19 agosto 2011 - “Voi chi dite che io sia?” - Matteo 16,13-20 - XXI Domenica del Tempo Ordinario. (Di don Roberto Seregni)
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". Disse loro: "Voi chi dite che io sia?. Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
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Cari amici, state tranquilli: Gesù non ha una crisi di identità! La duplice pungete domanda che oggi il Vangelo ci propone in questo brano non è un segno di squilibro del nostro maestro, ma una svolta decisiva dell’intero racconto di Matteo.
I discepoli seguono Gesù incantati dalla sua parola così diversa da quella degli altri rabbì; i suoi miracoli lasciano tutti a bocca aperta; il suo modo di parlare del Padre rivela un’ intimità inaudita con Dio; la sua attenzione e simpatia verso i poveri, gli ammalati, gli esclusi capovolge gli schemi religiosi del tempo. Ma ora, Gesù, inizia a girare le carte in tavola, vuole fare il punto della situazione con i suoi discepoli. E con noi.
“La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.
Beh, facile: Giovanni Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti...
Certo: tutti hanno capito la grandezza di Gesù, ma lo riducono a qualcosa di già noto e conosciuto, non riescono a cogliere la sua novità.
Ho l’impressione che questo non sia solo un “difetto” dei contemporanei di Gesù. Anche noi corriamo il rischio di dare per scontato, di pretendere di sapere già, di vivere la fede in modo stanco e ripetitivo. Anche noi corriamo il rischio di non concedere più spazio allo stupore e alla novità dello Spirito.
Ma Gesù non si accontenta di smascherare “la gente”, vuole arrivare anche a loro, ai discepoli. “Voi chi dite che io sia?”.
Sento questa domanda per me, per la mia comunità, per voi amici lettori.
Sì, chiediamoci davvero: chi è Gesù per noi? Chi è Gesù per me?
Questa domanda dovrebbe arrivare ai nostri orecchi con la stessa forza e passione con cui uscì dalle labbra del maestro, dovrebbero ferire, aprire un varco nelle nostre piccole sicurezze, provocare un ripensamento della fede e suscitare la conversione.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci interpellare dalla Parola di Gesù, invochiamo nuovamente lo Spirito perché possa aiutarci a purificare e a irrobustire la nostra fede nel Figlio amato che ci rivela il vero volto del Padre.
Se vediamo che la strada è ancora molta, non perdiamoci d’animo! Il grande Tertulliano disse che cristiani non si nasce, ma si diventa... Buon cammino!
Buona settimana
don Roberto
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