In unione al servizio d'intelligence francese per le operazioni d'informazione in Italia per il Settore Nord della Repubblica francese, sono responsabile della missione che ha due scopi:
- quello di rifornire di armi i vari gruppi partigiani;
- quello di fornire informazioni ai corpi d'armata alleatisulle difese approntate dal nemico nell'alta Italia.
Dalla relazione effettuata alla fine di novembre 1944 dal TGN (Tenente Genio Navale) Fausto Sidoli e STV (Sottotenente di Vascello) Adelio Rossi trascrivo:
“Ai primi di ottobre, il 3, accompagnati da una staffetta, per il colle della Losa, lago Agnel e col del Nivolet, giungiamo alla sera a Pont di Valsavaranche. Il percorso del Col di Nivolet è stato penosissimo. Era già tutto innevato, l'abbiamo percorso di notte, con una luminosità diffusa perché non c'era luna, senza strade, ne tracce del percorso. Era solo un camminare con segnalazione di bussola in direzione prestabilita. Il Col de Nivolet è molto lungo e per far riferimenti locali, assomiglia alla lunga valle di Livigno, ma senza abitazioni.”
Dato che ero montanaro ed ero ben allenato alla montagna, io facevo strada al gruppo di una decina di persone (Adelio, i due telegrafisti, altri sette od otto portatori di materiale). Il cammino era molto faticoso, perché l'assoluta mancanza di ombre non mi segnalava la presenza di vuoti nè la presenza di ostacoli nel candore della neve. Quante volte sono caduto a faccia in giù perché, convinto di posare il piede e trovare il terreno, lo posavo invece nel vuoto, di una buca o di un avvallamento. E così lungo tutto il percorso di questa valle coperta di neve alta tra i 30/40 cm, ma con lo spessore della neve ben maggiore negli avvallamenti. Percorrenza che è durata 4 o 5 ore. In più avevo il mio sacco da montagna abbastanza carico. Non è stata una scampagnata ma una faticaccia boia.
“Informato dell'attacco alla valle di Cogne ci fermiamo aspettando ulteriori notizie e se necessario per ripartire in cerca di aiuto da parte di quelli di Val D'Isere. L'attacco alla Val di Cogne è stato eseguito all'alba da ottanta fascisti: la pattuglia partigiana di avvistamento ha sparato i tre colpi di allarme, il posto di blocco amico non li ha sentiti ed è stato sorpreso.Perdite: due morti e due feriti; prima di fuggire il comandante del blocco è riuscito a dare l'allarme per telefono. Dal paesino di Degioz, partono immediatamente alla spicciolata i rinforzi: i tre uomini di testa vengono catturati dai fascisti, che vestono l'abito borghese, e verranno massacrati dagli stessi prima di ripiegare. Gli altri rinforzi si appostano sulle posizioni difensive della presa (di raccolta di acque). L'addetto alle mine, isolato e a mezza costa sul canale della centrale elettrica in località Vasca, ricevuto l'allarme e non riuscendo a parlare con il blocco per telefono, fa brillare la mina del canale stesso, provocando un'enorme frana che travolge nel fondo valle circa una ventina di fascisti, interrompendo la strada ed arrestando il corso del fiume. I fascisti in seguito a questo si ritirano. Il nostro blocco verrà ritirato al di qua della frana.
- 4 ottobre. Proseguiamo accompagnando un ferito e giungiamo alla sera a Cogne.
- 5 ottobre ci presentiamo al Generale. Adelio rimane a Cogne; Fausto riparte con Mezard per Valsavaranche per organizzare il trasporto armi.
- 7 ottobre. da tre giorni a 1500m nevica: Mezard vista l'impossibilità di proseguire, decide di rientrare a Cogne.
- 10 ottobre. Al mattino allarme per movimenti nei dintorni di Aosta, di circa quattrocento fascisti e tedeschi con artiglieria auto trasportata. Fausto va in pattuglia ad Acquefredde. A mezzogiorno tutto rientra nella normalità ed alle 15.30 partiamo per Valtournanche. Camminiamo tutta la notte.
- 11 ottobre. Alle 9 siamo al posto di blocco di Tito; al pomeriggio proseguiamo a piedi e alla sera siamo a Valtournanche.
- 12 ottobre. A piedi al Breuil, incontro con Pino ed Eddy: dobbiamo attendere fino a lunedì sedici ottobre.
- 16 ottobre. Ritorniamo al Breuil per ultimi accordi in previsione del rifornimento di armi. La sera scendiamo ad Antei. Gli uomini che dovrebbero venire con noi per il trasporto d'armi in Valtournanche non sono pronti; la partenza è rimandata di 24 ore.
- 17 ottobre. Con il Maggiore Usmiani ed una ventina di uomini partiamo per Cogne alle dieci di sera e camminiamo tutta la notte e la mattina del 18.
- 18 ottobre. A mezzogiorno siamo ad Acquefredde nel pomeriggio a Cogne, in tempo per veder partire Mezard per il primo viaggio d'armi.
- 20 ottobre. Gli uomini di Tito sono rimandati senza armi, avendo respinto la proposta di fare tre corvèes Val D'Isere-Valsavaranche, per ottenere una dozzina di armi.
- 21 ottobre. Rastrellamento di val Chiusella dove avremmo dovuto trasferirci con l'operatore r.t. essendo interrotto il collegamento radio col Breuil, per staffetta mandiamo notizie e chiediamo ordini.
- 25 ottobre. Comunichiamo lo sfondamento di val Soana per aggiramento e la sostituzione dei fascisti ai posti di blocco da parte di tedeschi ed ucraini, ed il nostro sospetto che ciò preluda ad operazioni di rastrellamento. Questi cifrati partono per staffetta poichè il Breuil non risponde alle reiterate chiamate del nostro r.t.
- 27 ottobre. Valtournanche in poco tempo è rastrellata. Fausto entra in prigione a Cogne sotto l'accusa fittizia " intelligenza coi fascisti" allo scopo di ricercare per quale via le notizie militari di Cogne giungano ad Aosta. L'operazione è stata così organizzata perchè a Cogne erano imprigionati alcuni militari della Repubblica Sociale ed alcuni cittadini di Cogne aderenti alla R.S. e si riteneva che da questi a mezzo di commercianti le notizie arrivassero ad Aosta. E l'operazione ebbe successo.
- 1 novembre. Adelio scende di scorta fino alle porte di Aosta per lo scambio di prigionieri: tre tedeschi ed il Capitano Galaffo, contro sei borghesi tra cui la madre di Ottoz. Questi ostaggi, liberati in Aosta la sera, sarebbero stati ripresi durante la notte ed obbligati a marciare davanti ad una colonna nemica che puntava su Valsavaranche.
- 2 novembre. Attacco a Cogne. I tedeschi e gli ucraini, dopo aver chiuso la Val di Cogne avendo occupato la val Chiusella e la val Soana, attaccano la valle risalendola. Alle 23 si parte: circa 120 persone compresi i civili.
- 3 novembre. Riposo al rifugio del Lauzon. Siamo affamati troviamo i resti di un porcello: le orecchie e le zampe. Cerchiamo un recipiente per cuocerli. Troviamo un vecchio vaso da notte smaltato. Ben lavato nella neve, su di un improvvisato fuocherello, sciogliamo la neve e cuociamo i resti. Fu il primo ed ultimo orecchio di porco da me mangiato con tanto gusto.
- 4 novembre. Partenza ore cinque. Alle nove al col Lauzon (3300m). Arriva la notizia dello sgombero di Valsavaranche. Fausto va in pattuglia avanzata: la valle è deserta. Rimane di guardia al ponte di Urus per assicurare il passaggio del grosso. Mi accorgo che il grosso ad una distanza di 200m si ferma e non avanza verso il ponte, nonostante i miei grandi cenni di invito. Finalmente dopo una decina di minuti vedo che Adelio ed il Capitano Mezard si affacciano in testa al gruppo e riprendono ad avanzare. Quando arrivano capisco il perchè della sosta: gli altri non conoscendomi e vedendomi vestito con una canadienne ed un cappello di pelo ed il fucile imbracciato mi avevano preso per un ucraino e conoscendone la ferocia si erano arrestati mettendosi al riparo. Si prosegue su Pont, troviamo armi e munizioni in quantità. Ci carichiamo una mitragliatrice pesante, munizioni e viveri, nascondiamo il resto e proseguiamo per il col di Nivolet, dove giungiamo alle 23.
- 6 novembre. Partenza alle 4,30 ed arrivo alle 14,30 in località Val d'Isere per il colle della Galizia, altro 3300m di quota. Comincia a nevicare: accoglienza festosa da parte del fotografo e del giornalista. Dopo cinque giorni di marcia posiamo le armi nel nostro magazzino e veniamo cacciati dall'albergo da un sottotenente americano. Aspettiamo sotto la neve e veniamo ammassati in catapecchie senza possibilità di asciugarci. per cena pane e minestra. Sembra che il fotografo ed il giornalista attendessero da tre giorni il nostro arrivo.
- 7 novembre. Partenza in camion per Grenoble senza cena...
A cura di Ezio Maifrè
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