Sin dai primi studi pubblicati ci si rende conto che gli esperti di toponomastica, abilissimi nel trovare i significati più reconditi e insospettati dei nomi, hanno dato diverse spiegazioni
sull’origine del nome.
Partiamo da lontano, per molti anni l’analisi degli antichi archivi storici non ha portato a nessuna conclusione che potesse dare notizie certe, ma ad oggi, dopo attenti studi, la spiegazione dell’origine del nome Tirano non pare troppo difficile. Gli storici, infatti, sono concordi nell’indicarne la genesi dal romano “Tirius”, una persona che probabilmente possedeva in questi luoghi un podere; da qui nasce il toponimo “Tirianum o Terianum” che si ritrova in documentazioni medievali. Fu breve il passo per arrivare a “TYRANUM” e successivamente Tirano.
Tirano deriva quindi dal latino, come sono di origine latina i nomi di Stazzona ( Stazio), Cologna
(Colinia ) e Poschiavo ( Post Claves ). Esiste, però, un’altra tesi riguardante l’origine del nome della nostra città anche se questa, pur avendo una derivazione più seducente, risulta secondo gli studiosi troppo audace e priva di alcun fondamento. Si era ipotizzato infatti che il nome derivasse da “Inter amnes” (tra i fiumi), oppure da “Turris amnis” (Torre del fiume): è infatti vero, secondo la prima ipotesi, che la città è attraversata dal fiume Adda che va poi ad incontrarsi a valle con il torrente Poschiavino.
Su “Turris amnis” o torre del fiume possiamo dire che si tratta, secondo il Varischetti, di una di un’affermazione fatta da alcuni “volgarizzatori” di storia valtellinese che ipotizzarono quest’origine del nome dal fatto che presumibilmente vi era in luogo un distaccamento avanzato del presidio militare di Como che aveva in zona un campo fortificato con attrezzature belliche permanenti.
Interessante, avendo parlato di fiumi, è sapere che un tempo il corso del fiume e del torrente erano ben diversi; la situazione idrografica dei due corsi d’acqua vedeva l’Adda, in un lontanissimo passato, lambire il centro storico e priva di arginature (realizzate secondo l’attuale tracciato solo ai tempi del Regno Lombardo Veneto 1818-19 ) puntare a Nord-Ovest in un tentativo quasi naturale di correre incontro al suo affluente Poschiavino.
L’incontro delle acque avveniva in località Miscent, toponimo che ricorda il mischiarsi delle acque, (oggi via Miscent), luogo situato appena sotto la Basilica e dietro il fabbricato del palazzo San Michele; anche questo affluente, che prima scorreva senza arginature, subì il mutamento del suo corso originale in seguito alla costruzione del Santuario. Infatti, l’alveo venne spinto in più riprese verso la montagna proprio per allontanare dal luogo sacro i pericoli che potevano derivare da una piena.
Ma torniamo all’origine del nome; alcuni storici o scrittori "di cose nostre", come li definisce benevolmente il Varischetti, risalirono addirittura in epoche addietro ai Romani non
esitando di far derivare il nome di Tirano dai Tirreni, antico popolo che abitò l’Italia.
Questi Tirreni appartenevano al grande ceppo degli Etruschi che furono in Italia prima dei Romani e abitarono la Valtellina dal secolo XI al secolo VIII a.C. Tuttavia, l’ipotesi che Tirano derivi dai Tirreni non trova conferma plausibile.
Dalle origini del nome ai primi nuclei abitati il passo è breve ed anche qui ci scontriamo con due ipotesi da analizzare. La prima vede alcuni storici concordi nell’affermare che i primi abitanti di Tirano avessero le loro dimore sotto il costone di Roncaiola; queste abitazioni si estendevano fino alla sponda
destra dell’Adda dove sorge la chiesa di San Giacomo. In una data incerta, praticamente tutto l’abitato venne travolto e sepolto da una grande frana staccatasi dal Massuccio; in quest’episodio anche la chiesa di S. Alberto, la prima edificata a Tirano, venne travolta, ma i detriti scesi a valle risparmiarono quella di S. Giacomo dedicata all’Apostolo protettore dei viandanti.
I tiranesi superstiti costruirono le loro case sulla riva sinistra del fiume, un luogo certamente meno soleggiato, ma certamente più sicuro. Molti inquadrano questo insediamento abitativo denominato “Villaccia”, appunto, come il primo nucleo abitato e la tesi fu sposata da autorevoli studiosi dei secoli XVII e XVIII.
Tuttavia, c’è chi afferma con sicurezza che i primi punti d’insediamento sorsero attorno al castello del Dosso e nella zona sottostante a Sud-Ovest della piazza Parravicini. Eccoci allora ad analizzare questa seconda ipotesi: questa zona venne denominata “Contrada Vico” dal latino “vicus” ( villaggio ); la contrada dosso venne denominata “Vicus Superior o Vico di Sopra” mentre quella poco distante ai piedi del colle assunse il nome di Vicus Inferior o Vico Inferiore”.
Al Dosso, già in epoca tardo-romana, si era formata una cittadella con un maniero che in epoca medievale si trasformò in un castello feudale tenuto dalla famiglia dei De Iundicibus e successivamente dai Capitanei.
In un atto notarile del 1073 si apprende dell’esistenza del castello del Dosso dove addirittura prese residenza più volte il Vescovo di Como, Signore feudale di una buona parte della valle dell’Adda.
Con chiarezza si attesta dunque l’esistenza del borgo e, a suffragare questa ipotesi, i documenti parlano di una cessione, “in loco et fundo Tiriano” da parte di un tal Vuido, officiale della chiesa di Brivio, ad Attone di Campo (per lire tredici d’argento), di tutte le case ed i terreni situati in Teriano sia in monte che in piano e nel castello e fuori da esso.
Va detto, per concludere, che in documenti più recenti, da far risalire all’inizio del 1300, nel castello del Dosso sorgeva la chiesetta di S. Virgilio detta dagli avi “gesascia”; di quello che nei secoli fu destinato a divenire un “vetusto luogo di culto” dedicato al patrono della chiesa di Trento, non vi è rimasta più traccia se non il vago ricordo, così come del castello di cui oggi si possono scorgere solo parti di muro incorporate ad abitazioni più recenti.
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