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martedì 22 marzo 2011

DISABILI E LAVORO: UN PROBLEMA ANCORA DA RISOLVERE

22 marzo 2011 - A riportare l’attenzione su questa tematica è Gerardo Moretti, nuovo presidente dell’Anmic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) della provincia di Sondrio intervenuto a margine di una notizia recentemente riportata dalla stampa locale riguardante un convalligiano invalido in cerca di lavoro.

DISABILI E LAVORO: UN PROBLEMA ANCORA DA RISOLVERE

“Il problema del rapporto tra disabili e lavoro – osserva Moretti – esiste da sempre e da sempre l’Anmic se ne occupa. Oggi purtroppo, la questione sta assumendo dimensioni ancora maggiori per via della crisi economica in atto, che sta avendo ripercussioni su tutto il mercato occupazionale nel suo complesso. È chiaro che in questo contesto i problemi rimasti irrisolti sono destinati ad acuirsi. Sull’avviamento al lavoro dei disabili molto si è detto e molto si discute ancora oggi, senza però andare al nocciolo della questione. Il tema viene affrontato il più delle volte in termini generali ed astratti, senza analizzare a fondo le cause e cercare, con un approccio pragmatico, le possibili soluzioni”.

“È ormai risaputo – continua Moretti – che le liste di collocamento per le categorie protette sono un meccanismo ingessato e reso inefficace da una serie di ostacoli, primo fra tutti il mancato rispetto delle quote da parte delle imprese sia pubbliche sia private”. È qui che entra in gioco, come rimarca Moretti, il ruolo della formazione quale opportunità di inserimento del disabile, in un contesto lavorativo come quello della provincia di Sondrio dove le imprese richiedono per lo più manodopera per lavori comunque pesanti e quindi difficilmente accessibili agli invalidi. È in questo scenario che “l’impossibilità” da parte dell’azienda di mettere in atto il rispetto delle quote diventa spesso un pretesto per giustificare l’inadempienza.

Dunque, come uscirne? “Dopo decenni di leggi non rispettate e di invalidi abbandonati a se stessi non è facile trovare una soluzione. Come punto di partenza ritengo necessario attivare un presidio per affrontare il problema nel suo complesso. Ma soprattutto ciò che occorre è un nuovo approccio che abbandoni l’ottica meramente assistenzialistica di un trattamento economico, comunque sempre insufficiente, e punti su interventi mirati di avviamento occupazionale. In una formula, un posto di lavoro invece di un assegno di assistenza”.

In presenza di un meccanismo finora così carente, come è stato possibile ai disabili valtellinesi e valchiavennaschi far fronte fino a oggi alle loro difficoltà? “Nel nostro contesto provinciale – conclude Moretti – un ruolo determinate hanno giocato la famiglia, oggi però sempre più in difficoltà perché non supportata, e il volontariato locale, ma i problemi di carattere generale sono rimasti e ora più che mai, per essere risolti, hanno bisogno dell’intervento delle istituzioni, intervento che non può prescindere dal coinvolgimento delle associazioni di categoria”.

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