Spesso troviamo crocifissi ai bivi e agli incroci, perché tali luoghi, secondo la superstizione popolare, erano i preferiti per rituali magici o incontri di negromanti per evocare gli spiriti. Per purificare questi siti occorreva il potere esorcizzante della croce... (Di Michele Falciani)
Essere viandanti al bivio, portava a scegliere fra la via retta o malvagia, trovarsi circondato da forze luminose e oscure e dover avanzare, e allora davanti al crocifisso nasce l’usanza di farsi il segno della croce e questo gesto rende il posto sacro. Cristo conforta il viandante che sicuro avanza nel suo cammino in compagnia dell’aiuto e della protezione Divina. I crocifissi popolarono le vie di montagne, pianure e le terre protette già dal 1400. Quelli che sono sopravvissuti al tempo sono abbastanza recenti e databili al 1800-1900.
Scendendo dalla Santella dell’Apparizione del Dosso prima di prendere la via Trivigno che ci porta in via Torelli, continuazione di via porta milanese, si incontrano a sinistra alcuni sassi medioevali, conficcati nel ciglio della strada di coltello, ormai gli unici rimasti, dopo la demolizione di un reperto di notevole importanza nella via dei castagneti. Via che dalla santella conduce al Dosso. I sassi che limitavano i due lati sono stati letteralmente spazzati via.
Foto di com’era la strada prima di essere asfaltata
Si incontra un crocifisso di legno intagliato e dipinto di medie dimensioni protetto da un tettuccio e da un tabernacolo in legno di forma romboidale. Il pilastrino in cemento fu rivestito con tavole di legno e rinnovato il tabernacolo, con l’aggiunta di una copertura e scossalina in rame, dalla sensibilità delle famiglie del posto, seguendo le indicazioni dell’ufficio tecnico dopo il 1996. Si eleva da un basamento circolare in cemento ricoperto da piode. Alla base del crocifisso vi è un contenitore in legno, che copre i piedi del Cristo, e ospita piante fiorite durante l’estate e fiori secchi in inverno. La scultura è stata realizzata da mano sicura e poi fatta dipingere come si usava. La figura è realizzata in tre pezzi (il corpo e le due braccia) come si può notare dalla fenditura tra spalla e braccio. Il capo, cinto dalla corona di spine, non è completamente reclinato e risulta più grande rispetto alle proporzioni del corpo. Sono molto curati i dettagli del viso, barba e capelli e l’anatomia del corpo. Un panno di colore grigio azzurro, legato da due cordicelle copre il bacino. La croce è massiccia e in alto risalta la scritta INRI su tavola a forma di cartiglio baroccheggiante di colore bianco. Non è mai stato restaurato e i colori sono molto rovinati quasi spariti dalle superfici più esposte alle intemperie.
Michele Falciani
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