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venerdì 20 maggio 2011

"LE NOSTRE VIE": LA VIA GUGLIELMO FELICE DAMIANI

Brevissimo anche il percorso di questa via tiranese; a pochi passi da piazza Marinoni, la via conduce sull’argine del fiume. Brevissima dicevo, quasi a simboleggiare la breve esistenza terrena dell’intellettuale Guglielmo Felice Damiani che a soli 29 anni cessò la sua parabola su questa terra. (Di Ivan Bormolini)

Nacque a Morbegno il 28 ottobre 1875; ed è in quell’allora borgo, che contava poche migliaia di abitanti, che il Damiani frequentò le scuole elementari. Già nel corso della frequentazione di queste scuole il poeta mostrò un’intelligenza brillante: in alcuni suoi scritti si capì che era dotato di grande padronanza di concetti e stile di scrittura.

Purtroppo per lui, come immaginabile anche per altri suoi coetanei, le condizioni economiche della famiglia non erano certamente in grado di supportare una carriera scolastica degna dell’intelligenza del Damiani; la presenza delle borse di studio fu in questo caso di grande importanza.
Cominciò la sua carriera scolastica fuori provincia, a Como, dove, presso il collegio Gallio, frequentò il ginnasio e il liceo e dove ebbe modo di conoscere anche Giovanni Bertacchi. Passò a Pavia come alunno del prestigioso collegio Ghislieri, frequentò la facoltà di letteredivenendo allievo prediletto del filologo Vittorio Rossi, si laureò discutendo una tesi sul poeta Marino, un lavoro questo in cui si denotava la serietà della sua scrittura e la conoscenza approfondita del metodo di studio. Lasciata l’università Damiani si dedicò all’insegnamentoin un primo tempo a Celana (Bergamo) ed in un secondo momento a Mortara (Pavia).

A ventisei anni si trasferì a Napoli, allora considerata una delle capitali culturali d’Italia e d’Europa: insegnò lettere alla Nomale femminile “Eleonora Fonseca Pimentel”. Tanto breve fu la sua esistenza terrena quanto breve fu la sua presenza nella città partenopea; infatti vi soggiornò solo per quattro anni dove compì un tuffo appassionato nella cultura, si sottopose ad un durissimo impegno intellettuale, ma poco remunerato. Nelle sue lettere ebbe modo di lasciar trapelare una sua insoddisfazione di fondo, pur riuscendo a farsi apprezzare come studioso.
Frequentò assiduamente i cenacoli letterari della città, conobbe personaggi importanti, ma la sua vita inaspettatamente si interruppe il 23 ottobre 1904 esattamente cinque giorni prima del compimento del ventinovesimo anno d’età.

Era ricco di erudizione, un maestro scrupoloso, una figura poliedrica capace di spaziare dalla poesia alla critica letteraria, al teatro sino al giornalismo. Ma il Damiani si considerava un poeta e come poeta lasciò alcuni scritti quali una raccolta di idilli “Le due fontane” e “La casa paterna”.
Poesie che il Bertacchi, dopo la sua morte e ostacolato dalle pretese dei famigliari del Damiani, raccolse con affetto e dedizione, pubblicandole successivamente in due volumi nel 1907 e nel 1912 dal titolo “Lira spezzata”.

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