21 ottobre 2011 - La Valtellina è come il Teatro alla Scala di Milano, per entrare, per favore, mettere giacca e cravatta. (Di Attilio Scotti)
Dopo la scintillante edizione del centenario (con ottima organizzazione e vivacità complimenti alla pr Susanna Nava) questa fiera si è seduta, ha cambiato volto e con la nuova direzione sta diventando un contenitore da fiera ( con stand che con l’enogastronomia valtellinese nulla hanno a che fare), senza nerbo e senza vitalità del grande mondo dei formaggi di Valtellina e delle eccellenze alimentari che si producono in queste valli. E traspare anche una certa “stanchezza” anche da parte degli espositori.
Bisogna, a mio giudizio, ridisegnarla tutta: ridimensionare il fatto espositivo ( basta il grande salone centrale per bitto e compagni), dare una forte scossa mediatica, creare un centro di degustazione professionale, una serie di convegni ad altissimo livello e il coinvolgimento dei media europei.
Da ultimo. Ieri sono andato a salutare l’amico Ciapponi nella sua meravigliosa creatura dove si conserva il grande Bitto d’annata e Casera immensi: ho visto una folla impressionante aggirarsi tra i vicoletti e le tortuosità del negozio d’antan. E anche due pulman hanno scaricato centinaia di persone che a spintoni volevano accedere a questo paradiso del gusto. Come occorso recentemente alle serate in Cantina, anche qui bisognerebbe limitare il flusso. Mi sono seduto per un pranzo alla Vineria nel centro storico di Morbegno, e qui ha degustato il nulla, penne al Bitto sciape e fredde, pizzoccheri con patate stantie e buttati sul piatto come pastone per il trogolo.
Meno persone ma più attenzione alla Storia. La Valtellina è come il Teatro alla Scala di Milano, per entrare, per favore, mettere giacca e cravatta.
Attilio Scotti
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