Così i Polinelli e i Gosatti di Bianzone sanno che i loro antenati abitavano a Piazzeda, perciò vedevano Bianzone dall'alto dal momento che vivevano sulla montagna. Molti Pini e Varenna di Grosio ammettono di avere lontane origini comasche, mentre i Corvi di Aprica sono fieri di venire dal vero cuore del paese orobico: contrada Ospitale.
Non sempre è però così semplice, perché le radici delle nostre famiglie e dei nostri cognomi si perdono molto spesso nella notte dei tempi: più o meno negli anni, molto lontani, in cui Cristoforo Colombo viaggiava verso le Americhe o Carlo V sudava sette camice per convincere Martin Lutero a non abbandonare la Chiesa Cattolica Romana.
Negli ultimi 150 anni, molti casati si sono dispersi, a causa anche dell'emigrazione all'estero. Questo ha creato molta incertezza e ha ingarbugliato i "dati" sull'origine di numerose famiglie. Dunque, i più sensibili e curiosi ricercano. Tra gli altri sono abbastanza numerosi, forse per orgoglio di famiglia, coloro che si affannano a cercare ascendenze famigliari nobili o origini straniere che quasi mai esistono nel loro casato e del resto non possono essere provate dai documenti degli archivi parrocchiali o comunali.
Curiosamente, i cognomi stranieri più numerosi esistenti attualmente in Valtellina e Valchiavenna sono per lo più tirolesi: abbondano a Bormio, peraltro vicina geograficamente all'Alto Adige. Dal canto loro gli Svizzeri emigravano piuttosto verso Milano, così come facevano anche i Bavaresi. Pertanto, lo diceva un vecchio detto milanese, "a Milan gh'è 'l pan": in effetti era vero perché la città è sempre stata ricca. Napoli invece piaceva a Tedeschi, Olandesi e agli Inglesi; questi ultimi strizzavano l'occhio anche a Genova, ricca città di mare. Da non dimenticare naturalmente Roma, ma anche Firenze e Venezia, tutte città dove gli stranieri si stabilivano volentieri.
Insomma quelli provenienti dall'estero che rimanevano in Valtellina erano rarissimi: se lo facevano è perché non avevano alternativa. Così i Favier di Villa, francesi, originari di Lione, discenderebbero da un ufficiale dell'esercito napoleonico che abbandonò un figlio neonato proprio qui nel Tiranese.
Questo è solo una parte di quello che non sappiamo. Interessarsi alla propria famiglia, non significa però indagare solo su quella paterna, ma anche su un "campione" seppur minimo di famiglie imparentate con quella del proprio cognome. Iniziare una ricerca sul nostro nome di famiglia e il passato della nostra famiglia ci aiuterà a sapere molte cose nuove e perfino a conoscere un poco di più noi stessi. In definitiva ci si accorgerà che quello che non si sa sui cognomi e le famiglie è molto di più di quello che è conosciuto.Purtroppo, al momento attuale, su diversi cognomi e casati sono diffuse idee di possibili origini che sono state inventate di sana pianta da qualche antenato chiacchierone o peggio ancora burlone: origini famigliari del tutto false che si sono tramandate per generazioni, fino al punto di diventare credibili. E' tempo che la storia dei nostri cognomi, se è il caso, sia riscritta, da noi stessi, alla luce dei documenti di archivio che ci sono pervenuti.
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