L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

sabato 26 febbraio 2011

STOP ALLA LEGGE SULLE CONCESSIONI: "DI CHI È LA COLPA?"

27 febbraio 2011 - Un commento della Federazione della Sinistra – Valtellina e Valchiavenna sulla bocciatura da parte del governo della legge regionale sulle Concessioni Idroelettriche.

Eravamo stati facili profeti quando, nel commentare lo scorso dicembre la legge regionale sulle grandi concessioni, avevamo cercato di allertare l’opinione pubblica della nostra provincia sul fatto che il testo approvato al Pirellone avrebbe potuto essere impugnato perché mal formulato e contradditorio in alcuni punti con la normativa esistente.

L’impugnazione da parte del governo su indicazione del Ministro per i rapporti con le regioni Fitto di alcuni commi delle leggi 19 e 21 e il rimando del testo alla Corte costituzionale per un giudizio sulla sua coerenza con le disposizioni nazionali e comunitarie confermano i rilievi da noi avanzati. Quanto successo contrasta in modo evidente con la sicumera con la quale il Presidente della provincia aveva allora risposto alle nostre osservazioni, contestandole perché, a suo dire, giuridicamente infondate e politicamente faziose.

Oltre a mettere in guardia dal rischio concreto che qualche inciampo giuridico avrebbe potuto occorrere,avevamo allora puntato l’indice contro l’uso propagandistico della vertenza idroelettrica fatta dal Carroccio con la campagna pubblicitaria “Le dighe sono a casa. Grazie Lega”, avevamo denunciato le quantificazioni fantasiose sull’entità delle risorse che sarebbero derivate alla provincia e avevamo sostenuto la tesi che il progetto presentato, più che tutelare gli interessi dei valtellinesi, salvaguardava quelli dei potentati idroelettrici, in primo luogo A2A, concedendo qualche dividendo ai partiti di governo in Provincia per oliarne clientele e consenso elettorale.

Nella polemica di allora non era mancata l’accusa, rivolta all’opposizione, di “lesa valtellinesità”. Dopo l’impugnazione della Legge regionale, oggi la Lega è alla ricerca affannosa di qualche capro espiatorio da presentare all’opinione pubblica provinciale per tamponare gli effetti negativi dello stop imposto da Roma.
Per trarsi dagli impicci in cui l’ha messa la mossa del ministro Fitto, la Lega ripropone oggi lo stesso richiamo all’unità della valle, ma mentre allora si trattava di rispondere a qualche puntura di spillo proveniente dall’opposizione di sinistra, oggi si deve giustificare un colpo basso che viene direttamente dal governo di centrodestra. Si tratta di una situazione più insidiosa.
Ecco allora comparire l’ipotesi di una fantomatica quinta colonna anti-valtellinese annidata nei palazzi romani, quel gruppo di “alti funzionari di 5 o 6 ministeri”, che secondo il consigliere regionale Parolo, all’insaputa del governo e in combutta con l’opposizione, avrebbe ordito il complotto. Si tratta, in tutta evidenza, di un patetico espediente con il quale il centrodestra provinciale cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità.

Giunti a questo punto, occorre cogliere l’occasione offerta dal blocco della legge per riprendere in mano l’intera questione. Non si tratta solamente di apportare qualche piccolo ritocco per consentire al progetto di poter ripartire, ma occorrerebbe metter mano all’intero edificio con l’obiettivo di un soluzione che veramente rappresenti gli interessi del territorio e di chi lo abita.
Su questo punto deve essere costruita una iniziativa di tutta la sinistra e delle forze di centrosinistra, che devono uscire dalla condizione subalterna alla Lega che ne ha caratterizzato fino ad oggi il profilo, come dimostrano il voto favorevole del PD all’articolo 53 e il comportamento che in Consiglio provinciale con poche e lodevoli eccezioni ha avuto l’opposizione . Su questa proposta sarà impegnata nei prossimi giorni la Federazione della Sinistra.

ATTO INTIMIDATORIO: TAGLIATE 250 PIANTE DI MELE

26 febbraio 2011 - A Lovero sono state tagliate di notte 250 piante di un frutteto ad un proprietario del luogo.

E' avvenuto una notte della settimana appena trascorsa. Almeno due persone, al momento ignote, si sono intrufolate di nascosto in un campo di mele appartenente a Roberto Giudice, imprenditore agricolo di Lovero. La "visita", avvenuta di notte, è costata all'agricoltore il taglio di 250 piante per un danno complessivo che si aggira intorno ai 15.000 euro. E' stata sporta denuncia e i Carabinieri stanno ora indagando.

BRUTTA SCONFITTA PER IL GRUPPO MAGANETTI TIRANO

26 febbraio 2011 - Il Gruppo Maganetti Tirano ha perso 79 a 44 contro l'U.S. Alebbio Como.

6^a partita del girone di ritorno di Serie D segnata già nel prologo per la squadra tiranese: arrivati 20' prima dell'inizio della partita non gli sono stati concessi, dagli avversari, 10' di tempo in più per scaldarsi. Partiti a freddo, i giocatori del Gruppo Maganetti hanno tenuto bene l'impatto con la partita, andando anche in vantaggio, ma chiudendo in svantaggio per 9 a 6.

"La partita è iniziata con il piede sbagliato - ammette coach Vesnaver -. Abbiamo perso quasi subito Corti per una contrattura al ginocchio"; sorte peggiore è toccata a Garbellini che, appena rientrato dall'infortunio, ha subito nuovamente l'uscita della rotola (probabilmente non rientrerà più in squadra); crampi per Missarelli che non è riuscito ad allenarsi con continuità durante la settimana, e, ciliegina sulla torta, Marchesi ha dovuto abbandonare la partita, nella quarta frazione, per il 5° fallo.

Al di là di queste iatture (3 infortuni e 1 espulsione), coach Vesnaver non nasconde la sua amarezza: "Sono un pò troppo deluso da questa prestazione; ad inizio partita ci sono stati molti errori da parte degli avversari, ma non ne abbiamo saputo approfittare". Per la squadra tiranese hanno giocato bene Garbellini (fino all'infortunio ha realizzato 4 punti) e Misarelli (5 punti); male Pennati che realizza solo 4 punti.

Il Gruppo Maganetti rimane in ultima posizione a 10 punti dalla Veranese. Prossima partita venerdì 4 marzo in casa contro il Biassono (metà classifica).

DI BARBE, DI CAPELLI (ED ALTRI PELI)

L’apparato pilifero della nostra specie, rispetto a quello della maggioranza degli altri mammiferi è modesto, limitato a poche aree, tanto che un noto scienziato ha definito l’uomo “ la scimmia nuda”... (Di Franco Clementi)

Ma quel po’ che è rimasto, al termine di chi sa quali selezioni biologiche, è bastato per far sviluppare da secoli la simpatica arte dei parrucchieri e dei barbieri, con le relative botteghe che in ogni città o paese costituiscono un luogo d’incontro e di conversazione. In pratica esse rappresentano un momento di sosta ove si possono scambiare idee, approfondire conoscenze e magari essere informati di qualche pettegolezzo ( ricordiamo che anche i pettegolezzi servono all’equilibrio della psiche), su un ventaglio di argomenti ben più vasto di quanto possa trovarsi ad esempio nella sala d’attesa del medico, ove il tema scontato è quello della salute e della malattia.
Insomma giudico il negozio di un parrucchiere (o barbiere) come un centro che ha una funzione sociale, cui si partecipa senza costrizioni o doveri.

All’occhio curioso di un forestiero, poi, il frequentarlo offre uno spaccato dell’ambiente e della popolazione di cui è al servizio; per usare un parolone, è un rivelatore culturale, un termometro della città o del quartiere e della vita che vi si svolge.
Per questo motivo , nel corso dei miei viaggi in Italia o all’estero, al fine di avere un altro elemento di conoscenza della terra che visitavo, mi sono sempre lasciato lo spazio per usare le prestazioni di un parrucchiere: e così ne ho conosciuti tanti, in quasi tutti i Paesi d’Europa e in molte altre parti del mondo.

  • Le insegne: già esse parlano di una evoluzione del costume. Vanno difatti scomparendo quelle di “Barbiere”, e per tre motivi. Il primo è che le barbe, dopo l’avvento del rasoio a lamette di sicurezza e soprattutto del rasoio elettrico, non si radono più fuori casa. Il secondo è che molti il cosiddetto “onor del mento” se lo lasciano crescere. Il terzo è che molte botteghe sono divenute “bi-sex”, servono uomini e donne, e quell’allusione alla barba non sarebbe tollerata dalle clienti del gentil sesso. Nell’Italia meridionale prevale la scritta “Salone”, che non va interpretato come l’accrescitivo della parola “sala”, perché spesso si tratta di locali minuscoli dove entra a mala pena una poltrona con due sedie. E’ poi invalsa spesso, in Italia, l’usanza (anch’essa rivelatrice di un costume culturale) di dare all’insegna una connotazione straniera: “Friseur”. “Coiffeur”, “Hair center”… , e ciò anche in aree esterne a transiti turistici e lontane dalle frontiere. Alcuni artigiani mettono solo il proprio nome, come certi calciatori brasiliani, e non so perché lo americanizzano con qualche “ipsilon” o addirittura con l’uso del genitivo sassone: “Peppino’s” “da Ciccio’s” e così via. In Portogallo certe botteghe non sono lungo la strada, ma in un appartamento dei piani alti, con l’insegna esterna quasi sempre di un nome femminile “Octavia”, “Ines”, “Manuelina”… Il problema è che l’ignaro cliente nel salire le scale non è ben sicuro trattarsi d’una parrucchiera o di una ,diciamo così…massaggiatrice. Meglio informarsi prima.
  • I locali: tutti hanno in comune il profumo di brillantine, lozioni, shampoo, in alcuni raffinato, in altri graveolente ed untuoso, comunque riconoscibile anche per un cieco. Le dimensioni e l’arredamento variano naturalmente a seconda della categoria, dall’ampia sala in stile liberty con otto poltrone allineate e altrettante ragazze parrucchiere al lavoro a Praga, fino a una specie di sgabuzzino in Marocco dove il gestore vedendomi entrare e riconoscendomi per un turista (verosimilmente danaroso), per farmi subito sedere buttò fuori della porta con il viso ancora insaponato il povero cliente che stava servendo, lasciando in grande imbarazzo me (e, suppongo, il cliente)...
  • I discorsi e i giornali: qui in Italia ci si diffonde su ogni argomento. Più difficile è invece, ad esempio la conversazione nella bottega di un barbiere turco che non conosce nessuna lingua europea. Ci aiuta allora lo sport e se uno nomina una squadra di calcio si è subito capiti: “ Del Piero… oh,oh! Juventus…” La mimica e i gesti poi arricchiscono il discorso. Quasi tutti chiedono: ”Turist..?” e allora si annuisce con il capo, che vuol dire “Sì!” anche se in qualche Paese significa “ No!”. I giornali se la bottega è solo per uomini di solito sono di bassa lega, cronaca nera, donnine in “deshabillé”, sport: se la clientela è promiscua prevalgono nettamente i periodici che riguardano la moda.
  • Il personale. Nei paesi meridionali esiste una marcata separazione dei due sessi: maschi per i maschi, femmine per le femmine: Procedendo verso il nord diventano promiscui sia gli operatori sia la clientela: In Norvegia la stragrande maggioranza dei parrucchieri è di sesso femminile: di maschi rimane solo qualche anziano. In Olanda, forse perché è a metà strada, mi capitò un “coiffeur” di sesso un po’ incerto, almeno dal modo delle sue movenze.
  • I clienti: se vai in un Paese un po’ fuori mano in genere ti stanno ad osservare, poi ce ne è sempre uno che sa due parole di inglese o di tedesco o di una lingua che comunque conosci, e che ti dice che l’Italia è bella e che lui ha un cognato che lavora a Vicenza. Ho trovato sempre gente molto rispettosa del nostro Paese, che però, a quanto sembra, nella testa dei nostri amici stranieri sarebbe dominato interamente dalla mafia. Un tale mi guardò la cintura, e poi mi chiese sorpreso: “Non porti la pistola?“.
  • I prezzi: fino a qualche anno fa all’estero e nel nostro Mezzogiorno erano più bassi che nell’Italia settentrionale. Ora quelli dell’Europa comunitaria vanno livellandosi: rimane più economico il Portogallo. Nettamente più bassi i compensi dei parrucchieri nell’Est europeo. Qualche mese fa in Bulgaria il prezzo del taglio di capelli in un ottima bottega è stato di poco più di 1 Euro. A queste condizioni, si è nella predisposizione di comportarci come dei milord, e lasciarne altrettanti di mancia, tra lo stupore degli astanti e il barbiere che ti accompagna fino alla porta quando esci.
  • Le mode: quando tocca a me io chiedo sempre un taglio regolare anche per limitare eventuali danni alla mia capigliatura, e i commenti di mia moglie: “Santo Cielo …ti hanno scannato…!”. Ma tutto sommato non ho sofferto di particolari disastri. Ci sono tuttavia botteghe specializzate per giovani estrosi che pretendono di essere abbigliati in maniera bizzarra ; creste, crani rasati a metà, uso abbondante di fissatori per ottenere effetti a corona, a indiano Mohicano, a spazzolone. Una vera catastrofe per la onorata categoria dei barbieri, dopo quella del rasoio elettrico sul viso, è stata la moda della rapata totale del cuoio capelluto, che può essere eseguita anche da soli o con il sussidio di un familiare. Essa fu introdotta soprattutto dal calciatore Ronaldo e subito adottata da una folla di imitatori, tra le grida di giubilo di coloro che erano già calvi spontaneamente, che si vedevano livellata la loro presunta menomazione. Per di più tale “look”, oltre a far risparmiare le spese, si sostiene con l’astuta propaganda e la immotivata credenza che un cranio lucido sia segno di particolare virilità.
  • Altri interventi sull’apparato pilifero: Abbiamo parlato finora di barbieri e parrucchieri, ma specie negli ultimi tempi si è andata profilando un’altra categoria di lavoratori del pelo: i “depilatori”. Anche questo è un segno di cambiamenti del costume. Mentre i peli del naso erano di pertinenza di chi ti rade il viso e quelli delle orecchie di chi ti taglia i capelli, rimanevano esclusi i peli che crescono in altre parti del corpo. Di qui la nuova professione che peraltro sembra annoverarsi come una branca dei centri estetici, e che è d’interesse quasi interamente (per ora) femminile. Essa, già presente sporadicamente in passato, si è incrementata specie dopo l’avvento di costumi da bagno particolarmente striminziti, con dei “tanga” che assomigliano più a un filo interdentale che a una mutanda. Il nuovo grido della moda è: “Togliete i peli superflui!”. La difficoltà nasce dall’interpretazione del motto, perché se bisogna togliere i peli superflui, evidentemente ce ne sono altri “non” superflui, ma necessari. E chi lo stabilisce? E’ un problema angoscioso che le donne dovranno risolvere nel nuovo millennio.

Franco Clementi

BARIGGI MICHELE

bariggi MICHELE

UNIONE: "ATTENZIONE ALLE PROMESSE DI AGEVOLAZIONE"

26 febbraio 2011 - Numerose segnalazioni sono giunte all’Unione Cts da parte degli operatori associati in merito a un’iniziativa di dubbia finalità.

In questi giorni numerosi associati dell’Unione Cts hanno segnalato di essere stati contattati da una non meglio identificata società con sede a Roma, la quale promette, in cambio dell’acquisto di uno specifico software, l’erogazione di contributi a fondo perso da parte dell’Unione Europea su investimenti realizzati negli ultimi 5 anni.

L’Unione Cts precisa che, a tutt’oggi, non risultano essere operative agevolazioni che presentano le caratteristiche descritte dalla suddetta società, come non risulta possibile che l’accesso a questo fantomatico bando avvenga tramite una selezione a campione e non con una procedura a evidenza pubblica. Si tratta, quindi, evidentemente di un’iniziativa dalle dubbie finalità.

Invitiamo pertanto tutti coloro che fossero contattati dalla suddetta società a verificare accuratamente tutte le informazioni fornite e possibilmente ad acquisire ogni riferimento relativo sia al bando sia alla società che propone l’acquisto del software. Prima di prendere qualsiasi impegno verbale o scritto si raccomanda, comunque, di rivolgersi agli uffici dell’Unione Cts (dott. Mauro Scortaioli, 0342-533311).

venerdì 25 febbraio 2011

VANGELO VIA MAIL: "ANZITUTTO"

25 febbraio 2011 - “Anzitutto” - Matteo 6,24-34 - VIII Domenica del Tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)

In quel tempo Gesù disse: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.
___________

Non c’è niente da fare, alla Parola non si sfugge. Se abbiamo ancora un briciolo di onestà spirituale, dobbiamo ammettere che questo brano di Vangelo ci fotografa in pieno e ci mette a nudo. Gesù conosce meglio di chiunque altro il nostro cuore e sa che certe cose abbiamo proprio bisogno di sentircele dire…

Il verbo “preoccuparsi” fa un po’ da ritornello a tutto questo brano, e spesso anche della nostra quotidianità... Esso sottolinea certamente una serie di atteggiamenti positivi, cioè la laboriosità, l’attenzione, l’impegno; ma anche una serie di comportamenti che devono aver nulla a che fare con il discepolo di Gesù: l’ansia, l’affanno e l’angoscia.
Il discepolo vive nella fiducia del Padre; fa quello che deve fare, svolge con attenzione il suo lavoro, adempie ai suoi impegni, ma sa che tutto viene da Dio, che la sua mano che nutre gli uccelli del cielo e veste a festa i gigli del campo, provvederà anche alla sua vita.
Il discepolo vive nel mondo, ma senza affanno e senza il fiato corto di chi è convinto che può contare solo sulle sue forze. In gioco è la radice stessa della fede: la fiducia nel Padre.

Vorrei sottolineare che Gesù non dice che le “cose” sono inutili o dannose, ma che non devono minacciare il primato di Dio nel nostro cuore. I beni sono utili, ma non vanno sopravvalutati. Il cibo e i vestiti sono indispensabili alla nostra vita, ma la preoccupazione per la loro gestione e il loro possesso, non deve incatenare tutte le nostre energie e intasare i nostri desideri.

Gesù chiarisce in quale direzione deve orientarsi il cuore dell’uomo: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia…” (v.33). C’è un primato fondamentale nell’esistenza del discepolo, c’è un fulcro ordinatore della vita che è la chiave della felicità.
Quando metti al primo posto la cosa più importante, poi ci può stare pure tutto il resto. Ma se quel posto è vuoto, rimane vuoto anche il cuore. Se la vita si aggrappa a certezze illusorie si è esposti ad ogni vento, si diventa fragili e inconcludenti. A lungo andare tutto perde di significato e di freschezza.
Coraggio, cari amici, lasciamo che la Parola ci metta a nudo, ci scuota e ci provochi sulla nostra fede. La nostra vita è nelle mani di Dio. Possiamo forse desiderare un posto migliore?

Don Roberto Seregni