizierà con il descrivere una situazione economica generale, per poi entrare nei singoli settori (industria, commercio, artigianato, agricoltura, ecc.).

Viviamo anche noi nel famoso” mondo globalizzato”, cioè non avvertiamo solo fenomeni e variazioni locali, ma (salvo eccezioni) anche la nostra economia locale avverte i fenomeni positivi o negativi del resto del globo.
L’unica variante è che, essendo il nostro territorio dislocato in zona non coinvolta dal passaggio delle grandi vie di comunicazione, avverte in ritardo i vari fenomeni mondiali, quindi è coinvolta dai fattori negativi con un certo ritardo, così come in ritardo si riprende nel momento del cambiamento positivo economico.

Ciò premesso è possibile affermare che anche la nostra zona è entrata in
depressione (crisi economica) anche se l’onda più lunga deve ancora arrivare:
meno ricchezza, consumi in caduta, fatturati aziendali (anche per piccole attività) depressi, clima di totale sfiducia da ricostruire.

I flussi del credito (i prestiti fatte dalle banche alle varie attività) sono in frenata specialmente per coloro che non hanno asset di bilancio adeguati (per esempio molti debiti comparati al fatturato, poco capitale proprio, ecc.), mentre le attività con bilanci ben strutturati continuano ad assere assistiti dal sistema creditizio.

Siamo sempre stati grandi risparmiatori; ora invece il risparmio si è contratto.
E’ stato utilizzato per far fronte a periodi di disoccupazione o cassa integrazione, per aiutare la propria azienda (grande o piccola) in crisi o spesso per voler mantenere il “livello di vita” così come si faceva prima della crisi.

Alcune attività sono state obbligate a chiudere, specialmente se furono aperte
senza professionalità specifica acquisita; altre, quelle più “vecchie”, storicamente gestite e con i gestori oramai anziani, con la crisi incombente hanno ben deciso di
ritirarsi definitivamente.

Il contenzioso bancario (cioè quelli che non riescono più a far fronte ai debiti contratti con le banche) è abbastanza contenuto anche se spesso sanato con l’intervento di genitori/parenti (è ancora la nostra caratteristica).
Le previsioni sono per una ulteriore contrazione delle attività economiche e di conseguenza dei ricavi.

rt

martedì 18 ottobre 2011

LA NUOVA IMPOSTA DI BOLLO SUL DEPOSITO TITOLI

17 ottobre 2011 - Dopo la proposta di inizio Luglio fortemente criticata il Governo ha ridefinito la nuova imposta di bollo rendendola più equa... (Di Sergio Pini)

Dopo la proposta di inizio Luglio fortemente criticata (vedi articolo 8 Luglio) il Governo ha ridefinito la nuova imposta di bollo rendendola più equa. L’imposta è infatti ora progressiva: chi ha di più paga di più, come ci sembra giusto che sia. Resta l’asimmetria tra risparmio gestito e investimento diretto che rappresenta un enorme svantaggio per la consulenza indipendente. Per detenere titoli diretti, ETF ed ETC è necessario pagare l’imposta di bollo, mentre per investire in fondi, SICAV, polizze assicurative etc... non è necessaria. Questo a nostro avviso è l’ennesimo regalo al sistema finanziario italiano, noto per essere inefficiente e poco concorrenziale.

Andiamo ora a riassumere le caratteristiche della nuova imposta di bollo in modo da essere pronti a leggere i prossimi rendiconti: la modifica è già attiva da Luglio 2011!

Da quando? Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 111 del 15 Luglio 2011, entrata in vigore il 17 luglio 2011, è stata modificata l’imposta di bollo sul dossier titoli. Le informazioni riportate qui di seguito potrebbero subire ulteriori modifiche a seguito di eventuali nuove integrazioni da parte dell'Amministrazione Finanziaria.

Come e a cosa si applica? L’imposta di bollo sul dossier titoli è progressiva in funzione del valore nominale o di rimborso complessivo rilevato alla data di chiusura del periodo rendicontato. Osserviamo che:
  • l’imposta di bollo si applica solo per valori nominali o di rimborso superiori ai 1.000 €.
  • per i titoli che non hanno valore nominale o di rimborso, si considera invece il prezzo di acquisto ovvero il prezzo fiscale utilizzato anche per il calcolo dei capital gain.
  • l'imposta di bollo si applica su Azioni, Obbligazioni, Titoli di Stato, ETF/ETC, Covered Warrant, Warrant e Certificates, Option, Fondi chiusi e Fondi immobiliari, Pronti contro Termine;
  • l'imposta di bollo non si applica a Fondi comuni e Sicav di diritto italiano ed estero ad eccezione dei casi in cui la banca detenga il certificato fisico rappresentativo delle quote nonchè le quote di ETF, le quote di fondi sia chiusi che immobiliari, che siano quotati o comunque in gestione accentrata in regime di dematerializzazione (in tali casi i titoli rientrano nel cumulo e vanno valorizzati al prezzo di acquisto e non al valore del NAV);
  • le operazioni effettuate in Marginazione, Futures e Forex non determinano il pagamento del bollo.
  • l’imposta di bollo sul dossier titoli non si applica a Fondi di diritto italiano o lussemburghese, SICAV, Polizze Assicurative e Gestioni Patrimoniali.



Il bollo viene applicato secondo le seguenti fasce di valore del dossier titoli:


Quando e come si paga? L'addebito dei Bolli avviene con cadenza trimestrale a prescindere da eventuali differenze di periodicità di rendicontazione (annuale, semestrale, trimestrale o mensile) oppure in sede di estinzione del Dossier Titoli in presenza di altri depositi con valore superiore a 1.000 euro. Il valore del Dossier titoli rilevante ai fini del pagamento del Bollo è quello calcolato alla fine del periodo di rendicontazione. Ad esempio, nel caso di estratto conto trimestrale, il valore complessivo degli strumenti finanziari nel Deposito titoli verrà determinato l'ultimo giorno del trimestre.

Su quanti conti si paga? L'imposta di bollo è dovuta per ciascun deposito detenuto, nel caso di pluralità occorre sommare tutti i valori dei titoli detenuti con la medesima intestazione e applicare a ciascun dossier la tariffa corrispondente al valore detenuto del deposito, applicando al dossier di valore più elevato la tariffa corrispondente alla somma di tutti i depositi.

Sergio Pini

giovedì 22 settembre 2011

LA BNS METTE LE CATENE AL FRANCO SVIZZERO

21 settembre 2011 - La Banca Nazionale Svizzera ha deciso di mettere la catene ai rialzi del Franco Svizzero nei confronti con le altre monete... (Di Sergio Pini)

A Dicembre dello scorso anno abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “E il Franco va... senza catene” per sottolineare come la corsa del franco svizzero sembrava non riuscire a fermarsi, essendo passato da 0.70€ a 0.80€ da Ottobre a fine dicembre 2010. Dopo nove mesi ed un continuo susseguirsi di nuovi massimi storici, con il Franco Svizzero che ha sfiorato la parità il 10 Agosto 2011 (1CHF=0.97€), la Banca Nazionale Svizzera ha deciso di “mettere le catene” al Franco, con una nota rilasciata alla stampa il 6 settembre che riportiamo (traduzione propria, ndr) e che non lascia dubbi sull’intenzione della SNB di tener il Franco Svizzero sotto 0.83€ (1€ sopra 1.20CHF):

La Banca Nazionale Svizzera fissa un tasso di cambio minimo a 1€=1.20CHF

L’attuale massiccia sopravvalutazione del franco svizzero rappresenta una minaccia grave per l’economia Svizzera e comporta il rischio di uno sviluppo deflazionistico.
La Banca Nazionale Svizzera (BNS) punta quindi ad un sostanziale e sostenuto indebolimento del franco svizzero. Con effetto immediato, non sarà più tollerato un tasso di cambio al di sotto del tasso minimo di CHF 1.20 per €. La BNS si applicherà con la massima determinazione ed è pronta ad acquistare valuta estera in quantità illimitata per mantenere questo limite.
Anche ad un tasso di CHF 1.20 per ogni euro, il franco svizzero è ancora alto e dovrebbe continuare a diminuire col passare del tempo. Se le prospettive economiche ed i rischi di deflazione lo richiederanno, la BNS adotterà ulteriori misure.

Sembra che al momento il mercato ritenga sostenibile la politica della BNS, come dimostra il fatto che il tasso di cambio si è mosso in un corridoio molto stretto tra 0.823 e 0.834 dopo l’annuncio della BNS. La politica adottata dalla BNS è comunque molto pericolosa ed incerta, e non garantisce che il Franco non possa tornare a rafforzarsi, come dimostra il caso storico dell’attacco alla Sterlina inglese da parte di George Soros nel 1992 che costo alla tesoreria britannica più di 3 milardi di sterline.

Sergio Pini

lunedì 23 maggio 2011

PREZZO DELLA BENZINA: TRA MITO E REALTA'

23 maggio 2011 - Il prezzo della benzina è in crescita pressoché inesorabile da più di due anni ed ha superato nei giorni scorsi livelli record di luglio 2008 superando la soglia di 1.58€/l (Benzina Verde, Prezzo medio al 16 maggio 2011)... (Sergio Pini)

Spesso si parla dell’asimmetria del prezzo della benzina nei confronti del prezzo del petrolio, osservando che quando il prezzo della petrolio sale la benzina sale ma non viceversa, ovvero quando li petrolio scende il prezzo della benzina non scende. Ma è vero oppure si tratta di uno dei tanti errori di natura psicologica che portano l’immaginario collettivo a falsare la realtà? La finanza comportamentale (behavioural finance) ha dimostrato che molto spesso gli investitori ed i consumatori “pesano” in modo diverso informazioni diverse, in base all’impatto che queste informazioni hanno sul loro benessere. Così è possibile che i risparmiatori notino di più gli aumenti dei prezzi della benzina che le loro riduzioni.

Per verificarlo abbiamo analizzato le variazioni di prezzo di benzina e petrolio nel tempo, cercando di considerare tutti i fattori rilevanti. Per neutralizzare l’efffetto delle accise abbiamo considerato sia il prezzo della benzina al consumo che il prezzo industriale (industriale = consumo - iva - accise). Per neutralizzare l’effetto del cambio abbiamo invece considerato il prezzo del petrolio in € e non in $ (solitamente il prezzo del petrolio viene comunicato in dollari). Il risultato? Il prezzo del petrolio è aumentato di più di quello della benzina, contrariamente a quanto spesso si pensa.
Questo sia che consideriamo gli ultimi dieci anni che solo gli ultimi due. Il prezzo della benzina verde al consumo è passato dagli 1.066€/l del maggio 2001 al massimo di 1.523€/l di luglio 2008. E’ poi risceso a 1.114€/l a gennaio 2009 per poi risalire fino a 1.58€/l di oggi. Parallelamente il petrolio è passato dai 29€/barile di maggio 2001 ai 85€/barile di luglio 2008 per scendere ai 30€ di Gennaio 2009 e tornare ai 81€/barile di oggi. Nel grafico sottostante abbiamo riportato l’indice di prezzo per la benzina e per il petrolio negli ultimi dieci anni: la correlazione è evidente.


Su base annua, la benzina è cresciuta dal 2001 ad oggi del 3.36% al consumo e del 5.89% all’industria, questo perché le accise sono rimaste praticamente costanti. Nello stesso periodo il petrolio è cresciuto invece del 10.74%, cioè tre volte la benzina! Se consideriamo l’ultimo incremento di prezzi, dal Gennaio 2009 ad oggi, benzina al consumo, industriale e petrolio hanno fatto rispettivamente +15%, +33% e +55%.
Insomma, se è vero che il prezzo della benzina è cresciuto molto, dobbiamo ammettere che il legame con il prezzo del petrolio è evidente e non possiamo dire che quando il petrolio sale la benzina sale ma non viceversa.

Sergio Pini

lunedì 16 maggio 2011

BUONE NOTIZIE PER I FRONTALIERI: BASTA MODULO RW!

16 Maggio 2011 - Dal 2011 non sarà più necessario per i frontalieri compilare il Modulo RW (Investimenti all’estero e/o trasferimenti da, per e sull’estero) del modello unico 2011.

Dopo il pasticcio dello scudo fiscale del 2010, in cui i frontalieri si sono trovati a dover pagare una sanatoria forfettaria di 21€ per i conti correnti detenuti all’estero per incassare lo stipendio, l’Agenzia delle Entrate ha deciso finalmente di sollevare i frontalieri da questo passaggio burocratico.

Citando infatti dalle istruzioni del Modello Unico 2011 alla voce Modulo RW troviamo:
“Il modulo RW non deve, inoltre, essere compilato:
b) dai contribuenti residenti in Italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi con riferimento agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria detenute nel Paese in cui svolgono la propria attività lavorativa.”

Ricordiamo che il Modulo RW serve per monitorare i flussi di denaro e di investimenti da e verso l’estero, per tenere sotto controllo il reciclaggio di denaro sporco. Ci sembra quindi intelligente da parte dell’Agenzia delle Entrate aver escluso i frontalieri dalla lista di persone obbligate alla compilazione del Modulo RW. Il punto cruciale è che la maggior parte dei frontalieri non sapeva di dover compilare questo modulo e non lo ha mai compilato in passato, restando quindi passibile di sanzione (dal 5 al 25% delle somme non dichiarate!). Con lo scudo fiscale del 2010 (relativo all’anno fiscale 2009) i frontalieri hanno potuto sanare la situazione fino al 2008 pagando i già citati 21€. Non dovendolo più compilare, non saranno ora più passibili di sanzione.

giovedì 5 maggio 2011

LA PRIMA BOLLA E' SCOPPIATA: L'ARGENTO FA -20

5 maggio 2011 - La settimana scorsa avevamo messo in guardia sulla possibilità che scoppiassero delle bolle speculative: in una settimana l'argento ha perso il 20%.

Una settimana fa abbiamo pubblicato un articolo dal titolo: MASSIMI STORICI OVUNQUE... MA PER QUANTO? in cui ipotizzavamo la possibilità di una bolla speculativa su molti investimenti. La prima bolla è scoppiata, l’argento in una settimana ha perso quasi il 20% passando dai 48.5$ l’oncia del 29 Aprile ai circa 39$ l’oncia di oggi.

Bolla PREZZO ARGENTO

Con questo non intendiamoci assolutamente elevarci al ruolo di premonitori, indovini o forecaster per dirla all’inglese. Vogliamo solo sottolineare che, come facevamo notare settimana scorsa, non si sa mai quando scoppia una bolla speculativa, ma si sa che quando scoppia sono botte da orbi. Il consiglio quindi è sempre lo stesso: attenti agli investimenti che sembrano promettere rendimenti alti e magari con pochi rischi, sono sempre molto rischiosi. Se vi piace il rischio e siete consapevoli di quello che fate, ci mancherebbe. Ma se entrate in investimenti di questo tipo sull’onda dell’entusiasmo e del passaparola rischiate di essere le vittime delle bolle speculative. Molti studi dimostrano che i piccoli investitori sono sempre gli ultimi ad entrare nelle bolle speculative e gli ultimi ad uscire, riportando pesanti perdite e notevoli arrabbiature.

L’argento ha finito di perdere? Dobbiamo venderlo? Non esiste una risposta valida per tutti. Uscire o meno da un investimento è una valutazione individuale che deve dipendere da quanto siamo disposti a rischiare da oggi in avanti e dalle aspettative future che abbiamo su un investimento; non da quanto abbiamo perso fino ad oggi o da quanto ha performato un investimento fino ad ora.
Sergio Pin
i

lunedì 2 maggio 2011

MASSIMI STORICI OVUNQUE... MA PER QUANTO?

Stiamo assistendo in questo periodo ad un fenomeno piuttosto particolare. Ci sono tantissimi investimenti che hanno raggiunto livelli di prezzo o di rendimento altissimi... (Di Sergio Pini)

L’oro continua a fare nuovi record ed ha superato i 1,530$ l’oncia, l’argento è al suo massimo storico da più di 30 anni sopra i 48$ l’oncia, il franco svizzero è stabile sopra 0.75€ con punte a 0.80€, i rendimenti delle obbligazioni del governo greco hanno superato tutti i record dall’introduzione dell’euro con rendimenti che vanno dal 15% dei bond a 10 anni al 20% dei bond a due anni, il petrolio naviga sopra i 100$ al barile e si sta avvicinando ai massimi del 2008, le azioni americane stanno recuperando il tonfo del 2008 con l’S&P 500 che in di due anni ha fatto il 100% di rendimento (dai 638 del 6 marzo 2009 punti ai 1360 punti di adesso).

Come spiegare questa situazione e soprattutto per quanto durerà? Per quanto riguarda il prezzo del petrolio e delle materie prime energetiche in genere la spiegazione si trova nelle tensioni internazionali (vedi nord africa e medio oriente) e nella catastrofe giapponesecon le conseguenze sulle decisioni politiche in termini di approvvigionamenti energetici, come ad esempio le decisioni di limitare il nucleare in Germania e sospenderlo in Italia.

Per i beni rifugio come materie prime e franco svizzero la spiegazione è da trovarsi probabilmente nella situaione di debolezza dei debiti nazionali che sono cresciuti enormemente negli ultimi due anni per far uscire il sistema finanziario dalla crisi del 2008, come segnalano gli outlook negativi sul debito americano delle agenzie di rating e la situazione dei paesi perifici dell’area euro: Irlanda, Portogallo e Grecia.
Qui entra in gioco l’anomalia del mercato azionario americano. Solitamente quando gli investitori sono preoccupati per tensioni politiche o debolezza del contesto macroeconomico investono nei beni rifugio e questo porta il mercato azionario a perdere. E invece no, l’azionario americano continua a salire. La spiegazione più plausibile e da cercarsi nella politica monetaria della fed che da fine 2008 tiene i tassi di interesse fermi tra lo 0 e lo 0.25%. Questo spinge da una parte il sistema finanziario a finanziarsi per investire in leva portando a utili stratosferici, con relativi mega bonus per i manager bancari, e dall’altra gli investitori ad investire nel mercato azionario gonfiando i rendimenti.

Quanto durerà? Fino a quando la Fed non deciderà di alzare i tassi o fino a quando la speculazione riuscirà a sostenere se stessa? Probabilmente non molto. Per chi volesse approfondire, Il Sole 24 Ore ha lanciato in questi giorni una interessante inchiesta sul tema.
Siamo di nuovo in una bolla speculativa? Difficile dirlo, ma di sicuro rispetto al passato in questo momento gli investimenti rischiosi sono molto rischiosi.

Sergio Pini

lunedì 25 aprile 2011

INVESTIMENTI LIQUIDI ED ECONOMICI

Kiss in inglese oltre a significare bacio è anche un acronimo che sta per “Keep It Simple, Stupid”... (Di Sergio Pini)

INVESTIMENTI LIQUIDI ED ECONOMICI

flickr.com (cc)

Questo è un motto in voga tra gli informatici e fa riferimento a come bisogna scrivere il codice: in modo semplice! Un motto simile è in voga anche tra gli investitori professionali:“Keep It Simple and Cheap”, e fa riferimento a come bsogna investire: in modo semplice ed economico!

Siamo alle ultime due regole del decalogo dell’investitore, ed in particolare:

  • regola numero nove: investire in strumenti liquidi;
  • regola numero dieci: investire in strumenti poco costosi.

Cos’è la liquidità? Tecnicamente viene definita come la proprietà di un investimento a trasformarsi in denaro contante, cioè misura quanto tempo ci vuole e quanto costa passare dal proprio investimento ai soldi sul proprio conto corrente. Più uno strumento è liquido e più è rapido ed economico trasformarlo in denaro sonante. Esempi di strumenti liquidi: i titoli di stato, le azioni quotate di grandi società, gli ETF. Esempi di strumenti poco liquidi: le obbligazioni di emittenti con basso rating, le azioni di piccole società, gli immobili, molti fondi comuni.

Perché è importante che uno strumento sia liquido? Perché se volete uscire dall’investimento potete farlo quando volete senza pagare dei costi inutili. La liquidità ha un valore economico che però spesso non viene riconosciuto ai piccoli investitori, quindi tra due investimenti che hanno lo stesso rendimento scegliere il più liquido. Per capire quanto uno strumento è liquido fate questa semplice domanda al vostro intermediario di riferimento: da quando le comunico di voler uscire dall’investimento quanto tempo ci vuole per avere i soldi sul conto corrente e quanto incasso dell’investimento rispetto al valore attuale. Ad esempio, ci sono delle polizze assicurative a carattere finanziario con pesanti penali di riscatto. Stesso discorso vale per molti fondi comuni d’investimento. Ovviamente, se siete in grado di valutare in valore dell’illiquidità di uno strumento e vi rendete conto che questa iliquidità vi viene remunerata, procedete pure!

Passiamo ora ai costi. Vi siete mai chiesti quanto vi costano i vostri investimenti? Siete mai riusciti a capire quanto vi rende veramente un investimento? Probabilmente no. I costi degli investimenti finanziari sono una delle croci che pesano sui piccoli investitori. Si annidano nei dettagli dell’investimento e molto spesso può capitare di investire in strumenti molto costosi senza rendersene conto. Il caso più lampante a mio avviso sono le index linked, prodotti assicuratvi a carattere finanziario. Voi partite da casa vostra con 2,600€. A seconda dei casi, da 0 a fino oltre 100€ vi vengono prelevati come spese di emissione. A questo punto nel caso peggiore vi restano 2,500€ che vengono effettivamente investiti nel “premio” della polizza assicurativa. Da questi 2,500€ bisogna togliere però i costi di caricamento che vanno dal 3 al 10%. Quindi sempre nel caso peggiore il vostro investimento si riduce a 2,250€. E’ finita? No, perché ci sono i costi di caricamento per le coperture assicurative, di solito piccoli (0.2%). Eravate partiti belli allegri con i vostri 2,600€ e adesso avete investito solo 2,250€. Però l’affare sembra promettente. E se vi capita di dover uscire dall’investimento prima del previsto? Niente paura, i costi di riscatto sono lì che vi aspettano! Le index linked sono solo uno dei casi a mio avviso più eccletanti di quanti costi vengano caricati ai piccoli risparmiatori, e sono in buona compagnia.

Quasi sempre questi costi non servono a costruire un buon investimento, ma solo a remunerare la catena di vendita del prodotto stesso. Come fare a capire quanto costa un investimento: guardate il suo TER (Total Expense Ratio) che è una stima del costo medio annuo di un investimento oppure fate questa semplice domanda al vostro intermediario: “se io oggi investo 1,000€ e il mercato finanziario non si muove, quanto incasso tra un anno se voglio uscire dall’investimento?”.
Non fidatevi delle promesse di rendimenti ecclatanti, cercate sempre investimenti semplici, liquidi e poco costosi: perché i rendimenti sono incerti, i costi invece sono certissimi.

Sergio Pini

lunedì 18 aprile 2011

E‘ profittevole il motto "sell in may and go away“? (Sergio Pini)

E’ uno dei vecchi motti di Wall Street che vuol dire"vendi a Maggio e scappa". Il motto è nato dopo che gli operatori del mercato azionario hanno notato chestoricamente la borsa va meglio nel periodo da novembre a maggio rispetto a quello da ottobre a novembre. Tecnicamente rientra nella classe degli “stylezed fact” basati su effetti stagionali.

Molti studi hanno confrontato la differenza di rendimento di due investimenti ipotetici basati sulle seguenti strategie:

  • Strategia “Sell in may and go away”: ogni anno vende le azioni a fine maggio per ricomprarle a inizio novembre;

  • Strategia “Buy and hold”: compra le azioni e le tiene.

Queste analisi mostrano differenze anche notevoli con l’investimento “sell in may and go away” che batte l’investimento “buy and hold” di anche il 10% all’anno.Questa differenza però non è costante negli anni e dipende moltissimo dal periodo storico e dal mercato di riferimento che viene considerato. Ad esempio ci sono stati anni in cui la strategia “Sell in may and go away” ha preso sonore batoste, come nel 2008. Ci sono mercati dove non c’è evidenza statistica di questa stagionalità, come ad esempio il mercato indiano. Oltre a questo bisogna dire che la validita statistica di questa stagionalità è molto dubbia. Essendo un fenomeno annuale l’analisi si basa su un campione che contiene poche osservazioni, di solito 40 o 50. Capite che una statistica che si basa su 50 osservazioni non è molto forte.

Ad esempio è capitato che due eventi estremamente catastrofici per la borsa, come l’11 settembre 2001 e il 19 ottobre 1987 (the black Monday), comportano per la strategia “buy and hold” perdite di oltre il 20% l’uno. È ovvio che questi eventi sono del tutto scollegati dalla stagionalità e quindi poteva capitare benissimo che capitassero tra novembre e maggio. Se cosi fosse stato forse ora saremmo qui a dire “sell in November and go away”.

Vale quindi la pena di perseguire la strategia “sell in may and go away”? Difficile dirlo perché la differenza di rendimento tra le due strategie è determinata danumerosi fattori, in particolare:

  • i costi di transazione: se comprare e vendere le azioni vi costa l’1% la strategia “Sell in may and go away” parte con un handicap certo del 2% all’anno;

  • la durata dell’investimento: questa stagionalità è annuale. Per sperare di poter riprodurre il fenomeno statistico, ammesso ce esista, dovete investire per un tempo equivalente a quello su cui è stato determinato, quindi almeno 30 anni…

Sergio Pini

lunedì 11 aprile 2011

NON METTETE TUTTE LE VOSTRE UOVA IN UN SOLO CESTINO

E’ l’ottava regola del buon investitore: diversificare sempre i propri investimenti, cioé non investire tutti i propri soldi in un solo titolo azionario o obbligazionario ma in un portafoglio di titoli tra loro diversi per settore industriale, paese, capitalizzazione etc... (Di Sergio Pini)

La teoria finanziaria e numerosi studi empirici dimostrano che il rischio idiosincratico, cioé di uno specifico titolo, non è statisticamente remunerato. Questo vuol dire in parole povere (i numeri sono solo illustrativi) che, in media, se investite in un solo titolo azionario 100€ rischiate di perdere 30€ con possibilità di guadagnarne 10€ (rapporto rendimento rischio 0.33), se invece investite 100€ in dieci titoli diversi (10€ a titolo) rischiate solo 20€ sempre con la possibilità di guadagnarne 10€ (rapporto rendimento rischio 0.5).

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della diversificazione? I vantaggi sono legati al profilo di rischio e investimento del vostro portafoglio. A parità di rendimento atteso, un portafoglio ben diversificato può rischiare anche meno della metà rispetto ad un portafoglio non diversificato. Gli svantaggi sono i costi e le modalità di gestione. Per diversificare un portafoglio è necessario comprare più di un titolo e questo può aumentare i costi di transazione (acquisto e vendita) e rendere più complessa la gestione del patrimonio (selezione dei titoli, calcolo delle perfomance, reinvestimento di cedole e dividendi, etc...). Per risolvere questo problema si possono utilizzare i fondi comuni di investimento o gli ETFche vi permettono di accedere in modo indiretto ad un portafoglio di titoli.

Esistono oggi fondi ed ETF di tutti i tipi e su tutti i mercati che possono soddisfare anche le esigenze più strane dell’investitore più “curioso”. Esistono anche fondi ed ETF a capitalizzazione dei dividendi/cedole che vi evitano anche il problema del reinvestimento. E i costi? In genere gli ETF ed i fondi a gestione passiva hanno dei costi decisamente più bassi rispetto ai fondi a gestione attiva. Per esempio parliamo di 0.35% all’anno per un ETF azionario area € contro una media di 2% all’anno dei fondi comuni.

Il consiglio è quindi quello di diversificare bene il proprio portafoglio ma con un occhio ai costi di gestione. Ricordate che i rendimenti sono incerti mentre i costi sono certissimi
!

lunedì 28 marzo 2011

INVESTIMENTI: LA FRETTA È CATTIVA CONSIGLIERA

Ci occupiamo oggi di due regole semplici ma estremamente rilevanti quando si parla di investimenti... (Di Sergio Pini)

La prima è prendere tempo. Non sottoscrivete mai investimenti subito dopo che l’intermediario ha terminato la descrizione. Valutare un investimento può essere difficile e chi li promuove è solitamente molto convincente.L'emotività gioca brutti scherzi e può essere pericoloso accettare di sottoscrivere un investimento perché entusiasti della sua descrizione o viceversa uscire da un investimento perché scottati da una perdita. Ogni investimento deve essere valutato con calma e dopo averlo ben compreso. Se siete sicuri e convinti sarà anche più semplice poi gestirlo. In particolare, diffidate sempre dagli investimenti che devono essere compiuti entro una certa data.
Non esistono occasioni irripetibili in finanza. L'offerta di prodotti finanziari offre un ventaglio di opportunità che si ripropone ogni giorno all'investitore. La fretta di chi promuove un investimento solitamente è legata alle sue necessità e non a quelle dell'investitore. I promotori finanziari, le banche e gli agenti asicurativi lavorano a campagne di vendita con dei periodi prefissati entro cui devono raggiungere certi volumi di vendita. Questo li spinge spesso a far passare gli investimenti come irripetibili. Oltre a questo fatto, gli operatori sanno che gli investitori hanno poco tempo da dedicare agli investimenti e quindi quando hanno il cliente “in pugno” cercano di fargli concludere l'investimento per paura di rivedere il cliente solo dopo qualche mese.

La seconda regola di cui parliamo oggi è la comprensione degli investimenti. Molti strumenti e prodotti finanziari hanno raggiunto livelli di complessità notevole. Per fare un esempio riportiamo qui sotto la formula di indicizzazione di una Index Linked.

formula

Di cosa si tratta? Dell'ultimo teorema di Fermat? Di una formula usata dagli ingegneri della Nasa per mandare in orbita uno shuttle? No. E' la regola che determina quanti soldi un investitore guadagna alla fine dell'investimento nella Index Linked. Ma direte voi, queste sono cose da professionisti che vengono vendute solo agli esperti. No! Vengono vendute addirittura dalle compagnie assicurative e vengono vendute a tutti: dall'esperto di finanza alla pensionata.

Se non riuscite a capire come funziona un investimento, vuol dire che è meglio lasciar perdere. Esistono investimenti semplici e facili da capire che soddisfano tutte le esigenze di un risparmiatore. Non sentitevi in imbarazzo e non pensate di non essere voi a capire la complessità degli investimenti, la complessità solitamente nasconde solo rischi e costi, raramente benefici. E i costi sono certi, i rendimenti no!

Sergio Pin
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lunedì 21 marzo 2011

£'€$P€RTO R¥$POND€

Le commodities sono le materie prime, ed includono tantissimi beni diversi: si va dai metalli preziosi come oro, argento, platino e palladio a quelli industriali come rame, nickel, acciao e si arriva alle commodities agricole come cotone, zuchero, caffé o come la pancetta di maiale ed il succo di arancia congelato resi famosi dal film Una poltrone per due. In mezzo abbiamo le materie prime energetiche come petrolio, carbone ed energia elettrica.

E' quindi estremamente difficile fare una valutazione complessiva delle commodities, vista la differenza dei fattori che influenzano il prezzo del caffé rispetto a quelli del prezzo dell'oro. In generale possiamo dire che le commodities sono da considerarsi investimenti con grado di rischio alto ed in alcuni casi molto alto. Sono consigliabili quindi ad investitori propensi al rischio per investimenti di durata importante (almeno 5 anni). In ottica di diversificazione del patrimonio sono molto utili, sempre e solo però se siete disposti a sopportare possibilità di perdite ingenti, anche oltre il 50%. Portafogli molto rischiosi possono includere anche il 20% di materie prime. Come sempre però è necesario stare attenti ai costi inutili degli investimenti. Se per comprare le materie prime vi consigliano certificati, polizze assicurative o fondi d'investimento, verificate bene quali costi comportano. I rendimenti sono incerti, i costi sono certissimi.

lunedì 14 marzo 2011

10 MINUTI CHE POSSONO VALERE MIGLIAIA DI EURO

14 marzo 2011 - Siamo alla quinta puntata della nostra serie “Dieci regole semplice per investire”.

Dopo aver spiegato quali sono le persone a cui ci si deve rivolgere per investire (i promotori finanziari, gli agenti assicurativi ed i consulenti finanziari indipendenti) ci occupiamo questa volta di un aspetto tanto importante quanto noioso quando dobbiamo investire i nostri soldi: il questionario che l'intermediario vi sottopone per definire il vostro profilo finanziario.

Secondo quanto previsto dalla normativa MiFID, la Banca è tenuta a valutare l'appropriatezza (nel caso di prestazione dei servizi standard come la raccolta e trasmissione/esecuzione di ordini e di collocamento) o l'adeguatezza (nel caso di prestazione di servizi di Consulenza) delle operazioni di investimento che voi disporrete. Ma a cosa servono questi questionari e perché sono così importanti? L'idea di fondo è semplice: in funzione delle risposte che voi date al questionario la banca può vendervi solo certi tipi di prodotti. Esempio: dichiarate di essere estremamente avversi al rischio e che non volete avere perdite dagli investimenti? La banca può vendervi solo obbligazioni di stato e fondi obbligazionari a breve termine. Non vi può vendere azioni di Paesi emergenti o obbligazioni di società in bilico. Il vincolo è preventivo e limita anche la vostra operatività diretta, cioè se voi siete classificati come avversi al rischio non potete comprare neanche per sbaglio strumenti troppo rischiosi, neanche con l'home banking. I questionati di appropriatezza ed adeguatezza sono quindi di cruciale importanza per la tutela dei vostri risparmi.

Se non li compilate e dichiarate firmando di non voler fornire queste informazioni perdete ogni tutela e diventate ultimi responsabili di ogni vostro investimento. Se invece spendete questi dieci minuti e li compilate in modo coerente siete tutelati sia preventivamente che a cose fatte. In caso di investimenti inadeguati la banca infatti è ritenuta responsabile ed è costretta a risarcirvi. Esempio: se voi siete nel profilo basso rischio e la banca vi vende comunque un'obbligazione tipo Argentina e l'obbligazione poi fallisce, voi potete fare causa direttamente alla banca che è tenuta a risarcirvi. Se invece non avete compilato il questionario le perdite sono tutte vostre! In 10 minuti potete salvare migliaia di euro.

Sergio Pin
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lunedì 7 marzo 2011

QUARTE REGOLA: A CHI RIVOLGERSI PER INVESTIRE

Siamo alla quarta puntata della nostra serie “Dieci regole semplice per investire”. Abbiamo visto come deve essere considerato il patrimonio, come vanno definiti gli obiettivi degi investimenti e che è molto importante definire e capire quanto si vuole/quanto si sta rischiando... (Di Sergio Pini)

Il tema di questa settimana, altrettanto importante, illustra quali sono gli interlocutori con cui rapportarsi per investire. La regola generale è rivolgersi esclusivamente a professionisti specializzati ed autorizzati a offrire servizi di consulenza e promozione di strumenti finanziari. Evitate sempre coloro che vi propongono investimenti sicuri e profittevoli ma che non hanno le credenziali giuste. Le truffe in campo di investimenti finanziari sono sempre dietro l'angolo. Si va da chi propone investimenti in boschi di Tek in Indonesia, a miniere di Nichel in Sudamerica, alle assicurazioni domiciliate presso paradisi fiscali, alle catene di Sant'Antantio o multilevel marketing/insurance per dirla all'inglese. Esistono in Italia quattro cattegorie di interlocutori riconosciuti dalla legge a cui potete rivolgervi in tema di investimenti e sono:

1. i dipendenti delle banche, che possono promuovere e consigliare strumenti finanziari solo presso la sede di lavoro. Non possono in nessun caso raccogliere denaro/promuovere strumenti finanziari fuori sede.

2. I promotori finanziari: devono essere iscritti all'Albo dei Promotori Finanziari e sono gli unici abilitati alla promozione e al collocamento di prodotti finanziari e servizi di investimento in luogo diverso dalla sede. In Italia sono agenti/mandatari collegati ad un unico soggetto, questo vuol dire che possono promuovere o collocare solo strumenti finanziari distribuiti da un unica banca/sim/sgr.

3. Gli agenti/broker assicurativi: devono essere registrati presso il Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi e a differenza dei promotori finanziari possono operare pe conto di più assicurazioni (agenti plurimandatari), anche se in Italia è un fenomeno poco diffuso. Non possono collocare direttamente prodotti finanziari ma polizze assicurative ad alto contenuto finanziario (Unit Linked/Index Linked).

4. I consulenti finanziari indipedenti: rappresentano una nuova categoria professionale
riconosciuta dalla legge con un Albo in fase di definizione da parte della Consob e della Banca d'Italia. A differenza dei primi tre attori del palcoscenico finanziario, i consulenti finanziari indipendenti sono dei liberi professionisti che lavorano in modo totalmente indipendente appunto dalle banche e dalle assicurazioni. Si occupano solo di fare consulenza su temi di investimenti e pianificazione finanziaria.

Le prime tre figure professionali non possono richiedere pagamenti diretti o indiretti per la loro attività di consulenza. Vengono pagati direttamente dalle banche/assicurazioni/sim o sgr per cui lavorano attraverso provvigioni sui prodotti che collocano. I consulenti finanziari indipendenti invece vengono pagati direttamente dal cliente in quanto loro non collocano prodotti finanziari ma offrono solo la consulenza. Questo non vuol dire che la consulenza dei promotori finanziari sia gratuita e quella dei consulenti finanzari indipendenti invece sia più costosa. Semplicemente quella dei consulenti indipendenti vi viene fatturata direttamente e voi sapete esattamente quanto costa, quella dei promotori finanziari invece è inclusa nei costi dei prodotti che vi vengono venduti e voi non sapete quanto costa realmente, a meno che il promotore non decida di comunicarvi di sua iniziativa le provvigioni che riceve per i prodotti che vi vende.

Prima di chiudere una nota sui Private Banker. In Italia non sono una figura professionale con
una loro specificità giuridica, sono semplicemente dei dipendenti di banche e/o dei promotori
finanziari che si occupano di consulenza e collocamento di strumenti finanziari, solitamente per la clientela più abbiente.

Che sciegliate la via classica rivolgendovi agli agenti assicurativi ed ai promotore finanziari o quella più moderna dei consulenti indipendenti affidatevi sempre a gente seria, che vi da spiegazioni chiare ed esaurienti e che non si nasconde dietro la complessità del sistema finanziario. Quando vi rivolgete a nuovi interlocutori o qualcuno vi fa delle proposte, verificatene sempre il curriculum e le credenziali: gli albi sono pubblici e facilmente consultabili su internet.

Sergio Pin
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lunedì 28 febbraio 2011

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Ho lavorato come dipendente ed ora sono un libero professionista: perderò i contributi da dipendente opure prenderò due pensioni?

La legislazione attuale prevede la possibilità di mettere insieme contributi diversi per ottenere un'unica pensione. Tecnicamente l'INPS definisce questo procedimento totalizzazione dei contributi e consente l’acquisizione del diritto ad un’unica pensione di vecchiaia, di anzianità o ai superstiti a quei lavoratori che hanno versato contributi in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali e che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare tutta o in parte la contribuzione versata. Tutti possono farla, è gratuita e non obbligatoria. Per maggiori dettagli il sito dell'INPS offre tutte le informazioni necessarie
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martedì 22 febbraio 2011

22 febbraio 2011

Le parole della finanza

Analisi tecnica

L'analisi tecnica è una metodologia utilizzati dai trader (chi compra e vende strumenti finanziari) per determinare il momento migliore per entrare od uscire da un investimento con l'obiettivo ovviamente di trarne profitto. Si basa essenzialmente sull'analisi di grafici che riportano le caratteristiche principali del mercato di riferimento come volumi di scambio, prezzi di apertura e chiusura, prezzi massimi e minimi etc... Sulla sua efficacia esistono pareri contrastanti. C'è chi dice che sia uno strumento potente per fare molti soldi e chi invece la denigra dicendo che non ha nessuna validita scientifica. In entrambi i casi, ritengo sia uno strumento adatto ai professionisti del settore, non fidatevi dei libri e dei corsi che vi dicono che in pochi giorni potete diventare esperti di trading e guadagnare tanti soldi. Fare trading è un lavoro difficile e richiede molti capitali da mettere a rischio, meglio se quelli di qualcun altro come fanno i trader professionisti...

I siti della finanza

Salvadanaio

Radio 24, la radio del Sole 24 ore, offre una programmazione ricca di contenuti ed informazioni preziose per il piccolo risparmiatore. In particolare alle 12.15 va in onda Salvadanaio, programma dedicato proprio a consigli, suggerimenti e approfondimenti per gli investimenti (e non solo) delle persone normali. Al suo interno una rubrica speciale che spiega la teminologia pensionistica. Voto 9.

lunedì 21 febbraio 2011

TERZA REGOLA: DECIDERE QUANTO SI VUOLE RISCHIARE

Abbiamo visto che le prime due regole per investire in modo semplice il proprio patrimonio sono considerare il patrimonio nel suo complesso e definire degli obiettivi precisi e coerenti alle proprie esigenze/desideri. La terza regola è decidere quanto si vuole rischiare... (Di Sergio Pini)

Essere consapevoli di quanto si vuole rischiare e di quanto effettivamente si sta rischiando evita spiacevoli sorprese. La maggior parte dei piccoli risparmiatori ha un approccio scorretto al rischio: in alcuni casi ha paura e quindi non rischia nulla comprando solo titoli di stato e depositi garantiti a breve termine, anche quando magari ci sarebbe un po' di margine per rischiare; in altri casi invece l'investitore è troppo spavaldo e si butta in investimenti rischiosi di cui si pente quando il rischio si manifesta con perdite ingenti.

E' quindi importante calibrare in modo adeguato la rischiosità dei propri investimenti: ma come fare?Quanto posso rischiare come investitore? Come faccio a sapere quanto è rischioso un investimento? Per decidere quanto possiamo rischiare dobbiamo valutare due aspetti: le nostre necessità finanziare e la nostra emotività. Se avete mille euro da investire ma sapete che 500 vi servono fra un anno sapete che al massimo potete rischiare 500€. In generale definite quant'è la perdita massima che potete sopportare senza impatti importanti sulla vostra vita. Dopodiché subentra la parte emotiva: dovete decidere quanto vi da fastidio perdere 50, 200 o 500€. Se quando perdete dei soldi non vi date pace è meglio non rischiare niente ed investire in cose sicure, se invece quando perdete dei soldi passate oltre con il sorriso rischiate pure tutti i 500€.

Ora che avete deciso quanto volete rischiare come fate a capire quali sono gli investimenti adatti? E' difficile dirlo in generale e solo il consiglio di un esperto sui singoli investimenti vi può aiutare. Ditelo chiaro e tondo al promotore, all'agente o al bancario che vi propone un investimento: io voglio rischiare al massimo tot, cosa mi consiglia? Oppure al contrario quanto vi propongono un investimento chiedete in modo esplicito quanto è rischioso con domande del tipo: da qui alla fine dell'anno quanto potrei perdere con questo investimento. Che probabilità ho di rivedere il 50% ed il 75% dei miei soldi? Verificate poi regolarmente (con frequenza sempre più alta quanto più è rischioso l'investimento) l'andamento dell'investimento e chiedete conferma della sua rischiosità: il rischio cambia. Una obbligazione societaria oggi sicura fra un anno potrebbe essere molto meno sicura e tra tre anni potrebbe essere molto rischiosa.

Diffidate sempre dagli investimenti che promettono alti rendimenti e rischi bassi, non esistono. Il rendimento possibile è legato alla rischiosità, non ci sono alternative. In presenza di investimenti venduti come “garantiti”, “protetti” e “sicuri” fatevi spiegare come funziona la garanzia e quanto costa. Molto spesso vengono utilizzati commercialmente questi termini per attrarre gli investitori meno propensi al rischio ma poi gli investimenti non sono così sicuri e protetti come dovrebbero. Occhio quindi, chiedete e fatevi spiegare bene.Se le spiegazioni non sono convincenti lasciate perdere. Esistono investimenti semplici e comprensibili da chiunque per tutti i tipi di investitori, non fidatevi mai di chi vi dice che l'investimento è buono ma solo un esperto lo può capire e voi dovete fidarvi. Nella prossima puntata vi spiegheremo a chi e come dovete rivolgervi per evitare spiacevoli sorprese.

Sergio Pin
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martedì 1 febbraio 2011

Ho dei risparmi e sto pagando un mutuo, mi conviene rimborsarlo?

Se non volete fare investimenti rischiosi sì. Un mutuo infatti comporta il pagamento di interessi che sono più alti degli interessi offerti dagli investimenti privi di rischio. Risulta quindi difficile trovare degli investimenti che rendano tanto come annullare il mutuo.

Esempio. Se avete un mutuo di 100,000 a 10 anni con tasso fisso del 4.2% vi conviene investire i risparmi invece di annullare il mutuo solo se trovate un investimento senza rischio che renda più del 4.2%. Oggi un BTP a 10 anni rende il 3.5%. Vi conviene quindi rimborsare il mutuo che vi rende, nel senso che non vi costa, il 4.2%.

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