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lunedì 28 novembre 2011

SCALETTI PIERINA

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CONFORTOLA ALFREDO

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POMERIGGI MUSICALI DELL’ONCOLOGIA: RITORNA ROBERTO CARLOTTO

Il calendario artistico dell’Oncologia si prepara a chiudere la lunga stagione all’insegna della grande musica: sabato 3 dicembre alle 17, presso l’Aula Magna del Presidio Ospedaliero di Sondrio, si esibirà Roberto Carlotto, tastierista e voce storica dei Dik Dik.

Il calendario artistico dell’Oncologia si prepara a chiudere la lunga stagione all’insegna della grande musica. A rendere irrinunciabile l’ultimo dei pomeriggi musicali dell’Oncologia, sarà il ritorno del grande Roberto Carlotto, tastierista e voce storica dei Dik Dik, uno dei gruppi più importanti della storia musicale italiana.
Uscito dalla band già da diversi anni, Carlotto, noto anche come Hunka Munka, ha inciso tanti brani da solista dedicando gran parte del suo tempo allo studio e alla ricerca di nuove sonorità.

Il suo repertorio arricchito da canzoni storiche come “Senza luce”, “L’isola di White”,“Sognando la California”, “Io mi fermo qui” e “Vendo casa” darà vita, Sabato 3 dicembre alle ore 17.00, presso l’Aula Magna del Presidio Ospedaliero di Sondrio, ad uno spettacolo musicale assolutamente imperdibile per i fans del revival anni 70.
La presenza del celebre tastierista lombardo è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra l’Unità Operativa di Oncologia, l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna e l’Associazione “Donatori di Musica”, che crede nell’utilizzo della musica come strumento di umanizzazione dell’ospedale.

La Direzione Generale dell’AOVV, invita tutti, pazienti, familiari e cittadinanza a partecipare al concerto.

domenica 27 novembre 2011

IL DIRIGENTE INVITA ALLA GIORNATA APERTA DELLA SCUOLA STATALE DELL'INFANZIA

Il dirigente scolastico, le insegnanti e i bambini della scuola dell'Infanzia Statale "Quadrifoglio" di Madonna di Tirano invitano tutti i bambini da uno a tre anni a conoscere la loro scuola martedì 29 novembre dalle ore 11.

"Sarà un bellissimo momento di festa - dichiara il dirigente scolastico Luisa Porta - durante il quale ci presenteremo e mostreremo l'organizzazione della scuola e le modalità di lavoro: i piccoli ospiti saranno accolti nelle sezioni, potranno giocare ed esplorare, avranno la possibilità di essere inseriti in laboratori didattici con gli alunni già frequentanti". Guidati dalle insegnanti e in presenza dei genitori, i visitatori potranno “immergersi” nel mondo della Scuola dell’ Infanzia. I più piccoli potranno visitare la "Sezione Primavera".

Sabato 3 dicembre dalle h. 10.30 dirigente ed insegnanti saranno di nuovo a disposizione dei bambini e dei genitori che vorranno visitare la scuola e chiedere tutte le spiegazioni che riterranno opportune, in vista delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, previste per il mese di gennaio. "Aspettiamo con gioia - conclude il dirigente - tutti i bambini nati nel 2009 e nel 2010".

TIRANO: IL GABBIANO TRASLOCA NELL'EX CARCERE

26 novembre 2011 - Grazie ai fondi sbloccati dalla Fondazione Cariplo, l’Associazione Comunità Il Gabbiano trasferisce la sua sede presso le ex carceri di Tirano.

Una notizia da molti attesa: dopo un anno di trattative, l’Associazione Comunità Il Gabbiano trasferisce la propria sede nella periferia di Tirano, le ex carceri. Grazie ai fondi sbloccati da Fondazione Cariplo, 800.000 euro, il preliminare di vendita dell'immobile è già stato firmato. L'operazione per l'acquisto delle ex carceri vale 3.600.000 euro: oltre all'ultima cifra raccolta ci sono le risorse attualmente disponibili dell'Associazione anche grazie all'attivazione di
un mutuo da Banca Prossima. Si prevede, inoltre, di attivare una raccolta fondi.

Prima che la sede dell'Associazione sia completamente trasferita occorrono circa due anni e mezzo:

  • 1 anno per la conclusione delle pratiche di acquisto dell'immobile;
  • 1 anno e mezzo per la ristrutturazione e l'abilitazione della struttura.

L’Associazione Comunità Il Gabbiano onlus opera in Lombardia dal 1983 per la promozione e la tutela della dignità della persona, in particolare nei casi in cui sono presenti problemi di tossicodipendenza e alcolismo. Nel corso degli anni, per venire incontro alle crescenti richieste di intervento nell’ambito del disagio sociale, Il Gabbiano ha esteso i suoi servizi all’accoglienza di donne e uomini malati di AIDS e di giovani in minore età a grave rischio di marginalità sociale.

A Madonna di Tirano sono presenti due strutture, quella sanitaria
della casa alloggio e quella socio-sanitaria della comunità terapeutica.
"La ristrutturazione di questo immobile (le ex carceri, Ndr) ci consentirà, - si legge nel progetto - da una parte di offrire agli ospiti delle due strutture una nuova collocazione idonea alle loro esigenze dall'altra, considerato gli spazi a disposizione, di rispondere ai bisogni di accoglienza dei cittadini in difficoltà per problemi di salute o di carattere sociale, segnalati dai Comuni del territorio della Provincia di Sondrio, attraverso l'attivazione di un servizio di housing sociale".

"IO LI HO VISTI": ROSARIO BENTIVEGNA, L’ATTENTATORE DI VIA RASELLA

Estate 1953 : da poco tempo ero ospite, per ragioni di salute, della Casa di Cura “Pineta di Sortenna” in Sondalo... (Di Franco Clementi)

Un giorno, all’ora della passeggiata, col mio compagno di camera, stavo percorrendo un sentiero tra i pini, quando passai accanto ad un signore, cui si potevano attribuire poco più di trent’anni, bruno, ricciuto, di taglia media, con fisionomia meridionale. Era insieme ad una donna bionda, dallo sguardo vivo, intelligente.

Il mio compagno, appena incrociata la coppia, mi sussurrò, quasi fosse un segreto di Stato : «Sai chi sono quei due ? Lui è Bentivegna, quello che ha messo la bomba di Via Rasella ; sì, la bomba che provocò la rappresaglia tedesca delle Ardeatine. Lei è l’onorevole Capponi, la moglie. Lui è malato ed è qui come invalido di guerra ; lei per venirlo a trovare passa qui vicino un periodo di villeggiatura. Tutti e due sono “medaglia d’oro” della Resistenza.».

Riconosco che l’identità della coppia, ma soprattutto quella dell’uomo, destò la mia curiosità ma, per discrezione, non mi soffermai oltre.
Nei giorni successivi ebbi modo d’incontrare spesso sia il marito, sia la moglie: osservai che se ne stavano piuttosto appartati, senza far comunella con gli altri degenti ; non mangiavano nella sala da pranzo, ma riservatamente, in camera; spesso erano in compagnia di gente venuta da fuori a trovarli. Certo entrambi i protagonisti mi sembrarono persone qualunque, normalissime; nulla li poteva far sospettare capaci di azioni tanto ardite e pericolose da determinare avvenimenti destinati a rimanere nella storia.
Sul finire dell’estate i Bentivegna se ne andarono e non li ho rivisti mai più.

- § -

L’azione partigiana di cui furono esecutori avviene il 23 Marzo 1944: il Bentivegna, travestito da spazzino, trascina per via Rasella (una strada al centro di Roma, appena sotto il Quirinale) un carretto con due bidoni della nettezza urbana : all’interno ha deposto venti chili di tritolo misti a spezzoni di ferro. Sa di avere cinquanta secondi di tempo fra l’accensione della miccia e l’esplosione. Quando il drappello di soldati tedeschi imbocca la via, un compagno partigiano fa un cenno d’intesa togliendosi il cappello. La miccia viene accesa, Bentivegna col cuore in gola s’allontana ; dietro l’angolo l’attende la Capponi che gli copre la tenuta da spazzino con un impermeabile. La bomba esplode : muoiono 33 soldati tedeschi (per lo più alto-atesini, componenti di una banda musicale). Si scatena la rappresaglia con il fin troppo noto eccidio delle Fosse Ardeatine.

- § -

Negli anni successivi e anche di recente, in occasione del processo Priebke, non mancarono critiche all’azione partigiana di Via Rasella:
essere stato l’attentato inutile dal punto di vista militare, perché colpiva solo degli anziani musicanti ;
essere stato l’attentato pericoloso per la popolazione civile, perché era nota la possibilità d’una rappresaglia tedesca ;
essere stati gli attentatori dei vili, perché dopo l’imboscata non avevano avuto il coraggio di consegnarsi ai tedeschi per evitare la strage di civili ;
Il Bentivegna rispose che queste polemiche erano pretestuose ed infondate, opponendo queste considerazioni:
in un’azione militare non si può controllare l’età dei soldati nemici, né se sono appartenenti alla banda del reggimento ;
le azioni belliche debbono prescindere dalla possibilità di ritorsione del nemico, perché altrimenti rimarrebbe solo la resa alle sue minacce di vendetta ;
se i partigiani si fossero consegnati ai tedeschi probabilmente la strage delle Ardeatine sarebbe avvenuta ugualmente e in più, anche mediante la tortura, si sarebbero potute carpire loro informazioni atte a smantellare l’intera organizzazione della Resistenza in Roma. L’azione terroristica deve intimidire e disorientare il nemico soprattutto non facendogli capire da chi e da dove viene il pericolo.

- § -

Per quel che riguarda la rappresaglia tedesca va detto che essa, per quanto nefanda, va inquadrata tra le tante crudeltà che la guerra fa compiere a tutti i belligeranti quando la lotta è all’ultimo sangue.
L’orrore delle Ardeatine è in qualche modo diverso dall’olocausto dei campi di sterminio nazisti, in quanto non premeditato, casuale, separato da elaborate teorie razziali maturate a freddo.
Esso fa compagnia ad altre consuetudini di guerra, come la pratica della decimazione, i tribunali marziali senz’appello, i bombardamenti su quartieri civili, per finire con le stragi di massa atomiche.
Il responsabile delle Ardeatine al processo si difese : «Avevo l’obbligo di salvaguardare la vita dei miei soldati....». Frase che fa il paio con quella del Presidente U.S.A. Truman che, richiesto perché avesse permesso di sterminare 100.000 giapponesi inermi con la bomba di Hiroshima, rispose : «Sapevo che sarebbero morti dei civili, ma dovevo risparmiare la vita di tanti ragazzi americani....».
Insomma, la guerra è guerra , è anti-umana per natura e va condannata “in toto”, più che per i singoli episodi che ne sono la necessaria conseguenza.

- § -

Post scriptum
A proposito delle Ardeatine va segnalata una circostanza curiosa. Esse sono diventate a tal punto simbolo della Resistenza da far passare in secondo piano episodi ancor più barbari e sconvolgenti ; ad esempio si parla sempre meno delle centinaia di trucidati di S. Anna di Stazzema e degli oltre mille di Marzabotto.
Affaccio alcune ipotesi sulle diverse intensità del ricordo :
la necessità sentita da alcuni ambienti della Resistenza di bilanciare la notevole attività partigiana del Nord con qualche evento che mettesse in luce anche le regioni dell’Italia centrale e Roma in particolare. Allo stesso modo si sono esaltate, oltre ogni prova e documentazione storica, le “Quattro Giornate di Napoli” per creare un contrappeso al Sud, dove la lotta clandestina fu del tutto assente;
la constatazione che quel che succede a Roma appare a qualcuno più importante di ciò che accade nel resto della nazione (nei telegiornali RAI una pioggerellina nella Capitale è più importante di un nubifragio in Val d’Aosta) ;
la comodità per i governanti di portare fiori e corone e assistere a cerimonie vicino a Roma anziché andarsene in provincia.

Il lettore può scegliere tra queste supposizioni : forse sono esatte tutte e tre.

LA PROTESTA: "SOLO IL GABIBBO SA RISOLVERE QUESTIONE "INCASTRATE" DA ANNI?

26 novembre 2011 -[GUARDA LE FOTO] Ogni volta che il traffico, per un qualunque motivo, viene deviato dalla SS 38 alla SP 26, detta panoramica, la storia, a Lovero, si ripete...

Una colonna infinita di auto, furgoni, pullman proveniente da Tirano si riversa in un tratto di strada in cui contemporaneamente sopraggiunge un’altra colonna di mezzi provenienti dall’alta valle, creando un imbottigliamento continuo.
La storia si complica quando, a questo tipo di traffico, si aggiunge quello dei mezzi pesanti, deviati all’altezza di Tirano e che, giunti dopo la chiesa di Lovero, oltre a non riuscire a scambiarsi con la colonna di mezzi provenienti in senso opposto, spesso si incastrano tra il muro di cinta di un terreno e un’abitazione, ormai martoriata da righe, graffi, crepe, pluviali e fermaimposte divelti.

Anche nella mattinata di ieri, dalle ore 7.30 e per circa un’ora, a causa di un incidente all’altezza di Valchiosa, il traffico, in particolare dei mezzi pesanti, è stato deviato sulla Sp 26, strada panoramica. Anche a causa dei lavori presenti sul territorio di Sernio, il traffico di mezzi leggeri è risultato molto difficoltoso, fino al suo epilogo: il sopraggiungere dei TIR.

Cinque autoarticolati si sono preparati ad affrontare quel tratto di strada di via Andreani, da cui raramente escono indenni, cercando indicazioni e assistenza dagli abitanti della zona; alcuni autisti degli altri mezzi si sono improvvisati vigili e hanno suggerito le manovre da effettuare, altri hanno ceduto la guida del loro mezzo a colleghi più esperti, un paio di conducenti stranieri , che a fatica comprendevano i suggerimenti, si sono affidati alla buona sorte.

Fortunatamente, quando la SS 38 è stata riaperta, ma alcuni mezzi pesanti occupavano ancora il tratto di strada in questione, sono arrivati alcuni agenti della polizia locale di Tirano, contattati poco prima, che hanno aiutato lo smaltimento del traffico pesante. Si potrebbe obiettare che questa situazione sia solo di emergenza, ma è anche vero che l’emergenza va gestita e non complicata da un’altra situazione di emergenza che si viene così a creare.
Senza dimenticare che, non è raro che, conducenti di TIR stranieri, seguendo le indicazioni dei navigatori satellitari, vengano indirizzati a percorrere questo tratto di strada e, non trovando nessun divieto o segnalazione in proposito, decidono di affrontarlo seguendo le indicazioni e si trovano poi incastrati, danneggiando il loro mezzo e la facciata dell’abitazione contro cui sbattono.

SE NON VISUALIZZI LE FOTO CLICCA QUI

Cosa succederebbe se, grazie anche alle agevolazioni previste per il risparmio energetico, venisse effettuata una “cappottatura” alla casa, togliendo altri 10-15 centimetri allo spazio, già minimo, a disposizione dei TIR?
Insomma, come si diceva, la storia si ripete.
La situazione è sotto gli occhi di tutti, di chi vede e di chi fa finta di non vedere… Non si riesce a capire perché, nonostante le innumerevoli segnalazioni a tutti gli enti preposti e alle forze dell’ordine che intervengono in questi casi, ci si ostini a deviare il traffico su una strada non idonea e in particolare, praticamente impossibile per i mezzi pesanti.
E, quando questo accade, nessuno mai si presenti a gestire adeguatamente la situazione.

Probabilmente anche questa lettera, come le molte altre inviate a tutti gli interessati, rimarrà inascoltata o ferma nei grovigli della burocrazia e della mancanza di fondi per risolvere la situazione.
Per trovare una risoluzione a questo problema in modo rapido e soddifacente bisognerà forse rivolgersi al Gabibbo di Striscia la notizia??? Non sarebbe forse meglio riuscire a trovare una soluzione adeguata in modo civile, dialogando, affidando i problemi a persone in carne ed ossa, anzichè ad un pupazzo?

Lettera firmata