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martedì 25 ottobre 2011

L'OPINIONE: "I PENSIONATI DEVONO SENTIRSI IN COLPA?"

Un detto dice: “A vegnì vècc sa guadàgna poch u negùta, ma se tée völét mìga diventà vècc, ta ghée de murì giùan!“. Questa non è una strategia ma un fatto naturale. Prima si è giovani poi si diventa vecchi, naturalmente se per caso o per volontà nostra non passiamo prima a miglior vita... (Di Ezio Maifrè)

Prima di esporre la mia opinione vorrei fare due premesse.

  1. se il mondo gira in modo bislacco, la colpa è di tanti. Magari anche nostra e per nostra inerzia nel voler delegare ad altri ciò che potremmo fare noi.
  2. i giovani vivranno economicamente “meno bene“ dei loro genitori e dei loro nonni.

E’ un vero peccato vedere la fatica di molte famiglie del giorno d’oggi per “ tirà ‘nnaz la baràca “.
Per gli anziani invece pare giusto, donare loro tranquillità finanziaria nell’ultima stagione della loro vita spesso tormentata dagli acciacchi della vecchiaia.
Ecco il punto dolente. In uno strisciante e mal nascosto conflitto generazionale tra giovani e anziani, tra figli e padri, serpeggia sovente nei dibattiti televisivi il fatto che i pensionati sembrano gravare eccessivamente sulle spalle dei giovani.
Di rimando molti anziani percepiscono un “disagio psicologico” nell’essere in pensione anche dopo anni di lavoro e sacrifici.

Nessun pasto è gratis e la pensione è un patto generazionale. Si lavora versando i contributi pattuiti, poi ci si mette “ in pensione “ . Toccherà poi ai giovani ricreare e mantenere la ricchezza per mantenere attivo il circolo virtuoso che a loro volta godranno.
Purtroppo la crisi economica attuale rischia di rompere questo circolo virtuoso.
Il debito pubblico è arrivato alle stelle. I servizi che prima il cittadino poteva avere agevolmente si stanno restringendo sempre più e le tasse aumentano. Non è il caso che mi dilunghi su ciò che ognuno di noi esperimenta sulla propria pelle, ma ciò che mi preoccupa è che alcuni giovani se la stanno “prendendo” con gli anziani per le loro pensioni.

Non hanno torto quando si lamentano che la disoccupazione giovanile è insostenibile. Diminuiscono i posti di lavoro e tanti posti sono precari. Hanno ragione quando dicono che non sono stati loro a creare il colossale debito pubblico e che ora loro non vorrebbero pagarlo.
Buone ragioni, ma purtroppo i debiti vanno onorati dai giovani e anche dagli anziani.
Ricordo i “ màgna-màgna “ , gli scandali politici di tanta finanza allegra dei tempi passati e che sembrano continuare anche oggi .

I disastri e le colpe, anche degli altri, nella vita si scontano sempre.
I figli non scontano forse i divorzi dei genitori? I nostri padri non hanno forse scontato le colpe dei politici nelle ultime due guerre mondiali? Eppure hanno pagato andando a morire in guerra a vent’anni e poco più.
Ogni generazione ha la sua pena!

Ricordo un altro detto: “ La vìta l’è bèla fìn che ‘l düra ‘l bursìn del vèciu “.
Tanti giovani e tanti meno giovani si guardino indietro.
Ricorderanno, nei tempi passati, il piacere e la comodità che hanno avuto quando “ i sa tacàva al bursìn del vèciu “ appena era possibile.
Noi anziani abbiamo delle colpe. Abbiamo sbagliato con i nostri figli quando abbiamo dato loro le comodità, spianato loro la strada anche nelle piccole cose.
Abbiamo dato tanto per paura che loro non se la sarebbero cavata da soli.
Abbiamo dato il cattivo esempio facendo tante promesse e pochi fatti, eleggendo politici e amministratori che avevano “ pü bùrsa che bàli “.

Un giochino politico e tattico è durato per anni. E’ stato quello di dare facilmente ai giovani la possibilità di avere un telefonino, una pizza serale, dei vestiti firmati, magari anche l’auto, sapendo che “ ‘l cuntentìn “ avrebbe quietato gli animi inquieti più dei colpi di manganello.
E’ stato comodo per tanti giovani accettare il quieto e accomodante vivere scordandosi che la democrazia, i diritti acquisiti si difendono giorno per giorno e una volta persi sono difficilmente recuperabili.
“ Padrùn cumànda, cavàl tròta !” E’ il risultato delle politiche sottili e i
risultati non si sono fatti attendere.

Ora siamo in competizione e in serrato combattimento economico e sociale con gente agguerrita ( leggi globalizzazione ), abituata a meno comodità e più lavoro. Ricordiamoci sempre che per avere muscoli accorre allenarsi ogni giorno.
Ora anche “ ‘l bursìn del vèciu “ è vuoto e molti giovani se la dovranno cavare da soli, almeno economicamente.

Cito un altro detto e giungo alla conclusione: “ ‘N genìtùr ‘l g’à rüà a mantegnì dès fiöi, dés fiöi i g’à rüa mìga a mantegnì ‘n genitùr” .
A causa delle crisi economica, occorrerà che le nuove generazioni facciano dei sacrifici per onorare i debiti e per far crescere l’economia. Gli anziani certamente non staranno a guardare perché il loro desiderio è quello di non dipendere economicamente, se possibile, da loro figli che hanno già le loro tribolazioni.

Difendiamo dunque le modeste pensioni del “ popolino “. Esse hanno contribuito e contribuiscono ancora a sopperire i buchi di uno stato sociale ingiusto e carente.
E’ penoso pensare che l’anziano pensionato sogni presto di volare
“ leggero in cielo “ per non essere un peso economico su questa terra per i loro figli. Questo triste pensiero deve essere assolutamente cancellato dalla coscienza degli anziani.
Il “patto generazionale “ deve contemplare il lavoro dei giovani con l’appoggio incondizionato degli anziani per superare questo momento di sbandamento economico e sociale.

Ezio Maifrè

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