Del primo non mette conto parlare, tanto è palese agli occhi d’ognuno il fatto che esso è diventato la principale “arma di distrazione di massa”. Ma non meno frequente è l’uso di ricorrere alla seconda di quelle pulsioni, l’istinto di sopravvivenza, per sottoporre la gente all’annuncio di innumerevoli pericoli, possibilmente gravidi di esiti catastrofici cui tutti saremmo soggetti.
La paura, si sa, è un sentimento assai utile perché ci mette in guardia dai pericoli, alza la capacità d’attenzione alle insidie, rende più rapidi i riflessi di difesa. La figura di un teschio con la scritta “Chi tocca i fili muore”, posta su un traliccio per l’alta tensione, è un avvertimento doveroso e legittimo, proporzionato al rischio.
Ma in altri casi l’informazione è meno scontata e completa e mira piuttosto a suscitare allarme, senza fornire altri dati che possano far meglio valutare il fenomeno, provocando onde emotive nella pubblica opinione, per tenerla in un perenne stato di incertezza.
Nelle società di un tempo, assai profondamente radicate nella fede religiosa, certi predicatori apocalittici s’industriavano a descrivere con realistici particolari le pene dell’inferno riservate ai peccatori, con fiamme ardenti, unghie strappate, mutilazioni orrende.( Forse si sarebbero ottenuti migliori risultati parlando di Dio sotto forma di bontà e misericordia…).
Nel mondo moderno, agnostico, professante un ateismo pratico, i temi per incutere terrore si sono spostati dalla salvezza delle anime a quella dei corpi e dai problemi dell’eternità si è passati a quelli del tempo, magari solo meteorologico. E dunque le materie più dibattute in termini ansiogeni, sono quelle dalla salute, dell’ambiente, del clima.
Non è mia intenzione contestare l’esistenza di alcuni pericoli nel mondo moderno, quanto il modo acritico con cui vengono presentati dai media, volti a coglierne solo gli aspetti sensazionali, qualche volta con una punta di sadismo. C’è stato un nubifragio? e subito c’è un telecronista che aggiunge: “ Ma il peggio deve ancora venire…”. A Catania il termometro segna 40°? non è abbastanza : si sente la necessità di aggiungere: “ Ma per via dell’umidità è come se fossero 50°”…
E ancora: durante l’afosa estate europea tutti a descrivere la desertificazione planetaria prossima ventura. Nessuno che ci abbia narrato come questa medesima estate sia stata in America molto piovosa e fresca…
Mi sembra pertanto opportuno fare alcune considerazioni:
1 – Ci si appoggia alla scienza, come ad argomento inoppugnabile e dogmatico, anche quando esprime solo delle teorie o delle ipotesi.
Già 30 anni fa un gruppo di scienziati raccolti nel cosiddetto “Club di Roma”, sentenziò che per l’anno 2000 saremmo tutti morti per sovrappopolamento. Ciò non ha avuto, fortunatamente conferma. Durante i miei anni giovanili ogni stranezza del clima veniva scientificamente addebitata alle bombe atomiche e agli esperimenti nucleari nel Pacifico. Qualche anno dopo andò di moda il “buco dell’ozono” ed ogni trasmissione divulgativa ci spiegava con immagini e diagrammi la catastrofe sopravveniente; poi il “buco” si richiuse e si scoprì che esso dipendeva da un normale ciclo naturale. Allora tutti si buttarono su un nuovo colpevole, “El Nino”, corrente calda oceanica presso le coste del Perù, dalla quale sarebbe dipesa ogni vicenda atmosferica del pianeta, finché ci si accorse che il fenomeno non ne era la causa, ma l’effetto. Attualmente si parla per ogni dove dell’ ”effetto serra” , che è sicuramente presente e concordemente riconosciuto; ma molto meno certo è che esso sia legato alle recenti attività dell’uomo, perché il riscaldamento della Terra è in atto da oltre 150 anni secondo naturali cicli alterni di innalzamento e abbassamento delle temperature.( La Groenlandia prende il suo nome, nel X secolo dal verde dei suoi prati costieri oggi coperti di ghiaccio ; nel 1200 in Scozia si coltivava la vite e a Stoccolma il nocciolo …).
2 - Si fanno valutazioni apocalittiche prendendo solo gli aspetti negativi di taluni apporti della modernità, sottacendone i lati buoni anche quando questi sono nettamente prevalenti. Se un farmaco ha provocato danni a un paziente si fanno grossi titoli, si trascura di dire che esso ha salvato la vita di migliaia di persone.
3 – Si tende a mettere in primo piano quel che colpisce maggiormente l’immaginario collettivo, come le misteriose onde elettromagnetiche, cui le massime autorità scientifiche internazionali attribuiscono solo un “sospetto” di pericolosità (al pari del caffè, pressoché ignorato…), mentre meno spumeggianti sono le campagne contro le assai più lesive radiazioni ultraviolette, solari o artificiali, cui ci esponiamo per la tintarella.
4 – Si procede contro i vari pericoli a colpi di campagne improvvise che nascono e muoiono senza una ragione che non sia la moda. Ultimamente si son presi di petto i cani. In poche settimane è sembrato che tutti i cani della Repubblica si siano messi ad azzannare vecchi e bambini, e i notiziari son divenuti una sorta di bollettino quotidiano delle morsicature. Qualche tempo fa dove erano?
5 – Molti dei danni da intemperie non son dovuti a una particolare turbolenza del clima, ma alla scarsa previdenza sulla terra da parte dell’uomo, quando costruisce sul greto d’un torrente o sotto un costone franoso, che i nostri avi più saggi avrebbero assolutamente evitato. A Genova e Napoli tutte le colline attorno al porto sono state coperte d’asfalto o cemento : basta una pioggia normale e l’acqua non assorbita fa saltare le fogne presso la riva, con allagamenti e guai d’ogni sorta. L’”effetto-serra” non c’entra…
6 - Sotto la pressione di onde emotive si richiedono provvedimenti, leggi, divieti che spesso sono inutili, affrettati , raffazzonati, addirittura controproducenti. Ma quel che è peggio, essi hanno risvolti economici importanti, e per tutelarci da pericoli non ben dimostrati distolgono risorse utili a regolare problemi molto più concreti ed urgenti. E’ vero, infatti che una vita umana non ha prezzo, ma se lo avesse non sarebbe lecito pagarlo quando ne derivasse la morte di molti di più.
Già la comune esistenza è sufficientemente carica di insidie e di rischi; affrontiamoli con studio, con pazienza e con serenità , ma per favore, non esageriamo! Altrimenti ci viene il sospetto che certi “spaventatori” professionisti abbiano lo scopo di limitare le nostre scelte, vale a dire, la nostra libertà.
Franco Clementi
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