L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

domenica 1 aprile 2012

RACCOLTA FIRME PER L'AUTONOMIA DELLA PROVINCIA DI SONDRIO

31 marzo 2012 - La Comunità per l'Autonomia della Provincia di Sondrio ha proposto in questi giorni una petizione online: obiettivo 5.000 firme.

Le ragioni della proposta sono dichiarate sul sito web per la raccolta firme:

In seguito alla crisi del sistema politico-economico italiano e al fallimento della politica locale nasce nei cittadini della Valtellina e della Valchiavenna l’esigenza di volere essere più partecipi alle decisioni riguardanti il futuro del proprio territorio. Per questo motivo nasce la Comunità per l’Autonomia della Provincia di Sondrio che desidera rappresentare tutti i cittadini, a prescindere dal proprio credo politico, che hanno a cuore lo sviluppo e il benessere delle nostre vallate.

Non è un’associazione in senso giuridico ma vuole rappresentare le voci, le speranze e i sogni della nostra gente. Riteniamo che per potere amministrare e governare al meglio un territorio interamente montano sono necessari nuovi strumenti di governo locale. Il grave limite che finora ha caratterizzato l’ente Provincia risulta dal fatto di essere un ente locale meramente esecutivo di scelte politiche decise da altri livelli di governo.

Gli esempi che giungono da altre realtà istituzionali come le provincie autonome di Trento e di Bolzano rappresentano bene quello che sarebbe necessario per valorizzare al meglio il nostro territorio. Ogni territorio ha delle sue specificità e soltanto una potestà legislativa mirata potrà consentire un suo ottimale sviluppo.

L’obiettivo finale che si pone la Comunità è la partecipazione della società civile per la costruzione di un movimento di opinione capace di fare sentire a chi è sordo quelle che sono le nostre legittime e sacrosante aspirazioni.

SUCCESSO PER IL CORSO SUI B&B: SI REPLICA

31 marzo 2012 - Lo scorso weekend si è tenuto presso la sala della Banca Popolare di Tirano il primo corso dedicato all’ospitalità familiare organizzato dalla società In Valtellina srl.

Molte le tematiche affrontate dai numerosi relatori intervenuti al workshop:
come aprire e gestire un b&b, un affittacamere o una casa vacanza, quali sono gli aspetti fiscali da conoscere, come promuoversi sul web, alcuni dati sul turismo della nostra provincia e un’interessante case history proposto dalla Presidentessa
dell’Associazione dei B&B di qualità del Trentino; questo ma molto altro ancora.

Il corso ha visto la partecipazione di una ventina di futuri gestori di B&B provenienti da Valtellina e Valchievenna e di alcuni proprietari di strutture ricettive interessati ad approfondire le tematiche del settore.

La “due giorni” è stata un ottimo modo per venire a conoscenza della normativa regionale relativa al settore extra alberghiero e di molti altri aspetti altrimenti difficilmente reperibili, elemento molto gradito e apprezzato dai partecipanti.

Inoltre In Valtellina srl si auspica che l’incontro possa essere l’inizio di una collaborazione futura tra le varie strutture dell’ospitalità familiare dell’intero territorio valtellinese, sulle orme di quanto è stato già fatto dal vicino Trentino che, con molta probabilità, diventerà meta di un prossimo educational dedicato ai gestori di B&B con visite e corsi brevi finalizzati agli aspetti pratici ed emozionali di questa passione per l’accoglienza dell’ospite.

La società In Valtellina, considerando il grande numero di interessati che hanno
fatto richiesta per prendere parte al primo workshop, ma che per questioni di numeri non vi hanno potuto partecipare, ha deciso di organizzare una seconda edizione nelle date venerdì 11 e sabato 12 maggio 2012.
Chi fosse interessato sarà possibile contattare per le preiscrizioni al corso a numero chiuso In Valtellina srl entro venerdì 4 maggio telefonando al numero
0342/705619 oppure scrivendo una mail a info@in-valtellina.it.

CAVA DI BIANZONE: BATTAGLIA PERSA?

31 marzo 2012 - La Provincia di Sondrio è pronta a procedere con l'esproprio dei terreni agricoli nel piano del Ranèe, nel Comune di Bianzone.

Dopo mesi di lotta, la Provincia di Sondrio sembra aver vinto. Peccato che i nemici siano proprio i cittadini valtellinesi proprietari dei terreni che serviranno per costruire una cava temporanea di sabbia e ghiaia.

La decisione è stata presa all'interno della conferenza dei servizi tenutasi mercoledì in Provincia e alla quale non hanno partecipato, per protesta, i proprietari stessi. Il motivo della loro assenza si spiega con la respinta di una proroga, la seconda, necessaria per poter produrre una documentazione che presenti un piano alternativo rispetto a quello proposto.

Il Comitato per la tutela e la valorizzazione del piano di Bianzone ha fatto sapere, dalle colonne de La Provincia di Sondrio, che c'è ancora "la possibilità di fare un ricorso amministrativo, partendo dal fatto che la proroga non è stata ammessa nonostante venti giorni di posticipo fossero un tempo ragionavole... ".

GROSOTTO: SEQUESTRATA DISCARICA

31 marzo 2012 - Il Corpo Forestale di Grosotto a posto sotto sequestro una discarica a cielo aperto.

Vicino alla storica discarica grosottina, è stata posta sotto sequestro, nel Comune di Grosotto, una discarica con un frantoio: l'azienda che stava utilizzando la zona in questione, al momento del controllo del Corpo Forestale di Grosotto, non ha fornito le autorizzazioni necessarie per l'attività che lì veniva svolta. Ora tocca alla Procura di Sondrio stabilire l'esito della vicenda e le eventuali responsabilità.

DELLA VEDOVA: "LA VERITA' SUL PGT"

31 marzo 2012 - Il Vicesindaco di Tirano Gianmartino Della Vedova ha affidato a questo giornale la replica alle accuse del Gruppo Misto relative a dei presunti favoritismi in seno al Pgt.

Leggo sempre con particolare attenzione quanto pubblicato da Intorno Tirano: credo che queste nuove modalità comunicative esprimano quella vivacità intellettuale, quello stare al passo con i tempi che sono espressione di una società critica e attenta a tutto ciò che di rilevante accade sul territorio.

Non poteva certo passare inosservato un evento così importante come l’approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio, uno strumento per mezzo del quale l’amministrazione si assume il difficile compito di ridisegnare la fisionomia di una intera città. Non so quanti abbiano la consapevolezza dell’importanza e della complessità di un documento così articolato come il PGT. Su che cosa vada in concreto ad incidere, in che modo, con quale impegno, con quali risorse, con quali obiettivi...

E la sommarietà dei giudizi letti sulla stampa cartacea e on line non rende certo giustizia ai professionisti che vi hanno lavorato intensamente per cinque anni producendo tre ponderosi documenti:

  1. il Documento di Piano, il vero cuore della programmazione urbanistica aperto ai contributi e alle proposte di cittadini e associazioni,
  2. il Piano dei Servizi che analizza e descrive le strutture pubbliche necessarie alla comunità e
  3. il Piano delle Regole, che individua la destinazione delle aree del territorio.

Per pervenire alla loro redazione sono stati analizzati meticolosamente non solo il territorio, ma anche la sua stratificazione sociale, culturale ed economica, in coerenza con quell’idea di città alpina che ci ha ispirato sin dall’inizio.

Chiunque abbia avuto la pazienza di dedicare un po’ di tempo alla sua lettura, anche critica, non può che rimanere perplesso davanti alla caratura delle osservazioni recentemente emerse sulla stampa. Sembra che ai commentatori, più che l’analisi di come verranno disegnate le nuove aree pedonali (mi riferisco ad esempio alla zona di cucitura fra il Centro Storico e gli edifici del ‘900 del Giardino di infanzia e del Palazzo Credaro, inclusa la zona Arcari e la Piazza dell’Emigrante) o agli interventi previsti sulle aree di criticità come l’area Selva, l’autorimessa Perego, il cinema Italia, l’area ex Sala o l’area Mottana, o la progettazione dei parcheggi satelliti, o la trasformazione delle zone che hanno perso la loro funzionalità come Foro Boario o lo Scalo merci, siano più attratti dall’esercitare la meritoria funzione di controllori della legittimità e della opportunità sull’operato e sulle scelte dell’amministrazione. Ben venga.

Trovo un certo imbarazzo a rispondere alle argomentazioni di chi si firma Carlo Verdone, Ferro Fuoco, Pippo Baudo…. (chi chiede chiarezza dovrebbe dimostrarne altrettanta mettendo “in chiaro” il proprio nome e cognome sulle opinioni che espone). Merita invece attenzione quanto espresso dal Gruppo Misto le cui energie sembrano concentrarsi esclusivamente sul fatto che uno dei terreni interessati alla sistemazione dell’area verde fra il San Michele e la via San Giuseppe appartenga ad un mio “parente”. Ebbene sì. Questo corrisponde al vero, come corrisponde al vero che la mia famiglia è stata proprietaria di un edificio nel Centro Storico, da me ristrutturato quando la maggior parte dei fabbricati era transennato e decadente, o che altri miei parenti abbiano costruito la loro casa in una frazione che si stava spopolando. Salvo che spogliarsi francescanamente dei propri beni e indurre i parenti a farlo (oppure a rinunciare ad ogni carica pubblica) è probabile e possibile che qualcuno riesca a ricondurre determinati interventi a qualche interesse privato mio o di qualche mio “parente”.

Ciò che invece non corrisponde al vero sono alcune argomentazioni del Gruppo Misto riferite all’area San Michele che come ormai è noto verrà ampliata creando un grande Parco al centro della città, analogo e migliorativo rispetto a quello proposto dal gruppo misto: 16/17 mila metri quadrati (che potranno ancora aumentare aggiungendo una parte della superficie della segheria Ghilotti per la quale è ipotizzabile la trasformazione in zona residenziale o alberghiera) al posto degli attuali 7/8 mila.

Per raggiungere questo obiettivo strategico e indispensabile è stato lo spostamento verso la via San Giuseppe di un’area edificabile diretta di circa 3.000 mq che nel vecchio PRG era collocata in adiacenza all’attuale Parco. Si è venuta così a creare, com’era nelle intenzioni degli estensori della richiesta di ampliamento del parco S.Michele, un’unica e più grande area verde senza interruzioni e senza il rischio di veder realizzati in futuro fabbricati in vicinanza della Basilica.

E qui, mi permetto una nota personale in risposta a chi interpreta questa scelta come il risultato della volontà di agevolare qualcuno in particolare: se il mappale storicamente dei miei “parenti” fosse stato stralciato da questa scelta urbanistica progettuale, sarebbe stata l’unica area ad aver subito un diverso trattamento rispetto a quelli in fregio a tutta la Via San Giuseppe. Non stupisce che un certo tipo di informazione induca i (tre) lettori meno informati a identificare certe scelte come “logiche nepotistiche, parenti povere delle logiche mafiose” o si vada a scomodare addirittura ” l’etica professionale”. E’ appena il caso di ricordare che non stiamo parlando di trasformazioni a scopo speculativo di aree agricole in aree fabbricabili, ma di terreni che comunque erano già edificabili e sui quali cambia, per i motivi progettuali appena citati, solo il regime di edificabilità: da PL a diretta.

Restando in tema di favoritismi presunti è bene puntualizzare che tutti i terreni dell’area San Michele sono stati trattati nello stesso modo, infatti sia che essi insistano sulla via San Giuseppe, sia che siano a ridosso dell’attuale Parco San Michele l’indice territoriale edificatorio è stato ridotto, per tutti, rispetto al PRG da 1,5 a 1 mc/mq. I terreni antistanti alla via stessa hanno ceduto, negli anni passati, superfici per la realizzazione della viabilità e dei marciapiedi attuali inserendosi in un contesto urbanizzato che già vede l’edificabilità diretta per tutta la Via San Giuseppe; in questo PGT cederanno una ulteriore fascia di 5 metri per la realizzazione della pista ciclopedonale e su di essi insistono le strade di accesso ai piani attuativi previsti che attualmente ne sono privi. Quantitativamente, se si vuole conteggiare la percentuale ceduta, è intorno al 30-35%, esattamente come tutti i terreni presenti in zona e oggetto di piano attuativo.

Anche su altre inesattezze è doveroso fare chiarezza: non corrisponde al vero che” la superficie destinata a strada rimane a carico di tutti i cittadini e non essendo edificabile comporterà per i proprietari una forte penalizzazione”. La scelta dell’amministrazione è stata quella di realizzare direttamente la strada di accesso (destinata esclusivamente alla mobilità ciclo pedonale e di servizio ai lotti presenti nell’area) attraverso la procedura di appalto pubblico evitando così l’incombenza della realizzazione ai proprietari dei piani attuativi e scomputando i costi dagli oneri di urbanizzazione che così vengono interamente versati nelle casse comunali. La superficie inoltre occupata dalla strada, parte integrante del parco, genera comunque la volumetria con indice territoriale 1:1 per i proprietari.

A differenza di quanto proposto dal Gruppo Misto, quello che l’amministrazione e i progettisti hanno previsto, è concretamente realizzabile sia come densità edificatoria sulle zone di appoggio che di rispetto della zona “buffer” del tracciato ferroviario Unesco, sia come entità quantitativa dei tre piani attuativi previsti.

Nonostante questi chiarimenti è comunque possibile che le ragioni di “opportunità” espresse dagli estensori del Piano, possano non coincidere con quelle del Gruppo Misto, ma non è abbandonando l’aula del Consiglio comunale come hanno fatto i consiglieri Pola, Marchesi e Trisolini e affidando le loro osservazioni ai mezzi di comunicazione che si favorisce quel processo di confronto costruttivo che, in democrazia, si traduce nell’approvazione o meno delle osservazioni da parte della maggioranza di voto.

Per sgombrare il campo da conclusioni fuorvianti, ho ritenuto opportuno rispondere alle inesattezze, per la prima e l’ultima volta, con lo stesso mezzo; in futuro, chiunque vorrà instaurare un serio e costruttivo confronto, mi troverà sempre pronto all’ascolto, ma nelle forme e nelle sedi istituzionali.

Il Vicesindaco
Gianmartino Della Vedova

sabato 31 marzo 2012

DEL NERO SALVA LA TESTA, LA VALTELLINA PERDE LA FACCIA

30 marzo 2012 - Pubblichiamo un contributo di Michele Corti riguardante una vicenda di qualche settimana fa, ma ancora di estrema attualità.

Giovedì sera (8 marzo, ndr) doveva essere una specie di 25 luglio 1943 per Patrizio Del Nero. Invece questa volta la congiura è fallita. Forse perché il Re (della bresaola) comm. Rigamonti, a differenza del Savoia non ha tolto la fiducia al suo Duce, ops, Direttore. Una storia da cui i rappresentanti delle categorie economiche della provincia di Sondrio non escono certo bene.

La cronaca ha dell'incredibile. Le stesse organizzazioni di categoria che in Giunta di Camera di Commercio si pronunciano per la rimozione di Patrizio Del nero da direttore del distretto agroalimentare poi in Consiglio di amministrazione gli votano a favore. Ma allora chi rappresenta cosa? Vediamo di capirci qualcosa di una vicenda dove di certo Del Nero conserva la testa ma la Valtellina, quantomeno le associazioni di categoria , ci perde la faccia.

Il Consiglio di amministrazione

Il dsitretto agroalimentare di Qualità della Valtellina è costituito da quattro Consorzi di prodotti Dop o Igp: quello della bresaola valtellina Igp rappresentato dal comm. Emilio Rigamonti, il re della bresaola industriale, titolare dell'omonima azienda leader, quello dei vini (Dop e Docg) con rappresentante Mamete Prevostini (dell'omonima cantina), quello dei formaggi Dop Bitto e Casera (è un consorzio unico) rappresentato dal presidente Vincenzo Cornaggia, quello delle mele IGP rappresentato dal presidente Gian Luigi Quagelli, dirigente scolastico e presidente della COAV, una delle tre tre coop di melicoltori. Oltre ai quattro rappresentanti dei consorzi siedono con diritto di voto nel Cda i rappresentanti di tre soci partner; l'Unione industriali rappresentata da Fabio Moro, il re dei pizzoccheri della Valtellina industriali. Un prodotto che con il vero pizzocchero valtellinese di Teglio non c'entra nulla ma che è comunaque in attesa di Igp (sempre che al Ministero diano torto al pastificio Annoni di Bergamo che è il vero re del pizzocchero industriale...valtellinese). In ogni caso i pizzoccheri industriali della Valtellina hanno anch'essi il loro bravo consorzio rappresentato dallo stesso Moro. Vi è poi Gionni Gritti in rappresentanza dell'Unione artigiani (è presidente di VolaValtellina), infine Stefano Martinalli in rappresentanza del Consorzio Vivi le valli di cui il principale socio è la catena di iper e supermercati "autoctona" Iperal. Martinalli è anche direttore commerciale della Fiuriuda, il maxi agriturismo di Plinio Vanini, titolare della AutoTorino, la più grossa azienda commerciale del settore e presidente dell'Associazione Provinciale Allevatori. Nel consorzio Vivi le Valli tra i soci ci sono, oltre a Iperal e Credito Valtellinese (che insieme alla Banca Popolare è praticamente dietro a tutto quello che si muove sulla scena economica valligiana), Moro Pasta (quello di primna), Rigamonti Bresaola (sempre lui), AutoTorino di Plinio Vanini. Vivi le Valli è socio di VolaValtellina. E si potrebbe proseguire all'infinito.

Intrecci di interessi

In Valtellina è difficile dire cosa rappresenti un personaggio perché c'è un forte intreccio tra imprese, consorzi, enti economici. Quasi tutti gli attori dello psicodramma della mancata decapitazione di Del Nero rivestono più ruoli, hanno più casacche. Non è difficile capire che i rappresentanti delle organizzazioni di categoria nel Cda del distretto agroalimentare rispondono anche agli interessi di cordate imprenditoriali e di aggregazioni subacque di interessi (oltre, ovviamente, che a quelli della propria impresa, a volte leader). Si aggiunga che la presa delle categorie sul Cda avrebbe dovuto essere rafforzata dalla influenza della Coldiretti sulle componenti agricole. Eppure quella che era una indicazione unanime del mondo economico valligiano non si è concretizzata in una svolta all'interno di un distretto agroalimentare dove pure le categorie dovrebbero avere voce in capitolo.
Rigamonti esalta l'autonomia del Distretto dalla Cciaa e dai "soci" ma dietro questa "autonomia" si potrebbe vedere altro: gli interessi particolari di chi siede nel Cda. In apparenza l'argomento usato da Rigamonti per ottenere la fedeltà del Cda al presidente e al direttore è consisito nel far presente ai consiglieri che gli atti contestati dalla Cciaa, in particolare la gestione falimentare della Mostra del Bitto (ricca di consulenze per alcuni personaggi ma povera di risultati), erano stati da loro sottoscritti. Un argomento che avrebbe potuto costringere ad uscire allo scoperto qualcuno dichiarando i motivi della sfiducia delle categorie verso Del Nero. Resta il fatto che un Cda è sovrano e che avrebbe comunque potuto sfiduciare il direttore.

Quando i politici recitano il ruolo dei manager

Il fatto è che Rigamonti e Del Nero rappresentano un duo che può utilizzare argomenti molto convincenti, capaci di far presa sui variegati interessi incarnati dai consiglieri. Il cumenda è forte dei suoi soldi, Del Nero di quelli pubbici che, nei suoi ruoli istituzionali e grazie alla sua influenza politica e capacità manovriera, è riuscito a redistribuire in gran copia. E si vede che continua a farlo.
Non è però molto edificante il quadro di un distretto diretto da un "manager" che è in realtà è un politico di professione che "viene da lontano" (dalle scuole quadri del Pci), forte di una sua influenza politica e capace di condizionare i consiglieri. Tanto da ottenere un voto di fiducia di un Cda in contrasto con gli orientamenti degli organismi di categoria che li hanno indicati come loro rappresentanti nel consiglio stesso.
Ne esce un panorama valtellinese piuttosto torbido. Che non contribuisce a migliorare l'immagine della valli (c'è anche la Valchiavenna); un panorama che racconta di giochi di potere poco trasparenti. Sullo sfondo c'è un distretto della (autoproclamata) Qualità che continua a puntare sull'immagine oleografica e sempre più "da bere" delle montagne innevate, delle mucche Bruno alpine che non esistono più (sostitute dalle mucche-macchine da latte), delle donne e pastorelle in costume. Il tutto per smerciare pizzoccheri fatti con sfarinati di grano duro canadese e un po' di pula di grano saraceno cinese (di cui si rivendica ora l'Igp) e la bresaola di carne congelata di zebù sudamericano.

Michele Corti (www.ruralpini.it)

BILANCIO POSITIVO DELLA VALTELLINA AL VINITALY

30 marzo 2012 - La Valtellina ha vinto la sua scommessa e registra un Vinitaly dal bilancio decisamente positivo.

Chiude all’insegna delle emozioni e dei successi il Vinitaly 2012 del Consorzio Tutela Vini Valtellina, che nei quattro giorni di fiera - da domenica 25 a mercoledì 28 marzo - ha fatto registrare un’ottima affluenza di visitatori, degustatori e buyer nazionali e internazionali, confermandosi un importante punto di riferimento per tutti gli appassionati di vino e per gli addetti ai lavori.

Il dato ufficiale di Vinitaly conferma che le visite al Padiglione Lombardia, da parte di un pubblico sempre più specializzato e di un settore Ho.re.ca italiano in grande crescita, sono state oltre 50 mila, su un totale di 140 mila presenze indicato da Verona Fiere. Per lo stand Valtellina sono 25 mila i visitatori stimati tra operatori, giornalisti e buyer, con grande affluenza di pubblico soprattutto nelle prime tre giornate di manifestazione.

La Valtellina ha vinto la sua scommessa e registra dunque un Vinitaly dal bilancio decisamente positivo. La ricetta vincente di abbinare al vino la gastronomia, il turismo, la cultura e la storia ha dato i suoi frutti con grande soddisfazione delle 18 cantine presenti a Verona. Un mix variegato con un unico collante d’eccezione: il territorio. Una formula ben assortita che ha visto tutta la filiera valtellinese nella vetrina internazionale di Verona per fare respirare la sinergia che insieme si rappresenta.

I riconoscimenti ottenuti dalla Valtellina a Vinitaly si concretizzano anche con il premio “Benemerito della viticoltura italiana Medaglia Cangrande” – uno dei più prestigiosi riconoscimenti all’ interno del panorama vitivinicolo nazionale – consegnato a un produttore valtellinese a dimostrazione che dai terrazzamenti della Valtellina provengono da sempre vini che sono testimonianza di un saper fare millenario.

Ricordiamo che Vinitaly è un progetto reso possibile grazie alla collaborazione tra Consorzio Tutela Vini di Valtellina, Provincia di Sondrio – Assessorato al Turismo, Camera di Commercio di Sondrio, Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina, Unione Commercianti della Provincia di Sondrio – Associazione Ristoratori e Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina.