Si chiama Mario Canessa, ha 94 anni e oramai da più di mezzo secolo è lontano dalla Valtellina e vive a Livorno (dove il 25 aprile il sindaco gli darà il massimo riconoscimento cittadino). Ma a Tirano, facendo fuggire in Svizzera famiglie ebree, perseguitati politici e soldati alleati,si è guadagnato la medaglia d’oro al valor militare: il municipio tiranese, con una delibera del consiglio comunale votata all’unanimità, ha deciso di dargli la cittadinanza onoraria.
L’assessore alla cultura del Comune di Tirano, Bruno Ciapponi Landi, è andato a Livorno a una cerimonia dedicata agli eroi della Resistenza per consegnare formalmente il titolo onorifico a un Canessa che, visibilmente commosso, ha chiesto a un amico di leggere un breve messaggio indirizzato alla memoria dei partigiani della prima divisione alpina Valtellina.
In realtà, la storia di Canessa era destinata a rimanere chiusa nel suo cuore. Per quasi 60 anni ha tenuto per se i suoi ricordi di gioventù («non li avevo raccontati neanche a mia moglie, che ora non c’è più»). Finché un giorno, durante una partita a scacchi con un amico ebreo che gli confida di esser stato salvato dall’eroismo “nascosto” di una famiglia, risponde genericamente che sì, anche lui aveva fatto qualcosa del genere durante la guerra. L’amico si incuriosisce e comincia a scavare fin quando altri ebrei gli raccontano del ruolo che Canessa aveva avuto in Valtellina. Scatta all’interno della Comunità ebraica livornese un moto di amicizia che porterà il nome di Canessa nel giardino dello Yad Vashem, il museo-memoriale in Israele.
Per una singolare coincidenza, Tirano, nella geografia ecclesiale, fa parte della diocesi di Como, ora affidata a monsignor Diego Coletti, che aveva avuto modo di conoscere Canessa negli anni in cui ha retto la diocesi di Livorno. «Mi è grato unirmi alla gioia di questo riconoscimento ‒ dice mons. Coletti a Canessa ‒ comunicandole nell’occaione la mia rinnovata stima e affetto maturati dirante il mio servizio episcopale alla diocesi di Livorno».
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