19 agosto 2011 - Dopo il primo periodo trascorso a Gizo insieme ai ragazzi e giovani del posto siamo partiti alla volta di terre lontane nelle sperdute isole di Moli e di Nila...
All’alba del 9 agosto la nostra comitiva, arricchita della presenza di John e Fatima, nonché del nostro bishop, è partita con le due barche episcopali verso l’isola di Moli. Ore di viaggio previste: 3 con il mare buono; altrimenti 9 ore con il mare cattivo. Alla partenza tutto fila liscio, fino al primo autogrill, quando la seconda barca si accorge di avere dell’acqua nei serbatoi della benzina. Per fortuna il bravo Peter nel giro di pochi minuti riesce a sistemare il tutto, buttando però una tanica di benzina inquinata dall’acqua.
Dopo la prima ora di viaggio iniziamo la traversata dell’oceano verso Moli. Dopo altre tre ore e mezzo di onde abbastanza clementi entriamo nel canale di acque tranquille proprio di fronte all’isola. Veniamo accolti da tutta la popolazione che per l’occasione ha organizzato un benvenuto in grande stile, con riti e danze tribali. Ancora bagnati fradici per l’avvernturoso viaggio accogliamo i molti discorsi di benvenuto e finalmente possiamo rifocillarci con il gustoso rinfresco che ci è stato preparato.
A Moli ci siamo fermati solo tre giorni, ospiti nel nuovo centro pastolare costruito in cima alla collina, facile da raggiungere quando non piove! La comunità dell’isola si è mostrata ospitale nei nostri confronti, i giovani presenti in queste giornate appartenevano a tre parrocchie della zona. Il lavoro svolto su quest’isola non è stato molto di animazione, come a Gizo, ma di condivisione e testimonianza. Ci siamo subito accorti di come un grosso problema di questi ragazzi sia l’isolamento dal resto del mondo e una bassa stima e fiducia in se stessi. Abbiamo avuto l’occasione di condividere con loro diversi momenti e di confrontarci su quali sono i problemi che vivono i giovani di queste isole.
Vivere a Moli è tutt’altra cosa che stare a Gizo. Non c’è acqua potabile, la corrente funziona solo quando il generatore è acceso, i bagni non sono come i nostri... Ma tutto questo non è stato assolutamente un problema per nessuno del gruppo. Anzi abbiamo anche gustato la bellezza del vivere con l’essenziale e sapersi arrangiare in tutto. Particolarmente belli sono stati i momenti di condivisione serale con i giovani, nei quali abbiamo vissuto con loro momenti di scambio ballando insieme le nostre e le loro danze.
Al mattino presto del 12 agosto, dopo un forte acquazzone che ha reso avventurosa la discesa dalla collina, riusciamo a partire caricando i nostri viveri sulle barche pronte. Tre ore di viaggio di cui due sotto l’acqua piovana, arriviamo alle 9 a Nila. Questa volta non troviamo quasi nessuno ad accoglierci; tutti erano convinti che saremmo arrivati a mezzogiorno. Nessun problema! Nel giro di pochi minuti le barche sono svuotate delle nostre valigie e inizia il pellegrinaggio verso la cima della collina, in mezzo al fango e facili scivolate, super carichi come buoi, in particolare la prova è stata molto ardua per il nostro Simone che si è fatto tutto il percorso portando la tanica di acqua da 35 litri!
Al nostro arrivo in cima alla collina il tempo comincia ad aprirsi e ne approfittiamo per lavarci dal fango; rito che faremo per tutti i giorni di permanenza qui. Siamo ospiti in una piccola casetta di legno che dà sul comprensorio dei dormitori degli studenti. Ci accorgiamo presto che Nila è una comunità diversa rispetto a Moli. Per certi versi è più organizzata e anche più aperta. Qui l’organizzazione di gran parte delle attività, in particolare della giornata mondiale della gioventù è stata gestita dalle mani salde della preside Mary e da due volontarie filippine, amiche di vecchia data del bishop Luciano. Una vera macchina organizzativa!
La parrocchia di Nila si presenta come un grandissimo giardino pieno di verde, fiori, casette accoglienti e ben tenute. In questa zona delle Shortland si concentra il polo scolastico gestito dalla diocesi di Gizo. Nei quattro giorni passati a Nila abbiamo condiviso momenti di preghiera, gioco, animazione e riflessione nel contesto della giornata mondiale della gioventù che in contemporanea si svolgeva a Madrid. Anche in questo caso la nostra presenza non è stata caratterizzata tanto dal “fare” qualcosa, ma dall’ “essere” un segno di comunione e fratellanza con questi giovani; la nostra presenza ha voluto comunicare loro che non sono soli, che i confini della grande famiglia cristiana non sono poi così lontani. Ogni giorno abbiamo condiviso insieme pranzo e cena presso la casa del parroco e rifocillati da un gemellaggio culinario gestito dalle donne del posto insieme al nostro Alfio.
A questo punto del viaggio non possiamo tralasciare anche i problemi che a turno abbiamo dovuto attraversare: scottature, effetti collaterali del Lariam, il fango, le zanzare, la febbre, dolori vari, unghie rotte.... insomma a turno un po’ tutti abbiamo dovuto fare i conti con queste debolezze che da una parte ci hanno reso più forti e vicini tra di noi. Particolarmente significativa è stata anche la condivisione con una parte della chiesa metodista, che con una delegazione ha partecipato ad alcuni momenti delle nostre celebrazioni. Per noi è stato un esempio di reciproco rispetto e dialogo tra confessioni religiose diverse.
Al mattino del 16 agosto, giorno del compleanno di don Bosco, la chiesa di Nila è gremita di persone per la celebrazione della messa durata un'ora e trenta, al termine della quale il bishop rivolgendosi a don Ale ha detto: “Certo che potevi tenerla più corta la predica”... Così alle ore 10.30 siamo di nuovo sulle barche, pronti a tornare a Gizo. Inizia l’ultimo avventuroso viaggio in mezzo all’oceano. Già da subito ci accorgiamo che questo viaggio sarà molto movimentato. Onde enormi sembrano minacciare le nostre minuscole barchette... persino lo skipper Peter ha dei dubbi sul proseguire, ma la lungimiranza del nostro don Luciano vede che oltre le onde il mare è più calmo e così decidiamo di proseguire comunque.
Ci siamo sentiti confortati dalle parole del bishop che ci diceva: “non so se questa riusciremo a raccontarla!”. Dopo la prima mezz’ora in balia di forti correnti effettivamente il mare si rende più navigabile. Iniziamo così la traversata verso l’isola di Vella. Il cielo sopra di noi è bellissimo fino all’arrivo a Vella, anche se in verità il mare è stato abbastanza mosso. Dalla barca numero uno vedevamo che sulla seconda barca le cose non si mettevano proprio bene: dopo un primo tentativo di restare in rotta giusta, Elio e Donato si sono dovuti offrire come zavorra per tenere ancorata all’acqua la prua della barca, zona non molto confortevole per via dei grandi salti e scossoni sopra le onde.
Arrivati a Vella ci siamo concessi una pausa all’autogrill in mezzo all’oceano, mangiando banane e papaia ormai allo stato semiliquido, ma con scenari mozzafiato tutto intorno a noi; ci sembrava di essere sul set dei film più belli girati in zone tropicali, atolli, isolette, spiagge bianche, pesci colorati, acqua azzurrissima ovunque. Ultima ora di viaggio sotto l’acqua piovana, che se da una parte poteva dare fastidio, dall’altra ci ha purificati dal sale che bruciava pelle e occhi.
Alla vista di Gizo ci siamo sentiti molto confortati, anche se abbiamo vissuto con molto coraggio e fiducia durante tutto il viaggio. Questo è uno di quei viaggi che aiutano a rinforzare davvero la fede! Al nostro sbarco abbiamo promesso di fornire le parrocchie di tutti i presepi di cui hanno bisogno, come segno di gratitudine per la grazia ricevuta! Ritornare a Gizo ci è sembrato di entrare in una grande metropoli. Non ci sembrava vero avere una casa con acqua calda, bagno, ventilatori, frigorifero e acqua potabile sempre a disposizione.
Abbiamo imparato ad apprezzare tutto quanto di semplice ed essenziale abbiamo nella vita. Abbiamo gustato la gioia di condividere con fratelli e sorelle di culture diverse la stessa passione per la vita, la fede, l’amicizia. E ora che mancano pochi giorni alla nostra partenza per l’Italia nessuno ha voglia di partire. Qui abbiamo ricevuto molto più di quanto siamo venuti a portare. L’abbraccio, il sorriso dei bambini, le chiacchierate con i giovani del posto, il condividere tutto con loro, gli scambi di esperienza hanno arricchito molto le nostre vite; e per certi aspetti ci siamo scoperti noi i poveri che tornano a casa ricchi di forze, speranze, energia e voglia di spendere ancora parte della nostra vita in queste terre eccezionali agli estremi confini della terra. Grazie don Luciano, sei stato un fratello per noi; la tua amicizia, semplicità, pazienza e umiltà sono stati i doni che più ci hanno arricchito. Ti abbiamo fatto molte promesse... Non sappiamo se le manterremo tutte, ma di certo non ti lasceremo solo, mai.
I precursori dell’orma 11... Alfio, Simone, Chiara, Mary, Michela, Cristina, Elio, Donato, don Alessandro
PER VEDERE TUTTE LE FOTO DEL GRUPPO CLICCA QUI
Nessun commento:
Posta un commento