Mi trovo bene ed adempio al mio nuovo ruolo con passione. Una mattina, dopo che il Comandante ha ordinato l'immersione a 30 metri ed io ho portato il battello alla quota indicata, rimasto in camera di manovra, gli chiedo se è necessario che il battello si muova a lento moto, consumando energia che poi deve essere ricaricata con consumo di combustibile. Mi risponde che è necessario per tenere il sommergibile in quota giusta. A mia volta dico che si può usufruire della diversa densità degli strati d’acqua per mantenerlo alla giusta quota di immersione.
Mi dice: < Proceda >.
La mia lunga attività mi aveva fatto notare che la variazione di quota era sempre stata effettuata agendo sui timoni orizzontali e che usciti da una certa quota, seppure a lento moto, i timoni rimanevano orientati di circa un grado per tenere la nuova quota. Così decido e do l'ordine:
< Ferma tutto >.
Gli elettrici si fermano e dopo poco tempo il sommergibile è fermo tra due acque, alla profondità ordinata dal comandante. Con piccolissimi spostamenti di acqua dalle casse di assetto regolo il giusto equilibrio. Ho acquistato la giusta sensibilità in modo che con pochi litri riesco a stabilire l'equilibrio di 474.000 kg.
La mia sensibilità si è affinata fino alla precisione compresa tra un decimillesimo ed un centomillesimo del peso complessivo del battello. L'equipaggio osserva con attenzione: tutti sono fermi al loro posto, altrimenti l’equilibrio sarebbe rotto; e così, da questo momento, ogni giorno passiamo alcune ore fermi tra due acque in completo rilassamento.
Il mio occhio in camera di manovra è sempre fisso sul quadrante della quota e sono pronto ad intervenire. In occasione delle prove distinguo il rumore del treno di onde degli apparecchi di ricerca e ne noto la differenza tra questi e quelli inglesi. Il treno d'onde dei nostri apparecchi assomiglia all'avvitamento di una vite in un alloggiamento metallico senza lubrificante: "quiiik, quiiik", oppure assomiglia al cigolio di un perno di porta o finestra. Quello inglese, dal nome di Asdish, assomiglia invece al sibilo di una frusta, al suo schiocco, "sciinc, sciiinc" e tutte e due sono al limite di capacità dell'udito umano, tanto che molti membri dell'equipaggio non riuscivano a percepirli.
Rientrati in porto al primo pomeriggio siamo liberi di uscire e di svolgere una nostra attività personale. Il tempo è ormai primaverile le giornate sono lunghe, si fanno conoscenze che aiutano a trascorrere il tempo di libera uscita. A bordo con me vi è un guardiamarina di prima nomina, che essendo di La Spezia ha molte conoscenze. Mi introduce nella sua compagnia e spesso due studentesse ci accompagnano a Lerici per i primi bagni di mare, pigliando il bel vaporino che dal porto di La Spezia ci porta a Lerici. Conosco anche una signora, il cui marito, pure lui sommergibilista, è dato come disperso, ormai da molti mesi, assieme al suo battello. E' assai desiderosa di compagnia e letteralmente affamata di calore umano ed anche con lei trascorro parte del mio tempo libero.
E così le giornate si susseguono nella normale attività. La guerra va male, ho notizie dell'affondamento del Mocenigo: ormai vi è l'invasione dell'Italia, e si teme un attacco alle isole.
I mezzi di difesa sono ormai ridotti al minimo. Così anche il nostro H8 parte per la difesa.Veniamo inviati a La Maddalena con il compito di proteggere le isole dall'attacco del nemico. Il nostro vecchio scafo parte ma le sue capacità combattive sono assai ridotte. Siamo a La Maddalena ed usciamo per il canale di Bonifacio, appostandoci tra la Sardegna e la Corsica.
La nostra massima capacità di immersione è sui 45 metri, una sciocchezza rispetto ai sommergibili appena appena più moderni. Abbiamo a prora 4 tubi lancia siluri da 450 mm il cui lancio richiede operazioni assai complicate. Comunque siamo al nostro posto. Si entra e si esce da La Maddalena se vi è allarme.
Una notte verso le ore una, scatta l'allarme: bisogna uscire. Assieme a noi vi sono altri tre battelli di classe moderna da 600 ton. E' una brutta notte. Vento assai forte, il canale delle bocche di Bonifacio ha mare tempestoso, e districarsi tra i canali dei vari isolotti che dalla nostra baia portano a ponente della Sardegna e della Corsica, senza alcun faro di segnalazione acceso, diventa un affare di navigazione assai complicato. Nubi basse sul mare, onde che si rompono sugli scogli, così che gli altri due battelli finiscono la loro uscita sugli scogli, hanno danni e devono rientrare, chi ce la fa è ancora il vecchio H8 che prende la sua posizione, ma dopo un paio di giorni, cessato l'allarme, rientra alla base.
A cura di Ezio Maifrè
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