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venerdì 20 maggio 2011

IL FORTE SERTOLI DI CANALI E LA SUA ALPE

Vorrei volare, mi sussurra l’amico Luciano. Siamo davanti alle travi metalliche del ponte retrattile del Forte Sertoli di Canali. Il ponte sul profondo fossato che circonda il forte è privo di pavimentazione e un grande cancello in ferro vieta il passaggio... (Di Ezio Maifrè)

Al di là del fossato, il forte, con tutta la sua imponenza e fascino, sembra però aspettarci. Si, io e Luciano vorremmo avere le ali per poter superare il profondo fossato, varcare il grande portico centrale e visitare il forte. Come coloro che desiderano ardentemente una cosa e non la possono avere, giriamo intorno al fossato cercando qualche valico. Nulla. Il forte è stato progettato bene; si passa solo dal ponte . Non è possibile entrare, però c’è la possibilità di raccontare la sua storia, capire la sua struttura perché io quel forte lo conosco bene.

Il forte Sertoli, armato con quattro cannoni da 149 mm con gittata massima di quasi 14 chilometri, non sparò mai un colpo; costruito per combattere il nemico, lo attese nelle due grandi guerre inutilmente. Forse è per questo motivo che i tiranesi amano quel forte; esso appare nell’immaginario collettivo come un bue mansueto che non ha mai fatto male a nessuno. Il forte fu costruito tra il 1913 e il 1914 in funzione di una precisa strategia militare. Esso non mirava a colpire il nemico in prossimità del forte, ma a fronteggiarlo da lontano in modo tale che non potesse entrare nella conca di Tirano. Il suo scopo era quello di “ martellare “con artiglieria di grosso calibro le truppe nemiche impedendone l’ammassamento. Tra i suoi compiti vi era quello di distruggere i ponti, le strade, la ferrovia e tutto ciò che avrebbe consentito il transito e lo stazionamento del nemico e di proteggere la Valle da una eventuale invasione proveniente dall’Engadina.

Per essere adatto allo scopo il forte doveva essere costruito in una posizione strategica e ben mimetizzato, doveva essere dislocato in un’area dove i suoi tiri di cannone avrebbero spaziato da nord a sud e per questo era stata scelta la piana di Canali sulle pendici del monte Padrio. Allora si temeva una invasione austriaca da Nord attraverso il passo dello Stelvio, da Sud attraverso il passo del Tonale e dall’ Aprica, ma soprattutto dall’Engadina giungendo nella valle di Poschiavo. Il forte Canali poteva spaziare con i suoi tiri di cannone fino al Mortirolo, in valle fino a Grosio e Mazzo e in Val Schiazzera e, nel caso di una invasione austriaca o tedesca, dalla neutrale Svizzera; le sue cannonate in Valposchiavo potevano arrivare fin oltre Brusio e in Val Saiento. Nel caso in cui l’invasione fosse avvenuta dall’Aprica e dalla bassa valle il fuoco del forte poteva arrivare fino a Teglio.

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Il forte è stato protetto anche da un attacco di fanteria; per questo è stato dotato di un fossato difensivo largo otto metri e profondo cinque con un ponte retrattile. Insomma, era stato progettato un forte somigliante alle antiche fortezze del passato, anche se non avrebbe sicuramente retto per molto tempo ad un assedio a causa della mancanza di una seria autonomia di viveri, di acqua e di energia.

Il forte Sertoli che dal 1918 era stato presidiato dall’Artiglieria di Fortezza e in varie fasi dalla Territoriale è rimasto “armato“ fino al 1949, poi il Ministero della Difesa decise di affidarlo al Demanio Pubblico: ora, ai giorni nostri, appare in rovina. Tutte le strutture accessorie esistenti negli anni ’50 del secolo scorso sono state smantellate. Perfino le cupole corazzate dei cannoni sono state asportate senza accortezza distruggendo e diroccando il forte. Un vero scempio e un gran peccato, poiché altri forti come quelli di Montecchio Nord e del Venini hanno avuto migliore sorte. Ora però le cose stanno cambiando, il Comune di Tirano sensibile a questo tema, ha ottenuto dal Demanio la possibilità di disporre della struttura per strapparla al completo abbandono.

Il forte Sertoli, anche se può sembrare un rudere immerso nella fitta boscaglia, non è del tutto irrecuperabile. In un’ottica della valorizzazione della” montagna Trivigno “ e con dei costi non eccessivi si può salvarlo dal degrado; si può renderlo accessibile e visitabile in sicurezza poiché la possente struttura è ancora valida. Gli Alpini hanno fatto un ’encomiabile lavoro di pulizia , perché il forte era immerso in una fitta vegetazione e vi erano numerose insidie. Si è intuito che oltre a essere parte della nostra storia è anche parte di un territorio tra i più panoramici. Lo dimostra anche l’ubicazione di alcune belle case costruite in luoghi molto panoramici, tali da scorgere l’azzurro lago di Poschiavo e una vasta estensione del massiccio innevato del Bernina.

Proseguendo oltre, per circa un chilometro, si incontrano delle belle case in posizione molto panoramica sino a giungere alla Valle dei Morti. Lì nasce una acqua pura e particolarmente fredda, buonissima da bersi ma con estrema attenzione. I nostri avi, nelle loro leggende narrano che molti bevendone accaldati e sudati, abbiano perso la salute o addirittura la vita. Altri dicono che, giunti alla sorgente, affaticati e stanchi sia meglio bere vino che acqua poiché si corrono meno pericoli ; si legga La legénda de l'àqua dèla Val dèi Morcc e con il dio Bacco l’animo diventa allegro e la natura appare persino più bella.

Ezio Maifrè

Car Fort de Canài, de tüti li tö ròbi i tà privàa,
cùma S. Francèsch, ta sée restàa biùt ‘n del busch,
fìna i fèr ‘n dei mür de calcestrüz i ta rusegàa,
adès capìsi parchè ta vardèt fò cun öcc fùsch!

Ma adès i Alpìn che i ta vulüü gran bée
i ta spazzàa fo ‘l rüt e i ta cavezàa pulìtu,
i ta facc rée tancc e po tancc bèi mestée,
adès ta sée turnàa amò ‘n grant bèl sìtu!

Méngu

Per le notizie storiche e tecniche del Forte: http://www.fortificazioni.net/Sondrio/Sertoli-Canali.html

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