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mercoledì 16 maggio 2012

TIRANO: SANTELLA DELL’APPARIZIONE DELLA B.VERGINE MARIA A MARIO DEGLI HOMODEI

La santella, che si trova in località Dosso-bivio Trivigno-Dosso, appare in tutta la sua bellezza architettonica e pittorica a chi continuando la salita di Santa Maria segue l’antichissimo tracciato che tocca il castello di Santa Maria, meglio conosciuto come Castellaccio... (Di Michele Falciani)
La costruzione, a pianta rettangolare, è ubicata al bivio per l’alpe di Trivigno proseguendo a sinistra e a destra alla contrada del Dosso. Pare che sotto la santella ci sia un passaggio segreto, un cunicolo in sasso che porta al castello di S.Maria. Ha il tetto a capanna rivestito di tavole di legno e manto di “piode”, il colmo è in coppi di terracotta. Il tetto è molto aggettante e senza canali di gronda, ripara comunque molto bene le decorazioni interne. La parte bassa comunque risente dei problemi di umidità di risalita. Manca una zona di rispetto più ampia pavimentata con pietra locale o meglio in acciottolato e una comoda seduta in muratura.
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E’ illuminata dal Comune di Tirano come la maggior parte delle edicole votive. Molto antica ha subito diversi interventi nei secoli. I dipinti, nei tre specchi sfondati sono attribuiti al Tagliaferri che li avrebbe dipinti all’inizio del 1900. Ma ad una attenta osservazione si può rilevare lo stile di altri pittori che hanno operato a Tirano tra la fine dell’800 e l’inizio del novecento Gavazzeni, Morgari. In verità il modo di dipingere le pieghe degli abiti fa molto pensare ai dipinti del Caimi in parrocchiale. L’artista inoltre nel 1844 dipingeva l’affresco rappresentante la visita di San Carlo Borromeo alla Basilica di Tirano, sulla facciata del palazzo Torelli. Se fosse così la decorazione risalirebbe a prima del 1870. La tecnica utilizzata sembrerebbe una pittura a calce su intonaco rustico, rifatto a nuovo e poco lisciato per consentire ai colori di aggrapparsi con più facilità. Non sono visibili le incisioni che si facevano sul’intonaco fresco per riportare il disegno. Ad una attenta osservazione si capisce che l’opera è stata dipinta dopo avere fatto lo spolvero. La pennellata è decisa e rigorosa e descrive minuziosamente i particolari.
Le decorazioni sull’architettura esterna e alcune parti strutturali interne sono degli anni 1940-50. Fu restaurata dal Comune di Tirano negli anni 1994/6 con l’approvazione della Sovrintendenza ai monumenti di Milano, sotto la direzione del geometra Boni dell’ufficio tecnico che curò i rilievi e laparte tecnica per aggiudicare l’appalto e la mia collaborazione(volontaria), a quel tempo ero in una commissione consultiva presso il Comune di Tirano, su indicazione del sindaco Flavio Poluzzi. L’attuale Sindaco era ai lavori pubblici. Il restauro fu affidato a Paola Centurini di Milano.
Il viandante proveniente da Tirano nelle ore del mattino (l’edicola è in piena luce) viene colpito dai colori molto caldi in prevalenza giallo ocra, alternato al rosso e al blu secondo un gusto classico rinascimentale recuperato nei secoli XVIII e XIX. Come tradizione un cancello in ferro battuto, con serratura, composto da aste cilindriche terminanti a punta di lancia, chiude e protegge lo spazio più sacro. Segni di devozione sono il crocifisso, purtroppo inchiodato al dipinto, l’altarino con tovaglia ricamata,un candelabro e fiori freschi e secchi.

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La composizione pittorica è di grande equilibrio. I personaggi dell’Apparizione sono bene disposti, la Madonna è a destra, Mario a sinistra, confermando le posizioni dell’iconografia nota.
La Vergine ha il volto, di tre quarti, roseo con guance arrossate, capelli biondi, aureola di un giallo luminoso a piena forma, sguardo verso il veggente. Il velo sul capo è di colore verde pallido. Il mantello ha il colore blu lapislazzulo, legato con un fermaglio e la veste è rossa bordata di giallo, con sfumature arancio e viola. Nella scollatura si intravede una maglietta chiara. La mano destra indica il luogo dove dovrà sorgere il Tempio. La mano sinistra è poggiata sul cuore. La figura è slanciata, per qualche verso allungata, ma di giovinetta, come il racconto di Mario recita. I piedi poggiano nudi sulla terra da lei benedetta. La figura di Maria a destra prende metà scena, l’altra metà è colmata da Mario in ginocchio in primo piano. La parte bassa è molto rovinata. Il tutto già visto nella santella della ”giustizia”.

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Mario degli Homodei sembra vestire in modo più moderno (ottocentesco), i colori dell’incarnato e degli abiti sono bene intonati e abbinati in calda cromia in equilibrio con i verdi. Mantiene la sua borsa a tracollo, è stato aggiunto per terra un cestino di fichi e il bastone. Mario ha il capo rialzato verso Maria. Il volto di profilo lo descrive sereno, devoto e abbagliato con capelli castani mossi e filiformi, barba corta. Le braccia aperte e le articolazioni delle dita delle mani esprimono saluto e accoglienza. La giacca di campagna, sembra evidenziare un cappuccio ripiegato sulle spalle, già in uso alla fine dell’ottocento. La gamba sinistra è piegata e l’altra poggia in ginocchio a terra. I pantaloni sono di colore verde caldo, come la sua borsa.
L’Arcangelo Michele, a sinistra e in terzo piano mostra i suoi simboli (la spada e la bilancia da giustiziere), osserva la scena dall’alto, ma i suoi occhi vedono la terra e Mario. I lineamenti sono classici e bene proporzionati. I colori accarezzano la superficie e la modellano sapientemente. Il suo abbigliamento è quello di un soldato romano, con elmo e piume, corazza di cuoio e mantello rosso che fa da quinta a Mario. Le sue ali di colore rosa-viola sono ripiegate dietro le spalle. Nella destra stringe la spada con l’elsa dorata, la sinistra trattiene il piatto della bilancia affinchè venga visto, senza nascondersi dietro il capo di Mario. Nello sfondo un paesaggio autunnale con montagne e chiesetta sulla rupe, fa pensare a Santa Perpetua. Nel cielo quattro cherubini (volto e ali) volteggiano tra le nuvole nel cielo colorato di rosa e azzurri-viola. Tinte che contrastano sapientemente con il profilo delle cime alpine. La narrazione vuole che l’apparizione sia avvenuta all’aurora alle ore cinque, Mario era andato a raccogliere fichi per il cognato moribondo.
San Gaetano da Thiene. Viene raffigurato nella nicchia arcuata a destra, con nella mano destra il Crocifisso per la sua grande devozione alla Passione di Cristo, ma ha anche il giglio simbolo di purezza. Non si capisce cosa ha nella mano sinistra. Il volto è di tre quarti, la capigliatura èfolta e arruffata. L’abito è grigio azzurro e colletto bianco con mantello dello stesso colore del saio. Il suo sguardo sembra guardare lontano e in alto a indicare ai viandanti la direzione della sua chiesa in Trivigno, dove l’8 agosto viene fatta una grande festa. Un filo di luce cinge il suo capo e lo santifica. Papa Clemente XIII, l’11 settembre 1762 ne confermava il culto che già da due secoli gli veniva tributato.

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Nella nicchia opposta possiamo vedere San Giuseppe che regge tra le braccia il Bambin Gesù. Filo di luce sul capo in prospettiva. Occhi chiari espressivi e fissi. Regge nella mano sinistra il bastone fiorito (gigli) simbolo della vita. La veste è rossa con chiari rosati e il mantello è ocra giallo e marrone e sono, con maestria pennellate le pieghe, geometrizzate con sapienti alternanze di luci ed ombre.
Gesù è fermo tra le braccia del padre terreno con la destra benedice e la sinistra stringe il bastone fiorito. Volto paffuto, roseo delicato, occhi grandi rivolti alla scena dell’Apparizione, bello nei suoi lineamenti, con giallo di luce intorno al capo di forma triangolare (usata per Dio padre). La tunica che indossa è luminosa (bianco giallo) e lascia scoperte braccia e gambe, i piedi sono disegnati con grande bravura e sono dinamici.

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Il cielino, con volta a crociera a sesto leggermente rialzato e a tre vele, è dipinto con elementi decorativi floreali bianchi e rossi (simili a stucchi) sovrapposti ad una base di giallo ocra dividendo gli spazi in spicchi a fondo scuro in terra di Siena bruciata e composizioni floreali. Si leggono ancora alcune scritte da sinistra verso destra: SAN GIUSEPPE, BENE AVERAI e S. GAETANO, sovrapposte a scritte uguali precedenti ormai poco leggibili che confermerebbero una colorazione degli esterni nell’Anno Santo.
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“Ma penso anche a quella del Dosso poco dopo il castello di Santa Maria e che si trova sulla strada vecchia che conduce nella contrada, lì nel mese di maggio in occasione del S Rosario gli uomini, le donne ed i bambini del Dosso e della via dei Castelli vi si radunavano con il parroco per il momento di preghiera”. (I.Bormolini)

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Immagine da rarissima cartolina fine ottocento- inizio novecento.
Tutte le immagini dell'articolo sono coperte dal diritto d’autore. 
Michele Falciani

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