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venerdì 28 settembre 2012

Tirano: Santella-Chiesetta della Madonna Addolorata di Via Trivigno

La santella posta all'incrocio tra Via Trivigno e Via Francesco Saverio Quadrio è dedicata alla Madonna Addolorata o dello spasimo. (Di Michele Falciani)
La costruzione unica e originale è addossata ad una casa oggetto di un recente intervento di recupero conservativo. Ha l’aspetto di una piccola chiesetta con pianta a esagono irregolare, con il lato molto lungo addossato alla casa.
La posizione nell’incrocio di due strade consentiva a chi arrivava da via porta Milanese di individuare le due strade: a destra Via Trivigno e a sinistra via Quadrio; le due strade portano ad uscire dalle mura cinquecentesche. Presenta cinque facciate e relative aperture una per ogni lato in rigorosa simmetria. Il varco principale è caratterizzato dalla presenza di due paracarri. Su un muretto basso si innalzano due colonne cilindriche in pietra locale grigia, poggianti su basi in pietra verde terminanti con un capitello tuscanico, i materiali lapidei di diversa foggia e modellazione fanno pensare, come era consuetudine, a materiali di recupero. I due capitelli sono uniti da un arco a pieno sesto e strombato. Le aperture laterali ad arco rialzato e da ultimo le due aperture più piccole sono ad arco ribassato. La struttura essendo coperta con una volta a crociera è dotata di una chiave di ferro per contrastare le spinte laterali e consentire muri perimetrali più leggeri. Semplici inferriate chiudono i varchi permettendo di vedere internamente l’officiante, specialmente quando venivano celebrate le sante messe. La porta principale è chiusa da un cancello rettangolare sormontato da una rosta semicircolare con lance ordite a raggiera, con la punta verso il centro. Un cornicione aggettante protegge la costruzione dotata, di un rivestimento in pietra verde applicato nel 1996 in occasione del restauro, nella zona bassa per contrastare i distacchi di intonaco. La copertura è in “piode” di ardesia e i coppi negli spigoli del tetto. In alto una campanella di ottone è sostenuta da una semplice struttura in ferro, una cordicella scende dal tetto fino al centro della santella permettendo, una volta entrati di suonare la campanella. Una lanterna interna in ferro battuto, trasformata a luce elettrica, la illumina nelle ore notturne.
Santella-Chiesetta della Madonna Addolorata in Tirano1
La piccola croce terminale sembrerebbe mancante invece è piegata e andrebbe sistemata. Il pavimento rifatto è in pietra verde, le pareti non furono toccate perché pochi erano i soldi a disposizione, ma alcuni saggi sull’intonaco confermarono l’inesistenza di decorazioni importanti, ma tracce di colore rosa. Le pareti furono imbiancate con due mani di calce leggermente colorata di giallo. Il tutto sotto il controllo e l’approvazione della Soprintendenza di Milano.
Da una foto degli anni sessanta sulla facciata appena sopra l’arco c’era una scritta racchiusa in un cartiglio: SALVE MATER DOLOROSA. E’ molto probabile che la data 1964, scritta con gesso bianco, dietro la tela dipinta sia riferita all’inaugurazione e la benedizione del restauro e della collocazione della tela nella nicchia. Durante la rimozione del dipinto non risultò nessuna decorazione sul muro.

Santella-Chiesetta della Madonna Addolorata in Tirano2 Un altare-mobile in legno, con gradino per inginocchiarsi, una tovaglia ricamata, il crocifisso in metallo argentato su croce in legno, quattro candelabri in ottone e due portacandele stanno ad indicare che occasionalmente venivano dette le sante messe, come in una piccola chiesetta di campagna. Piante fiorite sono poggiate sul pavimento. Costruita probabilmente nel 1800 fu ristrutturata più volte nel corso del novecento, negli anni 1994/96 ha subito interventi alla struttura e il restauro del dipinto su tela con la Madonna dello spasimo, angeli piangenti e quattro scene della passione di Cristo.
La tela fu donata alla contrada dal prevosto perché l'affresco era andato completamente perduto.
Il dipinto seicentesco,di autore ignoto, rappresenta La Madonna dello spasimo con il cuore trafitto dal dolore, una spada, per la perdita del figlio sulla croce, in basso ai due lati due angeli inginocchiati in primo piano, con le ali leggermente aperte. Il supporto è composto da due pezzi di tela uniti insieme con una cucitura. La composizione è piramidale nel vertice sulla croce un piccolo drappo bianco con la scritta INRI. Quattro medaglioni rappresentano quattro dei sette dolori di Maria.

Santella-Chiesetta della Madonna Addolorata in Tirano3
L’angelo a sinistra, di chi guarda, in posizione quasi frontale rivolge il volto verso il lato destro, l’alto, verso Dio è implorante, con le lacrime agli occhi e con le mani chiuse sul cuore in preghiera. I capelli sono scuri, lunghi e arricciati. L’incarnato come tutti i colori del dipinto sono smorti e tendenzialmente neutri. La sua tunica è in parte ocra con scuri neutri e un drappo scolorito amaranto gli copre solo parzialmente le gambe.
L’angelo a destra in postura di tre quarti, volto di profilo, si rivolge a sinistra, ha i capelli biondi e lunghi, che scendono lungo la schiena. Il volto scompare perché coperto dalla sua mano desta che con un fazzoletto asciuga le lacrime. La mano sinistra è rivolta verso la terra che piange l’evento. Il significato simbolico di questo angelo è l’invito a piangere per lavare il dolore e asciugare le lacrime, mentre l’angelo a sinistra rivolge la preghiera a Dio per superare il dolore. Vestito con una tunica chiara sfumata di grigio, ha un mantello ocra arancio che partendo dalla schiena si chiude sulle gambe
La Madonna campeggia al centro seduta, in posizione non frontale, avvolta nei suoi panneggi e nel suo spasimo, con le mani morbide sul petto sembra voler sostenere la spada, segno visibile del suo dolore, ha il collo lungo, il volto rivolto verso l’alto in estatico ascolto, gli occhi pieni di lacrime e l’espressione desolata e persa. Ha i capelli scuri, un velo e un’aureola appena accennata. Tra le braccia stringe il telo che userà per avvolgere il corpo del Figlio. Maria ha il cuore straziato nel vedere le scene.
Dietro di Lei Il Cristo in croce in posizione prospettica, i due rami della croce toccano due delle quattro scene racchiuse in medaglioni. Rivolto in direzione opposta a quella della Madonna.
Il corpo del Crocifisso appare un po’ tozzo, poco risolta la sovrapposizione delle gambe, le sue proporzioni sono ridotte per costrizione compositiva. L’autore si sarà trovato nella difficoltà di dare un giusto risalto al personaggio e alla croce in uno spazio compositivo ormai ridotto anche dalla presenza dei medaglioni con le scene degli ultimi momenti di sofferenza della vita di Gesù. Ma è anche vero che il soggetto principale è il dolore della madre e di tutte le madri che perdono un figlio. Le mani, i piedi e il costato sprizzano sangue come era in uso dipingere in epoche precedenti. Il volto con gli occhi quasi chiusi e la bocca dischiusa e il rilassamento indicano l’attimo della morte. Il panno bianco che copre il suo ventre svolazza per la presenza di un forte vento, la terra tremò e il cielo si oscurò.
I quattro medaglioni sembrano appoggiati a due lesene che fanno da quinte alla scena. Due a sinistra e due a destra. Sono di forma ovale con una cornice di colore ocra dorata e in parte coperti dalla cornice in legno nero che cinge l’opera, quasi come se il dipinto fosse stato adattato alla nicchia esistente, riducendo di poco le sue dimensioni. Le rappresentazioni sono molto curate nei particolari descrittivi e nell’ambientazione, anche se di piccole dimensioni.
Il primo Medaglione: Cristo e l’angelo, in basso a destra: Cristo prega nell’orto di Getsemani e chiede al Padre di allontanare il “calice della passione”, ma subito dopo accetta la volontà di Dio. Secondo Luca gli appare l’Angelo consolatore, frequentemente rappresentato nelle opere d’arte.
A sinistra in basso il secondo medaglione: la flagellazione, scena molto dinamica avviene in uno spazio architettonico. Il Cristo è al centro, legato ad una colonna bassa, interrotta, per far partecipare alla scena anche il terzo uomo, vestito di azzurro, si contorce ai colpi di flagello. Curioso che i tre personaggi siano caratterizzati da berretti e parti di vestito con i colori: rosso, bianco e blu in fondo.
Il terzo Medaglione a sinistra in alto: Cristo deriso, in trono, martoriato e per miracolo ancora vivo, ha il mantello color porpora, corona di spine in testa e scettro, ai lati due soldati e due persone che lo scherniscono e gli riducono lo spazio vitale, gli tolgono il respiro.
Il quarto Medaglione in alto a destra: Salita al Calvario, Cristo cade sotto il peso della croce. Due soldati a sinistra sembrano discutere, mentre due personaggi soccorrono il Cristo sollevando la croce, quello dietro di Lui porterà la croce al Calvario

Santella-Chiesetta della Madonna Addolorata in Tirano4
Si potrebbe suggerire la realizzazione di due strisce all’inizio delle due strade asfaltate per evitare che l’asfalto lambisca la base della chiesetta. Mi scuso in anticipo se il suggerimento sia di poco gradimento, ma nelle antiche strade del centro storico si dovrebbe usare porfido. Urge un restauro interno sulla muratura.
Michele Falciani

martedì 28 agosto 2012

TIRANO: Affresco della crocifissione in Via Torelli

Lasciata la Chiesetta dell’Addolorata si attraversa la statale N°38, con il sottopasso, che divide il centro storico in due, e si riprende l’antica strada principale che oggi si chiama via Luigi Torelli, girando a sinistra venendo da via di porta milanese... (Di Michele Falciani)
Sulla sinistra e sulla destra, si possono ammirare facciate con particolari architettonici di sapore medioevale e dopo una bottega “a elle rovesciata”, molto abbandonata e appartenuta un tempo ad un fabbro, appare, sull’arco di un portale con un datato portone in legno un antichissimo affresco rappresentante Cristo crocifisso tra Maria San Giovanni e in basso la Maddalena. L’affresco in via Torelli può essere considerato per la città di Tirano unico e forse anche uno dei più antichi.
crocifisso via torelli tirano
E’ ubicato sopra un portale arcuato al numero 7 che sicuramente dava accesso ad una corte. La numerazione recente (7) è stata applicata su una precedente scritta dipinta che recita SEGUE NUM. INTERNA. A mio parere si potrebbero lasciare le scritte che al tempo si dipingevano e porre a lato il nuovo numero; a volte anche nuove targhe di strade coprono scritte più antiche dipinte.
crocifisso via torelli tirano2 crocifisso via torelli tirano3
Porta bottega                                           Finestrella contornata di sassi
L’affresco appena sopra l’arco, lambisce il davanzale in sasso verde ben sagomato della finestra. La finestra con persiana in legno scuro è contornata da tre sassi in pietra verde. Ai due lati una decorazione a graffito, con quadrati bianchi e neri alternati, la ingentiliscono e completano la facciata della casa che nella parte alta presenta tre finestrelle quadrate con davanzale e contorni di pietra non lavorata, una murata.
L’opera si colloca tra i dolori di Maria di via Trivigno e il Cristo morto sulla casa di fronte, più avanti, sempre nella via Torelli. Per questo motivo l’affresco votivo, collegato al precedente e al successivo non dovrebbe essere staccato, ma conservato nel suo sito originario con tutta la cornice e la parete di interesse storico e artistico notevole. Ma anche perché legato alla casa e alla sua storia.
L’autore come sempre è ignoto, ma lo stile pittorico lo accomuna al dipinto di vicolo Leonardo Da Vinci e le citazioni bibliche denotano buone conoscenze. La composizione colloca al centro il Cristo in croce, a sinistra Maria madre di Gesù, a destra San Giovanni e in basso tra la croce e Giovanni, anche se poco leggibile, la Maddalena. Elementi di paesaggio costruito e naturale in basso a sinistra e a destra. Cielo al tramonto con sassi nuvole. Secoli di polvere offuscano il tutto e un buon restauro aiuterebbe a leggere meglio i soggetti e i colori.
Il soggetto è unico nel panorama dell’iconografia del tiranese. Antiche crocifissioni si trovano a Sondalo e a Bormio.
Una cornice ocra più larga ai lati, ha motivi floreali stilizzati in rosso e azzurro e circonda la scena. In alto si intravedono, più nitidi a sinistra che a destra dei festoni grigi con fiori e bacche rossastre. In alto a sinistra, appena sotto il davanzale, poco leggibili delle lettere.
L’affresco presenta una crepa diagonale causata da un più antico assestamento del muro, prima che fosse fatto l’affresco. Lo si evince anche dal fatto che il pezzo di davanzale abbassatosi fu livellato con cemento e che l’affresco è stato adattato. Lungo la crepa diversi distacchi mettono a nudo il muro di sassi. Nella parte bassa la lacuna porta via alla vista una buona fetta di dipinto e un personaggio sotto la croce. Si potrebbe congetturare che sia stato dipinto per proteggere la casa da danni peggiori.

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Cristo è inchiodato alla croce, dalle sue mani e lungo le braccia scende copioso il sangue che pare raccolto da una figura angelica che regge una grande coppa marrone a forma di uovo, che va a perdersi nelle forti nuvole con chiari e scuri da sembrare sassi. In alto si vede appena la scritta INRI. Il capo è rivolto a sinistra e leggermente piegato sulla spalla. I capelli, castani come la barba, scendono in modo poco realistico sulle spalle. Le palpebre chiuse sono sottolineate da un tocco di colore bianco. Peccato che uno sfregio attraversi il volto. La bocca è semiaperta.Il corpo ha i colori caldi giallo e rosso uniti al bianco. Le sfumature sono molto forti. I colori sembrano distesi sulla superficie fresca con sicurezza e senza un disegno inciso sull’intonaco. Un drappo bianco con contorni in grigio copre le nudità. La tradizione vorrebbe che la Madonna abbia portato il drappo per coprire le nudità del figlio.
Il sole e la luna compaiono spesso nelle raffigurazioni della crocifissione fino al 1500, ricordano che l’avvenimento ha una portata cosmica e si espande in un tempo senza confini. Hanno una precisa allusione al Vangelo di Luca, (Lc 24,45) che dice: «obscuratus est sol» nel momento della morte di Cristo, che riprende Amos 8,9 “Avverrà in quel giorno che io farò oscurare il sole in pieno giorno”, ma potrebbero anche stringere un nesso con certe iconografie più antiche, pagane, proprio di area siriaca, che accompagnano la raffigurazione di alcune divinità, come Serapide o Iupiter Heliopolitanus o Mitra, divinità legate al culto del sole, culto dal quale il cristianesimo recupera molti elementi, vedi il concetto di Cristo come Sol invictus.
Ingrandendo la foto, sotto la mano destra il sole con un volto umano (maschile) a sinistra la luna crescente di profilo (femminile). La luna che diventa rossa manifesta i segni cosmici legati al Giudizio Finale di cui la Crocifissione è già un’epifania: “Il sole si oscurerà e la luna perderà il suo splendore…allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo” (Mt 24,29-30).

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Sole antropomorfo sotto il braccio destro        Luna di profilo sotto il braccio sinistro
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Maria ,sul lato sinistro della composizione e alla destra del figlio, si mostra a noi raccolta nel suo dolore, che in mancanza della parte centrale del volto, si evince dalle braccia che trattengono il mantello azzurro arruffato sul ventre, quasi a ricordare il figlio portato nel ventre, e le mani unite con le dita intrecciate. La veste è rosa carminio, le pennellate sono energiche e decise e costruiscono contorni e ombre drammatiche. Il mantello è azzurro con pieghe contornate molto scure. I suoi piedi nudi poggiano sulla terra verde. Subito a lato una pianta dello stesso colore su uno sfondo ocra di colline e una città orientale lontana, colmano la composizione. Il cielo si sfuma di giallo rosa e grigi azzurri,e in alto sassi rotolanti (alludono forse al terremoto) al posto delle nuvole.
Maddalena sotto la croce con il volto rivolto al Cristo ha i capelli sciolti sulle spalle poggianti su una veste rossa si percepisce il braccio destro con la mano vicino al volto. Di questo personaggio rimane molto poco e solo un intervento di consolidamento può scongiurare la perdita ulteriore di parti dipinte.
San Giovanni è subito dietro la Maddalena a destra. Il volto ha lineamenti aggraziati , capelli castani e ondulati con lo sguardo rivolto verso la terra. Il corpo sembra avvolto in una danza sottolineata dal mantello che dalle spalle cade si unisce sul petto e si arrotola gonfiandosi lungo le braccia fino a fermarsi come onda sulla nuda terra. Le pieghe della tunica bianca hanno sfumature azzurre e il mantello rosa-rosso è ben delineato da un forte contorno. I colori sono dilavati dalle pioggie come tutta la parte destra dell’affresco. Ben leggibile il piede sinistro nudo e ben saldo sulla terra. Intorno al suo capo una linea chiara come aureola e nuvole pesanti come macigni nello sfondo.
Mi auguro che l’affresco sia al più presto consolidato per evitare ulteriori distacchi e con la facciata, oltre a essere oggetto di restauro conservativo in sito, vengano approfonditi dagli storici locali.
dal "Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'arte" di James Hall:
«Il sole e la luna ai due lati della croce sono elemento ricorrente nelle crocifissioni medievali. Essi sopravvissero fino al primo Rinascimento, ma sono rari dopo il XV secolo. La loro origine è antica. Sole e luna erano tradizionalmente presenti nell'iconografia delle divinità solari della Persia e della Grecia, e tale consuetudine si mantenne in epoca romana sulle monete recanti le effigi degli imperatori. Sembra che questa convenzione iconografica sia riuscita a penetrare nell'arte cristiana primitiva tramite la festività del Natale, sovrappostasi a una festa pagana che celebrava la rinascita del sole. Molto tempo prima delle più antiche raffigurazioni della Crocifissione, il sole e la luna comparivano in altri temi cristiani: il Battesimo, il Buon Pastore e la Maestà di Cristo. Quando si iniziò a raffigurare il Cristo in croce parve che un appropriato inserimento dei due simboli fosse già ratificato dalle scritture e dai teologi. I vangeli sinottici raccontano che verso mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. L'eclisse poteva essere semplicemente un segno del lutto dei cieli per la morte del Redentore; ma più specificatamente, secondo Agostino, il sole e la luna rivelavano il rapporto di prefigurazione che unisce i due Testamenti: l'Antico (la luna) si poteva comprendere solo alla luce del Nuovo (il sole). Negli esempi medievali, il sole e la luna possono essere rappresentati secondo la tipologia antica: il sole come figura maschile che guida una quadriga, la luna come figura femminile che conduce un carro di buoi, ciascuno all'interno di un disco circolare. Oppure il sole è rappresentato semplicemente da un busto maschile con un alone luminoso, e la luna da un busto femminile con il crescente lunare che contraddistingue Diana. Più tardi si riducono a due semplici dischi (in quello della luna può essere inscritto il crescente lunare) e a volte sono sorretti da angeli. Il sole compare alla destra di Cristo, la luna alla sua sinistra.»
Michele Falciani

martedì 17 luglio 2012

TIRANO: Crocifisso all’incrocio della strada comunale del luuv con via S.Maria, Via Trivigno e Via dei Castagneti

Spesso troviamo crocifissi ai bivi e agli incroci, perché tali luoghi, secondo la superstizione popolare, erano i preferiti per rituali magici o incontri di negromanti per evocare gli spiriti. Per purificare questi siti occorreva il potere esorcizzante della croce... (Di Michele Falciani)

Essere viandanti al bivio, portava a scegliere fra la via retta o malvagia, trovarsi circondato da forze luminose e oscure e dover avanzare, e allora davanti al crocifisso nasce l’usanza di farsi il segno della croce e questo gesto rende il posto sacro. Cristo conforta il viandante che sicuro avanza nel suo cammino in compagnia dell’aiuto e della protezione Divina. I crocifissi popolarono le vie di montagne, pianure e le terre protette già dal 1400. Quelli che sono sopravvissuti al tempo sono abbastanza recenti e databili al 1800-1900.

crocifisso tirano

Scendendo dalla Santella dell’Apparizione del Dosso prima di prendere la via Trivigno che ci porta in via Torelli, continuazione di via porta milanese, si incontrano a sinistra alcuni sassi medioevali, conficcati nel ciglio della strada di coltello, ormai gli unici rimasti, dopo la demolizione di un reperto di notevole importanza nella via dei castagneti. Via che dalla santella conduce al Dosso. I sassi che limitavano i due lati sono stati letteralmente spazzati via.

via dei castagneti tirano

Foto di com’era la strada prima di essere asfaltata

Si incontra un crocifisso di legno intagliato e dipinto di medie dimensioni protetto da un tettuccio e da un tabernacolo in legno di forma romboidale. Il pilastrino in cemento fu rivestito con tavole di legno e rinnovato il tabernacolo, con l’aggiunta di una copertura e scossalina in rame, dalla sensibilità delle famiglie del posto, seguendo le indicazioni dell’ufficio tecnico dopo il 1996. Si eleva da un basamento circolare in cemento ricoperto da piode. Alla base del crocifisso vi è un contenitore in legno, che copre i piedi del Cristo, e ospita piante fiorite durante l’estate e fiori secchi in inverno. La scultura è stata realizzata da mano sicura e poi fatta dipingere come si usava. La figura è realizzata in tre pezzi (il corpo e le due braccia) come si può notare dalla fenditura tra spalla e braccio. Il capo, cinto dalla corona di spine, non è completamente reclinato e risulta più grande rispetto alle proporzioni del corpo. Sono molto curati i dettagli del viso, barba e capelli e l’anatomia del corpo. Un panno di colore grigio azzurro, legato da due cordicelle copre il bacino. La croce è massiccia e in alto risalta la scritta INRI su tavola a forma di cartiglio baroccheggiante di colore bianco. Non è mai stato restaurato e i colori sono molto rovinati quasi spariti dalle superfici più esposte alle intemperie.

crocifisso tirano2

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Michele Falciani

mercoledì 16 maggio 2012

TIRANO: SANTELLA DELL’APPARIZIONE DELLA B.VERGINE MARIA A MARIO DEGLI HOMODEI

La santella, che si trova in località Dosso-bivio Trivigno-Dosso, appare in tutta la sua bellezza architettonica e pittorica a chi continuando la salita di Santa Maria segue l’antichissimo tracciato che tocca il castello di Santa Maria, meglio conosciuto come Castellaccio... (Di Michele Falciani)
La costruzione, a pianta rettangolare, è ubicata al bivio per l’alpe di Trivigno proseguendo a sinistra e a destra alla contrada del Dosso. Pare che sotto la santella ci sia un passaggio segreto, un cunicolo in sasso che porta al castello di S.Maria. Ha il tetto a capanna rivestito di tavole di legno e manto di “piode”, il colmo è in coppi di terracotta. Il tetto è molto aggettante e senza canali di gronda, ripara comunque molto bene le decorazioni interne. La parte bassa comunque risente dei problemi di umidità di risalita. Manca una zona di rispetto più ampia pavimentata con pietra locale o meglio in acciottolato e una comoda seduta in muratura.
santella dosso tirano santella dosso tirano1
E’ illuminata dal Comune di Tirano come la maggior parte delle edicole votive. Molto antica ha subito diversi interventi nei secoli. I dipinti, nei tre specchi sfondati sono attribuiti al Tagliaferri che li avrebbe dipinti all’inizio del 1900. Ma ad una attenta osservazione si può rilevare lo stile di altri pittori che hanno operato a Tirano tra la fine dell’800 e l’inizio del novecento Gavazzeni, Morgari. In verità il modo di dipingere le pieghe degli abiti fa molto pensare ai dipinti del Caimi in parrocchiale. L’artista inoltre nel 1844 dipingeva l’affresco rappresentante la visita di San Carlo Borromeo alla Basilica di Tirano, sulla facciata del palazzo Torelli. Se fosse così la decorazione risalirebbe a prima del 1870. La tecnica utilizzata sembrerebbe una pittura a calce su intonaco rustico, rifatto a nuovo e poco lisciato per consentire ai colori di aggrapparsi con più facilità. Non sono visibili le incisioni che si facevano sul’intonaco fresco per riportare il disegno. Ad una attenta osservazione si capisce che l’opera è stata dipinta dopo avere fatto lo spolvero. La pennellata è decisa e rigorosa e descrive minuziosamente i particolari.
Le decorazioni sull’architettura esterna e alcune parti strutturali interne sono degli anni 1940-50. Fu restaurata dal Comune di Tirano negli anni 1994/6 con l’approvazione della Sovrintendenza ai monumenti di Milano, sotto la direzione del geometra Boni dell’ufficio tecnico che curò i rilievi e laparte tecnica per aggiudicare l’appalto e la mia collaborazione(volontaria), a quel tempo ero in una commissione consultiva presso il Comune di Tirano, su indicazione del sindaco Flavio Poluzzi. L’attuale Sindaco era ai lavori pubblici. Il restauro fu affidato a Paola Centurini di Milano.
Il viandante proveniente da Tirano nelle ore del mattino (l’edicola è in piena luce) viene colpito dai colori molto caldi in prevalenza giallo ocra, alternato al rosso e al blu secondo un gusto classico rinascimentale recuperato nei secoli XVIII e XIX. Come tradizione un cancello in ferro battuto, con serratura, composto da aste cilindriche terminanti a punta di lancia, chiude e protegge lo spazio più sacro. Segni di devozione sono il crocifisso, purtroppo inchiodato al dipinto, l’altarino con tovaglia ricamata,un candelabro e fiori freschi e secchi.

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La composizione pittorica è di grande equilibrio. I personaggi dell’Apparizione sono bene disposti, la Madonna è a destra, Mario a sinistra, confermando le posizioni dell’iconografia nota.
La Vergine ha il volto, di tre quarti, roseo con guance arrossate, capelli biondi, aureola di un giallo luminoso a piena forma, sguardo verso il veggente. Il velo sul capo è di colore verde pallido. Il mantello ha il colore blu lapislazzulo, legato con un fermaglio e la veste è rossa bordata di giallo, con sfumature arancio e viola. Nella scollatura si intravede una maglietta chiara. La mano destra indica il luogo dove dovrà sorgere il Tempio. La mano sinistra è poggiata sul cuore. La figura è slanciata, per qualche verso allungata, ma di giovinetta, come il racconto di Mario recita. I piedi poggiano nudi sulla terra da lei benedetta. La figura di Maria a destra prende metà scena, l’altra metà è colmata da Mario in ginocchio in primo piano. La parte bassa è molto rovinata. Il tutto già visto nella santella della ”giustizia”.

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Mario degli Homodei sembra vestire in modo più moderno (ottocentesco), i colori dell’incarnato e degli abiti sono bene intonati e abbinati in calda cromia in equilibrio con i verdi. Mantiene la sua borsa a tracollo, è stato aggiunto per terra un cestino di fichi e il bastone. Mario ha il capo rialzato verso Maria. Il volto di profilo lo descrive sereno, devoto e abbagliato con capelli castani mossi e filiformi, barba corta. Le braccia aperte e le articolazioni delle dita delle mani esprimono saluto e accoglienza. La giacca di campagna, sembra evidenziare un cappuccio ripiegato sulle spalle, già in uso alla fine dell’ottocento. La gamba sinistra è piegata e l’altra poggia in ginocchio a terra. I pantaloni sono di colore verde caldo, come la sua borsa.
L’Arcangelo Michele, a sinistra e in terzo piano mostra i suoi simboli (la spada e la bilancia da giustiziere), osserva la scena dall’alto, ma i suoi occhi vedono la terra e Mario. I lineamenti sono classici e bene proporzionati. I colori accarezzano la superficie e la modellano sapientemente. Il suo abbigliamento è quello di un soldato romano, con elmo e piume, corazza di cuoio e mantello rosso che fa da quinta a Mario. Le sue ali di colore rosa-viola sono ripiegate dietro le spalle. Nella destra stringe la spada con l’elsa dorata, la sinistra trattiene il piatto della bilancia affinchè venga visto, senza nascondersi dietro il capo di Mario. Nello sfondo un paesaggio autunnale con montagne e chiesetta sulla rupe, fa pensare a Santa Perpetua. Nel cielo quattro cherubini (volto e ali) volteggiano tra le nuvole nel cielo colorato di rosa e azzurri-viola. Tinte che contrastano sapientemente con il profilo delle cime alpine. La narrazione vuole che l’apparizione sia avvenuta all’aurora alle ore cinque, Mario era andato a raccogliere fichi per il cognato moribondo.
San Gaetano da Thiene. Viene raffigurato nella nicchia arcuata a destra, con nella mano destra il Crocifisso per la sua grande devozione alla Passione di Cristo, ma ha anche il giglio simbolo di purezza. Non si capisce cosa ha nella mano sinistra. Il volto è di tre quarti, la capigliatura èfolta e arruffata. L’abito è grigio azzurro e colletto bianco con mantello dello stesso colore del saio. Il suo sguardo sembra guardare lontano e in alto a indicare ai viandanti la direzione della sua chiesa in Trivigno, dove l’8 agosto viene fatta una grande festa. Un filo di luce cinge il suo capo e lo santifica. Papa Clemente XIII, l’11 settembre 1762 ne confermava il culto che già da due secoli gli veniva tributato.

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Nella nicchia opposta possiamo vedere San Giuseppe che regge tra le braccia il Bambin Gesù. Filo di luce sul capo in prospettiva. Occhi chiari espressivi e fissi. Regge nella mano sinistra il bastone fiorito (gigli) simbolo della vita. La veste è rossa con chiari rosati e il mantello è ocra giallo e marrone e sono, con maestria pennellate le pieghe, geometrizzate con sapienti alternanze di luci ed ombre.
Gesù è fermo tra le braccia del padre terreno con la destra benedice e la sinistra stringe il bastone fiorito. Volto paffuto, roseo delicato, occhi grandi rivolti alla scena dell’Apparizione, bello nei suoi lineamenti, con giallo di luce intorno al capo di forma triangolare (usata per Dio padre). La tunica che indossa è luminosa (bianco giallo) e lascia scoperte braccia e gambe, i piedi sono disegnati con grande bravura e sono dinamici.

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Il cielino, con volta a crociera a sesto leggermente rialzato e a tre vele, è dipinto con elementi decorativi floreali bianchi e rossi (simili a stucchi) sovrapposti ad una base di giallo ocra dividendo gli spazi in spicchi a fondo scuro in terra di Siena bruciata e composizioni floreali. Si leggono ancora alcune scritte da sinistra verso destra: SAN GIUSEPPE, BENE AVERAI e S. GAETANO, sovrapposte a scritte uguali precedenti ormai poco leggibili che confermerebbero una colorazione degli esterni nell’Anno Santo.
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“Ma penso anche a quella del Dosso poco dopo il castello di Santa Maria e che si trova sulla strada vecchia che conduce nella contrada, lì nel mese di maggio in occasione del S Rosario gli uomini, le donne ed i bambini del Dosso e della via dei Castelli vi si radunavano con il parroco per il momento di preghiera”. (I.Bormolini)

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Immagine da rarissima cartolina fine ottocento- inizio novecento.
Tutte le immagini dell'articolo sono coperte dal diritto d’autore. 
Michele Falciani

domenica 8 aprile 2012

PAOLA MOMENTÉ NEL CATALOGO FRAISSE & JABOT

7 aprile 2012 - Un'opera della tiranese Paola Momenté è stato inserito nel catalogo della casa d'aste parigina Fraisse & Jabot.

La pittrice tiranese Paola Momenté ha avuto la soddisfazione di vedere inclusa nel catalogo di arte moderna e contemporanea della casa d'aste parigina Fraisse & Jabot una sua opera (Terra, tecnica mista 78,5x50,5).

L'asta si terrà giovedì 19 aprile nella sede della casa in rue Rossini 3. L'opera della Momenté (in catalogo il cognome è scritto alla francese, senza accento) è visibile al n. 269 sul sito web: http://catalogue.gazette-drouot.com/index.jsp?id=12989&lng=fr.

Congratulazione ed auguri.

Bruno Ciapponi Landi

giovedì 15 marzo 2012

DIPINTO DELL’APPARIZIONE DELLA BEATA VERGINE A MARIO DEGLI HOMODEI

Dipinto dell'apparizione della B.V. Maria a Mario degli Homodei presso Casa G. Pergola 1608, Via Porta Milanese N°27 - Tirano. (Di Michele Falciani)

Ritornati in via porta Milanese si percorre la strada verso la Parrocchiale, sulla destra si nota un dipinto su tavola poco leggibile rappresentante l’Apparizione. Come era consuetudine la via più importante della città era abbellita da dipinti sulle facciate delle case.

La tavola sembra un pezzo unico in legno, forse in noce con inserito un cerchio di legno al posto di un grande nodo rimosso. Preparata con fondo in gesso e colla visibile dove manca lo strato di colore.
E’ difficile stabilire la tecnica usata, potrebbe essere una tempera grassa oppure un olio. Di sicuro non è stata fatta per essere collocata all’esterno. Visionata da esperti, solo una rimozione definitiva e altra collocazione dopo il restauro conservativo del film pittorico e il consolidamento del supporto potrebbe ridare piena lettura a quanto resta.

Fu collocata inclinata, forse perché più alta e essendo anche più stretta, è trattenuta da listelli sui tre lati, che fungono anche da cornice; in basso manca il listello perché rovinato dalle intemperie, e quindi adattata alla nicchia, soprastante un portale in pietra verde locale, che reca abilmente inciso al centro dell’architrave il monogramma di Cristo racchiuso in un cerchio e la data 1608, e le iniziali del proprietario della casa G-P- Giovanni Pergola e la moglie Maddalena Quadria di Serafino, Famiglia nobile Tiranese risalente al 1400. Un Giacomo della Pergola è presente nella Parrocchiale come prete nel periodo 1505-1586.

Il dipinto è molto rovinato soprattutto nella parte bassa, senza tracce di colore e con il legno a vista, che è la zona più esposta al dilavamento delle piogge acide. La composizione ricalca gli schemi consueti dell’iconografia settecentesca, in particolare si veda la stampa inserita nel volume: “Storia memorabile..” di F.M. Quadrio 1753.

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La Vergine è a destra, aureolata, con mantello rosso e blu, in basso, non più leggibile, Mario degli Homodei in ginocchio. Al centro illuminato da un raggio di luce Divina, l’Arcangelo Michele con elmo e spada sguainata. A sinistra l’angelo custode chiude la composizione nell’atto di proteggere e presentare a Dio il veggente.
I volti dei due personaggi divini, sono rivolti verso la Vergine Maria e sono quasi allineati dal basso verso l’alto.

Senza dubbio, sul muro si nascondono tracce di un affresco molto rovinato.
Mi piacerebbe rimuoverlo, restaurarlo e conservarlo al riparo delle intemperie e collocare al suo posto una copia da me dipinta.
Mi auguro che questo mio appello non vada perso.

Michele Falciani

domenica 22 gennaio 2012

APPARIZIONE DELLA MADONNA DI CARAVAGGIO A GIANNETTA DE' VACCHI

L'affresco dell'Apparizione della Madonna di Caravaggio a Giannetta de' Vacchi tra San Pietro Apostolo e San Giacomo Maggiore situato nel Vicolo Leonardo da Vinci N°12 in Tirano. (Di Michele Falciani)

Lasciando a sinistra la santella di porta Milanese e avanzando per alcune decine di metri si entra a destra nel Vicolo Leonardo Da Vinci (attualmente senza uscita). Dopo aver calpestato un acciottolato rifatto a regola d’arte, alcuni anni fa, si arriva in fondo, e sulla destra appare un grande dipinto.

1 -Apparizione della MADONNA di CARAVAGGIO  a Giannetta de' Vacchi

2- Apparizione della MADONNA di CARAVAGGIO

L’affresco è stato realizzato sulla facciata di un fienile-abitazione molto vicino alle antiche mura della città. La composizione rettangolare è racchiusa da una cornice scura ( verde-blu-nera ) a decorazioni che richiamano alla mente fogliame. L’impianto con la sua divisione in tre specchi a forma rettangolare fa pensare a una pala d’altare. Al centro, nel riquadro più grande, la scena principale con la Madonna incoronata da regina con aureola bianca, come il velo e il suo mantello appena azzurrato. La veste ha una tonalità rossiccia. Il viso e lo sguardo della Vergine sono rivolti verso la giovane donna in basso, una contadina con la falce e un fascio di legna ai suoi piedi, dalla cintura pendono delle forbici e un sacchettino di cuoio. L’autore è dotato di una figurazione semplice ma efficace, e sa scrivere. Le mani molto grandi sottolineano il potere e l’importanza del messaggio che Maria consegna alla donna, in ginocchio e in atto di preghiera. Al centro da un cippo simbolico in pietra nasce un arbusto e sgorga l’acqua che salva dai mali dell’esistenza. Nello sfondo dal centro alla destra campeggia il Santuario realizzato con pennellate decise nelle tonalità rosa, ossido e marrone scuro. Il cielo leggermente celeste con due strane nuvole bianche e grigie. Come si può osservare (immagine-santino) il dipinto rispecchia l’iconografia ufficiale. La scelta dei colori è ridotta, sembrerebbe che l’artista avesse con sé poca terra verde e pochissimo blu di lapislazzulo.

3 - Vicolo Leonardo Da Vinci Tirano 4 - Apparizione della MADONNA di CARAVAGGIO  a Giannetta de' Vacchi

In basso un cartiglio dal sapore settecentesco, rosato riporta la scritta AVE MARI, la (A) è poco leggibile. Le altre lettere probabilmente riportavano le iniziali del committente (GIO PC o G e F.F. (Fece Fare). Trovandoci in una zona abitata dai Pergola, anche nel 1700, si potrebbe fare una congettura perché i committenti facevano riprodurre i Santi che avevano il loro nome, pertanto Pietro era il padre di Giacomo Pergola.
Il dipinto è arrivato in buone condizioni perché riparato dalle piogge, ma necessita di un urgente intervento di consolidamento del film pittorico.
5 - Particolare Apparizione della MADONNA di CARAVAGGIO a Giannetta de' Vacchi

A sinistra troviamo San Pietro Apostolo, come riportato dalla scritta in basso appena leggibile: S. PIETRO A.

6 - Particolare Apparizione della MADONNA di CARAVAGGIO a Giannetta de' Vacchi

L’autore riporta con precisione il tomo e le chiavi, chiari attributi del Santo. Lo sfondo è rosato. La tunica con semplici pieghe ha le tonalità del grigio. Il mantello ha colori ocra con scuri in terra rossa. La figura è dinamica, sembra accennare un passo. I piedi sono nudi. Il volto, aureolato di bianco illuminato dal giallo, è vissuto e ricoperto di barba. A destra San Giacomo M (maggiore o martire), lo sfondo è sempre rosato, ha il bastone del pellegrino nella mano sinistra e il tomo nella destra. Il mantello questa volta è rosato con ombre in terra rossa e la tunica nelle tonalità dell’ocra gialla con chiari e scuri. Anche Giacomo ha i piedi nudi. I due Santi sono racchiusi in una nicchia arcuata, che ricorda le nicchie laterali della santella di porta Milanese e il loro sguardo è rivolto uno verso destra e l’altro verso sinistra, quasi a cogliere lo sguardo di chi arriva e di chi va.

Riporto di seguito la cronaca dell’Apparizione Mariana.
“Alle ore 17 di lunedì 26 maggio 1432, sarebbe avvenuta la prima apparizione a Caravaggio di Maria, madre di Gesù, di fronte a una giovane contadina del luogo, Giannetta de' Vacchi, la donna, di 32 anni, era attanagliata dai problemi di alcolismo che affliggevano il marito, Francesco Varoli, un ex uomo d'armi dal carattere violento e per le percosse sulla moglie. In un momento di grande umiliazione, la donna si era ritirata nelle campagne a sud-ovest del borgo di Caravaggio, nel campo di Mazzolengo, a 2 km dal centro cittadino. Fra le lacrime, la Vacchi riferì di aver visto una giovane donna, simile ad una regina, fonte di bontà. La donna si sarebbe presentata come la Madonna raccomandando alla contadina di non avere paura, e preannunciandole l'imminente ricezione di un grande messaggio:« Mi è stato concesso di salvare i Cristiani dalle imminenti e meritate punizioni della Giustizia Divina, e di venire ad annunciare la Pace. »

La Madonna avrebbe chiesto che gli uomini facessero ammenda per i propri peccati, digiunassero il venerdì successivo e si recassero a pregare il sabato pomeriggio, come forma di gratitudine per la salvezza ottenuta; che una cappella venisse eretta sul posto. La leggenda devozionale attribuisce alla sorgente tuttora attiva all'interno del santuario un'origine divina.
Sebbene la sua azione di diffusione del messaggio mariano avesse finalmente portato alla pace nella terra d'origine, Giannetta de' Vacchi fu gradualmente dimenticata; la stessa abitazione in cui aveva vissuto, che per anni fu meta di visite e pellegrinaggi, venne progressivamente dimenticata, e la giovane scomparve nell'anonimato.”

Nel 1708 arrivò da Roma la notizia che il capitolo della Basilica di San Pietro, esecutore delle volontà testamentarie di Alessandro Sforza, aveva destinato una corona d’oro al Santuario di Santa Maria del Fonte di Caravaggio. Il culto si era nel frattempo diffuso in tutta la lombardia.

Nella contrada Madonnina a Montagna si trova una chiesa del XVIII secolo dedicata alla Madonna di Caravaggio. A Villa di Tirano è stato restaurato recentemente un affresco, su una casa, di fine settecento di ottima e diversa fattura, con lo stesso tema.

Michele Falciani

venerdì 2 dicembre 2011

TIRANO: LA SANTELLA DELL'APPARIZIONE IN VIA LUDOVICO IL MORO

La santella dell’Apparizione della Madonna a Sant’Antonio da Padova già Madonna tra i santi in Via Ludovico il Moro (XVI-XVII secolo). (Di Michele Falciani)

La santella è stata probabilmente ricostruita nel 1800, con materiali di recupero, e quindi doveva esserci forse anche prima. A base rettangolare si presenta sempre con tettuccio a capanna, rovinato dalla poca attenzione dei camioncini durante i lavori di sistemazione delle case vicine. A poco sono servite le segnalazioni dell’attuale custode, la Signora Bellesini, per la riparazione dei danni. In alto una croce in ferro battuto si eleva da un tavolato di larice e piode. Un grande arco a tutto sesto è trattenuto da una catena di ferro, e poggia su due colonnine di pietra verde, con base e capitello della stessa foggia, poste a loro volta su una base in muratura di pietre e calcina e due grandi sassi squadrati un po' più scuri che chiudono la base.

Qui si potrebbe fare una congettura, se noi misuriamo i due sassi, squadrati solo nel lato a vista, come si faceva per i piedritti dei portali, otteniamo quasi la misura del piedritto destro della vicina porta Milanese, (mancante nel 1996) (ricostruito con l’ultimo restauro della porta). Smantellato non si sa quando, ma senz'altro per migliorare la circolazione dei mezzi agricoli diretti in via Aprico. Certamente i sassi accantonati sono poi stati riutilizzati, come le due colonnine provenienti da qualche loggiato, nella costruzione o perché no, nella ricostruzione della Santella.
L’edicola votiva, le cui dimensioni la elevano a piccola chiesetta, una volta libera su tutti i lati, si presenta oggi addossata ad un fienile. Dall’interno del fienile è possibile osservare la parete posteriore intonacata.

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Gli intonaci presentano tre livelli di coloritura. Il primo strato riporta una decorazione in rosa e azzurro con stelline blu cobalto. Lo strato più recente, con motivi in ocra e terre rosse, è molto rovinato. Una cancellata in ferro battuto con due battenti apribili e serratura, chiude lo specchio frontale. I ferri verticali terminano a punta di lancia ingentiliti da due ferri simmetrici curvati con motivo classico. Due semplici grate serrano le aperture laterali.

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In alto si legge la scritta Ave Maria in caratteri cubitali bianchi su fondo rosso con contorno di motivi floreali monocromatici, che ricordano la santella di Porta Milanese. Una lampada in ferro e vetro la illuminava di notte. Tutte le superfici presentano decorazioni e motivi ricorrenti anche nella parrocchiale. Sopra le colonne due travetti in muratura sono dipinti in marrone scuro a imitazione legno. Un grande cristallo protegge la tela datata 1655, restaurata nel 1976, rappresentante l'apparizione della Madonna con Gesù, Dio e angeli a Sant'Antonio da Padova. Bisognerebbe pulire il cristallo che impedisce la visione della tela. La composizione alloggia il santo in ginocchio in basso a destra, e la Madonna con Gesù a sinistra centrale, su una nuvola. In basso a sinistra due angeli recano in mano i gigli bianchi simbolo di purezza del Santo. I lineamenti e le colorazioni dei volti si collocano nel XVII secolo. In alto tre angioletti (volto e ali) coprono parte del cielo. A sinistra e in alto Dio padre.

La tela è di grande pregio, abilmente dipinta: con padronanza del colore e delle forme e fu donata dal Prevosto Don Gino Menghi alla contrada, dopo averla fatta restaurare e adattare alla cornice in nero e oro e alla nicchia esistente. Infatti nella parte superiore fu aggiunta una striscia con integrazioni con colori ad olio. La fu Signora Bonazzi, allora custode della santella e della tela, la fece rimuovere, dopo avere visto le autorizzazioni, il 19 agosto 1993 per farla restaurare, a Milano da Paola Centurini, ma pretese ripetute assicurazioni sul ritorno dell'opera nella Santella, da me, dall’amministrazione comunale e dalla telefonata dell’allora prevosto Don Tullio Viviani.

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Una volta rimossa la tela nella nicchia centrale, apparve un affresco molto rovinato con perdita del film pittorico, ma ancora leggibile nell’impianto grafico compositivo. Degrado dovuto, senza dubbi,o alla preparazione dell’arriccio con calce non bene amalgamata con la sabbia e la presenza di bottaccioli che, idratandosi, sparano in fuori lo strato di intonaco ultimo sul quale venivano stesi i pigmenti (terre colorate) veicolati in acqua; questo succede in tempi relativamente vicini a noi.

Il dipinto di cui ho potuto ammirare la sinopia e alcune parti ancora integre, si trova ancora celato sotto la tela, e rappresenta la Madonna in trono con bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, santi taumaturghi della peste.
Tale affresco può essere attribuito al Gavazzeni per le tracce di colori presenti molto simili alla decorazione, molto rovinata, posta nel pronao della Parrocchiale, senza dubbio questo affresco andava già a sostituire un dipinto più antico. La decorazione databile negli anni 1920-30 proprio in concomitanza dei lavori interni alla Parrocchiale avvenuti tra il 1914 /20 con la riforma dell'abside e la costruzione della cupola. Un piccolo altare in legno con tovaglia ricamata, lumini, fiori e piante la arricchiscono.

Michele Falciani

“La santella di via Ludovico il Moro viene aperta per l'occasione da quei contradaioli dell'antico Vico di Sotto, e "addobbata" con fiori e lumini”.

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Segni sulla muratura e canale di gronda fuori posto

giovedì 17 novembre 2011

AFFRESCO DELLA MADONNA DEL LATTE NEL PALAZZO PARRAVICINI DI TIRANO

Alla scoperta dell'affresco della Madonna del latte posto sul Palazzo Parravicini di Tirano. (Di Michele Falciani)

Lasciamo la santella di Santa Maria e ritornando in porta Milanese, avanziamo per via G. Pergola e arriviamo in piazza Parravicini. Dopo avere oltrepassato la fontana settecentesca e posizionati con le spalle alla cappella-chiesetta della Madonna dello spasimo, della famiglia Merizzi. Sul palazzo di fronte vediamo un affresco restaurato diversi anni fa da Baruta (restauratore) su incarico del Kiwanis Club Città di Tirano. Rappresenta la Madonna del latte, un Santo a destra e il committente a sinistra, in abbigliamento dell'epoca con grande colletto bianco. L'affresco molto scolorito può esser stato fatto dopo la ristrutturazione del palazzo e la realizzazione della piazza cioè verso la fine del 1600.

Al centro campeggia la figura della Vergine Maria aureolata, che con la mano destra scopre il seno per allattare Gesù. La composizione è piramidale e a destra al posto del santo troviamo oggi, una lacuna, tamponata in malo modo, oltre ai danni (graffi sulla destra in basso) provocati molto probabilmente durante gli ultimi interventi di recupero e restauro di una parte dell’edificio.

Michele Falciani

AFFRESCO DELLA MADONNA DEL LATTE

lunedì 17 ottobre 2011

TIRANO: LA SANTELLA DI SANTA MARIA

La santella è ubicata sul lato sinistro della strada di Santa Maria ad un bivio per via Canali, in prossimità di una fontana lavatoio e abbeveratoio... (Di Michele Falciani)

Proseguendo si arriva alle mura dove una torre rompitratta aveva una porta omonima, secondo W. Marconi, per permettere l’uscita dalla città murata verso le selve. Sulla destra prima della torre nella cantina di una casa si trova la chiesetta di Santa Maria, data per scomparsa dopo i fatti di sangue legati al sacro macello.
Nei secoli XVI-XIX ogni contrada aveva la propria santella devozionale e in mancanza, un dipinto su una casa.

santella santa maria tirano campanella

La costruzione si presenta come semplice edicola votiva a base rettangolare con tetto a capanna rivestito con assi di legno e “piode”. Ha una nicchia arcuata chiusa da un cancello in ferro battuto e saldato con serratura, abbastanza recente (inizio ’900) riporta il monogramma Mariano, ripetuto bene quattro volte. La chiave di solito veniva custodita da una famiglia su indicazione della contrada. Sul lato sinistro era presente una campanella in bronzo che serviva a richiamare i fedeli per le orazioni nel mese mariano o per le sante messe, oggi è stata sistemata internamente per evitare il furto. La cappelletta è dotata di un altarino in muratura arricchito da un crocifisso, tovaglia ricamata, una candela e diverse piante fiorite. L’intonaco rustico e la piccola croce in alto in pietra completano la facciata. Un cornicione a gola di vago stile settecentesco raccorda la facciata al tetto.

santella santa maria tirano madonna

Nella nicchia è rappresentata la Madonna seduta su una sedia-trono, ha in braccio Gesù Bambino con un’aureola quadrata come si usava per chi beato, non era ancora santo. Gesù ha lineamenti delicati e bene proporzionati, occhi scuri e incarnato chiaro, i capelli sono castano chiaro e il corpo dal petto alla coscia è coperto da un drappo bianco luminoso. Il volto dolce esprime gioia per il creato. Ha le braccia aperte in segno di accoglienza e benedice. I due personaggi sono rivolti a chi guarda donando un’estasi di grazia e di pace. Maria Vergine e madre ha un viso da fanciulla, aureolato e tiene suo Figlio sulle ginocchia e lo cinge con delicatezza. I dettagli delle mani indicano l’esecuzione di un maestro. Non rese molto bene le pieghe degli abiti. Il suo mantello ha colori cangianti dal bianco sul capo, azzurro,rosa blu sulle braccia diventa viola sulle gambe.
Lo sfondo, unico nel nostro ambiente, è di un colore pastello grigio-azzurro con nuvolette rosa, con rami d’ulivo, le olive sono dipinte in diverse tonalità di verde e rendono il “giardino della pace” con il volo di due colombe bianche e ricorda del Botticelli, la primavera. I colori puri rosso, blu e le terre verdi, sono sfumati e velati, con il bianco di San Giovanni e il giallo. La luce proviene dall’alto e dai personaggi. La composizione è classica a piramide. Di buona fattura e in pittura a calce il dipinto si potrebbe attribuire al Gavazzeni che verso la fine del 1800 ha lavorato per la parrocchia di San Martino. Non esistono documenti certi.

santella santa maria tirano angelo1 santella santa maria tirano angelo2

Due angeli con tunica verde e grandi ali colorate ai lati chiudono la scena, anche qui lo sfondo è chiaro con nuvolette giallo-arancio. I volti e le mani incrociate sul petto invitano alla preghiera. Non a caso un tempo ci si fermava, si faceva il segno della croce e si ringraziava Dio con una preghiera. In basso un drappo chiaro riporta al centro il monogramma di Maria. Un pavimento di piattoni e un gradino di sasso delimitano in basso l’ingresso e definiscono la sacralità del luogo.

Negli anni 1995-96 viste le buone condizioni, non furono fatti dal Comune interventi di restauro, come in altre santelle di Tirano e frazioni. Oggi risulta ancora buono lo stato di conservazione, anche se un consolidamento del film pittorico necessiterebbe. Urgente è l’eliminazione delle infiltrazioni di acqua piovana dal colmo del muro a destra che provoca danni ben visibili. E’ illuminata dalla luce elettrica.

Michele Falciani

santella santa maria tirano angelo3

giovedì 15 settembre 2011

SANTELLE, AFFRESCHI DEVOZIONALI E CROCIFISSI A TIRANO

Una breve descrizione storica del ruolo di santelle, affreschi devozionali e crocifissi e un'analisi della Santella dell'Apparizione situata a Tirano in località "Giustizia"... (Di Michele Falciani)

Le santelle, come i crocifissi, erano una volta molto diffusi lungo le strade e in prossimità dei bivi. Semplici costruzioni frutto di un'arte ingenua e popolare, commissionate sin dal XVI secolo per segnalare confini, per invocare la protezione divina sulla casa, bestiame, sulla coltivazione della vite o semplicemente per devozione.

L'edicola, ricorda, nella struttura architettonica, quelle costruite nelle case di Pompei antica. Una costruzione a piccola casetta con il tetto a capanna e una nicchia centrale per ospitare un dipinto, una scultura, un'opera musiva, o uno zampillo d'acqua, e arricchiva il giardino della domus romana.

Le santelle, gli affreschi e i crocifissi sono oggi i testimoni di una antica religiosità popolare, spesso abbandonati e dimenticati nonostante abbiano oggi una grande importanza artistica e storica.
Diffusi un pò ovunque, sulle abitazioni rurali, all'interno del borgo nelle contrade o nelle zone più sperdute dei boschi e delle selve. Si tratta di un vero e proprio patrimonio, conservatosinei secoli grazie alla credenza del popolo nella forza dei Santi e della Madonna nel preservare le abitazioni e le coltivazioni dalle calamità e dalle invasioni dei soldati nemici. Una ricchezza che va scomparendo un pò per l'abbandono, un po' per gli interventi di ristrutturazione degli edifici rurali, ma in modo particolare per la mancanza di sensibilità.

I dipinti sono generalmente realizzati su intonaco fresco adagiato su muro di sasso o in alcuni casi su roccia o su una grande "pioda" che fa da supporto; rari sono i dipinti su tavola di legno.
L'iconografia è sempre a sfondo religioso e votivo-devozionale, in genere con una grande scena centrale e altre raffigurazioni ai lati, e va dalla rappresentazione della Madonna con Gesù, a quella del Cristo, dei Santi, della Trinità, alla Croce e al culto dei morti, le anime dannate e purganti e alle apparizioni miracolose.
I dipinti venivano spesso realizzati come ex-voto al termine della costruzione della casa, o della ristrutturazione.

Le santelle indicavano la direzione ai pellegrini, ed erano collocate presso i bivi. Gli stessi pittori, spesso, erano viaggiatori che spesavano così il loro viaggio; forse per questo ritroviamo i simboli della fugacità della vita, anime dannate nelle fiamme dell'inferno o purganti in memoria di persone defunte.

Se nel XV secolo prevalgono, la Maestà, (Madonna in trono con il bambino in grembo) o le Madonne del latte, più tardi si affermano le Madonne della Misericordia che accolgono i devoti sotto il loro mantello e nel cinquecento le immagini che fanno riferimento alle apparizioni mariane di Caravaggio,
Tirano e Gallivaggio: a Tirano è molto diffusa l'apparizione della Vergine al beato Mario Omodei.
In età più tarda si diffondono la Pietà e la Madonna del Rosario legata alla presenza dei Domenicani.

Santella dell’Apparizione

Arrivando a Tirano dall'Aprica in località "giustizia", un bivio ormai perso alla memoria perché una delle due strade si perde nei campi verso l'Adda in direzione di Madonna di Tirano, si trova una Santella proprio di fronte all’ex carcere mandamentale.

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La costruzione, rivolta a chi lasciava Tirano, indicava la biforcazione della strada verso Stazzona e Madonna di Tirano. La struttura è semplice a base trapezoidale con tetto a capanna rivestito di piode e croce di ferro al culmine. La nicchia centrale e gli squarci interni sono ricoperti di dipinti a calce, che ricordano, nello stile, un dipinto su “pioda”, ardesia, nella santella di sasso Gambile, verso la Svizzera. Le due nicchie esterne non presentano decorazioni.

Attribuibili al Tagliaferri verso la fine dell’800 - inizio 1900, senza escludere la mano del Morgari, artista impegnato in quel periodo ad affrescare le chiese del Tiranese. I dipinti sono molto rovinati e senza dubbio non più recuperabili nelle loro interezza, la parte bassa è completamente sparita. La causa del degrado può essere attribuita ad uno scorretto intervento di restauro, rivestimento esterno fatto con intonaco a base di cemento, eseguito, in concomitanza della costruzione del carcere, dalla ditta appaltatrice dei lavori.

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Al centro si può ancora vedere, della Madonna, il delicato volto roseo con le labbra dischiuse nel porgere il messaggio: ”Bene avrai”, si tratta di un’apparizione al Beato Mario.

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Si nota in alto sulla rupe a sinistra, la chiesetta di Santa Perpetua, ai lati nei due squarci, San Giuseppe e il Bambin Gesù all’epoca invocati per la protezione della vite attaccata dalla peronospera e San Michele Arcangelo, bello austero con l’elmo piumato e i riccioli dorati.

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La pennellata è sapiente, decisa e vibrante. I particolari rivelano la mano sicura di un maestro. Non sono mai stati fatti interventi di restauro e in tempi recenti si è creata un nuovo distacco di intonaco sul capo di Maria. Nel cielino della volta è presente una ghirlanda di fiori e rose e il monogramma Mariano. Il viandante poteva tirare il fiato alla sua vista perché entrava in territorio protetto dove le persone erano timorate di Dio. Un cancelletto in ferro battuto con serratura preservava da atti vandalici.

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Michele Falciani