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venerdì 15 luglio 2011

ALLUVIONE DEL 1987: IN QUEI GIORNI A TIRANO

[GUARDA IL VIDEO] “In quei concitati momenti drappelli di cittadini osservavano il fiume, l’Adda si fece minacciosa, raggiunse una portata di 600 m/sec ed una velocità delle acque di 70 Km/h". (Di Ivan Bormolini)

La storia di Tirano, passa anche da argomenti o fatti recenti, la storia è anche questa. Per questo motivo, nell’imminenza della ricorrenza dell’alluvione dell’ 87 che cade proprio domenica prossima, ho deciso di ripercorrere brevemente le vicende legate ai giorni drammatici delle calamità naturali di quell’anno. Eventi che hanno segnato la memoria, cronache che non vanno dimenticate, volti e nomi, da ricordare, perché fanno parte di un passato recentemente triste.

Durante quei terribili giorni anche la nostra Tirano venne funestata da eventi importanti. Ci si trovò a dover fare i conti con la furia del torrente Poschiavino e con la acque spaventose del fiume Adda.
In poche ore i due corsi d’acqua raggiunsero portate eccezionali provocando danni e disagi: già il venerdì sera il livello del fiume era aumentato; pur non toccando livelli preoccupanti in quella notte si udivano suoni sinistri creati dalla furia delle acqua e dallo scoscio incessante della pioggia. La preoccupazione degli abitanti delle case vicino agli argini costruiti a regola d’arte dagli Austriaci era forte.

Il sabato pomeriggio si manifestarono le prime serie preoccupazioni, il livello del fiume costituiva una vera e propria minaccia e col passare delle ore le cose andavano peggiorando.
Alle 5.15 di domenica mattina un’ondata di piena, causata dal cedimento di uno sbarramento di terra e alberi formatosi a monte, investì i ponti cittadini.
Dal ponte di via della Repubblica iniziarono a fuoriuscire notevoli quantità d’acqua che in parte raggiunse la vicina piazza Marinoni, incanalandosi lungo i fianchi degli argini.

Le zone considerate a rischio vennero preventivamente evacuate nelle ore precedenti e sempre in quei concitati momenti le imprese edili locali misero in moto un’autentica “task-force”, un dispiegamento di uomini e mezzi che incessantemente, senza tener troppo conto dei pericoli, si impegnarono a realizzare arginature provvisorie.
Il grosso dell’intervento venne concentrato nella zona del Foro Boario, si realizzarono arginature di terra e sassi, e massiccio fu l’intervento anche negli altri ponti.
Intanto scantinati e attività commerciali iniziarono ad essere ripuliti dal fango e dall’acqua con l’aiuto di vigili del fuoco e cittadini, che nello stesso tempo realizzarono paratoie con ogni tipo di materiale adatto e disponibile.

Già, perché l’allarme non cessava, si temeva una nuova piena causata dal cedimento della diga di S. Antonio Morignone: sarebbe stato l’ennesimo dramma. Intanto le imprese continuavano a realizzare “spallette di contenimento” soprattutto nei pressi del fiume del Foro Boario; era ed è risaputo che il ponte in caso di eventi come quello dell’87, va considerato come l’anello debole della catena in quanto è troppo basso e quindi può costituire un ulteriore ostacolo in caso di piena.
Si lavorava in quella domenica pomeriggio, si confidava nel bel tempo e si temeva un nuovo allarme, puntualmente l’ordine di evacuazione arrivò, una nuova piena sembrava imminente ma per fortuna non ci fu, altrimenti la conta dei danni sarebbe stata ancora superiore.

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LA SITUAZIONE DEL POSCHIAVINO

“Figlio mio cosa stai combinando?” disse Madre Natura al suo figliolo
“Sono straripato e faccio danni!” Rispose il torrente.

L’alluvione tiranese non è stata segnata solo dalle vicende legate all’Adda, infatti, anche il Poschiavino creò notevoli danni nella zona di Madonna di Tirano, ma prima anche la Valposchiavo venne attraversata da un’ondata di piena di grandi dimensioni.
Vennero invase e distrutte le paratoie di regolazione sul Poschiavino nella zona a valle della dogana Svizzera; trovando questo ostacolo le acque tracimarono sulla Statale distruggendo in parte la dogana Italiana e rendendo impraticabile la strada.
Le acque tracimarono pure nel piazzale del castello di Piattamala e arrecarono notevoli danni nei pressi dell’ex caserma dei Carabinieri.

La furia del torrente giunse a Madonna, dove per un breve tratto rimase nelle arginature, tracimò a sinistra arrecando notevoli danni alla Casa del Fanciullo ed irrompendo sulla 38: nuove barriere, nuovi danni a case e attività commerciali, la Statale chiusa al traffico e un nuovo blocco in una situazione viabilistica già compromessa da altri eventi.

Molte persone radunate in quel luogo fecero notare come la violenta furia delle acque del Poschiavino avessero risparmiato il Santuario, una grande fortuna che il luogo Sacro sia stato preservato e forse un miracolo quella Madonna di Tirano lo fece: danni, pericoli, situazioni difficili, ma almeno i tiranesi non dovettero piangere vittime in quell’estate dell’87, un fatto umanamente importante.

Ivan Bormolini

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