L'archivio del portale di informazione e commercio INTORNO TIRANO (www.intornotirano.it)

Etichette

giovedì 7 luglio 2011

LE MEMORIE DI FAUSTO SIDOLI: "SIAMO IN BALIA DI NOI STESSI"

[PARTE 33] Non abbiamo per niente una visione chiara di ciò che si DEVE fare, siamo in balia di noi stessi...

Tra le varie proposte che si scambiamo vi è anche quella di rifugiarci in Svizzera, che in qualità di nazione neutrale sembra disposta a riceverci. La mia salute non è delle migliori, il peso delle ferite e sopratutto la debilitazione dovuta alla carenza di vitamina C che mi ha procurato lo scorbuto, si fa ancora sentire e così assieme ad altri matura la scelta di recarci in Svizzera per essere internati in attesa degli avvenimenti.

Così deciso, verso i primi di Ottobre, ci organizziamo in un gruppetto di una diecina di persone, ed all'alba attraversiamo il confine passando per i monti e scendendo a Poschiavo. Siamo raccolti in un centro, ognuno declina le proprie generalità ed i proprio grado da ex militare e veniamo inviati in vari centri. La mia destinazione è a Mùrren, di fronte alle grandi montagne della Svizzera centrale. La Jungfrau, il Monch e l'Eiger. E così inizia un periodo di riposo e si seguono gli avvenimenti da una nazione neutrale.

Si assiste alla nascita della repubblica Sociale, all'internamento di molti italiani in Germania, ai tristi avvenimenti legati al popolo ebraico. Da parte nostra si formano i primi gruppi di studio, infatti molti sono quelli che non hanno terminati gli studi. Si cominciano a formare gruppi di studio per un superficiale richiamo delle principali materie, e sopratutto per i vari scomparti universitari; così mi aggrego al settore ingegneria, anche se sono l'unico della specialità navale e meccanica, e scelgo il settore di ing. Meccanica ed elettrotecnica che più si confà con la mia specializzazione.

Intanto veniamo trasferiti vicino a Losanna perché internati in Svizzera vi sono alcuni professori Universitari italiani che raggiunto un accodo con l'università di Losanna effettueranno corsi per universitari italiani. Vengo anch'io ammesso a frequentare tali corsi e riesco a prepararmi in elettrotecnica ed in idraulica, materie che mi potranno essere utili nel mio corso per ingegnere meccanico. Riesco ad elaborare due tesi su un motore elettrico e su di una turbina idraulica.
Per risparmiare sulla carta da disegno, usiamo carta da pacchi marroncina che riceve molto bene i segni della matita. Così si risparmia sui costi.

La nostra vita trascorre tra gli studi e le notizie della guerra che vengono viste da un territorio neutrale. La mia salute si va ristabilendo, il nutrimento è abbondante e spesso, specialmente nei primi giorni non mi bastava una razione, e approfittavo di alcuni amici che non la consumavano completamente per aumentare la mia dotazione; sopratutto il buon latte ed il formaggio emmental mi hanno fornito le vitamine di cui ero carente.

Tra di noi si comincia a parlare del lavoro che la marina militare sta compiendo nel Sud d'Italia.Circola la voce che alcuni ufficiali sono richiesti per attività in nord Italia sia in aiuto alla resistenza, sia come portatori di notizie. Dormo in camera con un altro giovane guardiamarina milanese, e dimostriamo tutti e due interesse per quanto veniamo a conoscere. Noi non abbiamo agganci, ma le notizie trapelano, e così le voci e gli approcci sempre informali si intensificano.
Chi mantiene i contatti con il sud d'Italia è un Generale che risiede a Ginevra. Veniamo contattati, in forma discreta e così lentamente ci si avvia alla decisione di partecipare alle attività di resistenza in unione con la nostra Marina Militare.

Nel frattempo arriva l'estate del 1944 e per un breve periodo veniamo inviati in un campo di montagna, nella provincia di Soloturn. Ci ricorda la nostra valle, perché la sigla di Soloturn è SO.
Siamo in alta montagna, e compito per me piacevole è la pulizia dei pascoli dalle pietre, per migliorarne lo sfruttamento. Io lavoro volentieri, perché il mio fisico lo richiede e mi irrobustisco.
Due miei amici di campo sono burloni, e notano che il proprietario del terreno osserva con grande attenzione le piantine di arnica, e che ogni tanto ne preleva le radici per metterle in infusione nella grappa. Notato questo si divertono a tagliare la pianticella quattro o cinque dita sotto il livello del terreno e ripiantarla a pochi metri di distanza. Il divertimento consisteva nel vedere il contadino che si avvicinava alla piantina, ne scavava i dintorni alla ricerca della radice,e poi sollevava la piantina e non capiva il perché non vi fosse la radice. Scuoteva la testa, approfondiva il buco, ma la radice non vi era, e così scuotendo la testa passava ad altra piantina, per avere la stessa sorpresa. E noi che lo osservavamo ridevamo a crepapelle.

Ormai siamo alla fine del nostro soggiorno in montagna e si stringono anche i nostri tempi di abbandono della Svizzera. Saremo appoggiati dal Maquis francese e sopratutto dalle forze armate della Francia libera. Per noi è evidente che esiste la possibilità di rientrare in servizio nella mostra marina.
Le leggi del nostro internamento non ci consentono di lasciare il posto dove siamo ospitati.
Dovremo provvedere alla nostra fuga
da Vevey per raggiungere Ginevra e poi appoggiati verremo fatti attraversare il confine per arrivare in Francia.

Nel giorno stabilito, Adelio Rossi ed io, mettiamo i nostri abiti migliori e tutti lustri pigliamo il treno per Ginevra, unendoci alla gran quantità di impiegati svizzeri che vi vanno a lavorare. Tutte le stazioni svizzere sono sotto il controllo delle forze armate e della polizia. Nostra intenzione è non dare nell'occhio per non essere fermati e sopratutto non finire in prigione. L'entrata alla stazione di Vevey è filata via liscia, siamo in due, con i nostri rotoli di carta sotto il braccio, ed il giornale del giorno in evidenza. Il viaggio in treno è semplice, non dura molto, anche se pure sul treno vi è un controllo di polizia. A Ginevra usciamo da una porta secondaria verso la quale vediamo che si dirigono molti impiegati svizzeri.
Anche questa porta di uscita è controllata ma passiamo inosservati. Ci rechiamo all'appuntamento del nostro referente, veniamo sistemati in un appartamento ed attendiamo la sera. Il passaggio avverrà presso la cittadina di Annemasse che è collegata con Ginevra da un trenino o tramvia...

A cura di Ezio Maifrè

Nessun commento:

Posta un commento