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martedì 19 luglio 2011

PRELUDIO ALLA FESTA DI S. GAETANO IN TRIVIGNO

19 luglio 2011 - Quest’anno fortuna vuole che il giorno 7 di Agosto, festa di S. Gaetano in Trivigno, cada in una domenica giorno di festa per molti... (Ezio Maifrè)

Una domenica per un preludio di canti e di festa, di odori e di sapori enogastronomici; un preludio per un inno ad una natura così bella da essere denominata "Conca del Cielo ". Trivigno è da sempre la montagna dei tiranesi, l’alpeggio a circa 1650 s.l.m., offre una vista d’incanto sulla Valtellina e la Valposchiavo. E’ uno stupendo ritrovo per trascorrere giornate immerse nella natura e nel silenzio, luogo di facile escursione a piedi o in bicicletta. Si consiglia l’uso dell’auto solo per chi non può farne a meno.

Il tradizionale appuntamento per la "festa di Trivigno" si rinnova ogni anno in occasione della festa di S. Gaetano, che si conclude con un pranzo tipicamente alpino immerso in una atmosfera di semplicità, allegria e di grande convivialità. Dopo la S. Messa ognuno si può tuffare in un pranzo a base di salumi e formaggi nostrani, polenta e salsicce e dopo buone sorsate di vino valtellinese Docg. Non si può escludere che qualcuno, da questa Conca di Cielo, veda anche il sorriso di S. Gaetano.

Detto questo mi piace presentare un ricordo del dott. Domenico Corvi, tiranese e amante di Trivigno, riguardo la tradizionale processione che si svolgeva partendo dalla chiesa parrocchiale di S. Martino e giungeva in Trivigno. Il mio augurio è che tale tradizione si possa ripetere ogni anno con la partecipazione di giovani e adulti; da alcuni anni un gruppo di ragazzi dell’oratorio di Tirano, guidati dal loro Parroco, fanno una bella scampagnata che si conclude con una S. Messa nella chiesa di S. Gaetano.

Cosi racconta il dott. Domenico Corvi:

“Prendiamo ad esempio S. Gaetano; noi tiranesi lo sapevamo bene, o almeno lo sapevamo una cinquantina di anni fa, quando lo spirito religioso era ancora radicato nelle famiglie e nella vita di ognunoregolava secondo le feste il calendario. Allora anche i giovani non si vergognavano di farsi vedere alle processioni ed alle funzioni religiose. Oggi si vede poca gente, il venerdì santo, seguire la croce di Cristo. Una volta andavano tutti anche alle processioni per le rogazioni, rubando qualche ora al sonno, ma sicuri di trarne merito per l’aldilà e magari anche qualche aiuto per l’aldiquà.

Così, la mattina del 7 agosto la gioventù di Tirano, prima ancora del sorgere dell’alba, si radunava sul sagrato di S. Martino, tutti con il proprio zainetto in spalla col pranzo da consumare al sacco e, al suono delle campane , tutti si incolonnavano dietro i confratelli che, coi loro pesanti crocefissi e paramenti, si prendevano l’avvio per la più suggestiva ed originale delle nostre processioni. Dal sagrato lungo la via Torelli, passato il “ büi vécc “ la comitiva imboccava direttamente via Trivigno ( allora lo stradone, almeno in primo tempo, non tagliava ancora in due il frutteto Torelli e quindi non era necessario fare delle soste per permettere il transito delle auto lanciate verso i luoghi di villeggiatura dell’alta Valle) alla cui sommità una croce , tutt’ora esistente, segnava l’inizio della salita vera e propria. Passando davanti al “ Castelàsc “ e attraversata ”la val” si arrivava alle “cadéne“ dove i “ viciürìn” solevano posteggiare i loro “redée” da agganciare alle “priàle“ e poi si cominciava la salita vera e propria fino alla Prima Croce stagliantesi in cima a un dosso in posizione panoramica.

A questo punto l’alba era ormai sorta e il sole si preannunciava tingendo di rosa la cima del Massuccio.Qualcuno, per evitare l’impervia salita aveva preferito pigliare il sentiero pianeggiante della “ Cà dei Gatèi”, ma qui ci si trovava tutti e, dopo un breve riposo, si procedeva più speditamente verso l’alto, aggirando di buona lena la “ Volta del Pèrsech “ e giungendo così fino a “ Rùnch” dove sorgeva la Seconda Croce e dove si poteva anche trovare un po’ di ristoro all’arsura ormai esasperata, nella vecchia osteria rustica della “Virginia“ dove c’era sempre fresca qualche bibita portata fin lassù a dorso di mulo.Da qui, superato abbastanza facilmente l’ultimo tratto in mezzo al bosco, costeggiando il “mùnt di Tùgn”si sboccava nel pianoro di Piscina dove la osteria (in primo tempo dei Plòo ) e quindi passata ai “ Gagìn “ offrivano refrigerio alle gole ormai assetate.
Qui la tappa era un po’ più lunga, perché bisognava riprendere fiato prima dell’ultimo sprint, che doveva portare in cima alla vetta. Finita la sosta e placata momentaneamente la sete, si ripartiva con rinnovellata lena per arrivare a fare un ‘altra breve tappa al “ Roccolo Pinchetti” dove era già preparata un’enorme catasta di legna per fare un bel falò che asciugasse il sudore dei primi clienti, mentre il prete ed i confratelli trovavano pronti un buon caffè dentro alla baita stessa del "Roccolo". Mi è caro ricordare questa tappa perché dentro a quella baita passavo tutte le estati della mia infanzia e ricordo ancora mia madre china davanti al focolare mentre il caffè profumato bolliva dentro al “ pignatìn”.
Io mi alzavo allora per godermi lo spettacolo di quel falò che io stesso avevo contribuito a preparare il giorno precedente.

Da qui mi univo alla processione che, in un ultimo slancio, passando attraverso i monti dei “ Catalùt “ poi a quello dei “ Muràt “ e quindi costeggiando quello dei “Merlée” arrivava la fine a concludere la sua fatica, davanti alla chiesetta di S. Gaetano, nella ridente piana di Trivigno, dove il vecchio Don Bonazzi (Bunazzìn) aveva tutto predisposto per la Messa. La piccola chiesa non poteva contenere la massa dei fedeli e probabilmente nemmeno il loro entusiasmo; molti si inginocchiavano sul prato per ricevere la benedizione. Veniva su allora da Stazzona anche il vecchio “ Fiorina” con la gerla piena di focacce dolci e di pipe di zucchero assieme ai primi grappoli d’uva della stagione e tutti si ammassavano attorno a lui per gustare tante prelibate leccornie.

Finita la messa e sciolto il corteo, tutti si disperdevano nei boschi in allegra compagnia per consumare il pranzo racchiuso dentro gli zaini e portato fin lassù con tanta fatica. Tutta la piana di Trivigno, dalla chiesa fino alle “ Banchelle “ e fino alle pendici del “ Padrio “ veniva allora invasata da gioventù felice ed esultante: canti e suoni si intrecciavano risvegliando l’eco del bosco e confondendosi con il canto degli uccelli che allora erano assai più numerosi di oggi. Persino i falchetti e le astori, ora quasi scomparsi, allora erano sempre presenti nel cielo aspettando il momento buono per buttarsi su qualche galletto incustodito, volavano più alti dei solito, stupiti da tanto rumore che veniva a turbare la pace dei monti.

Così, la sera arrivava senza quasi che ci si accorgesse e tutti si preparavano a ridiscendere alla spicciolata le pendici del monte verso la propria casa, mentre un ultimo suono di fisarmonica si perdeva là in fondo verso l’osteria dei “Patalòo“ dove qualcuno stava finendo l’ultima patita a morra e San Gaetano dall’alto sorrideva felice a quella gente semplice e genuina che aveva così voluto onorarlo.”

Anno 2011. Io aggiungerei che, con il gran parlare in questi ultimi tempi di Trivigno, delle sue bellezze e delle sue potenzialità turistiche, ora si debba frequentare e conoscere bene il luogo per poter trarne un giudizio. In ogni cosa solo la conoscenza profonda può dare consiglio.

Io immagino per il futuro un asse turistico di grande interesse culturale e turistico che parte da S. Perpetua, passa da Madonna di Tirano, percorre l’intera Tirano e termina nella “Conca di Cielo” di Trivigno, non trascurando località quali Roncaiola, Baruffini e Cologna. Quest’asse strategico, che a grandi linee è ormai individuato, è ancora da realizzare . Occorre accogliere le proposte, valutare le iniziative, trovare le relative soluzioni compatibili con l’ambiente coinvolgendo per le scelte più importanti la popolazione.

Occorre fare squadra, ascoltare gli "incubatori d’idee" che certamente non mancano e mettere in conto anche il tempo necessario, la pazienza e l’ascolto per “l’affanno chiarificatore“ di molti tiranesi certamente non privi di buoni propositi per il proprio territorio.

Al momento, quale preludio alla grande festa di Trivigno del 7 di agosto auguro a tutti un pensiero d’affetto alla “Conca di ciel “ affinché la giornata della Festa in Trivigno rimanga memorabile. E non solo per quella giornata.

Ezio Maifrè

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