4 agosto 2011 - “Sul monte” - Matteo 14,22-33 - XIX domenica del tempo Ordinario... (Di don Roberto Seregni)
Subito dopo che ebbe sfamato la folla ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni! ”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato? ”.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio! ”.
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La folla è stata appena sfamata dal pane fragrante d’amore offerto dalle mani del Rabbi di Nazareth. Erano solo cinque pani e due pesci - una merenda per un pomeriggio di lavoro - ma quel poco, messo nelle mani di Gesù, ha sfamato la folla. Ora sono tutti lì, ai suoi piedi. Nessuno di loro aveva mai visto nulla di simile. “Grande questo Gesù!”
E poi che succede? Il maestro ordina ai discepoli di scendere a remare e Lui sale a pregare. E la folla? Tutti a casa.
Mi affascina questo Gesù che non si incatena ai suoi successi per farsi mettere sul piedistallo e ricevere gli applausi di tutti. Mi incanta questo Figlio che si ritira sul monte per gustare la presenza del Padre, per riempirsi del soffio leggero e potente dello Spirito.
In questi giorni ho letto e riletto questo brano, e tutte le volte mi sono detto che anche noi – io per primo! – avremmo veramente bisogno di “salire sul monte” come Gesù. La forma della nostra fede rischia terribilmente di essere sbilanciata dal fare, dall’ansia pastorale, dall’efficientismo organizzativo, dal mantenimento di strutture vecchie ed elefantiache. Questo sbilanciamento è una terribile riduzione dell’esperienza cristiana. Il nostro vero problema non è essere in pochi cristiani, ma essere poco cristiani!
Anche noi, come i discepoli sulla barca, rischiamo di confondere Gesù con un fantasma. Chi crede non si può accontentare di avere in testa qualche bella idea su Dio, qualche teoria imparata a catechismo, ma deve cercare una vera esperienza di Dio.
Come facciamo a riconoscere quando Dio si affaccia nella nostra vita se non sappiamo decodificare i segni della Sua presenza?
Come possiamo intuire il segno del suo passaggio se non ci concediamo mai la gioia di dedicare del tempo per gustare la Sua bellezza?
Allora coraggio, saliamo sul monte della preghiera seguendo le orme del nostro maestro! Se non abbiamo la fortuna di avere vicino a casa una chiesa o una cappellina dove andare a pregare, inventiamoci un angolo della preghiera in casa nostra! Un angolo silenzioso, una candela, un crocifisso o un’icona, il libro della Parola e il cellulare spento. Se abbiamo un po’ di dimestichezza possiamo recitare le lodi del mattino o la preghiera del vespro. Oppure possiamo leggere i Vangeli o le lettere di Paolo dall’inizio alla fine.
Lo ripeto spesso, lo so, ma è davvero importante non avere fretta, gustare ogni Parola e ogni minuto della nostra intimità con Dio. Affidare a Lui le persone che amiamo e quelle che non amiamo ancora abbastanza. Pregare per chi lo cerca, per chi non lo cerca più e per chi non lo ha mai cercato. Mettere nelle sue mani tutte le preoccupazioni e le ansie che appesantiscono le nostre giornate. Parlare con Lui delle persone importanti che attraversano la nostra vita, di chi sta male, di chi sta vivendo un momento difficile. Ringraziare per tutti i suoi doni che riempiono di gioia e di speranza la nostra vita. Ogni giorno dieci minuti dedicati a Dio, all’intimità con Lui, danno un gusto nuovo al vivere quotidiano!
Don Roberto Seregni
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