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sabato 26 marzo 2011

FRANCAMENTE: "DEI VIAGGI AD AUSCHWITZ"

Ormai da diversi anni avviene che la meta delle gite scolastiche degli Istituti superiori sia Auschwitz, il famigerato campo di concentramento nazista nella Slesia già tedesca, ora in territorio polacco.

E' lodevole l'intento degli insegnanti di far conoscere ai ragazzi, attraverso un'impressionante esperienza diretta, a quali orrori si può giungere coltivando la mala pianta del razzismo. E in verità la vista dei cumuli di occhiali, dei pennelli da barba, degli zoccoli, le povere uniche cose rimaste degli sventurati ospiti del lager, e ancor più la visita ai dormitori e ai forni crematori sono destinate a lasciare una durevole memoria nei giovani studenti assieme a una convinta condanna del regime hitleriano.

Tuttavia, prima di addormentarsi sul pullman che li riporterà in Italia, molti di essi penseranno che a loro ben difficilmente potrà capitare di sperimentare da guardiani o da prigionieri un luogo di prigionia e di sterminio come quello visitato, penseranno che i Tedeschi del tempo dovevano essersi ammattiti, e che noi Italiani siamo buona gente incapace di certe cose.

Risultati piuttosto modesti, direi. A trasformare una gita scolastica nella pianura polacca da emozione superficiale a vero viaggio nel cuore dell'uomo, penso sarebbero utili due operazioni:

  1. chiedersi come si è giunti ad Auschwitz, monumento della barbarie, e se al presente non c'è niente che gli rassomigli, magari in modo più velato ed insidioso. Ambizione ottocentesca di certe correnti filosofiche, biologiche o mediche fu mettere a frutto le teorie darwiniane sulla selezione naturale, accelerando l'evoluzione stessa con l'eliminazione degli individui o delle razze, che a parer di lor signori risultassero inferiori o tarate, e facendo quindi emergere coloro che, sempre a parer di lor signori, fossero i migliori. Nel '900 molti Paesi si cimentarono in tale impresa. Nella civilissima Svezia parecchie migliaia di mentecatti, idioti, schizofrenici furono eliminati (a fin di ben, s'intende) e alcune migliaia anche negli Stati Uniti. La Germania non fece altro che mettere a frutto le sue indubbie capacità organizzative e il suo rigore tecnico per programmare in un disegno più ampio, non solo la soluzione finale riguardante l'eliminazione di intere razze, ma anche la sperimentazione in laboratorio con la manipolazione e la selezione di embrioni e feti, al fine di ottenere l'essere umano perfetto.
    Auschwitz dunque non è altro che l'apogeo di una folle utopia con la quale si presumeva di sostituirsi alla natura non riconoscendo all'uomo vivente un'incancellabile e misteriosa impronta. In pratica:”Se non sei bello, intelligente, sano, (e oggi si aggiunge:se non sei produttivo) non hai la dignità che ti faccia meritare la vita). Anche ultimamente, in occasione di una dolorosa vicenda che ha appassionato l'intero nostro Paese si è fatto ricorso alla parola “dignità “. Vivere o vegetare in certe condizioni non è ”dignitoso” . Seguendo questo indirizzo si può dunque eliminare tutti coloro che sono in stato vegetativo persistente, ma poi la mancanza di “dignità” di vita potrebbe essere estesa a tutti coloro che portano tare congenite non rimediabili (ritardati, oligofrenici, idioti, mentecatti); quindi alla lista potremmo aggiungere anche gli Alzheimer, e dato che si siamo aggiungiamo gli etilisti cronici, i drogati irrecuperabili... E i barboni dove li mettiamo? Vi sembra che sia dignitoso uno che dorme in una scatola di cartone sotto un ponte? Via anche quelli... E i genitori che vendono i figli per prostituirli sono forse meritevoli di essere presentati in società?
    Passiamo poi agli embrioni o ai feti che mostrano qualche gene nel loro corredo cromosomico che faccia pensare, per il loro futuro, la comparsa di qualche malattia. Meglio sopprimerli, sempre a fin di bene, naturalmente, per migliorare la razza... Si sospetta il gene del diabete, via! fuori dalle scatole! Una qualche forma di anemia? Fuori anche lui! Il bimbo ha una mano con sei dita? Via, via!. Ma poi, visto che per trovare l'embrione giusto bisogna fecondare una ventina di ovuli, dato che ci siamo scegliamo quello che oltre ad essere privo di difetti, abbia anche gli occhi azzurri ed i capelli d'oro come desidera la signora mamma...
    Ebbene tutto ciò è proprio quello che faceva, nei lager nazisti, con mezzi meno avanzati e più rudimentali di oggi, il famigerato dottor Mengele, usando come cavie le sfortunate fanciulle ebree.
    Negli ultimi trent'anni, in tutto il mondo si sono avuti un miliardo di aborti, una buona parte dei quali per ragioni eugenetiche: in Cina, ad esempio per eliminare i feti di sesso femminile, dato che in quel paese essere donne viene ritenuto una malattia indesiderata.
    C'è poi un fatto curioso, o meglio, inspiegabile. Fra gli entusiasti cultori di queste pratiche manipolatorie genetiche, ce ne sono molti che in altra sede avversano fieramente l'introduzione in campo agricolo di sementi geneticamente modificate al fine di migliorare i raccolti.
    Pertanto per costoro, mentre si possono alterare e sofisticare tutti gli ovuli e gli embrioni umani che si vuole, guai a toccare in laboratorio una patata o un pomodoro!
  2. Dopo essere andati ad Auschwitz per ricordare la crudeltà di cui son capaci alcuni uomini,suggerirei agli studenti di fare un secondo viaggio, per visitare il Cottolengo o altri Istituti per disabili analoghi, dove si può toccare con mano fin dove può arrivare la carità. Dove tante vite si dedicano con alto spirito di sacrificio e di amore a curare degli infelici che mai saranno in grado di esprimere loro un segni di riconoscenza visibile.
    Senza un tale confronto il viaggio ad Auschwitz rimane monco, incompleto.
    Dopo una testimonianza di accusa verso l'uomo, questi ha diritto ad una testimonianza di difesa.

Franco Clement
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